23 maggio, 2010

PROMEMORIA 23 maggio 1992 Strage di Capaci: una bomba fa saltare l'autostrada mentre transitavano le auto del giudice Giovanni Falcone e della scorta


Strage di Capaci: una bomba fa saltare l'autostrada mentre transitavano le auto del giudice Giovanni Falcone e della scorta.
La Strage di Capaci è l'espressione di lingua italiana, coniata dai Media e ormai di uso comune, con cui si indica l'attentato mafioso in cui il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci e a pochi chilometri da Palermo, persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, anch'ella magistrato, e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
L'espressione "Strage di Capaci" è in effetti errata: è vero che la strage avvenne nei pressi dello svincolo autostradale di Capaci ma il luogo si trova nel territorio del comune di Isola delle Femmine. In siciliano l'espressione utilizzata per indicare l'eccidio è "l'attintatuni", "il grande attentato".
Nel tragico attentato sono rimasti illesi altri quattro componenti del gruppo al seguito del magistrato: l'autista giudiziario Giuseppe Costanza (seduto nei sedili posteriori dell'auto blindata guidata da Falcone) e gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.
Gli esecutori materiali del delitto furono almeno cinque uomini (tra cui Pietro Rampulla che confezionò e posizionò l'esplosivoe Giovanni Brusca, che fu la persona che fisicamente azionò il telecomando al momento del passaggio dell'auto blindata del magistrato, che tornava da Roma)

I mafiosi avevano riempito di tritolo un tunnel scavato sotto l'autostrada (per assicurarsi la buona riuscita del delitto, ne misero circa 500 kg, come punto di riferimento gli attentatori presero un frigorifero bianco posto ai lati della strada) nel tratto che collega l'aeroporto di Punta Raisi (oggi "Aeroporto Falcone-Borsellino") al capoluogo siciliano. A tutt'oggi sono conosciuti soltanto i nomi degli esecutori materiali della strage, poiché le indagini mirate a scoprire i mandanti ed eventuali intrecci di natura politica non hanno prodotto risultati significativi.
La strage di Capaci, festeggiata dai mafiosi nel carcere dell'Ucciardone, [8]ha segnato una delle pagine più tragiche della lotta alla mafia ed è strettamente connessa al successivo attentato di cui rimase vittima il giudice Paolo Borsellino, amico e collega di Falcone.
Le stragi provocarono una reazione di sdegno nell'opinione pubblica, oltre che l'intensificazione della lotta antimafia, con il conseguente moltiplicarsi dei pentiti e la cattura di latitanti quali Totò Riina

Per la strage sono stati riconosciuti colpevoli nel maggio del 2002 24 imputati, mentre nel 2008 la prima sezione penale della Cassazione ha condannato 12 persone in quanto mandanti di entrambe le stragi: Salvatore Montalto, Giuseppe Farinella e Salvatore Buscemi, Giuseppe Madonia, Giuseppe Montalto, Carlo Greco, Pietro Aglieri, Benedetto Santapaola, Mariano Agate, Benedetto Spera, Antonino Giuffrè e Stefano Ganci.

22 maggio, 2010

Al via Eco Bike Tour 2010


Al via Eco Bike Tour 2010

Dopo il maltempo dello scorso fine settimana ed il conseguente rinvio della manifestazione, sabato 22 maggio 2010, atterrerà finalmente ad Ostia Eco Bike Tour 2010.

Dopo il successo della prima edizione dell’anno precedente ed a coronamento di mesi di attività e laboratori svolti nelle scuole del territorio, si terrà l’evento conclusivo di un progetto di sensibilizzazione ed attivazione sui temi dell’ecologia e dello sviluppo sostenibile di anno in anno sempre più ricco e coinvolgente.

Nell’evento, articolato in una manifestazione in bicicletta che attraverserà le vie di Ostia e in una Eco Festa che proseguirà per l’intera giornata, si renderà visibile il prezioso lavoro svolto nelle aule scolastiche e sul territorio. In tal modo emergerà il punto di vista dei bambini e delle bambine portando alla luce bisogni, proposte e progetti, delineando nuove traiettorie di sviluppo sostenibile.

Soltanto attraverso una rinnovata sinergia fra tutti gli attori sociali presenti sul territorio ed una maggiore attenzione alle esigenze dei più piccoli si può realizzare, infatti, una città diversa e migliore costruendo una nuova idea di cittadinanza includente ed attiva.

Il programma dell’iniziativa prevede un appuntamento alle ore 9.00 nel cortile della scuola Capo delle Armi (via Capo Argentiera – Lido Nord), per una biciclettata che attraverserà le vie del territorio per circa 6 Km, toccando diversi punti sensibili e terminando presso il Parco 25 Novembre (via Pietro Rosa).

Nel frattempo presso il Parco “25 Novembre” si terrà, a partire dalle ore 9,30, fino al tramonto, una grande Eco Festa con giochi e laboratori a tema, stand espositivi, musica ed esibizioni.

PROMEMORIA 22 maggio 1978 - Italia: è approvata la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza (legge n. 194/78) sull'aborto.


Italia: è approvata la legge sull'interruzione volontaria della gravidanza (legge n. 194/78) sull'aborto.
La legge 194 [modifica]
La legge italiana sulla IVG è la Legge n.194 del 22 maggio 1978 (detta anche più semplicemente "la 194") con la quale sono venuti a cadere i reati previsti dal titolo X del libro II del codice penale con l'abrogazione degli articoli dal 545 al 555, oltre alle norme di cui alle lettere b) ed f) dell'articolo 103 del T.U. delle leggi sanitarie.
La 194 consente alla donna, nei casi previsti dalla legge (vedi sotto), di poter ricorrere alla IVG in una struttura pubblica (ospedale o poliambulatorio convenzionato con la Regione di appartenenza), nei primi 90 giorni di gestazione; tra il quarto e quinto mese è possibile ricorrere alla IVG solo per motivi di natura terapeutica.
Il prologo della legge (art. 1), recita:
Lo Stato garantisce il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, riconosce il valore sociale della maternità e tutela la vita umana dal suo inizio.
L'interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.
Lo Stato, le regioni e gli enti locali, nell'ambito delle proprie funzioni e competenze, promuovono e sviluppano i servizi socio-sanitari, nonché altre iniziative necessarie per evitare che l'aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite.
L'art. 2 tratta dei consultori e della loro funzione in relazione alla materia della legge, indicando il dovere che hanno della donna in stato di gravidanza:
informarla sui diritti garantitigli dalla legge e sui servizi di cui può usufruire;
informarla sui diritti delle gestanti in materia laborale;
suggerire agli enti locali soluzioni a maternità che creino problemi;
contribuire a far superare le cause che possono portare all'interruzione della gravidanza.
Nei primi novanta giorni di gravidanza il ricorso alla IVG è permesso alla donna quando
circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito (art. 4).
Come risulta dalle formule usate dalla legge, le possibilità di accedere alla IVG nei primi novanta giorni sono limitate solo ai casi in cui la gravidanza comporterebbe un serio, ed evidentemente oggettivo, pericolo per la salute fisica o psichica della donna in stato di gravidanza. Risulta, dunque, errato ritenere che la legislazione italiana permetta alla donna piena libertà di accedere alla IVG durante il primo trimestre di gravidanza.
La IVG è permessa dalla legge anche dopo i primi novanta giorni di gravidanza (art. 6):
quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;
quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.
Le minori e le donne interdette devono ricevere l'autorizzazione del tutore o del tribunale dei minori per poter effettuare la IVG. Ma, al fine di tutelare situazioni particolarmente delicate, la legge 194 prevede che (art.12)
...nei primi novanta giorni, quando vi siano seri motivi che impediscano o sconsiglino la consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela, oppure queste, interpellate, rifiutino il loro assenso o esprimano pareri tra loro difformi, il consultorio o la struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, espleta i compiti e le procedure di cui all'articolo 5 e rimette entro sette giorni dalla richiesta una relazione, corredata del proprio parere, al giudice tutelare del luogo in cui esso opera. Il giudice tutelare, entro cinque giorni, sentita la donna e tenuto conto della sua volontà, delle ragioni che adduce e della relazione trasmessagli, può autorizzare la donna, con atto non soggetto a reclamo, a decidere la interruzione della gravidanza.
La legge stabilisce che le generalità della donna rimangano anonime.
La legge prevede inoltre che "il medico che esegue l'interruzione della gravidanza è tenuto a fornire alla donna le informazioni e le indicazioni sulla regolazione delle nascite" (art. 14).
Il ginecologo può esercitare l'obiezione di coscienza. Tuttavia il personale sanitario non può sollevare obiezione di coscienza allorquando l'intervento sia "indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo" (art. 9, comma 5).
La donna ha anche il diritto a lasciare il bambino in affido all'ospedale per una successiva adozione, e a restare anonima.
Questa legge è stata confermata dagli elettori con una consultazione referendaria il 17 maggio 1981.

