17 novembre, 2010

Mobilità: al via il primo corridoio della mobilità tra Fiumicino e Ro


Mobilità: al via il primo corridoio della mobilità tra Fiumicino e Roma

Un’opera ad uso esclusivo del trasporto pubblico. Consentirà di velocizzare i tempi di mobilità dei pendolari, lavoratori e studenti: il tracciato completo sarà di sette chilometri e interesserà il tratto '' Fiumicino Citta'-Fermata Fr1 '', di Parco Leonardo, con estensione fino a Fiera di Roma e, quando verrà ultimato il nuovo ponte della Scafa, si collegherà con la stazione Lido Nord della linea Roma Lido.
Si tratta del Corridoio del trasporto pubblico di Fiumicino (C5), l'infrastruttura presentata ieri a Fiumicino dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, dall' assessore provinciale alle Politiche della Mobilità e Trasporti, Amalia Colaceci e dal sindaco di Fiumicino, Mario Canapini.

Questa nuova arteria di comunicazione fa parte di un sistema di Corridoi della mobilità che la Provincia di Roma ha previsto nel Piano di bacino per il trasporto delle persone.

Il costo complessivo per la costruzione dell’opera, il cui cantiere sarà aperto a giugno 2011 e che si prevede venga consegnata entro la fine del 2012, ammonta a 22 milioni di euro, comprendendo anche gli espropri e l'acquisizione delle aree appartenenti a Rete Ferroviaria Italiana.

Nella prima fase la realizzazione, a cura dell’Amministrazione provinciale, riguarderà il tratto di corridoio che dalla rotatoria di via Coccia di Morto arriva fino alla stazione di Parco Leonardo: e' previsto il transito su gomma ma in futuro potrà essere ripristinato anche il trasporto ferroviario o l' utilizzo di un tram. Tale tratto sara' in sede riservata e verrà realizzato ex novo utilizzando nella parte iniziale l' area della vecchia linea ferroviaria dismessa, sino all' attuale cavalcavia di via del Lago di Traiano, per poi avanzare costeggiando il Canale delle Vignole e la ferrovia per l' aeroporto.

Lungo il percorso verranno eseguite opere di riqualificazione urbana e sistemazione delle aree con zone verdi, marciapiedi e illuminazione pubblica. Affiancato al corridoio e' stata progettata anche una pista ciclabile, nel segno concreto di una mobilità sostenibile.

“Per l’80 per cento delle cose che facciamo – ha sostenuto il presidente dell’Amministrazione provinciale Nicola Zingaretti – la nostra vita non ha confini, ma opera nell’area metropolitana. Così si migliora la qualità della vita e si rende più competitivo il territorio. Il corridoio non sarà solo esclusivamente riservato al trasporto su gomma in quanto già da ora verrà utilizzato un manto stradale atto a ospitare rotaie, con la prospettiva di mettere un tram leggero o di ripristinare la vecchia linea ferroviaria".

"Bisogna ragionare in una dimensione sovracomunale – ha aggiunto Zingaretti - con opere che aiutino l’area metropolitana a essere unita. Il 50 per cento dei cittadini di Fiumicino va a Roma per lavoro e l’altro 50 per cento si sposta in aree vicine. Ci si sposta per lavoro, scuola, svago, cultura e perciò è importante investire su questo tipo di infrastrutture, per non aggravare la percezione della qualità della vita e per il rilancio della competitività”.

PROMEMORIA 17 novembre 1941 - Seconda guerra mondiale: Attacco a Pearl Harbor


Seconda guerra mondiale: Attacco a Pearl Harbor
L'attacco di Pearl Harbor (nella terminologia della Marina Imperiale giapponese, Operazione Hawaii o Operazione Z) fu un'operazione aeronavale che ebbe luogo il 7 dicembre 1941, quando forze aereo-navali giapponesi attaccarono la base navale statunitense di Pearl Harbor, nelle isole Hawaii. L'attacco, portato senza una preventiva dichiarazione di guerra da parte giapponese, che fu formalizzata soltanto ad attacco iniziato, causò l'intervento statunitense nella seconda guerra mondiale.
L'attacco fu concepito e guidato dall'ammiraglio Isoroku Yamamoto (il quale al momento dell'attacco si trovava nella baia di Hiroshima a bordo della corazzata Nagato),che sperava di distruggere la flotta americana nel Pacifico. L'operazione fu un successo, limitato solo dal mancato affondamento delle portaerei, poiché in poco più di un'ora i 350 aerei partiti dalle portaerei giapponesi affondarono 4 delle 8 corazzate americane, mentre le altre furono fatte arenare o subirono gravi danni; solo le portaerei si salvarono trovandosi in navigazione lontano dalla loro base. Questa vittoria permise al Giappone di ottenere momentaneamente il controllo del Pacifico e spianò la strada ai successivi trionfi nipponici prima che gli USA riuscissero ad armare una flotta in grado di tenere testa a quella giapponese.

Il piano di attacco
Per ridurre fortemente le probabilità di intercettazione da parte di imbarcazioni mercantili e/o ricognitori aerei, l'ammiraglio Yamamoto scelse una rotta più lunga di quella che ci si sarebbe aspettati: anziché la rotta più breve, attraverso le isole Midway, od una più meridionale, che passava a nord dell'arcipelago delle isole Marianne e quindi sopra le isole Marshall, decise di far risalire verso nord la flotta attaccante dal Giappone fino alle isole Curili per poi piegare verso sud-est e giungere sull'obbiettivo da nord, dopo aver aggirato da settentrione le Midway. Per punto di raccolta della flotta di attacco aeronavale, e di partenza per la destinazione, fu scelta la baia di Hitokappu (Tankan Bay), situata di fronte all'isola di Iturup, nelle Curili del Sud. La scelta era dovuta al fatto che l'isola era poco abitata e le condizioni atmosferiche erano spesso tali da celare alla vista da terra anche un raggruppamento così imponente di navi come la flotta di attacco. Inoltre la zona era poco frequentata da naviglio commerciale.
Insieme a questa operazione Yamamoto organizzò la contemporanea conquista della basi americane, poco difese, poste sull' atollo di Wake[15] e sull'isola di Guam, la più grande delle isole Marianne.[16] La conquista di queste basi, oltre all'attacco a Pearl Harbor, aveva lo scopo di tenere lontane le forze americane dal teatro di operazioni di conquista del Giappone nell'Estremo Oriente, ove i giapponesi contavano di occupare, fra l'altro e come di fatto faranno, le Filippine, il Borneo e Singapore.

La partenza e gli obiettivi
Le due forze si riunirono nella baia di Hittokappu, di fronte all'isola di Iturup, nelle Curili del Sud il 22 novembre 1941 e da lì partirono alle ore 6.00 del 26 novembre 1941 con destinazione Pearl Harbor. Gli obiettivi dell'attacco erano innanzitutto le portaerei americane, considerate dai giapponesi le forze più temibili in probabili interferenze ostili degli Stati Uniti nelle operazioni di conquista giapponese dell'Estremo Oriente (i giapponesi contavano di trovarne da 3 a 6 ancorate a Pearl Harbour,) poi le corazzate, quindi i depositi di carburante ed i principali aeroporti dell'arcipelago con i relativi hangar e gli aerei ivi parcheggiati.
Nel frattempo i diplomatici giapponesi stavano conducendo un'ultima trattativa con quelli americani per ottenere la cancellazione dell'embargo, il ripristino della disponibilità dei beni giapponesi "congelati" ed altre concessioni. L'attacco non era quindi un evento scontato alla partenza della flotta: due fattori considerati primari avrebbero potuto far rientrare l'armata aeronavale prima della battaglia, il primo "tecnico" ed il secondo "politico":
avvistamento da parte americana della flotta nemica prima del 6 dicembre[22]
conclusione positiva (per i giapponesi) delle trattative in extremis con il governo americano
Questa seconda condizione aveva un significato particolare. Il Giappone si era creato una dubbia fama nel mondo politico internazionale quando, all'inizio della guerra russo-nipponica (1904 – 1905), la marina giapponese l'8 febbraio 1904 silurò a Port Arthur due navi russe senza che fosse ancora stata dichiarata la guerra.[23]
Le disposizioni al comando della Forza di attacco erano di attendere il "via libera" che sarebbe stato comunicato nel caso (probabile) in cui le trattative con gli americani non si fossero concluse positivamente. Il tutto era calcolato in modo che, nel caso di attacco, i primi aerei giapponesi sarebbero giunti sull'obiettivo mezz'ora dopo che l'ambasciatore giapponese a Washington avesse consegnato al Segretario di Stato americano Cordell Hull la dichiarazione di guerra. Ciò, se da una parte salvaguardava l'immagine giapponese di fronte al mondo, giacché l'attacco sarebbe iniziato a stato di guerra formalmente dichiarato, dall'altra permetteva ai giapponesi di usufruire largamente del fattore sorpresa, dato che l'esiguo tempo a disposizione degl'ignari americani di Pearl Harbor non sarebbe stato sufficiente a consentire loro di preparare una difesa adeguata.
Paradossalmente la via per le Hawaii era libera: nella terza decade di novembre, sulla base di informazioni ricevute dall'ambasciatore americano a Tokyo, Joseph Grew, oltre alle segnalazioni di altre fonti che facevano presumere imminente una guerra con il Giappone, la Marina statunitense dichiarò il settore dell'Oceano Pacifico Settentrionale "mare libero" invitando tutte le navi americane e quelle alleate ad evitare le rotte che attraversavano quell'area.[24] Ciò rendeva più agevole il compito al viceammiraglio giapponese Nagumo, per altro ignaro del provvedimento americano, poiché l'assenza di naviglio civile sulla rotta prevista riduceva ulteriormente le possibilità di un indesiderato avvistamento della sua formazione da parte di occhi indiscreti.

16 novembre, 2010

Cinema&Storia. Cento film e un paese, l'Itali


Cinema&Storia. Cento film e un paese, l'Italia

Dopo il grande successo dell’edizione 2009-2010, torna – a grande richiesta delle scuole – “Cinema&Storia 100+1. Cento film e un paese, l’Italia” l’iniziativa della Provincia di Roma-Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, con l’Assessorato alle Politiche della Scuola, il Progetto Storia e Memoria, l’Associazione Giornate degli Autori, Cinecittà Luce e il sostegno della Direzione Generale per il Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBac).

Rivolto agli Istituti Superiori di Roma e provincia, “Cinema&Storia” si prefigge di ripercorrere, con gli studenti, la piccola e grande storia del Novecento italiano e favorire la conoscenza del secondo dopoguerra del nostro Paese attraverso il grande cinema e le sue immagini.

Il via alla seconda edizione di “Cinema&Storia” avrà luogo martedì 16 novembre, con la presentazione dell’iniziativa presso l’Auditorium di via della Conciliazione, a partire dalle ore 9,30.