21 maggio, 2010

L'Assessore D'Elia presenta il progetto "Donne Multietniche"


L'Assessore D'Elia presenta il progetto "Donne Multietniche"

L'arte come possibile via di riscatto e come strada per il reinserimento nella società una volta usciti dal carcere. È il progetto "Donne Multietniche - L' arte è un linguaggio senza barriere. E senza sbarre" presentato dall'assessore alle Politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D'Elia.

Nato dalla collaborazione fra Unicoop Tirreno, il penitenziario di Rebibbia e il liceo statale d'Arte Roma2, patrocinato dal ministero della Giustizia, dal Garante per i Diritti dei detenuti, dalla Regione Lazio e dalla Provincia di Roma il corso è stato illustrato a Palazzo Valentini alla presenza del Garante dei Detenuti del Lazio, Angiolo Marroni, e del responsabile delle politiche sociali Unicoop Tirreno, Massimo Favilli. Le donne di Rebibbia hanno imparato, seguendo lezioni specifiche, tre tipi differenti di decorazione su ceramica, su stoffa e su multimateriali.

Una volta venute a contatto con questa nuova tecnica decorativa le detenute (italiane, argentine, lituane, brasiliane, uruguaiane e romene) hanno creato vere e proprie opere d'arte che saranno esposte e vendute (il ricavato andrà alle stesse detenute per comprare altri materiali necessari per nuove creazioni) nei punti Coop della Capitale, Laurentina e Bettini (21 e 22 maggio), Casilina e Colli Aniene (28 e 29 maggio).

"Questo corso è il recupero di se stessi - ha detto D'Elia - le carceri devono essere un luogo di crescita e di formazione perchè bisogna rieducare e investire sulla cultura per un reinserimento una volta fuori dal carcere".

Le donne che delinquono in Italia sono il 5% della popolazione carceraria e di questo solo l'1% agisce autonomamente.

"Per loro - afferma Marroni - vuol dire essere parte integrante di una società dove, prima o poi, torneranno".

Le detenute, oltre ad esprimersi attraverso una forma d'arte, hanno avuto infatti la possibilità di imparare un mestiere che potrebbe essere loro utile per un reinserimento nel mondo lavorativo una volta terminato il periodo di detenzione.

PROMEMORIA 21 maggio 2002 - L'Arma dei Carabinieri viene elevata a rango di Forza Armata.


L'Arma dei Carabinieri viene elevata a rango di Forza Armata.
L'Arma dei Carabinieri è una delle quattro forze armate italiane, con collocazione autonoma nell'ambito del Ministero della Difesa. È una forza militare di polizia in servizio permanente di pubblica sicurezza. Per via della sua doppia natura di forza militare e forza di polizia le sono devoluti compiti militari in cui concorre alla difesa del territorio italiano, garantisce la sicurezza delle rappresentanze diplomatiche italiane all'estero, partecipa alle operazioni militari in Italia e all'estero sulla base della pianificazione d'impiego stabilita dal capo di Stato Maggiore della Difesa, esercita le funzioni di polizia militare nonché, ai sensi dei codici penali militari, di polizia giudiziaria militare alle dipendenze della giustizia militare; nell'ambito dei poteri di polizia esercita le funzioni di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza.
Nel 2006 l'Arma dei Carabinieri contava un totale di 112.226 persone di cui 709 donne così ripartite: 3.862 ufficiali, 29.034 ispettori, 19.156 sovrintendenti, 58.843 appuntati e carabinieri, 1.331 allievi.

Elevamento a forza armata autonoma
I Carabinieri fino all'anno 2000 erano parte integrante dell'Esercito Italiano con il rango di arma (definita «prima arma dell'Esercito»), attraverso l'art. 1 della legge delega 31 marzo 2000, n. 78 i Carabinieri vengono elevati a forza armata autonoma con rango di forza armata, nell'ambito del Ministero della difesa.
Nonostante il nuovo rango di forza armata secondo i principi stabiliti dalla legge 18 febbraio 1997, n. 25 sui vertici militari, ancora in vigore, non è concesso a un ufficiale dei Carabinieri di ricoprire la carica di capo di Stato Maggiore della Difesa che può essere assunta solo da un ufficiale (con determinato grado) dell'Esercito, della Marina o dell'Aeronautica.
Dall'anno di elevamento al rango di Forza Armata al pari delle altre, anche l'Arma dei Carabinieri ha come Comandante Generale un Ufficiale Generale proveniente dai suoi ranghi. Il primo Comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri, proveniente dalle sue stesse fila, è stato il Generale di Corpo d'Armata Luciano Gottardo. In precedenza il Comandante Generale dell'Arma era tratto da Ufficiali Generali in possesso di peculiari caratteristiche provenienti dall'Esercito.

20 maggio, 2010

Children no more: matite contro la violenza sui minori


Children no more: matite contro la violenza sui minori

La mostra curata da Alessandro Dezi e Fiorenza Filippi, per conto dell’Associazione “Karibu Onlus” di Colleferro (Roma), intende denunciare ogni forma di violenza sui minori, attraverso un’esposizione itinerante di centotrentanove tavole d’illustrazione e di fumetto dal titolo “Children No More - matite contro la violenza dei minori”.

La mostra – allestita a Palazzo Valentini presso la Sala Egon Von Furstenberg – sarà aperta al pubblico fino al 25 maggio prossimo e si potrà visitare con ingresso libero nei seguenti orari: dal lunedì al venerdì ore 10 – 19; sabato dalle 10 alle 13; domenica chiuso.

Nella convinzione che il fumetto rappresenti uno dei linguaggi di comunicazione più vicino al mondo dei minori, l’Associazione e i curatori hanno scelto tale modalità di rappresentazione del fenomeno per aumentare nella popolazione giovanile la consapevolezza dei diritti e degli eventuali abusi, superando l’intermediazione del mondo degli adulti, artefici delle violazioni.

L’iniziativa è stata promossa dall’assessorato provinciale alle Politiche della scuola: “Sono orgogliosa – ha dichiarato l’Assessore Paola Rita Stella - di promuovere questa mostra e sono consapevole della forza comunicativa dei mezzi artistici. Si tratta di un’iniziativa ammirevole e spero che il suo messaggio entri nelle nostre coscienze, affinché il rispetto e la tutela dell’infanzia diventino elementi fondanti dei nostri pensieri e delle nostre azioni.”

Gli artisti partecipanti (importanti nomi nazionali e internazionali legati al mondo del fumetto) si propongono, attraverso le loro opere, di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla grave piaga sociale esistente: la negazione dei diritti dei bambini.

L’intero corpus della mostra si pone come una vera e propria denuncia sociale. Ogni singola tavola descrive un unico, tragico, momento di violenza minorile e al contempo s’incastra in un contesto ben più ampio e globale di abbrutimento delle coscienze civili e della natura umana.

Durante il percorso si possono osservare tavole in cui viene descritta la terribile realtà della violenza domestica sui figli, la barbarie della pedofilia e del conseguente infame business pedopornografico.

Sono presenti illustrazioni che mettono in evidenza le condizioni d’esistenza disumane che spingono bambini - specie nelle nazioni in via di sviluppo - ad accettare la mercificazione del proprio corpo con l’aberrante sviluppo della pratica del “turismo sessuale” e di lavori sottopagati e massacranti.

Infine, la mostra invita a riflettere sulla manipolazione infida e consapevole dei mass media sulle menti recettive più malleabili dei giovani, sui bambini soldati impiegati nei sanguinosi conflitti armati di mezzo mondo e sulle piccole vittime civili degli stessi.

Fra tutte le violenze possibili, la Karibu Onlus ha scelto di occuparsi, nello specifico, di quelle
riguardanti il mondo minorile perché ritiene che proprio sui minori di oggi si basi l’equilibrio di tutte le società di domani.

La figura adulta - anche quella genitoriale - che compie atti di violazione, mina fiducia e prospettive nel futuro del bambino, condannandolo ad un’esistenza di rassegnazione, confusione interiore e dolore profondo che ne farà un adulto non equilibrato e sicuramente infelice.

L’Associazione, insieme a tutti coloro che si uniscono al messaggio di Children No More, considera i bambini Patrimonio dell’Umanità e ne chiede la tutela.

info: http://childrennomore.blogspot.com/

PROMEMORIA 20 maggio 1999 - Omicidio D'Antona: a Roma le BR uccidono Massimo D'Antona, docente di diritto del lavoro alla Sapienza.