Interverranno:

il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, primo promotore del progetto “100+1. Cento film e un paese, l’Italia”;
il critico, ideatore e curatore dell’iniziativa, Fabio Ferzetti;
l’Amministratore Delegato di Cinecittà Luce, Luciano Sovena;
l’Assessore alle Politiche della Scuola della Provincia di Roma, Paola Rita Stella.
A seguire un focus su “Roma città aperta” di Roberto Rossellini, con la partecipazione di Carlo Lizzani e Massimo Ghini, rispettivamente regista e protagonista di “Celluloide”, il film dedicato all'avventurosa genesi di “Roma città aperta”, tratto dall’omonimo libro di Ugo Pirro.

A coordinare l’incontro l’attrice Veronica Pivetti.

Al termine, la proiezione del film diretto da Roberto Rossellini, presentato nel settembre 1945 e considerato uno dei capolavori del neorealismo. Girato in condizioni tecnicamente difficili, se non addirittura proibitive a causa della guerra e anche per gli scarsi mezzi a disposizione, la pellicola rievoca uno dei periodi più tragici dell’occupazione della Capitale da parte dei tedeschi.

Il restauro della pellicola è a cura del Centro sperimentale di cinematografia-Cineteca Nazionale.
Saranno presenti, tra gli altri, Aureliano Amadei, Cecilia Dazzi, Irene Ferri, Giuliano Gemma, Luca Guadagnino, Anita Kravos, Giuliano Montaldo, Claudio Noce, Picci Pontecorvo, Costanza Quatriglio, Renzo Rossellini, Ettore Scola, Paolo e Vittorio Taviani, Stefano Tummolini, Daniele Vicari con la Coordinatrice del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, Giovanna Pugliese, il Delegato generale delle Giornate degli Autori Giorgio Gosetti, la Coordinatrice “Cinema&Storia” per Cinecittà Luce Maria Carolina Terzi.

“Roma città aperta” è il primo titolo di un cofanetto di sette film selezionati per questa seconda edizione di “Cinema&Storia”, che con “I vitelloni” di Federico Fellini (1953), “Accattone” di Pier Paolo Pasolini (1961), “Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi (1962), “Il gattopardo” di Luchino Visconti (1963), “Una giornata particolare” di Ettore Scola (1977) e “Padre padrone” di Paolo e Vittorio Taviani (1977) andrà ad arricchire e ad aggiungersi al primo segmento di una corposa library per le scuole, dedicata interamente ai classici del cinema italiano e destinata a crescere via via nel tempo, edizione dopo edizione, nel corso dei prossimi anni.

Nel corso dell’anno, verranno allegati una serie di materiali aggiuntivi curati dalla regista Giuliana Gamba, coordinatrice del progetto “Cinema&Storia” per le Giornate degli Autori, che per l’occasione ha realizzato un trailer che verrà presentato la mattina del 16 novembre.

L’intero programma prevede anche lo svolgimento, tra dicembre e febbraio, di tre incontri di formazione al linguaggio cinematografico, alla storia del cinema e all’utilizzo di questo patrimonio di “memoria” per gli insegnanti che vedranno e discuteranno con gli studenti i sette titoli cinematografici e che sovrintenderanno alla preparazione di specifici elaborati e contributi. Alla fine, i lavori più meritevoli realizzati dalle classi verranno premiati nel corso di una giornata conclusiva che si terrà il 5 maggio.

Studenti e docenti, grazie anche alla partecipazione di registi, attori, critici e storici e agli incontri che seguiranno, potranno vivere durante tutto l’anno momenti di riflessione e confronto per approfondire la storia del nostro Paese e rileggere così il presente attraverso quel passato fatto di immagini, storie, personaggi ed emozioni che fanno parte del cinema italiano del nostro secondo dopoguerra.

PROMEMORIA 16 novembre 1940 Olocausto: in Polonia, i nazisti isolano il Ghetto di Varsavia dal mondo esterno con un muro che la circonda completamente


Olocausto: in Polonia, i nazisti isolano il Ghetto di Varsavia dal mondo esterno con un muro che la circonda completamente
Il ghetto di Varsavia fu istituito dal regime nazista nel 1940 nella città vecchia di Varsavia, fu il più grande ghetto europeo. La zona, conosciuta come l'antico "ghetto ebraico" di Varsavia, prima dello scoppio della seconda guerra mondiale era abitata in prevalenza da ebrei, i quali costituivano la più grande comunità ebraica dopo quella di New York.
Il quartiere chiamato Nalewki era pieno di condomini e privo di spazi verdi, si parlavano l'yiddish, l'ebraico e il russo (dagli ebrei che erano fuggiti dalla Russia) e gli abitanti avevano la libertà di spostarsi e stabilirsi anche negli altri quartieri della città.
Con l'inizio della guerra, i nazisti trasformarono l'intera zona in ghetto[1] erigendo il 16 novembre 1940 un muro che la circondava completamente e iniziando un processo di distruzione e devastazione che culminò nel 1943, quando il 19 aprile l'Organizzazione ebraica di combattimento si rivoltò alla presenza tedesca con lo scopo di sfidare i nazisti e morire con dignità ed onore; il ghetto fu completamente raso al suolo.
Già precedentemente erano state uccise centinaia di migliaia di persone: all'inizio, il ghetto ospitava 450.000 ebrei, che occupavano circa il 4% della superficie totale del comune di Varsavia pur rappresentando il 30% della popolazione; questo causò immaginabili problemi di sovraffollamento e gli abitanti del ghetto furono costretti a vivere anche in dieci dentro ad una sola stanza.

15 novembre, 2010

'Aung San Suu Kyi finalmente libera': una gigantografia sulla facciata di Palazzo Valentini


'Aung San Suu Kyi finalmente libera': una gigantografia sulla facciata di Palazzo Valentini

Ieri mattina, subito dopo aver appreso della liberazione di Aung San Suu Kyi, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha disposto l'esposizione a Palazzo Valentini di una gigantografia del premio Nobel e leader dei diritti civili in Birmania con la scritta: 'Aung San Suu Kyi finalmente libera'.

Già in passato, in varie occasioni erano state esposte gigantografie della leader birmana, per testimoniare la vicinanza della Provincia di Roma alla sua battaglia in difesa della democrazia e come forma di protesta per l'ingiusta detenzione di Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari disposti
dal regime militare birmano.

“La liberazione del premio Nobel Aung San Suu Kyi – ha affermato il presidente Zingaretti – è la più bella notizia che ci si potesse aspettare e che attendevano con ansia tutti quelli che hanno a cuore la difesa dei diritti umani. Dopo l'ennesimo, lungo, periodo di detenzione agli arresti domiciliari, si è posta fine ad una ingiustizia immensa portata avanti con ostinazione dalla Giunta militare birmana. Grazie alla mobilitazione internazionale di chi, in questi anni, non ha accettato di arrendersi, ma grazie,soprattutto, a chi, spesso rischiando in prima persona, in questi anni non ha mai smesso di lottare al suo fianco per la lbertà e la democrazia".

"Quel che più conta ora – ha aggiunto Zingaretti - è che Aung torni ad una vita normale, all'affetto dei suoi cari, senza dover rinunciare, per colpa di nuove iniziative coercitive messe in atto dal regime come già tristemente avvenuto troppe volte in passato, alla sua battaglia per la democrazia e in difesa dei diritti umani in Birmania”.

“Già nel 1999 sono stato in Birmania per solidarizzare con il 'Movimento per la democrazia' – ha concluso Zingaretti – e dopo l'ultimo arresto di agosto 2009, l'Amministrazione provinciale è sempre stata idealmente accanto ad Aung, anche con iniziative di testimonianza e di protesta civile, convinti come siamo che di fronte alle ingiustizie e alle violazioni dei diritti umani, sia d'obbligo reagire con fermezza per non far sentire sole le vittime dei regimi repressivi".

PROMEMORIA 15 novembre 1938 L'infamia delle leggi razziali in italia


R.D.L. Integrazione e coordinamento in testo unico delle norme già emanate per la difesa della razza nella Scuola Italiana
Le leggi razziali fasciste sono un insieme di provvedimenti legislativi e amministrativi (leggi, ordinanze, circolari, ecc) che vennero varati in Italia fra il 1938 e il primo quinquennio degli anni quaranta, inizialmente dal regime fascista e poi dalla Repubblica di Salò, rivolti prevalentemente – ma non solo – contro le persone di religione ebraica.
Furono lette per la prima volta il 18 settembre 1938 a Trieste da Benito Mussolini dal balcone del Municipio in occasione della sua visita alla città.
Per la legislazione fascista era ebreo chi era nato da genitori entrambi ebrei oppure da un ebreo e da uno straniero oppure da una madre ebrea in condizioni di paternità ignota oppure chi, pur avendo un genitore ariano, professasse la religione ebraica. Sugli ebrei venne emanata una serie di leggi discriminatorie. La legislazione fascista ammise tuttavia la discussa figura dell'ebreo "arianizzato", (allora fu usato il termine improprio "discriminato") ovvero dell'ebreo che avesse particolari meriti: militari, civili o politici. Agli ebrei arianizzati le leggi razziali furono applicate con alcune deroghe e limitazioni.
La legislazione antisemita comprendeva: il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico – come banche e assicurazioni – di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia ad ebrei stranieri, la revoca della cittadinanza italiana concessa a ebrei stranieri in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista e forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali, il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei – che non fossero convertiti al cattolicesimo e che non vivessero in zone in cui i ragazzi ebrei erano troppo pochi per istituire scuole ebraiche – nelle scuole pubbliche, il divieto per le scuole medie di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo. Fu inoltre disposta la creazione di scuole – a cura delle comunità ebraiche – specifiche per ragazzi ebrei. Gli insegnanti ebrei avrebbero potuto lavorare solo in quelle scuole.
Infine vi furono una serie di limitazioni da cui erano esclusi i cosiddetti arianizzati: il divieto di svolgere il servizio militare, esercitare il ruolo di tutore di minori, essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale, essere proprietari di terreni o di fabbricati urbani al di sopra di un certo valore. Per tutti fu disposta l'annotazione dello stato di razza ebraica nei registri dello stato civile.

13 novembre, 2010

A Palazzo Valentini la giornata sul tema "Il Governo locale e il contrasto delle infiltrazioni mafiose"


A Palazzo Valentini la giornata sul tema "Il Governo locale e il contrasto delle infiltrazioni mafiose"

Presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini si è tenuta la giornata di studio "Il Governo locale e il contrasto delle infiltrazioni mafiose".

A questo incontro il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ed il Prefetto Giuseppe Pecoraro hanno invitato i sindaci del territorio provinciale. Nella missiva Zingaretti e Pecoraro hanno sottolineato l’obiettivo della giornata: “mettere in comune esperienze e definire gli strumenti di azione nella lotta contro le mafie”.

“Sostenere ogni sindaco e ogni amministrazione – scrivono Pecoraro e Zingaretti – in questo difficile compito, significa, infatti, estendere e radicare la rete della legalità sul territorio, per offrire un supporto essenziale al lavoro straordinario portato avanti, giorno dopo giorno, dalle forze dell’ordine e dai magistrati”. “Un impegno tanto più urgente – continua la lettera – anche nel territorio di Roma e provincia, per prevenire il rischio di una offensiva e di un radicamento delle organizzazioni mafiose nei nostri Comuni”

Ai lavori della Giornata hanno partecipato il ministro dell'Interno Roberto Maroni, il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro ed il questore Francesco Tagliente.