Omicidio D'Antona: a Roma le BR uccidono Massimo D'Antona, docente di diritto del lavoro all'Università "La Sapienza" di Roma.
L'omicidio D'Antona fu eseguito dalle Nuove BR il 20 maggio 1999 in via Salaria a Roma.
Ricostruzione giudiziaria dei fatti

Il professor Massimo D'Antona, consulente del Ministero del Lavoro e docente di diritto del lavoro all'Università degli studi di Roma "La Sapienza", amministratore delegato dell'ENAV fino al 1998, verso le 8.30 di mattina, stava recandosi al lavoro nello studio di via Salaria. I brigatisti rossi Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce, in attesa dentro un furgone Nissan, scendono e lo apostrofano. Secondo la deposizione di Cinzia Banelli, fu Galesi, armato di una pistola automatica calibro 9x19 senza silenziatore, a far fuoco su D'Antona, svuotando i 9 colpi del caricatore sul professore e infliggendogli il colpo di grazia al cuore. I due si danno poi alla fuga, e poco dopo arrivano i soccorsi: il ricovero al Policlinico Umberto I è però inutile, e il medico dichiara nel certificato di morte che D'Antona si è spento alle 9.30 di mattina.
Poche ore dopo, arriva la rivendicazione, 14 pagine stampate fronte retro, con la stella a cinque punte e il gergo criptico e oscuro tipico delle Nuove brigate Rosse.[1] Rispetto a similari rivendicazioni degli anni di piombo, oltre all'appariscente differenza costituita dalla dicitura "SIM" sostituita da "Borghesia Internazionale", si rileva un netto peggioramento dello stile, una qualità letteraria più bassa, una maggior tortuosità nell'espressione.[2]

Esito processuale

L'8 luglio 2005 la Corte d'assise di Roma, presieduta da Marco D'Andria, emette il verdetto: ergastolo per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma; Federica Saraceni assolta dall'accusa di concorso nell'omicidio, ma condannata a 4 anni e 8 mesi perché ritenuta responsabile di associazione sovversiva. Quattro assoluzioni: Alessandro Costa e Roberto Badel non sono stati ritenuti colpevoli di banda armata; i fratelli Maurizio e Fabio Viscido sono stati prosciolti dall'accusa di banda armata. Per Costa e Badel è stata disposta la scarcerazione dal presidente della Corte.

Conseguenze politiche e sociali

L'omicidio D'Antona riapre la stagione degli omicidi delle BR (Brigate Rosse), ad 11 anni da quello di Roberto Ruffilli.
Seguiranno l'omicidio Biagi, in cui è nuovamente implicata la Lioce, e la sparatoria sul treno del 2 marzo 2003 che costerà la vita a Emanuele Petri, un sovrintendente della PolFer, e del brigatista rosso Mario Galesi. L'azione, scaturita da un normale controllo presso Castiglion Fiorentino, ha portato alla cattura della Lioce. Quest'ultima farà poi trovare un covo a Roma, in un locale in affitto di proprietà di Diana Blefari Melazzi.

19 maggio, 2010

PROMEMORIA 19 maggio 1536 - Anna Bolena, la seconda moglie di Enrico VIII d'Inghilterra, viene decapitata con la falsa accusa di adulterio


Anna Bolena, la seconda moglie di Enrico VIII d'Inghilterra, viene decapitata con la falsa accusa di adulterio.
Anna Bolena, in inglese Anne Boleyn (1501 o 1507 – Torre di Londra, 19 maggio 1536), fu la seconda moglie e regina consorte di Enrico VIII, oltre che la madre della regina Elisabetta I d'Inghilterra. Il suo matrimonio con Enrico VIII fu causa di considerevoli sconvolgimenti politici e religiosi.
Anna passò gli ultimi giorni della sua vita rinchiusa nella torre di Londra alternando crisi nervose a stati di quiete estrema. La leggenda della ritrovata pace spirituale, che per temperamento e vicende circostanti Anna non ebbe mai in vita, è posteriore alla sua morte ed è attribuita ad un poeta anonimo con lo scopo di dipingere Anna come una vittima della bramosia del re. Ella giurò due volte sui sacramenti che era innocente di tutte le accuse portate a suo carico. Il 19 maggio 1536 Anna venne decapitata con un solo colpo di spada nella Torre di Londra. Prima della morte scherzò dicendo che: "Ho sentito dire che il boia è molto bravo, e il mio collo è sottile". Il boia, un esperto spadaccino francese richiesto espressamente dal re, come ultimo dono alla donna che aveva amato, era giunto a Londra d'oltre Manica, ed era ritenuto un giustiziere rapido ed eccellente. Anna scelse un vestito scuro per la sua esecuzione, con una sottoveste cremisi. Sul patibolo perdonò quelli che l'avevano mandata a morte, e pregò per suo marito. Venne bendata, e mentre si stava inginocchiando la sua testa cadde con un solo colpo.
Il suo corpo e la testa recisa furono sepolti in una tomba senza nome nella cappella della Chiesa di San Pietro ad Vincula. Sotto il regno della regina Vittoria il suo corpo fu identificato e sepolto nella cappella sotto il pavimento marmoreo.

18 maggio, 2010

PROMEMORIA 18 maggio 1999 - Carlo Azeglio Ciampi inizia il suo mandato di presidente della Repubblica


Carlo Azeglio Ciampi inizia il suo mandato di presidente della Repubblica.
arlo Azeglio Ciampi (Livorno, 9 dicembre 1920) è un economista e politico italiano, decimo presidente della Repubblica dal 18 maggio 1999 al 10 maggio 2006.
È stato governatore della Banca d'Italia dal 1979 al 1993, presidente del Consiglio dei ministri e ministro del turismo e dello spettacolo ad interim (1993-1994) e ministro del tesoro e del bilancio (1996-1999). Con la fine del suo mandato presidenziale è diventato senatore a vita. Primo presidente del Consiglio e primo capo dello Stato non parlamentare nella storia della Repubblica, Ciampi fu anche il secondo presidente eletto dopo essere stato governatore della Banca d'Italia preceduto da Luigi Einaudi nel 1948.
Fa parte del coordinamento nazionale del Partito Democratico.

Presidente della Repubblica

La sua candidatura viene avanzata da un vasto schieramento parlamentare e in particolare dall'allora Presidente del Consiglio D'Alema che ottiene, durante le trattative, il benestare dell'opposizione di centro-destra, anche se Ciampi, che non era iscritto in alcun partito, era molto vicino all'Ulivo. Considerato come figura fondamentale per l'entrata nell'Euro e come uno dei ministri più popolari del governo gode anche dell'appoggio del mondo economico e finanziario oltre che della stima dei dirigenti dell'Unione Europea. Il 13 maggio 1999 è stato eletto alla prima votazione, con larga maggioranza (707 voti su 1010), decimo presidente della Repubblica. In questa veste, egli ha cercato di trasmettere agli italiani quel patriottico sentimento nazionale che deriva dalle imprese del Risorgimento e della Resistenza e che si manifesta nell'Inno di Mameli e nella bandiera tricolore.
Ciampi è stato un Presidente che, analogamente a quanto avvenne con Sandro Pertini, ha riscosso sempre un alto indice di gradimento nei sondaggi fatti dai vari Istituti italiani, con una media oscillante tra il 70 e l'80% (il minimo si registrò con il 67% relativo al nord-est del Paese, ossia dove la Lega Nord è più forte). Rimanendo sempre, perciò, una delle figure nelle quali gli italiani riponevano la loro fiducia e rafforzando con la sua figura istituzionale lo stesso ruolo del Presidente della Repubblica.
Come Pertini, anche Ciampi ha assistito ad una finale dell'Italia, infatti il 2 luglio 2000 l'ex Capo dello Stato era presente allo Stadio De Kuip di Rotterdam nella sfortunata Finale di Euro 2000 persa dagli azzurri ai supplementari per 2-1 contro la Francia.
Ha ricevuto, nel 2005, il premio Carlo Magno dalla città tedesca di Aquisgrana per il suo impegno volto a garantire l'idea di Europa unita e pacifica;[5] sempre nel 2005, ha anche ricevuto ad honorem il David di Donatello per la sua volontà di rilanciare il cinema italiano.
In un intervento al Parlamento europeo è stato vivacemente contestato da alcuni europarlamentari della Lega, tra cui Mario Borghezio, scontenti per l'ingresso dell'Italia nella Moneta comune Europea, l'Euro, citato nel discorso del Presidente della Repubblica.
Durante il settennato Ciampi e Signora hanno posto la loro residenza presso il palazzo del Quirinale.
La consorte del Presidente, come raramente accadde in passato, è stata spesso presente agli incontri che il marito ebbe in Italia ed all'estero; "donna Franca", come è stata chiamata, ha fatto alcune dichiarazioni "fuori dal protocollo": hanno fatto discutere le sue esternazioni riguardo la "tv deficiente" e riguardo la bontà e l'affetto dei napoletani ("La gente del sud è più buona e intelligente").
Da più parti a Ciampi è stato chiesto di rimanere Capo dello Stato per un secondo mandato ma egli, seppur lusingato, ha escluso l'ipotesi di un Ciampi bis al Quirinale. Sia il centro destra, sia il centro sinistra, lo hanno più volte ringraziato per il suo operato super partes e come garante istituzionale.
Il 10 febbraio 2006 ha aperto, come da protocollo, i Giochi olimpici invernali di Torino 2006.
Il 3 maggio 2006 con una nota ufficiale dal Quirinale Ciampi ha confermato la sua indisponibilità ad un settennato-bis: i motivi che l'hanno spinto a questa decisione sono l'età avanzata e la convinzione che "il rinnovo di un mandato lungo, quale è quello settennale, mal si confà alle caratteristiche proprie della forma repubblicana del nostro Stato".[6] In effetti, è stato osservato che nessun Presidente della Repubblica è mai stato investito di un secondo mandato.