Proprio per prevenire l'infiltrazione della criminalità organizzata e delle mafie nei lavori pubblici la Provincia di Roma darà vita ad una stazione unica appaltante per le gare bandite dai Comuni del suo territorio. La struttura lavorerà in coordinamento con la Prefettura, si occuperà soprattutto dei capitoli d'appalto di proporzioni rilevanti. Sarà anche un punto di riferimento per fornire consulenza agli amministratori locali, redigere un capitolato unico per gli appalti, coordinare gli accertamenti.

"La stazione appaltante – ha spiegato il presidente Zingaretti – rappresenta un'opportunità che si offre ai Comuni rispetto al rischio di infiltrazioni mafiose nelle gare pubbliche, per avere maggiore controllo e trasparenza nelle gare".

"Poi - ha proseguito Zingaretti - ci sono anche altre iniziative che stiamo mettendo in campo. Nell’ambito della campagna per una cultura della legalità rientra l'impegno per il riutilizzo dei beni confiscati alla mafia e la necessità di formare gli amministratori locali affinchè si comprenda sempre meglio il fenomeno”. “La campagna – ha detto ancora Zingaretti – si chiama 'Provincia senza Mafie' e vuole lanciare un messaggio forte: la mafia non può e non deve radicarsi sul territorio".

Zingaretti ha sottolineato che "in una fase di crisi economica come questa chi come la malavita ha ingenti liquidità da investire può trovare un terreno fertile per infiltrarsi nel mercato".

Il presidente Zingaretti ha poi concluso: "Occorre essere vigili e costruire un'economia sana e lavoro pulito. Proprio per questo lavoreremo con l'Agenzia per l'agenzia per i beni confiscati alle mafie per vedere come far rientrare nel circuito economico i patrimoni recuperati alla criminalita'".

PROMEMORIA 13 novembre 1970 ciclone tropicale uccide mezzo milione di persone in Bangladesh


Un ciclone tropicale colpisce l'area densamente popolata del Delta del Gange nel Pakistan orientale (l'odierno Bangladesh), uccidendo circa mezzo milione di persone (questo è considerato come il peggior disastro causato da cicloni del XX secolo)

12 novembre, 2010

Apprendistato: dalla Provincia 12 milioni di euro per apprendisti migranti


Apprendistato: dalla Provincia 12 milioni di euro per apprendisti migranti

L'assessore alle Politiche del Lavoro e Formazione della Provincia di Roma Massimiliano Smeriglio ha partecipato oggi alla presentazione della prima fase della ricerca condotta dalla Provincia di Roma e da Capitale Lavoro sull'accesso dei giovani migrati e figli di immigrati, all'apprendistato professionalizzante.

Il contratto di apprendistato professionalizzante può infatti rappresentare un importante strumento per favorire un inserimento lavorativo qualificato e qualificante, in alternativa alle rigide nicchie etno-lavorative alle quali hanno
accesso gli immigrati e i giovani di origine straniera.

L’apprendistato professionalizzante è un contratto di natura mista che prevede lavoro e formazione per giovani in età tra i 18 e i 29 anni e può essere replicato per un massimo di sei anni.

Tale tipo di apprendistato prevede vantaggi per le imprese (sgravi contributi, contributi per la formazione, incentivi per la stabilizzazione) e per l'apprendista (che ha la possibilità di acquisire una formazione professionale percependo lo stipendio).

"L'amministrazione provinciale – ha affermato l’assessore Smeriglio – sta investendo molto per agevolare le imprese e valorizzare al massimo il ricorso al contratto da apprendistato nel nostro territorio. Ad oggi sono circa 400 i corsi finanziati, per 5.755 apprendisti e un impegno finanziario di 11.857.000 di euro. Inoltre, la Provincia finanzia fino all'80% dei corsi di formazione. Ma rimangono delle difficoltà croniche legate a questa tipologia contrattuale che ci obbligano a mantenere alta l'attenzione: i dati infatti ci dicono che meno del 13% degli avviamenti con apprendistato si trasforma in un contratto a tempo indeterminato, dato che si fa ancora più basso quando si analizza il solo target dei migranti”.

“Dobbiamo continuare nel nostro percorso di verifica – ha aggiunto Smeriglio – chiedendo però alle imprese e agli altri attori di fare la loro parte, e in questo senso la responsabilità sociale di impresa diventa un grande tema".

"L'offerta formativa della Provincia di Roma – ha spiegato ancora l'assessore Smeriglio – è rivolta a tutta la cittadinanza, comprese quindi le persone migranti, così da contenere le condizioni e le cause di disuguaglianza che subiscono e innalzare allo stesso tempo il livello dell'inclusione sociale”.

La ricerca ha raccolto ed elaborato i dati relativi al territorio provinciale e ha evidenziato che nel primo semestre del 2009 nella Provincia di Roma sono stati registrati 108.899 avviamenti di giovani in età compresa tra i 20 e i 29 anni. Nel secondo semestre 91.010. I contratti di apprendistato sono 8166
per il primo semestre e 7250 per il secondo. I cittadini stranieri avviati in apprendistato sono stati 1200 nel primo semestre e 1072 nel secondo.

Nel 2010 nella Provincia di Roma si stima che verranno assunti fino
a 11530 immigrati non stagionali da parte delle imprese, il 27% dei quali avrà meno di 29 anni. Tra i cittadini immigrati avviati al lavoro circa il 50% è di origine comunitaria, tra questi soprattutto rumeni, ucraini, moldovi, polacchi e
recentemente anche spagnoli. Il restante 50% è di origine extra-ue: prevalentemente filippini, cinesi, egiziani e peruviani.

Nel 2010 circa 3100 immigrati potrebbero diventare potenziali apprendisti, un target da raggiungere in termini di offerta formativa. Un'altissima percentuale di migranti apprendisti ha un titolo di studio basso (scuola elementare) ed
è impiegato nei settori della ristorazione e dell'edilizia.

Nell'ambito del focus dedicato alle imprese del territorio si è rilevato un altro dato importante e cioè che una percentuale altissima delle stesse non ricorre alla formula dell'apprendistato per scarsa conoscenza del quadro normativo
relativamente all'iter burocratico da seguire.

Nell'ambito del focus dedicato alle imprese del territorio si è rilevato un altro dato importante e cioè che una percentuale altissima delle stesse non ricorre alla formula dell'apprendistato per scarsa conoscenza del quadro normativo
relativamente all'iter burocratico da seguire.


Dalla ricerca emerge dunque la necessità di approntare strumenti in grado di rendere più chiara la normativa in materia, fornendo in particolare informazioni e azioni mirate di supporto per i mediatori, i consulenti del lavoro e le imprese gestite dai migranti. Tra le possibili azioni da mettere in campo, ci può essere l'apertura di un desk telefonico e una sezione web dedicata e rendere più snelle le procedure per la presentazione delle domande da parte di imprese e consulenti.

La seconda fase del progetto di ricerca che si aprirà a breve prevede l'attivazione di una sperimentazione pilota e la messa a punto di strumenti operativi sulla base dei dati rilevati nel corso della prima parte della ricerca.


All’incontro, per l’Amministrazione provinciale, sono intervenuti anche Paola Bottaro, Direttore Dipartimento III “Servizi per la Formazione, il lavoro e la promozione della qualità della vita” ed Antonio Capitani, Dirigente del Servizio 3 - Dipartimento III.

PROMEMORIA 12 novembre 1991 - Massacro di Dili, la polizia apre il fuoco su una folla di dimostranti di colore in Timor Est


Massacro di Dili, la polizia apre il fuoco su una folla di dimostranti di colore in Timor Est
Il massacro di Dili (noto anche come massacro di Santa Cruz) fu la repressione violenta delle dimostrazioni indipendentiste di Timor Est avvenuta nel cimitero di Santa Cruz dell'odierna capitale, Dili, il 12 novembre 1991, durante l'occupazione indonesiana di Timor-Est.
Nell'ottobre del 1991 una delegazione di Timor Est composta di membri del Parlamento portoghese e dodici giornalisti era prevista nell'ambito di una visita dell'ispettore delle Nazioni Unite per i diritti umani Pieter Kooijmans. Il governo indonesiano avanzò delle obiezioni alla presenza nella delegazione di Jill Joliffe, un giornalista australiano considerato un sostenitore del movimento indipendentista Fretilin,e il Portogallo di conseguenza cancellò la delegazione. La cancellazione demoralizzò gli indipendentisti di Timor Est, che avevano sperato di far leva sulla visita per sensibilizzare l'opinione pubblica internazionale circa la loro causa.[4] Vi furono tensioni fra le autorità indonesiane e i giovani di Timor Est nei giorni seguenti alla cancellazione portoghese. Il 28 ottobre le truppe indonesiane avevano individuato un gruppo di resistenza nella chiesa di Motael a Dili. Vi fu uno scontro tra i sostenitori dell'integrazione con l'Indonesia e i fedeli della chiesa; Sebastião Gomes, un indipendentista, fu prelevato dalla chiesa e giustiziato dalle truppe indonesiane, mentre l'attivista per l'integrazione Afonso Henriques fu accoltellato e ucciso durante gli scontri.
Un gruppo di stranieri era giunto a Timor Est per osservare la delegazione portoghese, fra cui i giornalisti indipendenti americani Amy Goodman e Allan Nairn, e il cameraman britannico Max Stahl. Assistettero ai funerali di Gomes il 12 novembre, al termine dei quali migliaia di uomini accompagnarono il defunto a piedi dalla chiesa di Motael al cimitero di Santa Cruz. Lungo il percorso, alcuni esposero striscioni di protesta e bandiere di Timor Est, intonarono slogan e schernirono i soldati indonesiani e gli agenti di polizia. Gli organizzatori della protesta mantennero l'ordine durante la manifestazione; sebbene chiassosa, la folla era pacifica e ordinata, secondo diversi testimoni.Fu la più grande e la più visibile dimostrazione contro l'occupazione indonesiana a partire dal 1975.

Il massacro
In un breve scontro fra le truppe indonesiane e i dimostranti, il maggiore Gerhan Lantara fu accoltellato.[9] Stahl sostiene che Lantara aveva attaccato una ragazza che esibiva la bandiera di Timor Est e il militante del FRETILIN Constâncio Pinto riporta testimonianze oculari di violenze da parte dei soldati indonesiani e della polizia.Quando la processione raggiunse il cimitero, la testa della processione entrò, mentre molti altri continuarono a protestare fuori dalle mura agitando bandiere e intonando slogan indipendentisti. Le truppe indonesiane erano state presenti durante tutta la manifestazione, successivamente comparve un nuovo gruppo di 200 soldati indonesiani che aprì il fuoco sulla folla.[12] La folla fuggì attraverso l'entrata principale del cimitero e più avanti nello stesso cimitero e fu incalzata dai soldati.
Il massacro fu testimoniato da due giornalisti statunitensi, Amy Goodman e Allan Nairn (che furono caricati) e ripreso da Max Stahl. Mentre Stahl riprendeva il massacro, Goodman e Nairn tentarono di "fare da scudo per i timoresi " frapponendosi tra loro e i soldati indonesiani. I soldati picchiarono la Goodman e quando Nairn accorse in suo soccorso fu pestato con le armi dei soldati, riportando una frattura del cranio.La troupe riuscì a portare il filmato in Australia. Lo consegnò a Saskia Kouwenberg, una giornalista olandese per evitare che fosse sequestrato dalle autorità australiane, che erano state sollecitate dall'Indonesia e sottoposero la troupe ad una perquisizione corporale all'arrivo a Darwin. Il filmato fu utilizzato dal documentario First Tuesday, andato in onda sulla televisione ITV nel Regno Unito nel gennaio del 1992 e in molti documentari successivi. Il filmato di Stahl, inisieme alla testimonianza di Nairn e Goodman e di altri, provocò indignazione in tutto il mondo.
Almeno 250 persone di Timor Est furono uccise durante il massacro.John Pilger riporta un totale di 400 morti e dispersi durante le uccisioni del giorno della manifestazione e durante un'altra protesta il giorno successivo.Uno dei morti fu il neozelandese, Kamal Bamadhaj, uno studente di scienze politiche e un attivista dei diritti umani. Sebbene le autorità indonesiane descrissero l'incidente come una reazione spontanea alla violenza dei manifestanti o un "equivoco", due fatti gettano forti dubbi su questa versione. Uno è la documentazione di violenze di massa perpetrate da truppe indonesiane in fatti come quelli di Quelicai, Lacluta e Kraras.Il secondo è una serie di dichiarazioni di politici e pubblici ufficiali indonesiani, che giustificarono la violenza dei militari. Try Sutrisno, comandante in capo delle forze armate indonesiane, dichiarò due giorni dopo il massacro: "L'esercito non può essere sottovalutato. Alla fine abbiamo dovuto sparare. I delinquenti come questi agitatori devono essere abbattuti e li abbatteremo...."

Conseguenze
In risposta al massacro, gli attivisti di tutto il mondo organizzarono manifestazioni di solidarietà con Timor Est. Sebbene una piccola rete di volontari si era già impegnata per i diritti umani e per l'autodeterminazione già all'indomani dell'inizio dell'occupazione, la loro attività fronteggiò una nuova urgenza dopo il massacro del 1991.[20] TAPOL, un'organizzazione britannica nata nel 1973 per sostenere la democrazia in Indonesia, concentrò il suo impegno su Timor Est. Negli Stati Uniti fu fondata la East Timor Action Network che aprì subito sezioni in dieci diverse città. [21] Altri gruppi di solidarietà nacquero in Portogallo, Australia, Giappone, Germania, Malaysia, Irlanda e Brasile.
Le immagini televisive del massacro furono trasmesse in tutto il mondo, provocando notevole imbarazzo al governo indonesiano. La notizia fu un esempio lampante di come la crescita dei nuovi media in Indonesia avesse reso difficile al "Nuovo Ordine" indonesiano il controllo dell'informazione in patria e all'estero, proprio mentre dopo la fine della guerra fredda negli anni novanta il governo indonesiano si trovava al centro di crescenti critiche internazionali. Alcune copie del filmato del massacro furono distribuite in Indonesia e permisero agli indonesiani di vedere le scene non censurate.[22] Molti gruppi giovanili a favore della democrazia iniziarono ad affrontare apertamente e pubblicamente temi critici non solo riguardo alla situazione di Timor Est, ma anche riguardo il "Nuovo Ordine".

Il Congresso degli Stati Uniti votò il taglio dei fondi per l'addestramento dei militari indonesiani. Comunque continuò la vendita di armi dagli Stati Uniti all'Indonesia.
Il massacro spinse il governo portoghese a rafforzare la sua campagna diplomatica. Il Portogallo tentò con scarso successo di aumentare la pressione internazionale verso l'Indonesia sollevando la questione est-timorese nell'ambito dell'Unione europea. Tuttavia, paesi come il Regno Unito avevano intense relazioni economiche con l'Indonesia, inclusa la vendita di armi, e rifiutarono di applicare delle sanzioni.
In Australia, ci furono critiche al riconoscimento da parte del governo federale della sovranità indonesiana su Timor Est. In questo periodo il governo era impegnato a favorire nuove relazioni militari con gli indonesiani.[26] Il ministro degli esteri australiano Gareth Evans dichiarò che le uccisioni erano state "un'aberrazione, non un atto di polizia".
Il 12 novembre è festa nazionale di Timor Est indipendente, ed è ricordato dagli est-timoresi come uno dei giorni più sanguinosi della loro storia e come il giorno che diede rilevanza internazionale alle loro aspirazioni di indipendenza.

11 novembre, 2010

A Palazzo Valentini la mostra tutta al femminile "Libere Armonie"


A Palazzo Valentini la mostra tutta al femminile "Libere Armonie"

La Provincia di Roma ospita dal 5 al 15 novembre 2010 (presso la Sala Egon Von Fürstenberg di Palazzo Valentini in Via IV Novembre, 119/A) la mostra di scultura e pittura Libere Armonie dell’Associazione Culturale L’Angolo dell’Arte – DonnEuropa.

L’Associazione “L’Angolo dell’Arte-DonnEuropa” - fondata nel 2001, per iniziativa di un gruppo di donne accomunate dalla passione per l’arte e sostenute da un condiviso spirito di amicizia - è un’associazione di promozione sociale che, senza nessun scopo di lucro, promuove iniziative nel campo culturale e ricreativo, allo scopo di sviluppare la conoscenza dell’arte in tutte le sue forme espressive.

“LIBERE ARMONIE” rappresenta per l’Associazione “L’Angolo dell’Arte-DonnEuropa” l’occasione di esporre opere scultoree e pittoriche di ispirazione diversa, ma generate da un’armonia di intenti e di obiettivi.

Le opere esposte spaziano tra i temi più attuali del mondo d’oggi: dalla musica al dramma umano, dal gioco all’introspezione, dall’integrazione sociale all’espressione dei sentimenti più elementari; quali l’amore, l’amicizia, la solidarietà.

La finalità della mostra è centrata sul contributo creativo di donne che non sono artiste di professione, e il cui impegno di lavoro si caratterizza per l’originalità del punto di vista e la grande libertà espressiva.

Le undici 11 artiste in mostra: Rita Bernaschi; Loredana Bordoni; Virginia Boschini; Nadia Camilli; Gabriella Caramelli; Thea D’Eramo; Cecilia Fiorelli; Paola Flavoni; Vanda Lorenzetti; Anna Valeri; Bruna Viganotti.

L’Angolo dell’Arte - DonnEuropa
Associazione Culturale
5 - 18 novembre 2010
Libere Armonie
MOSTRA DI SCULTURA E PITTURA
PALAZZO VALENTINI
Sala Egon Von Fürstenberg

PROMEMORIA 11 novembre 1989 - Viene fondata l'Iniziativa Quadrilaterale.


Viene fondata l'Iniziativa Quadrilaterale.
L’Iniziativa Centro Europea (In.C.E.) è il più antico e più esteso forum di cooperazione regionale nell’Europa Centrale, Orientale e Balcanica. Attualmente conta 18 Stati Membri: Albania, Austria, Bielorussia, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Italia, Macedonia, Moldova, Montenegro, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ucraina e Ungheria.
Il primo passo verso la creazione dell’Iniziativa Centro Europea avviene l’11 novembre 1989: Italia, Ungheria, Austria e Yugoslavia danno vita alla “Quadrangolare” con l’intento, caduto il Muro di Berlino, di superare la divisione in blocchi e avviare rapporti di cooperazione tra stati di diverso orientamento politico ed economico.
Cecoslovacchia e Polonia si aggiungono rispettivamente nel 1990 e nel 1991: l’ormai “Esagonale” viene rinominata Iniziativa Centro Europea nel 1992, anno che culmina con l’ingrasso di tre nuovi Stati Membri: Bosnia Erzegovina, Croazia e Slovenia.
Dal 1992 ad oggi, l’accesso di Albania, Bielorussia, Bulgaria, Moldova, Romania e Ucraina (1996), Serbia & Montenegro (2000) e infine Montenegro (2006) ha completato l’odierna membership.
Missione
Principale missione dell’In.C.E. è promuovere la coesione e assistere gli stati membri, in particolare quelli al di fuori dell’Unione Europea, nel loro percorso di consolidamento economico, politico e sociale. Un piano d’azione triennale (CEI Plan of Action) definisce le priorità e i principali settori di interesse: ambiente, clima, energie rinnovabili, supporto alle PMI, turismo, sviluppo delle risorse umane, società dell’informazione, cooperazione interculturale, minoranze, trasporti, scienza e tecnologia, agricoltura sostenibile, cooperazione transfrontaliera e transnazionale.
Un tempo puro forum politico - diplomatico, l’In.C.E. ha sviluppato nel corso degli anni un consistente approccio operativo – progettuale orientato alla crescita economica e allo sviluppo del capitale umano dei suoi paesi membri.
Importanti progetti vengono pertanto promossi nell’ambito di programmi di finanziamento comunitari, nonché in collaborazione con altre organizzazioni internazionali e regionali: l’In.C.E. collabora infatti, tra gli altri, con RCC, BSEC e OSCE.
Struttura
L’In.C.E. opera attraverso il Summit annuale dei Capi di Governo (CEI Summit), il Meeting annuale dei Ministri degli Esteri (MFA Meeting) e gli incontri periodici del Comitato dei Coordinatori Nazionali (CNC).
Il Comitato dei Coordinatori Nazionali, composto da rappresentanti delle diplomazie dei 18 Paesi Membri, è l’organo incaricato di gestire gli strumenti di cooperazione e implementare le attività progettuali sostenute dall’Iniziativa Centro Europea. Su iniziativa della Presidenza In.C.E., a rotazione annuale, possono essere inoltre organizzati ulteriori incontri a livello ministeriale e tecnico.
L’expertise settoriale è fornito in ogni area di cooperazione In.C.E. dai Networks di Focal Points, reti di esperti nominati dai governi dei paesi membri. Unico organo permanente è il Segretariato Esecutivo (CEI Executive Secretariat, CEI-ES) con sede a Trieste dal 1996: suo ruolo è quello di fornire supporto amministrativo e tecnico agli organi decisionali In.C.E. I costi relativi al suo funzionamento sono coperti dall’Italia, principale donor dell’Iniziativa Centro Europea. Il Segretariato Progetti (CEI Project Secretariat, CEI-PS), istituito nel 1991 presso la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (BERS), mantiene uffici a Londra e a Trieste: suo principale compito è promuovere attività che generino investimenti nell’area In.C.E.
Dal 2004, l’In.C.E. è inoltre attiva nell’ambito della programmazione comunitaria, con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione territoriale e avvicinare alle istituzioni europee gli stati membri non ancora parte dell’UE.
La cooperazione In.C.E. ha poi una dimensione parlamentare – cooperazione tra i parlamenti nazionali – ed economica – cooperazione tra le camere di commercio dei paesi membri.