17 maggio, 2010

Provincia al Forum PA: Patto dei Sindaci per la difesa dell'ambiente. Un anno di "Consumina" a tutela dei cittadini


Provincia al Forum PA: Patto dei Sindaci per la difesa dell'ambiente. Un anno di "Consumina" a tutela dei cittadini

La Provincia di Roma partecipa al Forum PA 2010 con un ricco calendario di incontri ed eventi. L’appuntamento è presso la nuova Fiera di Roma, in Via Portuense, 1645 – 1647, da lunedì 17 a giovedì 20 maggio.

Oggi, nell’ambito del Forum, l’Amministrazione provinciale presenta le azioni messe in campo per promuovere il Patto dei Sindaci, l’iniziativa lanciata dalla Commissione europea per l’energia e il clima.

L’illustrazione del progetto si terrà presso il padiglione 9 - stand 11/a - a partire dalle ore 9,30.

A oggi circa 20 Comuni hanno già aderito al Patto, avviando le procedure per definire il bilancio delle emissioni di CO2 e il Piano di azione per la sostenibilità energetica (SEAP), tra questi: Canale Monterano, Cerveteri, Formello, Genazzano, Ladispoli, Magliano Romano, Manziana, Marcellina, Morlupo, Nazzano, Sacrofano, San Vito Romano, Torrita Tiberina. Altri Comuni hanno manifestato l’interesse al Patto.

La Provincia di Roma, Struttura di supporto della Commissione europea, realizzerà un programma articolato di animazione e assistenza rivolto ai Comuni, avviando la predisposizione del Bilancio di CO2 e promuovendo progetti concreti finalizzati all’efficienza energetica e all’uso delle fonti rinnovabili.

Il workshop sarà un’occasione per fare il punto e confrontarsi sulle iniziative previste.

Per info: pattodeisindaci@provincia.roma.it ; www.sportelloenergia.info

Più in generale va detto che l’Amministrazione provinciale ha organizzato un fitto programma di convegni e workshop, con il coordinamento della Direzione Generale dell’Ente.

Gli appuntamenti promossi dall’Amministrazione di Palazzo Valentini toccano molteplici settori: dai progetti per lo sviluppo sostenibile, alle prospettive di occupazione per i giovani; dalle iniziative messe in campo a tutela dei consumatori, all’illustrazione del Piano Territoriale Generale della Provincia di Roma.

Sempre lunedì 17 maggio, a partire dalle ore 14, si tiene il Convegno sul tema “Dentro i bisogni dei Cittadini: un anno con “Consumina”.

L’incontro consentirà di analizzare l’attività svolta dai nuovi “Centri per la difesa del cittadino consumatore della Provincia di Roma”, punti di ascolto e assistenza collocati negli Outlet di Valmontone e Castel Romano e all’interno dei Centri per l’Impiego.

Martedì 18 maggio, alle ore 14,30, il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti interverrà all’incontro “La multimedialità quale strumento di fruizione dei beni culturali: l’esperienza della Provincia di Roma”, in cui si illustreranno gli ottimi risultati ottenuti attraverso il “percorso multimediale” alla scoperta delle Domus di Palazzo Valentini e le azioni messe in cantiere per valorizzare il patrimonio archeologico dello stabile che è la sede dell’Amministrazione provinciale.

Ad introdurre i lavori, presso lo stand della Provincia, sarà il giornalista scientifico Piero Angela; a coordinare l’incontro sarà il Direttore Generale della Provincia di Roma, Antonio Calicchia.

In programma gli interventi del fisico e divulgatore scientifico, Paco Lanciano e del Dirigente del Servizio VI della Direzione Generale, Roberto Del Signore.

Si ricorda che FORUM PA 2010 è stato promosso paritariamente dal Governo nazionale, attraverso il Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, dalle Province italiane, attraverso UPI e dai Comuni italiani, attraverso ANCI.
Nel corso del tempo questa manifestazione, con oltre venti anni di storia alle spalle, si è affermata come preziosa occasione di incontro e confronto sull’innovazione tra pubbliche amministrazioni centrali e locali, imprese e cittadini sui temi chiave dell'innovazione nel sistema paese e nei sistemi territoriali.

Per conoscere nel dettaglio gli incontri in programma presso lo stand della Provincia di Roma, consultare i documenti allegati.

Per maggiori informazioni sul Forum PA 2010: http://portal.forumpa.it

PROMEMORIA 17 maggio 1944 Battaglia di Monte Cassino: nella notte tra il 17 e il 18 maggio, le truppe inglesi sferrano l'assalto decisivo ai Tedeschi


Seconda guerra mondiale/Battaglia di Monte Cassino: nella notte tra il 17 e il 18 maggio, le truppe inglesi sferrano l'assalto decisivo ai Tedeschi.
Con Battaglia di Montecassino si fa riferimento ad una serie di quattro battaglie combattute durante la seconda guerra mondiale dalle forze Alleate con l'intenzione di fare breccia nella Linea Gustav, assediare Roma e collegarsi con le forze alleate che rimanevano confinate nella zona di Anzio, dopo l'Operazione Shingle. Il teatro delle operazioni, che impegnò i due eserciti dal gennaio al maggio del 1944, comprendeva la città di Cassino, la valle del Liri e i rilievi che portano all'Abbazia di Montecassino, per una area di 20 km².
La cosiddetta Quarta battaglia di Montecassino, nota anche come operazione "Diadem", venne combattuta dal II Corpo d'Armata polacco del Generale Władysław Anders (11-19 maggio). Il primo assalto (11-12 maggio) portò gravi perdite ma il 16 maggio permise all'Ottava armata britannica del Generale Sir Oliver Leese di irrompere tra le linee tedesche nella valle del fiume Liri e per la prima volta di insediare presidi sotto il Monastero.
Il secondo assalto (17-19 maggio), compiuto a scapito di un prezzo immenso da parte delle truppe polacche, spinse i tedeschi della 1° Divisione Paracadutisti fuori dalla loro posizione sulle colline circostanti il monastero riuscendo quasi ad accerchiarli. Nelle prime ore del mattino del 18 maggio una pattuglia di ricognizione di Polacchi del 12° reggimento lancieri prese le rovine dove innalzò la bandiera polacca.
La cattura di Cassino permise alle divisioni britanniche e statunitensi di cominciare l'avanzata verso Roma, che cadde il 4 giugno 1944 pochi giorni prima dello Sbarco in Normandia. L'operazione "Diadem" costò 18.000 perdite agli americani, 14.000 agli inglesi e 11.000 ai tedeschi.

16 maggio, 2010

PROMEMORIA 16 maggio 1975 viene travolto e ucciso in Piazza Dante da una camionetta dei carabinieri il pensionato 62enne Gennaro Costantino, del PCI


Napoli, durante violenti scontri tra forze dell'ordine e dimostranti, viene travolto e ucciso in Piazza Dante da una camionetta dei carabinieri il pensionato 62enne Gennaro Costantino, militante del PCI

15 maggio, 2010

PROMEMORIA 15 maggio 1970 - L'ultimo LP dei Beatles, Let It Be, viene pubblicato negli Stati Uniti.


L'ultimo LP dei Beatles, Let It Be, viene pubblicato negli Stati Uniti.
Let It Be è il titolo dell'ultimo disco - e del relativo brano guida - pubblicato dai Beatles. Registrato pressoché interamente in "presa diretta" (ovvero senza incidere svariate versioni per scegliere la migliore, né prendendo parti delle varie takes o facendo delle sovraincisioni) nel mese di gennaio del 1969, venne distribuito soltanto l'anno successivo, cioè nel 1970, l'anno dello scioglimento ufficiale del gruppo.

Il disco

Sebbene l'ultima fatica in studio dei quattro di Liverpool fosse stata la registrazione di Abbey Road (avvenuta nell'agosto del 1969 nelle sale di registrazione situate appunto in Abbey Road), nella sequenza cronologica della loro discografia Let It Be compare per ultimo: la ragione di questo scambio è peculiare.
Il progetto - originariamente concepito con il titolo Get Back - era stato ideato da Paul McCartney, forse il più attivo e lucido in questa fase della vita del gruppo, come un recupero di quell'impronta rock e dell'approccio live che li aveva caratterizzati all'inizio della loro carriera.
L'idea di fondo era che - al pari del primo disco Please Please Me, registrato in un'unica seduta di 12 ore nel 1962 - i Beatles dovessero abbandonare le strumentazioni elettroniche e le sovraincisioni a vantaggio delle registrazioni in presa diretta.