10 novembre, 2010

Cultura: dal Piano provinciale 2011 finanziati 27 musei, 19 archivi storici e 40 biblioteche


Cultura: dal Piano provinciale 2011 finanziati 27 musei, 19 archivi storici e 40 biblioteche

La Giunta provinciale di Roma ha approvato il Piano provinciale 2011 di interventi per musei, archivi e biblioteche per complessivi 2.241.553,90 euro in attuazione della ''Legge regionale n. 42/97''. Sono stati finanziati 27 musei, 19 archivi storici e 40 biblioteche.

''Si tratta di un intervento fondamentale per il nostro sistema museale e bibliotecario - spiega il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti -. Con questo finanziamento siamo vicini alle strutture per le ristrutturazioni e gli ampliamenti e le sosteniamo nelle molteplici iniziative culturali che le rendono parte integrante del tessuto sociale e culturale del territorio. Si tratta di una scelta ben precisa in un momento di forti tagli agli enti pubblici che va nella direzione giusta: quella del supporto e della valorizzazione della cultura''.

''In questo momento di tagli alla cultura - aggiunge l'assessore alle politiche culturali Cecilia D' Elia - è in controtendenza l'aumento di oltre 200mila euro, rispetto all'anno scorso. Con questo nuovo Piano è stata resa possibile l'apertura di nuovi musei come quelli di Gerano, Sambuci e San Gregorio da Sassola. Il Piano inoltre permetterà la realizzazione di moderni servizi all'utenza, postazioni polisensoriali, mostre e percorsi didattici interattivi per il pubblico dei più piccoli, laboratori multimediali in molte biblioteche e workshop nei musei. Continuiamo la fondamentale opera di abbattimento delle barriere architettoniche nelle strutture. Verranno inoltre finalmente restaurati e valorizzati i preziosi materiali e documenti contenuti negli archivi''.

Tra gli interventi di ristrutturazione e restauro più rilevanti: ampliamento e sistemazione del Museo dell'Agro Veientano nella nuova e definitiva sede restaurata di Palazzo Chigi; il restauro della tavola di Gentile da Fabriano nel museo diocesano di Velletri; ricostruzione filologica in scala della nave oneraria romana di Ladispoli presso il Museo del mare e della navigazione antica Santa Marinella; apertura sala di Paleontologia al Museo di Allumiere; eliminazione barriere architettoniche nei musei di Anzio; ricollocato Guerriero di Torre Astura al Museo di Nettuno. Sono state inoltre finanziati importanti e innovativi progetti didattici come la mostra sulle campagne di scavo del santuario di Giunone Sospita al museo di Lanuvio o il gioco interattivo sul Protocollo di Kyoto al Museo del Giocattolo di Zagarolo.

PROMEMORIA 10 novembre 1989 In Bulgaria il Partito Comunista cambia nome in Partito Socialista Bulgaro


Dopo 35 anni di governo comunista in Bulgaria, Il capo del Partito Comunista Bulgaro, Todor Zhivkov, viene sostituito dall'ex Primo Ministro Petre Mladenov che cambia il nome del partito in Partito Socialista Bulgaro
Il Partito Socialista Bulgaro (Bălgarska Socialističeska Partija, BSP; in bulgaro: Българска Социалистическа Партия) è un partito politico bulgaro.
Il BSP è stato fondato nel 1990 quale erede del Partito Comunista Bulgaro. È membro dell'Internazionale Socialista ed è guidato da Sergej Stanišev.
Alle elezioni del 1990, il BSP ancora forte del potere gestito fino a quel momento, conseguì il 47,2% dei voti ed elesse 211 deputati su 400, la maggioranza assoluta. Unica sostanziale alternativa fu rappresentata dall'Unione delle Forze Democratiche (SDS), che raccolse il 36,2% dei voti. Alle elezioni dell'anno successivo, però, il BSP scese al 33,1% dei voti ed elesse 106 deputati, venendo superato dalla SDS, che ottenne il 34,4% e 106 seggi. La SDS formò il nuovo governo, che durò, però, in carica un solo anno, sostituito da Ljuben Berov del BSP, alleato con il Movimento per i Diritti e le Libertà (DPS), liberali turcofoni.
Alle elezioni del 1994, il BPS incrementò i suoi consensi al 43,5%, eleggendo 125 deputati e rimanendo al governo. Alle politiche del 1997, però, la SDS, in una lista insieme all'Unione del Popolo Nazionale Bulgaro, ottenne il 52,3% dei voti, mentre il BSP crollò al 22%, dimezzando i propri deputati (58). Alle elezioni del 2001, sia il BSP che la SDS vennero battutti dal Movimento Nazionale Simeone II (NDSV), fondato dall'ex re Simeone II. Il nuovo partito ottenne il 42,7% dei consensi, conquistando la metà dei seggi del Parlamento (120). Il BPS scese ulteriormente al 17,1% dei voti, elesse 48 deputati e fu nuovamente escluso dal governo.

09 novembre, 2010

Neptune: Provincia di Roma e Legambiente per l'alta formazione a tutela della natura


Neptune: Provincia di Roma e Legambiente per l'alta formazione a tutela della natura

Da martedì 9 a venerdì 12 novembre 2010 si svolgerà il primo Corso di formazione rivolto a tecnici delle amministrazioni comunali, delle polizie locali e delle aziende municipalizzate che si occupano della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti. Il Corso – promosso ed organizzato dalla Protezione Civile della Provincia di Roma in collaborazione con Legambiente nell’ambito del progetto “Neptune” – si terrà presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, sede dell’amministrazione provinciale (Via IV Novembre 119/A).

Neptune è un progetto sperimentale di alta formazione, unico nel suo genere in ambito nazionale e internazionale, rivolto al personale delle amministrazioni comunali e dedicato agli interventi di bonifica della costa in caso di spiaggiamento di idrocarburi.

Il progetto propone un percorso teorico/pratico per acquisire i saperi e l’esperienza necessaria nell’organizzazione di un efficace e tempestivo dispositivo di risposta alle emergenze ambientali sulle coste, sia di grande entità (macchie estese, causate da incidenti di sversamento in mare) sia di media e piccola entità (macchie localizzate, palline bituminose prodotte dalle attività operazionali).

I 130 chilometri di litorale della Provincia di Roma rappresentano una porzione pregiata di territorio, sia perché il litorale è un importante ed insostituibile motore turistico ed occupazionale; sia per il suo particolare valore ambientale e naturale. Questo ricco patrimonio è tuttavia esposto a forte rischio di inquinamento, con particolare riferimento ai prodotti petroliferi. Un rischio evidente se si considera l’intenso traffico di petroliere nel tratto tirrenico di mare che costeggia la Provincia di Roma che interessa i grandi porti di Civitavecchia e di Fiumicino.

Nel fronteggiare l’emergenza, in caso di versamento di idrocarburi o altri inquinanti in mare e il loro conseguente spiaggiamento sulla costa, all’interno del sistema complessivo di soggetti e di autorità che concorrono ai soccorsi, un ruolo fondamentale può e deve essere svolto dalle amministrazioni locali che si trovano ad avere la responsabilità dello smaltimento del materiale inquinante, spesso senza avere gli strumenti per concretizzare un intervento tempestivo e qualificato.

Partendo da questi presupposti la Provincia di Roma e Legambiente hanno voluto attivarsi concretamente per la realizzazione del Progetto e della Formazione.

In allegato a questa news è consultabile il calendario e il programma del Corso.

Per altre informazioni:
Legambiente Lazio, viale Regina Margherita, 157 – 00198, Roma
Tel. 06 85358077 – Fax 06 85355495
e-mail: legambiente.scacchi@legambientelazio.it

PROMEMORIA 9 novembre 1989 - Guerra Fredda: cade simbolicamente e fisicamente il Muro di Berlino che divideva in due la città dal 1961


Guerra Fredda: cade simbolicamente e fisicamente il Muro di Berlino che divideva in due la città dal 1961
Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer), nella propaganda della DDR talvolta chiamato antifaschistischer Schutzwall (Barriera di protezione antifascista), termine coniato nel 1961 da Horst Sindermann[1][2][3][4][5]), era una barriera in cemento alta circa tre metri che separava Berlino Est, capitale della Repubblica Democratica Tedesca (Germania Est), da Berlino Ovest, exclave della Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest) circondata dal territorio della Repubblica Democratica Tedesca. È considerato il simbolo della Cortina di ferro, linea di confine europea tra la zona d'influenza statunitense e quella sovietica durante la guerra fredda.
Eretto dal governo comunista della Germania Est, divise in due la città di Berlino per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto del 1961) fino al suo crollo, avvenuto il 9 novembre 1989, a causa della sua inutilità, dopo lo smantellamento della cortina di ferro da parte dell'Ungheria (23 agosto 1989) e del successivo esodo (attraverso il paese danubiano) dei tedeschi dall'Est a partire dall'11 settembre dello stesso anno.[6]
Durante questi anni, in accordo con i dati ufficiali,[7] furono uccise dai Vopos, le guardie della DDR, almeno 133 persone mentre cercavano di superare il muro verso Berlino Ovest. Comunque alcuni studiosi sostengono che furono più di 200 le persone uccise mentre cercavano di raggiungere Berlino Ovest o catturate ed in seguito giustiziate.[8][9]
Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il Governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania e Berlino Ovest sarebbero state permesse; dopo questo annuncio una moltitudine di cittadini dell'Est si arrampicò sul muro e lo superò, per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest dall'altro lato in un'atmosfera festosa. Durante le settimane successive piccole parti del muro furono portate via dalla folla e dai cercatori di souvenir; in seguito fu usato dell'equipaggiamento industriale per rimuovere quasi tutto quello che era rimasto.Tutt'oggi c'è un grande commercio dei piccoli frammenti, il prezzo può variare a seconda della grandezza di questi.
La caduta del muro di Berlino aprì la strada per la riunificazione tedesca che fu formalmente conclusa il 3 ottobre 1990.
23 agosto 1989, l'Ungheria rimosse le sue restrizioni al confine con l'Austria e a partire dall'11 settembre 1989 più di 13.000 tedeschi dell'Est scapparono verso l'Ungheria; all'annuncio che non sarebbe stato consentito di attraversare la Cortina di ferro ai cittadini non ungheresi, i profughi inondarono le ambasciate tedesco-occidentali a Budapest e Praga. Dopo giorni di sconcerto e l'arrivo del ministro degli esteri di Bonn Genscher, con la mediazione di questi si ottenne che i profughi arrivassero in Occidente, ma con l'obbligo di riattraversare la frontiera tedesco-orientale imposto dallo Stato di loro cittadinanza. La scelta si rivelò un boomerang fatale per l'immagine stessa della Germania comunista: i treni contenenti i rimpatriati attraversarono senza fermarsi le stazioni tedesco-orientali, tra lo sconcerto dei concittadini che non poterono nemmeno salutare i profughi perché chiusi in vagoni piombati.
Le dimostrazioni di massa contro il governo della Germania Est iniziarono al passaggio dei primi treni provenienti dall'Ungheria e dalla Cecoslovacchia, nell'autunno del 1989. Il leader della DDR Erich Honecker si dimise il 18 ottobre e venne sostituito pochi giorni dopo da Egon Krenz. Honecker aveva predetto nel gennaio dello stesso anno che l’esistenza del muro sarebbe stata assicurata per altri cent'anni. Era invece l'inizio della fine. Il nuovo governo di Krenz decise di concedere ai cittadini dell’Est permessi per viaggiare nella Germania dell’Ovest. Günter Schabowski, il ministro della Propaganda della DDR, ebbe il compito di dare la notizia; però egli si trovava in vacanza prima che venisse presa questa decisione e non venne a conoscenza dei dettagli.
Il 9 novembre 1989, durante una conferenza stampa convocata per le 18, gli fu recapitata la notizia che tutti i berlinesi dell’Est avrebbero potuto attraversare il confine con un appropriato permesso, ma non gli furono date informazioni su come trasmettere la notizia. Dato che il provvedimento era stato preso poche ore prima della conferenza, esso avrebbe dovuto entrare in vigore nei giorni successivi, dando così il tempo di dare la notizia alle guardie di confine. Alle 18,53 il corrispondente ANSA da Berlino Est, Riccardo Ehrman, chiese[13] da quando le nuove misure sarebbero entrate in vigore [14]. Schabowski cercò inutilmente una risposta nella velina del Politburo, ma non avendo un'idea precisa, azzardò:
« Per accontentare i nostri alleati, è stata presa la decisione di aprire i posti di blocco. (...) Se sono stato informato correttamente quest'ordine diventa efficace immediatamente. »
(9 novembre 1989, Günter Schabowski, Membro del Politburo del Partito Socialista Unitario della Germania e Ministro della Propaganda della DDR)
Decine di migliaia di berlinesi dell’Est avendo visto l’annuncio di Schabowski in diretta alla televisione, si precipitarono, inondando i checkpoint e chiedendo di entrare in Berlino Ovest. Le guardie di confine, sorprese, iniziarono a tempestare di telefonate i loro superiori, ma era ormai chiaro che - laddove non vi era stato adempimento spontaneo all'annuncio pervenuto via etere[15]- non era più possibile rimandare indietro tale enorme folla vista la mancanza di equipaggiamenti atti a sedare un movimento di tali proporzioni.
Furono allora costrette ad aprire i checkpoint e, visto il gran numero di berlinesi, nessun controllo sull’identità fu eseguito. Gli estasiati berlinesi dell’Est furono accolti in maniera festosa dai loro fratelli dell’Ovest, spontaneamente i bar vicini al muro iniziarono a offrire birra gratis per tutti. Il 9 novembre è quindi considerata la data della caduta del Muro festeggiata con il mega concerto di Roger Waters (ex bassista dei Pink Floyd) con l'esecuzione di The Wall dal vivo.
Nei giorni e settimane successive molte persone accorsero al muro per abbatterlo e staccarne dei souvenir: queste persone furono chiamate Mauerspechte (in tedesco significa letteralmente "picchi del muro"). Il 18 marzo 1990 furono tenute le prime e uniche libere elezioni della storia della Repubblica Democratica Tedesca; esse produssero un governo il cui principale mandato era quello di negoziare la fine stessa dello Stato che rappresentavano.
La Germania fu ufficialmente riunificata il 3 ottobre 1990 (questa è la data designata per il "Giorno della riunificazione"), quando i cinque stati federali (Brandeburgo, Meclenburgo-Pomerania Occidentale, Sassonia, Sassonia-Anhalt e Turingia), già esistenti nella Repubblica Democratica Tedesca ma aboliti e trasformati in Province, si ricostituirono e aderirono formalmente alla Repubblica Federale di Germania (Germania Ovest).
Dal momento in cui i nuovi cinque Länder entrarono nella Repubblica Federale, in conformità all'articolo 23 attivo in quegli anni, l'area di applicazione del Grundgesetz (Legge fondamentale) fu semplicemente ampliata includendoli. L'alternativa sarebbe stata di aderire all'unione formalmente, in vista della scrittura di una nuova costituzione per la Germania unificata. Delle due scelte quella adottata fu obiettivamente la più semplice, quella consentita dal "trattato 4+2" (con cui le ex potenze occupanti abbandonarono i diritti conquistati con la vittoria sul nazismo e la conferenza di Potsdam), ma anche quella criticata da parte della dottrina giuridica[16] e della storiografia: si sarebbe trattato di una soluzione istituzionale in virtù della quale vennero confermati i timori secondo cui i tedeschi dell'est non sarebbero stati riunificati ma semplicemente "annessi" alla Germania Ovest.
Secondo la dottrina del diritto internazionale in materia di successione tra stati, la sopravvivenza della costituzione, delle istituzioni, e dei trattati internazionali (per esempio l'adesione alla NATO e alla CEE) della Germania Ovest, e la loro estensione al territorio dell'ex Germania Est, rendono la riunificazione tedesca un'"incorporazione" di quest'ultima da parte della prima.E' bene ricordare peraltro che nella Repubblica federale tedesca era stata adotatta nel 1949 una Grundgesetz (Legge fondamentale) e non formalmente una "Costituzione", proprio a significare che di Costituzione si sarebbe potuto parlare solo in una Germania unita.

08 novembre, 2010

Aggiudicazione provvisoria per l’appalto del prolungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero alla cordata capeggiata dall'impresa Salini.


Aggiudicazione provvisoria per l’appalto del prolungamento della metro B da Rebibbia a Casal Monastero alla cordata capeggiata dall'impresa Salini.
Sul Sole 24 ore di giovedì 4 novembre compare la notizia che la gara per il prolungamento della linea b della metro da Rebibbia a Casal Monastero se le aggiudicata la cordata capeggiata dall’impresa Salini. Come afferma l’articolo superando la cordata che aveva come capofila CMB di Carpi che aveva al suo interno un gruppo di imprese romane aderenti all’ACER.
Nell’importante commessa saranno coinvolte ancche Ansaldo e Finmeccanica per la parte ferroviaria e tecnologica.
Come sappiamo 167 milioni sono garantiti da capitale pubblico il rimanente verrà coperto da fondi privati che scaturiranno dalla valorizzazione di aree di proprietà comunali a Casal Monastero dove la Salini costruirà un centro direzionale con case, uffici e alberghi.In questo modo sarà fruttato il valore postato dalla Metro.
La aggiudicazione provvisoria potrà diventare definitiva e la relativa firma per la convenzione avverrà quando le verifiche di procedibilità tecnico-amministrative e l’approvazione del piano finaziario da parte del Comune di Roma. Inoltre è necessario che la Salini formalizzi l’impegno alla copertura degli oneri economici relativi alla commessa.
Completata questa prima fase sarà necessario che il consorzio presenti il progetto esecutivo e poi i lavori. Il comune prevede l’inizio per il 2011.
Sono passati due anni e mezzo dall’insediamento di Alemanno.
Il Sindaco aveva trovato tutto pronto.
Era necessario soltanto avviare la gara. Ci sono voluti due anni e mezzo e chissà se il 2011 sarà l’anno buono. Vorrei inoltre rimarcare come questo tempo perso pesa sugli abitanti di questa parte di periferia. Questo tempo perso è servito ad Alemanno per chiedere fondi privati in cambio di altro cemento messo a disposizione dei “palazzinari” Non ha voluto in maniera pervicace accendere linee di credito(mutui) come aveva programmato il Sindaco Veltroni.
Monitorerò giorno per giorno l’iter del progetto e ne continuerò a denunciare gli irraggionevoli ritardi. Si pensi inoltre che la gara si è chiusa l’8 luglio 2010. Ci sono voluti 4 masi per aprire due buste e valutarne il contenuto.
Alla faccia della tempestività!!!!!

PROMEMORIA 8 novembre 1987 A Enniskillen (Irlanda del Nord), una bomba dell'IRA esplode durante una cerimonia in ricordo dei caduti di guerra.


A Enniskillen (Irlanda del Nord), una bomba dell'IRA esplode durante una cerimonia in ricordo dei caduti di guerra britannici, uccidendo undici persone. L'evento viene ricordato con pathos dagli U2, in concerto la sera stessa, prima della canzone Sunday Bloody Sunday (presente, fra l'altro, nel film "Rattle and Hum").
Enniskillen (Inis Ceithleann in gaelico irlandese) è una cittadina di 13.600 dell'Irlanda del Nord, capoluogo della contea di Fermanagh e situata nell'omonimo distretto.
Attraversata dal fiume Erne, è conosciuta anche per la bomba dell'IRA che l'8 novembre 1987 uccise undici civili protestanti che partecipavano ad una cerimonia per i caduti della prima guerra mondiale.
A Enniskillen, l'8 novembre 1987, si celebrava il Remembrance Day per ricordare le vittime, britanniche e irlandesi, delle due guerre mondiali e degli altri conflitti: una commemorazione che i repubblicani hanno sempre visto come inglese, quindi coloniale. Ma la bomba dell'Ira tra la folla provoco' doppio oltraggio: s'offendevano, oltre ai vivi, pure i morti.

07 novembre, 2010

PROMEMORIA 7 novembre 1917 Russia: Esplode la Rivoluzione d'Ottobre


Russia: Esplode la Rivoluzione d'Ottobre (La Russia usava ancora il calendario Giuliano, i riferimenti dell'epoca indicano quindi la data del 25 ottobre).
Con Rivoluzione d'ottobre si intende la sollevazione rivoluzionaria per opera dei bolscevichi contro il governo provvisorio della Repubblica Russa guidato da Kerenskij.
Dopo il tentativo controrivoluzionario di Kornilov, sventato dall'azione degli operai di Pietrogrado e dalle unità militari della guarnigione della città, i bolscevichi, si convincono che bisogna stringere i tempi per realizzare il passaggio del potere dal governo provvisorio, nato dalle giornate di febbraio ed emanazione della proprietà terriera e della borghesia industriale, ai soviet, rappresentanti le masse operaie e contadine. Nel settembre 1917 la diffusione dei soviet nella Russia è disomogenea e comunque le due componenti, operaia e contadina, rimangono ancora separate. Nei soviet degli operai e soldati (che provengono per la stragrande maggioranza dalle campagne) che si vanno formando nelle città i bolscevichi vedono aumentare costantemente la loro influenza mentre i soviet contadini sono saldamente nelle mani dei socialrivoluzionari.
La sera del 7 novembre (25 ottobre del calendario giuliano), si riunisce il Secondo Congresso dei Soviet, ed è a questo organo che i bolscevichi consegnano il potere appena conquistato. Quella notte la discussione prosegue senza sosta ed alle due del mattino dell'8 novembre, mentre si arrendono le ultime sacche di resistenza nel Palazzo d'Inverno, viene decretato il passaggio del potere ai soviet. Come primo atto il congresso rivolge a operai soldati e contadini un proclama in cui afferma che il governo sovietico, in via di creazione, avrebbe offerto ai tedeschi la pace immediata ed avrebbe consegnato la terra ai contadini.
Nei giorni che seguono, mentre la rivoluzione si diffonde e si scontra con i primi tentativi di resistenza, viene organizzato il primo governo sovietico che prende il nome di Soviet dei commissari del popolo, o Sovnarkom. Alla presidenza va Lenin, Trotsky agli Esteri, gli altri incarichi vanno ad altri membri del partito bolscevico, tra cui Stalin al quale viene affidata la commissione per le questioni delle nazionalità. Il 15 novembre (2 novembre del calendario giuliano) il governo sovietico subisce un rimpasto in seguito all'ingresso dei socialrivoluzionari di sinistra, con Kolegaev che diviene commissario del popolo per l'Agricoltura.
Una delle più dettagliate e avvincenti cronache dei giorni della Rivoluzione d'Ottobre è nell'opera I dieci giorni che sconvolsero il mondo, opera del giornalista americano John Reed.