Le sessioni di registrazione
Così, come nelle intenzioni di Paul McCartney, nel corso delle sessioni di registrazione che si produssero tra il 2 e il 31 gennaio 1969 negli studi di Twickenham prima, e di Savile Row dopo, i Beatles si raccolsero nel tentativo di tornare al rock'n'roll live degli esordi.
Nel corso delle prove, quello che doveva essere l'evento live conclusivo - scartate le proposte di un concerto nel deserto africano o di uno show su una nave nel Mediterraneo per l'opposizione di George Harrison (contrario a concerti dal vivo) e di Ringo Starr (che non ne volle sapere di lasciare l'Inghilterra per l'Africa a causa delle sue intolleranze alimentari) - si trasformò in una performance tenutasi il 30 gennaio 1969 sul tetto dell'edificio di Savile Row, sede della Apple, etichetta di proprietà degli stessi Beatles.
Delle Get Back sessions sono state messe in circolazione tra i collezionisti le registrazioni. L'intero mese di prove è stato infatti registrato da due telecamere che avrebbero dovuto filmare ininterrottamente il processo creativo della band. Tali registrazioni sono illuminanti in merito allo stato di malessere interno al gruppo, nonché per sfatare alcune leggende che attribuiscono a Yoko Ono la colpa dello scioglimento della collaborazione tra i quattro.
Può infatti notarsi come John Lennon fosse fortemente condizionato dall'uso di droghe (eroina) e pervaso da un approccio introspettivo che aveva Yoko come unico riferimento esterno; George Harrison provasse forte disagio nel non vedere seriamente prese in considerazione le canzoni da lui composte e il suo apporto al punto da meditare di formare un gruppo tutto suo con Eric Clapton; Paul McCartney ritenesse di dover comunque andare avanti e scongiurare la rottura definitiva proponendosi quale guida dei quattro.
Nel corso delle prove, George Harrison abbandonò momentaneamente il gruppo in seguito a una furiosa discussione con Paul McCartney. La ripresa del progetto fu possibile soltanto a una condizione: lo spostamento delle sessioni dagli angusti studi cinematografici di Twickenham a quelli più sereni di Savile Row e l'abbandono di qualsiasi progetto di show dal vivo (George cedette tuttavia al concerto sul tetto). Nel medesimo frangente si aggiunse ai Beatles anche il tastierista jazz Billy Preston, che i fab four avevano conosciuto nei primi anni sessanta ad Amburgo. Fu lo stesso George Harrison a coinvolgerlo, in parte per scongiurare i litigi che continuavano a prodursi in seno alla band ma anche per ragioni prettamente tecniche: la decisione di evitare sovraincisioni richiedeva spesso di avere un altro strumentista. L'apporto di Preston servì a rasserenare gli animi e a posporre la rottura definitiva del gruppo.
Finite le prove e registrati i nuovi pezzi iniziò l'odissea del disco. I Beatles - insoddisfatti del risultato sia da un punto di vista compositivo che realizzativo lasciarono il missaggio delle tracce inizialmente all'ingegnere della EMI Glyn Johns che a marzo presentò un acetato che però fu giudicato inutilizzabile dal gruppo, che si era ormai disinteressato al progetto. Un successivo tentativo fu programmato a settembre, ma nuovamente riposto dopo che i Quattro chiesero a George Martin di fare ancora una volta il loro produttore per un nuovo disco (Abbey Road) completamente diverso in stile dal progetto Get Back. Successivamente le registrazioni furono affidate al produttore americano Phil Spector, famoso per il suo "muro del suono", che decise di applicare i suoi metodi, con una postproduzione accentuata.
Fu proprio l'applicazione del "muro del suono" ai pezzi di Let It Be a scatenare l'ennesimo litigio in seno ai quattro. Paul McCartney vide infatti pubblicato il disco con alcuni suoi brani stravolti: soprattutto The Long and Winding Road fu infatti modificata da Spector con l'aggiunta di violini e cori celestiali, mandando su tutte le furie il suo compositore (bisogna però dire che nei concerti degli anni seguenti McCartney suonò la canzone seguendo l'arrangiamento deciso da Spector). L'album fu comunque pubblicato l'8 maggio 1970, quando i Beatles si erano già sciolti. Il disco era abbinato ad un album fotografico costituito da pregevole carta patinata in formato A4, contenente oltre 200 immagini in vario formato scattate da Ethan Russel, che documentavano il lavoro svolto in studio, compresi i momenti di relax.
Nel novembre 2003 venne pubblicato un disco, Let It Be... Naked, che secondo Paul McCartney assomigliava maggiormente al progetto iniziale. Oltre a missaggi diversi dei vari brani, sono state eliminate Dig It e Maggie Mae, e aggiunta al loro posto Don't Let Me Down.
Una nota curiosa: la copertina di Get Back fu scattata nello stesso luogo (il palazzo della EMI) dove era stata presa quella del loro primo album, Please Please Me; la foto, assieme a una foto alternativa del 1962, apparve poi nella copertina delle due raccolte L'album blu e L'album rosso.

14 maggio, 2010

PROMEMORIA 14 maggio 1948 Israele si dichiara stato indipendente e viene istituito un governo provvisorio.


Israele si dichiara stato indipendente e viene istituito un governo provvisorio.

Lo Stato d'Israele (in ebraico: מדינת ישראל[?·info], Medinat Yisra'el; in arabo: دولة اسرائيل, Dawlat Isrā'īl) è uno stato del Vicino Oriente che si affaccia sul Mar Mediterraneo. Confina con l'Egitto a Sud, la Giordania a Est, il Libano a Nord e la Siria a Nord-Est.
La popolazione israeliana superava i sette milioni di abitanti nel 2006. È l'unico Stato a maggioranza ebraica al mondo (circa il 76,4% della popolazione), con una consistente minoranza di arabi (in prevalenza di religione musulmana, ma anche cristiana o drusa).[4]
L'attuale Stato d'Israele è sorto il 14 maggio 1948, alla scadenza del Mandato britannico della Palestina. La Legge Fondamentale del 1980 (Israele, come la Gran Bretagna, non ha una Costituzione scritta) afferma che la capitale è Gerusalemme; tuttavia, lo status di Gerusalemme non è riconosciuto dalla comunità internazionale in quanto territorio occupato, ed è contestato dalla Autorità Nazionale Palestinese che rivendica la parte orientale della città quale sua capitale. Tutti gli Stati che hanno relazioni diplomatiche con Israele mantengono infatti le proprie ambasciate a Tel Aviv o nelle vicinanze, in ossequio a quanto disposto in sede di Consiglio di Sicurezza e Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Ris. ONU 252 (1968) 21 .05. 1968 e Ris.ONU.267 (1969) 03.07.1969.[5]
I suoi confini e la sua stessa esistenza furono oggetto di molti conflitti con i paesi limitrofi. Ad oggi, Israele ha raggiunto accordi ufficiali sui confini solo con Egitto (1979) e Giordania (1994); continuano a non essere mutuamente riconosciuti quelli con Siria e Libano. Resta a tutt'oggi in discussione anche lo status finale di Cisgiordania e Striscia di Gaza (da cui Israele si è ritirata completamente nell'estate del 2005). La comunità internazionale considera come confini internazionali con Siria e Libano quelli vigenti all'epoca dei Mandati tra le due guerre mondiali, e come confine de facto tra Israele e territori palestinesi la Linea verde tracciata al tempo degli armistizi successivi alla guerra arabo-israeliana del 1948.

13 maggio, 2010

PROMEMORIA 13 maggio 1978 - Italia, entra in vigore la legge 180, che abolisce i manicomi


Italia, entra in vigore la legge 180, che abolisce i manicomi.

La legge 180, Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori, del 13 maggio 1978, meglio nota come legge Basaglia (dal suo promotore in ambito psichiatrico, Franco Basaglia) è una nota e importante legge quadro che impose la chiusura dei manicomi e regolamentò il trattamento sanitario obbligatorio, istituendo i servizi di igiene mentale pubblici. Successivamente la legge confluì nella legge 833/78 del 23 dicembre 1978, che istituì il Servizio Sanitario Nazionale.
La legge fu una vera e propria rivoluzione culturale e medica, basata sulle nuove (e più "umane") concezioni psichiatriche, promosse e sperimentate in Italia da Franco Basaglia.
Prima di allora i manicomi erano poco più che luoghi di contenimento fisico, dove si applicava ogni metodo di contenzione e pesanti terapie farmacologiche e invasive, o la terapia elettroconvulsivante (che per alcuni casi viene tuttora utilizzata).
Le intenzioni della legge 180 erano quelle di ridurre le terapie farmacologiche ed il contenimento fisico, instaurando rapporti umani rinnovati con il personale e la società, riconoscendo appieno i diritti e la necessità di una vita di qualità dei pazienti, seguiti e curati da ambulatori territoriali.
La legge 180 demandò l'attuazione alle Regioni, le quali legiferarono in maniera eterogenea, producendo risultati diversificati nel territorio. Nel 1978 solo nel 55% delle province italiane vi era un ospedale psichiatrico pubblico, mentre nel resto del paese ci si avvaleva di strutture private (18%) o delle strutture di altre province (27%).[1]
Di fatto solo dopo il 1994, con il Progetto Obiettivo e la razionalizzazione delle strutture di assistenza psichiatrica da attivare a livello nazionale, si completò la chiusura effettiva dei manicomi in Italia.
Nonostante critiche e proposte di revisione,[2] la legge 180 è ancora la legge quadro che regola l'assistenza psichiatrica in Italia.[3][4]

12 maggio, 2010

"La Provincia delle Meraviglie". Alla scoperta dei tesori nascosti


"La Provincia delle Meraviglie". Alla scoperta dei tesori nascosti

Il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti è intervenuto questa mattina alla presentazione della seconda edizione della 'La Provincia delle Meraviglie. Alla scoperta dei tesori nascosti', presso il Complesso del Vittoriano.

Alla conferenza stampa hanno partecipato l'assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma, Cecilia D'Elia, il delegato per la storia e la memoria della Provincia di Roma, Umberto Gentiloni Silveri e il presidente di Comunicare Organizzando, Alessandro Nicosia.

Arte, archeologia, memoria, cultura e prodotti enogastronomici: sono questi gli elementi che compongono la seconda edizione dell’iniziativa 'La Provincia delle meraviglie', che a partire da oggi fino al 20 giugno proporrà una serie di manifestazioni pensate per valorizzare i tesori nascosti del territorio provinciale.

Tutte le iniziative in calendario sono gratuite.

La rassegna organizzata dalla Provincia di Roma prenderà il via oggi pomeriggio, con l'inaugurazione al Complesso del Vittoriano dell’esposizione 'Ai confini di Roma. Tesori archeologici dei musei della provincia'.

La mostra, che rimarrà allestita fino al 20 giugno, offre ai visitatori oltre 100 reperti archeologici provenienti da 34 musei civici della Provincia.

I reperti in mostra, in particolare, arrivano da 35 Comuni, tra cui Tivoli, Marino, Nemi, Nettuno, Velletri, Cerveteri, Frascati, Fiumicino, Anzio, Tolfa e tanti altri. Diverse le sezioni dell' esposizione: si va dalla 'Terra degli Etruschi', ai 'Centri Latini attorno al Tibur', fino a ' Costeggiando il Tevere' e ' La Valle Latina'.

Domani invece spazio alla storia contemporanea, con l'apertura di una mostra, sempre all'interno del Vittoriano, dedicata alla memoria della seconda guerra mondiale nel territorio provinciale.

L'esposizione, che raccoglierà documenti, foto e filmati relativi ai Comuni della Provincia nei mesi che precedettero la liberazione, è la prima tappa di un progetto tematico curato da Umberto Gentiloni Silveri, delegato provinciale alla Memoria.

Dal 4 al 6 giugno invece all'Auditorium Parco della Musica andranno in scena le produzioni vitivinicole e gli oli, le aziende del territorio provinciale presenteranno i loro prodotti.

"Oggi - ha spiegato il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti presentando la rassegna - proponiamo una mostra con le bellezze archeologiche dei Comuni intorno a Roma: si tratta di una grande operazione culturale, in quanto mai si erano riuniti i beni archeologici di 35 Comuni della provincia".

Per il presidente Zingaretti: "Questa rassegna e' anche una grande occasione di promozione del territorio. Alla base c’è un'idea di sviluppo, crescita e coesione sociale, fondata sulla cultura”. “Bisogna inoltre battere – ha proseguito – quella che io chiamo 'la sindrome del canguro' ovvero quello che succede a molti turisti ma anche a molti romani: per scoprire le bellezze archeologiche saltano dalla capitale all'Umbria, alla Toscana o direttamente all'estero, scordandosi della cintura attorno alla capitale e del suo patrimonio culturale".

"Si tratta della seconda edizione - ha dichiarato l' assessore provinciale alla Cultura, Cecilia D' Elia - dopo il successo dell' anno scorso con le opere del Novecento. Questa mostra porta a Roma tesori custoditi nei musei, quasi tutti civici, dei Comuni dell' hinterland romano per far capire ai turisti, ai romani, ma soprattutto ai cittadini dei territori della provincia, il grande patrimonio che hanno in mano".

Tutti gli eventi in calendario proposti per questa seconda edizione sono accomunati dalla volontà di far conoscere, promuovere e valorizzare gli straordinari “numeri” che il territorio provinciale vanta in termini di cultura e risorse materiali e immateriali.

I musei, le opere d’arte, i manufatti di varie tipologie, le tradizioni vitivinicole e oleicole che determinano la ricchezza della Provincia, si presentano in questa iniziativa in qualità di testimonial capaci di documentare l’affascinante realtà di un territorio dotato di un’offerta culturale e naturalistica di straordinaria varietà.

Il Complesso del Vittoriano, l’Auditorium Parco della Musica, la Galleria Alberto Sordi e la Stazione Termini ma anche 5 Comuni della Provincia - Ariccia, Artena, Genzano, Genazzano, Palombara Sabina - diventeranno per l’intera durata dell’iniziativa, vetrine espositive promozionali che consentiranno ai numerosi turisti, di scoprire e conoscere le superbe ricchezze che caratterizzano i 121 comuni della Provincia.

Tutela ambientale e smaltimento rifiuti: Zingaretti in Israele per conoscere le tecnologie più avanzate


Tutela ambientale e smaltimento rifiuti: Zingaretti in Israele per conoscere le tecnologie più avanzate

Studiare le più innovative infrastrutture per l’ambiente e le tecnologie più evolute per lo smaltimento dei rifiuti ed il riciclaggio. Questo è il senso del viaggio a Tel Aviv, in Israele, della delegazione della Provincia di Roma guidata dal presidente Nicola Zingaretti.
Lunedì il gruppo, accompagnato da Vittorio Pavoncello, presidente della Federazione Italiana Maccabi, ha prima visitato l’Arrow Ecology, una società per il trattamento dei rifiuti solidi urbani che utilizza il sistema idromeccanico per la separazione e la preparazione dei materiali, poi è stata la volta di Miya, un’azienda per il monitoraggio dell' efficienza dell' acqua urbana.
Infine la Zenith Solar, che fabbrica pannelli fotovoltaici da terra in grado di produrre contemporaneamente energia termica ed elettrica. La Zenith, con meno di 30 pannelli solari, mantiene un kibbutz di oltre 1100 persone.

Ha affermato il presidente Zingaretti: "Vogliamo fare un esperimento in provincia di Roma: far diventare un piccolo Comune totalmente autosufficiente dal punto di vista delle energie rinnovabili come questo kibbutz. La green economy è sottoposta a una continua innovazione. Per questo oggi abbiamo voluto incontrare queste aziende tra le più importanti nel settore. Dobbiamo sempre tenerci aggiornati per capire come poter mutuare anche in Italia esperienze straordinarie".

La Provincia di Roma ha investito per lo sviluppo sostenibile oltre 500 milioni di euro attraverso il piano ‘Provincia di Kyoto'.

“Abbiamo scelto di percorrere questa strada - ha aggiunto Zingaretti - e questo viaggio rappresenta una tappa fondamentale per ampliare il nostro bagaglio culturale e nel contempo per stringere nuovi rapporti con quelle aziende che in Israele lavorano con passione e che hanno raggiunto nel mondo risultati di assoluto riguardo".

PROMEMORIA 12 maggio 1977 Roma, durante la manifestazione organizzata dai radicali viene colpita mortalmente Giorgiana Masi


Roma, durante la manifestazione organizzata dai radicali per l'anniversario del referendum sul divorzio, scoppiano tafferugli con le forze dell'ordine. Durante una carica, viene colpita mortalmente Giorgiana Masi, 19 anni: il Ministro degli Interni Francesco Cossiga negherà che gli agenti abbiano usato armi, ma foto sulla stampa mostrano agenti in borghese che sparano ad altezza d'uomo.
Giorgiana Masi (Roma, 6 agosto 1958 – Roma, 12 maggio 1977) è stata una studentessa italiana, uccisa a diciannove anni durante una manifestazione di piazza.

La manifestazione

Il 12 maggio 1977, terzo anniversario del referendum sul divorzio, i Radicali indissero un sit-in in Piazza Navona nonostante fosse in vigore il divieto di manifestazioni pubbliche, decretato dopo la morte dell'agente Settimio Passamonti e il ferimento di cinque agenti di pubblica sicurezza avvenuti durante scontri coi manifestanti il precedente 21 aprile.

All'iniziativa del 12 maggio aderirono i simpatizzanti del movimento degli autonomi per protestare contro la diminuzione degli spazi di espressione politica ed il clima repressivo nei loro confronti. Nelle strade erano presenti centinaia di membri delle forze dell'ordine in assetto antisommossa, coadiuvati da agenti in borghese. Nella giornata scoppiarono diversi incidenti, con lancio di bombe incendiarie e colpi d’arma da fuoco. Nei giorni successivi diverse persone, tra i quali Marco Pannella, sottolinearono nelle loro dichiarazioni la presenza di agenti in borghese nascosti tra i dimostranti.
Nel tardo pomeriggio (il sole era quasi calato poiché nel 1977 l'ora legale entrava in vigore dal 22 maggio), tra le ore 19 e le ore 20, due ragazze e un carabiniere furono raggiunti da proiettili esplosi da Ponte Garibaldi e da altre direzioni: primo a essere colpito, dopo le 19, il carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero)[1] ferito alla mano; verso le 20 vengono colpite Giorgiana Masi, 19 anni, alla schiena da un proiettile calibro 22, deceduta durante il trasporto in ospedale, e Elena Ascione, ferita a una gamba.