06 novembre, 2010

"Strategie e organizzazione della Protezione Civile": la Provincia incontra le associazioni di volontariato


"Strategie e organizzazione della Protezione Civile": la Provincia incontra le associazioni di volontariato

“Strategie e organizzazione della Protezione Civile” è il tema al centro dell’iniziativa organizzata dall’assessorato alle Politiche della Sicurezza della Provincia di Roma e dall’ufficio Extradipartimentale Servizio di Polizia Provinciale e Protezione Civile con le associazioni di Protezione Civile del territorio.

La finalità dell’incontro – che si terrà sabato 6 novembre 2010 alle ore 10,00 presso il Teatro Golden (via Taranto, 36 a Roma) – è quella di discutere il ‘Programma Provinciale di Previsione e Prevenzione’, il ‘Piano Provinciale di Emergenza’ e l'organizzazione dell’Ufficio Speciale di Protezione Civile nella Sala Operativa Provinciale.

All’iniziativa partecipano il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti; l’assessore alle Politiche della Sicurezza, Ezio Paluzzi; il direttore della Polizia Provinciale, Luca Odevaine e il presidente della Consulta Nazionale Volontariato di Protezione Civile, Simone Andreotti.

L’Amministrazione provinciale, infatti, punta sulla prevenzione, sulla formazione e sul coordinamento dei volontari per assicurare la migliore organizzazione, a livello provinciale e comunale, della risposta di Protezione Civile agli eventi calamitosi.

L’incontro ha anche l’obiettivo di condividere gli strumenti e le conoscenze: aspetto fondamentale soprattutto per i Comuni di dimensione più piccola, più svantaggiati in termini di disponibilità di risorse materiali.

PROMEMORIA 6 novembre 1942 - Seconda guerra mondiale: i resti della Divisione Folgore si arrendono agli inglesi


Seconda guerra mondiale: i resti della Divisione Folgore, in ritirata da El Alamein, si arrendono agli inglesi dopo aver distrutto le proprie armi rese inutili dall'esaurimento delle munizioni
Nel 1941 era operativa una Divisione Paracadutisti completa, la 185ª Divisione Paracadutisti "Folgore", nata ed addestrata per l'occupazione di Malta (Operazione C3), che però visto l'andamento della guerra in Africa sarà invece impegnata a terra in Africa Settentrionale dal luglio 1942.
Il comportamento eroico della divisione Folgore durante la battaglia di El Alamein, dove 3.500 paracadutisti resistettero all'attacco portato da tre divisioni britanniche, la 7ª Divisione Corazzata (i famosi Desert Rats, veterani di tante battaglie africane) e due di fanteria, per un totale di circa 50.000 uomini, 400 pezzi di artiglieria, 350 carri e 250 blindati[1], suscitò il rispetto e l'ammirazione anche da parte degli stessi nemici britannici.
L'11 novembre del 1942 infatti, a battaglia ormai conclusa Radio Londra trasmise il famoso comunicato:
« I resti della divisione Folgore hanno resistito oltre ogni limite delle possibilità umane. »
(Radio Londra)

05 novembre, 2010

Palazzo Valentini apre lo Sportello Europa


Palazzo Valentini apre lo Sportello Europa

Una struttura per aiutare gli enti locali, soprattutto quelli di piccole dimensioni, a realizzare progetti per l’utilizzo di fondi comunitari. È questo l’obiettivo dello Sportello Europa, uno strumento che l’Amministrazione provinciale di Roma metterà a disposizione delle autonomie territoriali a partire da venerdì 5 novembre 2010.

Proprio venerdì 5 novembre, alle ore 12, in occasione della presentazione dello Sportello, il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, presenterà i risultati dell’attività condotta dall’Ufficio Europa dell’Amministrazione provinciale nel corso dei primi due anni di mandato.

L’appuntamento è presso lo Spazio Europa della Rappresentanza in Italia della Commissione e del Parlamento Europeo, in Via IV Novembre 149.

Spiega Giampaolo Manzella, coordinatore dell’Ufficio Europa e Relazioni internazionali del Gabinetto del presidente della Provincia di Roma: “Abbiamo pensato di costituire un servizio che ha lo scopo di aiutare i 120 Comuni del territorio provinciale ad individuare delle tematiche di interesse comune. Inoltre la finalità è comprendere quali siano i programmi comunitari che possono sostenere questi settori e aiutare a costruire un piano per ottenere finanziamenti”.

Lo sportello Europa accompagnerà le amministrazioni locali nel corso dell’intero percorso progettuale: dalla concezione del piano di lavoro alla presentazione della richiesta di finanziamento, individuando partner tanto a livello locale quanto a livello europeo.

Lo Sportello, inoltre, curerà anche la formazione dei funzionari degli enti territoriali.

A quanto detto va aggiunto che nel periodo 2008-2009 si sono registrati risultati importanti sul fronte della cooperazione comunitaria:
-un numero di progetti UE presentati e finanziati in forte crescita;
-la partecipazione alle consultazioni su temi quali il futuro della politica di coesione, la cooperazione territoriale, la politica per l’innovazione;
-l’avvio dell’attività della Provincia di Roma come struttura di supporto della Direzione Generale Energia della Commissione Europea, per l’iniziativa “Patto dei Sindaci” in materia di sostenibilità ambientale;
-il rafforzamento dei rapporti con realtà amministrative di aree metropolitane europee;
-la diffusione della newsletter tematica ProvinzEU (per iscriversi inviare un'e mail a sportelloeuropa@provincia.roma.it)
-l’avvio di moduli di formazione europea per funzionari della Provincia e delle amministrazioni territoriali.

A questo insieme di iniziative – alcune fortemente innovative ed ‘apripista’ a livello nazionale – si aggiunge ora lo Sportello Europa.

Come detto lo Sportello aiuterà i Comuni della provincia, in particolare per individuare progetti coerenti con le priorità stabilite dalla strategia Europa 2020 e aderenti alle linee strategiche dell’Amministrazione di Palazzo Valentini.

L’obiettivo che ci si pone è il miglioramento della progettazione dell’area metropolitana dal punto di vista qualitativo e quantitativo, il rafforzarsi dei legami tra le nostre amministrazioni e quelle di altri Paesi europei, la diffusione - più ampia possibile - di una cultura amministrativa europea.

PROMEMORIA 5 novembre 1935 - La Parker Brothers pubblica il gioco da tavolo Monopoli


La Parker Brothers pubblica il gioco da tavolo Monopoli
Monopoli è un classico gioco da tavolo, pubblicato in Italia dal 1935 per oltre 70 anni dalla Editrice Giochi, fino all'estate 2009, quando anche la distribuzione italiana passa alla Hasbro col nome originale americano Monopoly. I giocatori competono per guadagnare denaro mediante un'attività economica che coinvolge l'acquisto, affitto e commercio di proprietà terriere mediante denaro finto. I giocatori a turno muovono sul tabellone di gioco secondo il risultato del tiro di due dadi. Il gioco prende il suo nome dal concetto economico di monopolio, il dominio del mercato da parte di un singolo venditore.
Secondo l'editore americano Hasbro, questo gioco è stato giocato da circa 750 milioni di persone dal 1935, anno in cui Charles Darrow lo registrò, rendendolo il "più giocato gioco da tavolo della storia"[1]. Il Guinness dei primati del 1999 ha citato la precedente statistica della Hasbro, per cui sarebbe stato giocato da 500 milioni di persone[2]. Anche se non viene detto esplicitamente, viene considerato che le due cifre si riferiscano al record per il più grande numero di persone che giocano un gioco da tavolo protetto da copyright (escludendo quindi i giochi di lunga tradizione come scacchi, go, i mancala, ecc.) nell'era moderna.

04 novembre, 2010

Giorni Verdi: escursione alla Riserva naturale Nomentum


Giorni Verdi: escursione alla Riserva naturale Nomentum

Giocare nelle aree protette gestite dalla Provincia di Roma: il Servizio I “Ambiente” (Aree protette e Parchi Regionali) del Dipartimento V, Servizio gestore delle Aree Protette della Provincia di Roma, nell’ambito del programma di turismo educativo e sostenibile “GIORNIVERDI”, organizza un’ uscita nella Riserva Naturale “Nomentum” per domenica 7 novembre 2010.

Nel cuore della Valle del Tevere lungo la via Nomentana, si trova l’area protetta di Nomentum che comprende il Parco dei Trentani, la Valle Cavallara e la macchia Mancini, fino a fonte Capretta, un fontanile restaurato utilizzato in passato per l’abbeveraggio degli animali al pascolo.

L’appuntamento è alle ore 10.30 all’entrata principale della macchia Mancini a Tor Lupara (Roma), percorrendo via Alessandro Manzoni fino in fondo.

Grado di difficoltà dell’escursione è basso e quindi il percorso (lungo 4 chilometri) è accessibile ai bambini.

Si consiglia di indossare scarpe da trekking, k-way. Il pranzo al sacco.

Informazioni e prenotazioni: Provincia di Roma, Dip. V – Serv. I “Ambiente”, dr.ssa Silvia Di Fazio Tel. 0667663368 – 3890753907 dalle ore 9.30 alle 13.00 entro il giovedì che precede l'uscita.

PROMEMORIA 4 novembre 1995 Yitzhak Rabin viene ferito mortalmente da un estremista di destra israeliano


Dopo aver partecipato ad una manifestazione per la pace nella Piazza dei re di Tel Aviv, il Primo Ministro israeliano Yitzhak Rabin viene ferito mortalmente da un estremista di destra israeliano
Yitzhak Rabin o Yitschak Rabin - in ebraico יצחק רבין ascolta[?·info] - (Gerusalemme, 1º marzo 1922 – Tel Aviv, 4 novembre 1995) è stato un politico e militare israeliano, assassinato nel 1995, ed è stato il primo capo del governo di Israele ad essere nato sul territorio del proprio Stato, a Gerusalemme.
Di formazione agricolo-militare, tipica della comunità (Yishuv) israeliana negli anni del Mandato britannico, Rabin fu tra i fondatori del Palmach (acronimo di Pelugot Machaz, "squadre d'assalto") che contribuirono in maniera decisiva alla costituzione dell'esercito del futuro Stato di Israele (le IDF). Fu comandante della brigata Harel che conquistò Gerusalemme Nuova durante la guerra del 1948.