Le indagini

L'inchiesta sull'uccisione di Giorgiana Masi e sul ferimento di Elena Ascione e del carabiniere Francesco Ruggeri (o Ruggero) fu chiusa il 9 maggio 1981 dal giudice istruttore Claudio D'Angelo su conforme richiesta del Pubblico Ministero con la dichiarazione di impossibilità di procedere poiché rimasti ignoti i responsabili del reato.
In un estratto della sentenza, riportato dalla stampa[2] il giudice scrive: «...È netta sensazione dello scrivente che mistificatori, provocatori e sciacalli (estranei sia alle forze dell’ordine sia alle consolidate tradizione del Partito Radicale, che della non-violenza ha sempre fatto il proprio nobile emblema), dopo aver provocato i tutori dell’ordine ferendo il sottufficiale Francesco Ruggero, attesero il momento in cui gli stessi decisero di sbaraccare le costituite barricate e disperdere i dimostranti, per affondare i vili e insensati colpi mortali, sparando indiscriminatamente contro i dimostranti e i tutori dell’ordine.».

Riapertura delle indagini

Nel 1998, in seguito alla riapertura delle indagini - da anni sollecitate da più parti, ed affidate al Pm Giovanni Salvi della procura di Roma[3] -, venne riesaminata la pista che riguardava la pistola.
Per l'ex presidente della commissione stragi Giovanni Pellegrino, le parole di Cossiga pronunciate sull'accaduto confermerebbero come "quel giorno ci possa essere stato un atto di strategia della tensione, un omicidio deliberato per far precipitare una situazione e determinare una soluzione involutiva dell'ordine democratico, quasi un tentativo di anticipare un risultato al quale per via completamente diversa si arrivò nel 1992-1993".

La commissione d'inchiesta

Il deputato verde Paolo Cento, nel 1998, presentò una proposta di legge per la costituzione di una commissione che si occupi di "abbattere il muro di omertà, silenzi e segreti attorno all'assassinio della giovane e per individuare chi ha permesso l'impunità dei responsabili".

Polemiche

L’allora ministro dell'interno Francesco Cossiga fu coinvolto in aspre polemiche per l'inadeguata gestione dell'ordine pubblico (vi sono fotografie che mostrano agenti in borghese mimetizzati tra i manifestanti che parrebbero, secondo alcune interpretazioni, sparare ad altezza uomo). Lo stesso Cossiga si dichiarò pronto a dimettersi al manifestarsi di una condizione: avere "le prove che la polizia aveva sparato". Nel 2003 dichiarò, però: "Non li ho mai detti alle autorità giudiziarie e non li dirò mai i dubbi che un magistrato e funzionari di polizia mi insinuarono sulla morte di Giorgiana Masi: se avessi preso per buono ciò che mi avevano detto sarebbe stata una cosa tragica"[4].

La storia della morte di Giorgiana Masi è stata presa a simbolo di molte lotte giovanili contro presunte ingiustizie della polizia e della politica ed è ancor oggi oggetto di forte polemica.
In un'intervista al Corriere della Sera del 25 gennaio 2007 (pag. 25) l'ex Ministro dell'Interno dichiara di essere una delle cinque persone che sono a conoscenza del nome dell'assassino.

Sviluppi successivi

Il 24 ottobre 2008, a seguito ad un'intervista rilasciata dal senatore a vita Francesco Cossiga al Quotidiano Nazionale, nella quale suggeriva l'uso della violenza nei confronti dei manifestanti, la senatrice Radicale (eletta nelle file del Partito Democratico) Donatella Poretti ha deciso di depositare un disegno di legge per l'istituzione d'una commissione d'inchiesta sull'omicidio politico di Giorgiana Masi:
« In una intervista sul Quotidiano Nazionale del 23 ottobre, il Presidente emerito Francesco Cossiga, ha consigliato al Ministro degli Interni di gestire le manifestazioni e le occupazioni delle scuole in corso in questi giorni infiltrando provocatori che suscitino violenza sì da giustificare l’uso contro di loro della forza pubblica.
A maggior ragione ho quindi ritenuto necessario presentare al Senato, dopo una medesima proposta alla Camera dall’On. Maurizio Turco (Radicali Italiani - PD), un Disegno di legge per l’istituzione di una Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti che determinarono, il 12 maggio 1977, la morte della allora diciottenne Giorgiana Masi. Militante Radicale, uccisa da un colpo di pistola vagante, mentre altre persone furono ferite in modo grave, partecipava ad una manifestazione nonviolenta in occasione dell’anniversario della vittoria del referendum sul divorzio. A capo del Viminale allora c’era proprio Francesco Cossiga, che negò in modo categorico che il proiettile vagante potesse essere stato sparato dalla Polizia, nonostante numerose foto e testimonianze inequivocabili abbiano successivamente portato all’identificazione di un poliziotto con tanto di nome e cognome, e immortalato mentre in borghese, vestito con una maglia a strisce, si era infiltrato nella manifestazione per fomentare i disordini.

Il disegno di legge per l’istituzione di una Commissione d’inchiesta su questi fatti ha ricevuto anche l’adesione dei Senatori Marco Perduca, Felice Casson e Gianrico Carofiglio. »
(dal sito web DonatellaPoretti.it)

11 maggio, 2010

Le lotte per la casa a San Basilio fino a metà degli anni ‘80


Le lotte per la casa a San Basilio fino a metà degli anni ‘80
La tradizione delle lotte per la casa e i srervizi solciali a San Basilio ha inizio dell’immediato dopoguerra, quando l’IACP propone alle famiglie della borgata di cedere la proprietà della loro baracca e del terreno circostante dietro il compenso di sessantamila lire. La maggior parte della popolazione rifiuta la proposta e chiede con manifestazioni che vengano costruite nuove case in sostituzione delle baracche fatiscenti del periodo fascista. Questi lotti costruiti nel 1952, insieme a quelli del 1960, formano quasi l’ossatura completa della borgata. Il 23 settembre 1963 centocinquanta persone occupano le case dello IACP, ma viene subito la polizia w lw fa sgombrare; nel maggio 1964 vengono occupate le case di via Jesi. Nel frattempo San Basilio si inserisce nel consiglio della Tiburtina a partecipa il 30 settembre 1965 ad una grande marcia cittadina per la casa a cui seguono nell’ottobre delle manifestazioni per rivendicare il decentramento amministrativo del comune. Anche nel 1967 San Basilio, insieme ad altri quartieri, picchetta il Campidoglio. Nel 1968 alcuni baraccati occupano sessantaquattro appartamenti a Casalbruciato; ne segue lo sgombero, come per le sedici famiglie del quartiere che avevano accupato le case dello IACP. Un anno dopo nasce il comitato di agitazione borgate e al suo interno si forma il comitato di lotta per la casa San Basilio. Nel marzo 1971, trecentocinquanta famiglie di San Basilio e del Borghetto Prenestino occupano a Casalbruciato deu palazzine del comune ed altre private. Ne deriva uno scontro con la polizia che dalle case si trasferisce al quartiere. Nel 1974 gli abitanti di San Basilio, insieme con molti altri senza casa, occupano alcuni edifici del lotto 23 bis per ottenere dal Comune l’assegnazione dell’alloggio o a San Basilio o altrove. Ciò crea difficoltà e tensioni con i reali assegnatari in base alle liste di attesa. Dopo diverse scaramucce tra i dimostranti e le forze dell’ordine, il 3 settembre si arriva ad una vera e propria battaglia in cui viene colpito a morte Fabrizio Ceruso di Tivoli, solidale con il comitato di lotta per la casa a San Basilio. Il gravissimo episodio finisce sulle pagine dei giornali. Quella lotta, al prezzo di una viat uman, fa ottenere la casa sia ai legittimi assegnatari che agli accupanti, dopo il controllo dello Status sociale. Dal 1977 ilm comitato di lotta di San Basilio ha ripreso l’iniziativa con le autoriduzioni del canone d’affitto ed ancora sostiene la lotta all’equo canone nella case IACP collegando tra loro più di duecento famiglie.

FACCIAMO UN PO' DI STORIA: San Basilio dalle origini a oggi.


San Basilio dalle origini a oggi.