Rimasto nell'esercito dopo la costituzione dello Stato, divenne Capo di Stato Maggiore dell'esercito nel periodo della guerra dei sei giorni, e si deve a lui, assieme a Moshe Dayan, la concezione di attacco che portò alla distruzione a terra dell'intera forza aerea egiziana e siriana. Lasciato l'esercito nel 1968, fu nominato ambasciatore di Israele negli Stati Uniti d'America.
Rientrato per fine mandato, partecipò come ministro al governo Meir e nel 1974 formò un proprio governo. Fu sua la decisione di autorizzare la missione di salvataggio di Entebbe. Uscito dal governo a seguito della sconfitta elettorale del 1977, rimase nella Knesset e rientrò nel governo di unità nazionale del 1984 come ministro della Difesa.
Nel 1992 tornò a capo del governo, e in quanto tale firmò nel 1993 gli accordi di Oslo, in seguito ai quali fu insignito del Premio Nobel per la pace unitamente al ministro degli esteri israeliano, Shimon Peres, e al presidente della futura Autorità Nazionale Palestinese, Yāser ʿArafāt.
Venne assassinato il 4 novembre 1995 da Ygal Amir, un colono ebreo estremista, durante un comizio politico a Tel Aviv. Ai suoi funerali a Gerusalemme parteciparono circa un milione di israeliani e molti esponenti di rilievo della politica mondiale.

03 novembre, 2010

PROMEMORIA 3 novembre 1986 - Scandalo Iran-Contra


Scandalo Iran-Contra: la rivista libanese Ash-Shiraa riporta che gli USA hanno venduto di nascosto armi all'Iran, allo scopo di assicurarsi il rilascio di sette ostaggi americani tenuti prigionieri da gruppi libanesi filo-iraniani
L'Iran-Contras affair (noto anche col nome di Irangate) è lo scandalo politico che nel 1985-1986 coinvolse alti funzionari dell'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan accusati dell'organizzazione di un traffico illegale di armi con l'Iran. I proventi di questa operazione erano serviti a finanziare l'opposizione violenta dei Contras al governo sandinista del Nicaragua. La vendita di armi all'Iran era stata pianificata puntando al rilascio di alcuni ostaggi statunitensi in quel momento nelle mani di Hezbollah in Libano, legati all'Iran.
L'Iran, all'epoca impegnato nella guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein, pur violentemente antiamericano era molto suscettibile alle offerte di materiale USA, visto che la maggior parte delle sue forze armate erano equipaggiate proprio con veicoli e armi fabbricate negli Stati Uniti, acquistate dallo shah Mohammed Reza Pahlavi prima della sua cacciata.
L'Iran aveva cercato di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, rivolgendosi alla Siria (nemica dell'Iraq per la forte rivalità fra Assad e Hussein), la Libia di Gheddafi e la Cina ma ciononostante i missili anticarro TOW ed i pezzi di ricambio per le batterie antiaeree HAWK erano assolutamente necessari allo sforzo bellico.
In un primo momento gli USA non trasferirono direttamente materiale, ma si limitarono a rivelare al governo di Teheran la localizzazione di magazzini segreti di pezzi di ricambio e munizioni che la paranoia dello Shah aveva fatto installare in sperdute località iraniane, curando che solo alcuni fedelissimi ufficiali (tutti fuggiti durante la rivoluzione) ne conoscessero l'ubicazione.
In seguito, esauriti i 'depositi segreti', gli USA si dimostrarono disposti a fornire armi e munizioni "ex novo", ma decisero di farlo in maniera segreta e al di fuori del controllo del Congresso (che secondo le leggi deve approvare ogni aiuto militare a potenze estere) in modo da destinare i proventi di tale traffico al sostegno delle operazioni di guerriglia e terrorismo in America Centrale.
Nel novembre del 1986 un giornale libanese rivelò l'esistenza del traffico clandestino. Le indagini effettuate fecero collegare la situazione con la parallela operazione segreta in Nicaragua. Nel novembre del 1987 una commissione d'inchiesta con a capo l'ex senatore John Tower emise una dura condanna all'operato del Presidente, non provando con certezza la conoscenza da parte sua dei finanziamenti illegali ai Contras.
Nel 1992 il Presidente George Bush sr., vicepresidente nel momento dello scandalo e sospettato di essere coinvolto nello stesso, concesse un'amnistia a tutti gli alti ufficiali indiziati o condannati per la questione Iran-Contras.

02 novembre, 2010

PROMEMORIA 2 novembre 2004 Viene ucciso il regista olandese Theo van Gogh


Viene ucciso il regista olandese Theo van Gogh, nipote del celebre pittore. L'uomo aveva girato un film sulla violenza sulle donne nel mondo islamico, e subito dopo aveva ricevuto minacce mentre contro il film si erano espressi molti esponenti musulmani d'Olanda. Per l'omicidio è stato arrestato un uomo di origine marocchina.
Theo van Gogh (L'Aia, 23 luglio 1957 – Amsterdam, 2 novembre 2004) è stato un regista, attore, produttore televisivo e pubblicista olandese, discendente del fratello del celebre pittore Vincent van Gogh, assassinato da Mohammed Bouyeri, esponente del Gruppo Hofstad.
Van Gogh fu assassinato il 2 novembre 2004 alle ore 8:45, nella parte est di Amsterdam[3]. Il suo assassino, in possesso di doppia cittadinanza marocchina e olandese, vestito con una djellaba, un indumento tradizionale arabo, per rimarcare la sua appartenenza culturale, gli sparò otto colpi di pistola e successivamente gli tagliò la gola in pieno centro di Amsterdam per eseguire una fatwa legata alla pubblicazione del suo cortometraggio Submission ("Sottomissione", uno dei possibili modi di tradurre il termine arabo "Islam")

01 novembre, 2010

‎35 ANNI FA VENIVA UCCISO AD OSTIA, NELLA NOTTE TRA L'1 E IL 2 DI NOVEMBRE PIER PAOLO PASOLINI


35 ANNI FA VENIVA UCCISO AD OSTIA, NELLA NOTTE TRA L'1 E IL 2 DI NOVEMBRE PIER PAOLO PASOLINI
Ricordando Pasolini Alberto Moravia scriveva « La sua fine è stata al tempo stesso simile alla sua opera e dissimile da lui.
Simile perché egli ne aveva già descritto, nella sua opera, le modalità squallide e atroci, dissimile perché egli non era uno dei suoi personaggi, bensì una figura centrale della nostra cultura, un poeta che aveva segnato un'epoca, un regista geniale, un saggista inesauribile. »35 anni dopo Pier Paolo Vive attraverso la sua opera e forse oggi anche i suoi detrattori di allora ammettono il valore dello scrittore e dell'uomo!!!

Scuola: al via il primo premio fotografico “La mia Provincia


Scuola: al via il primo premio fotografico “La mia Provincia”

È partita la prima edizione del Premio fotografico “La mia Provincia” rivolto a tutti gli studenti degli istituti di scuola secondaria di secondo grado di Roma e provincia. Ad annunciarlo è l’Assessore alle Politiche scolastiche della Provincia di Roma, Paola Rita Stella.

Il Premio, ha spiegato l’Assessore Stella “si svolge nell’ambito delle attività dell’Osservatorio della Fotografia con il patrocinio del Senato della Repubblica e si pone un duplice obiettivo: far emergere il rapporto dei ragazzi con il proprio territorio attraverso il loro ‘occhio fotografico’ e individuare e valorizzare giovani talenti”.

I singoli studenti potranno partecipare presentando un massimo di cinque opere da inviare direttamente al sito dell’Osservatorio.

Le foto, a colori o in bianco e nero, dovranno essere realizzate in un luogo pubblico, esclusivamente nei Comuni del territorio della Provincia di Roma o della Capitale; le sezioni del concorso saranno infatti due e riguarderanno Roma città e Comuni del territorio provinciale.

Le opere saranno soggette ad una prima selezione per voto popolare che si svolgerà on line dal 1° al 20 marzo 2011 attraverso il sito www.osservatoriofotografia.it, al termine della quale le 12 opere più votate verranno sottoposte al giudizio di una giuria qualificata presieduta dal fotografo Piergiorgio Branzi.

Verranno premiati il 1°, 2° e 3° di ogni sezione con un buono spesa per materiale fotografico.

Le foto potranno essere inviate fino al 28 febbraio 2011.

Per informazioni tecniche:

premio.lamiaprovincia@osservatoriofotografia.it e f.silvani@provincia.roma.it

PROMEMORIA 1 novembre 835 - La festa di Ognissanti viene spostata dal 13 maggio al 1º novembre da Papa Gregorio IV


La festa di Ognissanti viene spostata dal 13 maggio al 1º novembre da Papa Gregorio IV
La festa di Ognissanti, nota anche come Tutti i Santi, è una solennità che celebra insieme la gloria e l'onore di tutti i Santi (canonizzati e non).
Ognissanti è anche una espressione rituale cristiana per invocare tutti i santi e martiri del Paradiso, noti o ignoti che siano.
La festa cattolica (in latino: Festum Omnium Sanctorum) cade il 1º novembre, seguita il 2 novembre dalla Commemorazione dei Defunti, ed è una festa di precetto che prevedeva una veglia e un'ottava nel calendario della forma straordinaria del rito romano.
La festa di Ognissanti celebrata dalla Chiesa ortodossa d'Oriente cade invece la prima domenica dopo la Pentecoste e, in quanto tale, segna la chiusura del ciclo pasquale.
Storia
Le commemorazioni dei martiri, comuni a diverse Chiese, cominciarono ad esser celebrate nel IV secolo. Le prime tracce di una celebrazione generale sono attestate ad Antiochia, e fanno riferimento alla Domenica successiva alla Pentecoste. Questa usanza viene citata anche nella settantaquattresima omelia di Giovanni Crisostomo (407) ed è preservata fino ad oggi dalla Chiesa Ortodossa d'Oriente.
Come data di celebrazione della festività fu scelto il 1º novembre per farla coincidere con il Samhain, l'antica festa celtica del nuovo anno, a seguito di richieste in tal senso provenienti dal mondo monastico irlandese. Secondo le credenze celtiche durante la celebrazione del Samhain, i morti avrebbero potuto ritornare nei luoghi che frequentavano mentre erano in vita, e celebrazioni gioiose erano tenute in loro onore. Da questo punto di vista le antiche tribù celtiche erano un tutt'uno col loro passato ed il loro futuro. Questo aspetto della festa non fu mai eliminato pienamente, nemmeno con l'avvento del Cristianesimo che infatti il 2 novembre celebra i defunti.
Papa Gregorio III (731-741) scelse il 1º novembre come data dell'anniversario della consacrazione di una cappella a San Pietro alle reliquie "dei santi apostoli e di tutti i santi, martiri e confessori, e di tutti i giusti resi perfetti che riposano in pace in tutto il mondo". Arrivati ai tempi di Carlo Magno, la festività novembrina di Ognissanti era diffusamente celebrata.
Il 1º novembre venne decretato festa di precetto da parte del re franco Luigi il Pio nell'835. Il decreto fu emesso "su richiesta di papa Gregorio IV e con il consenso di tutti i vescovi".