La mancanza di un centro unico e definito ha caratterizzato nel corso dei secoli la storia urbanistica di Roma. Tuttavia nei primi decenni del secolo scorso, mentre lo sviluppo urbano di tutte le grandi città è volto proprio alla decentralizzazione, a Roma vengono create una serie di grandi arterie, che convergono nel vecchio centro storico. Con il piano fascista di risanamento, infatti, si assiste a numerose azioni di sventramento del centro storico che comportano la demolizione di zone occupate prevalentemente da vecchie abitazioni in condizioni igieniche pessime e quasi sempre sovraffollate. Al posto delle povere case rimane il vuoto o sorgono edifici pubblici, mentre gli abitanti delle zone coinvolte nel piano di risanamento devono trasferirsi lontano perché per loro vengono costruite le borgate ufficiali. Pertanto la nascita di questo nuovo tipo di insediamento è da collegarsi strettamente con la realizzazione degli sventramenti che devono servire ad esaltare in modo retorico e simbolico i singoli monumenti della città. La testimonianza dell'antica civiltà romana devono avere eminentemente lo scopo di celebrare la classicità e vengono presentate del tutto isolate dal contesto cittadini. Infatti tutte le costruzioni che non sono espressione della romanità vengono
considerate il frutto di "secoli bui e corrotti". Il termine "borgata" viene usato ufficialmente la prima volta nel
1924 quando sorge a quindici chilometri da Roma, in zona malarica, Acilia, dove vengono trasferiti gli abitanti delle zone del Foro di Cesare e di Traiano e della via del Mare. Con questo termine si vuole definire un pezzo di città che non ha la completezza e l'organizzazione per chiamarsi "quartiere", un pezzo di città in mezzo alla campagna che non è realmente né l'una né l'altra cosa. La maggior parte dei nuovi abitanti delle borgate risiedeva precedentemente nelle zone del centro storico dove viveva esercitando un modesto artigianato a servizio della città. Con il trasferimento nelle borgate, molti sono costretti ad abbandonare l'attività nella quale erano impiegati e che costituiva la fonte di poco guadagno a causa dell'estrema lontananza da Roma. E per la perdita del laboratorio-bottega, che nei nuovi nuclei non è più possibile mantenere. Nella Borgata, infatti, gli abitanti sono tutti ugualmente indigenti e pertanto i loro bisogni sono necessariamente ridotti al minimo. La vita nelle borgate è perciò più dura che nei vecchi quartieri: chi ha potuto conservare lavoro in città come il tranviere o netturbino, come usciere o lavandaia, adesso deve percorrere una decina di chilometri per arrivare al lavoro. Così, mentre le possibilità di guadagno diminuiscono, il costo di ogni lavoro aumenta del prezzo del biglietto del mezzo di trasporto: l'Atac ha
infatti istituito corse ad orario dall'alba alle prime ore della sera. Tuttavia le disagevoli comunicazioni rendono impossibile la partecipazione degli abitanti delle borgate alla vita interna della città. Pertanto l'isolamento dalla città rappresenta il carattere morfologico prevalente di questi nuclei edilizi, non solo dal punto di vista topografico, ma anche sociale. La borgata è infatti molto distante, ma quello che principalmente la separa è il suo carattere di totale difformità. Al contrario della città, gli abitanti appartengono tutti ad una sola classe sociale, le case sono tutte uguali, ripetute senza fantasia e colore e le strade polverose sono ordinate secondo uno schema geometrico rigido. Il decentramento avviato tramite le creazione delle borgate prende avvio secondo localizzazioni piuttosto casuali,orientandosi prevalentemente verso il settore orientale della città, dove vengono create le borgate di Prenestino, Pietralata e San Basilio.Quest’ultima viene costruita negli anni compresi tra il 1928 e il 1930 tra la via Nomentana e la via Tiburtina. In questa borgata, come d’altronde in tutte quelle realizzate prima della metà degli anni Trenta,le case sono vrere e proprie capanner in muratura ad un solo piano, con alloggi formati da una o due stanze, privi di servizi interni e con l’ingresso che si apre direttamente sulla strada, chiamate “casette Peter” dal nome dell’ingegnere progettista. I servizi igienici, così come le fontane, che devono essere utilizzate anche come lavatoi, sono sparse nella borgata e devono servire a un determinato numero di abitazioni. Le “casette” realizzate in “carpilite”, materiale autarchico formato da un impasto di trucioli di legno con calce, sono disposte in modo tale che dall’areo si legga la scritta “duce”. A San Basilio abitano circa trecento famiglie. Secondo i dati ufficiali dell’Istituto fascista case popolari, il coefficiente di affollamento di queste abitazioni è del 4,47 per vano, includendo tra i vani anche la cucinetta. Le condizioni delle case peggiorano rapidamente poiché nessun inquilino ha la possibilità economica di migliorare le costruzioni realizzate dall’Istituto case popolari. D’altronde le case, costruite con pessimi materiali, invecchiano rapidamente e necessitano di continui interventi di restauro che, tuttavia, sono frutto solo della beneficienza dell’istituto stesso. La borgata di San Basilio viene definita “senirurale” e pertanto, attorno ad ogni casa, viene lasciato uno spazio sufficiente alla creazione di un piccolo orto. Tuttavia il terreno poco adatto e l’indigenza assoluta fonno si che le famiglie, peraltro abituate a vivere incittà e quindi poco avvezze ai lavori di campagna, trasformino ben presto gli orti inn mucchi di immondizia. Le casesono autentiche baracche accoppiate a due. Soltanto gli edifici di “centro”, due misere case a due piani con un porticato, davanti a cui fa capolinea l’autobus, sono realizzati in materiale non autarchico.Nel 1936 la borgata viene venduta dal governatorato all’istituto fascista case popolari “affinchè la riformi o la sostituisca gradualmente con case popolarissime”, come dichiara il presidente dello IFCP di Roma Innocenzo Costantini. L’inaugurazione ufficiale della borgata avviene nel 1939 alla presenza di Rachele Mussolini che, preceduta da gagliardetti neri, accompagnata dal suono delle fanfare e dalla benedizione del cardinale vicario di Roma, taglia il nastro tricolore affermando che “i palazzi sono tutti nuovi, belli e confortevoli”. Paradossalmente, tuttavia, l’aumento della popolazione si rivela un’ancora di salvezza per le borgate, poiché a causa dell’aumento della densità degli abitanti, si procede ad un loro risanamento. Infatti la borgata comincia a diventare un centro per l’urbanizzazione delle aree circostanti da parte di privati speculatori che sfruttano proprio i servizi che la borgata vi ha fatto arrivare. La borgata di San Basilio viene inclusa nel piano del 1942, ma la sua crescita avviene senza un piano particolareggiato. Con la guerra diventa chiaro che l’emarginazione cui è stata costretta una parte della popolazione non è un fenomeno estraneo alla città o un incidente occasionale. Le borgate di case basse come San Basilio non sono,infatti, neanche per apparenza assimilabili ad un ipotetico territorio collegato alla città da rapporti produttivi. Alla fine della guerra l’Istituto autonomo case popolari propone alle famiglie di acquistare la baracca e il terreno circostante, dietro un compenso di sessantamilalire da pagare a rate. Tuttavia la maggioranza della popolazione di dichiara contraria e chiede allo stesso istituto di costruire nuove case.
Nell’immediato dopo guerra viene costruito l’UNRRA-CASAS (Unitet Nations Relief Remabilitation Administration – Comitato assistenza ai senza tetto) utilizzando i fondi americani per organizzare gli aiuti ai profughi delle zone colpite dalla guerra. Uno dei suoi compiti è la costruzione di piccoli nuclei di alloggi e l’assistenza sociale alle comunità che vi si stabiliscono. A causa dell’esiguità dei finanziamenti, tuttavia, l’intervento UNRRA-CASAS a Roma si presenta di dimensioni limitate e il piccolo progetto assume prevalentemente un carattere di esempio.
Nel 1951 viene bandito un concorso nazionale nel quale risultano vincitorio ex-aequo gli architetti Mario Fiorentino per la soluzione urbanistica ed edilizia e Serena Boselli per i servizi collettivi. Per la realizzazione del progetto viene scelta un’area situata del settore nord della città, all’altezza del quindicesimo chilometro della Tiburtina, ai margini della borgata di San Basilio.
L’intervento investe una superficie di 8,5 ettari ed interessa circa novecento abitanti che vengono sistemati in case uni-familiari disposte a schiera oppure in case a due piani con quattro alloggi. Ogni abitazione ha un giardino di circa 200 metri quadrati. Un sistema viario a croce determina quattro isolati raggruppati a loro volta in due nuclei più grandi al centro dei quali sono posti i servizi sociali. Le case sono disposte secondo linee spezzate che determinano delle piccole corti aperte. Ancora oggi il “villaggio di San Basilio” riesce a conservare il suo particolare carattere di insediamento suburbano, che lo sviluppo della città non riesce sostanzialmente ad intaccare. Finalmente del luglio del 1952 lo IACP di Roma viene autorizzato al risanamento, tra l’altro, della borgata di San Basilio, Sebbene vengano chiamati tecnici di un certo livello, l’esiguità della spesa prevista e soprattutto i criteri urbanistici generali di questi insediamenti alla periferia della città non permettono un cambiamento sostanzial di San Basilio. A partire dal 1954 la borgata di San Basilio realizzata dal fascismo viene demolita per consentire allo IACP di costruire edifici di maggiore altezza e meno precari. Il nucleo delle prime costruzioni realizzate dall’ UNRRA-CASAS è destinato ad ospitare prevalentemente famiglie di profughi giuliani, dalmati e delle ex colonie italiane e i borbardati di San Lorenzo, alloggiati nel domitorio di S.Antonio. I nuovi edifici dello IACP sono assegnati invece agli stessi baraccati di San Basilio. Il complesso edile realizzato dallo IACP consiste in una serie di case disposte “in linea” a “ad arco”, divise in lotti,di colore giallo o rosso, in ognuno dei quali abitano da cento a duecento nuclei familiari, ciascuno nel suo appartamento.nel 1960, in seguito alle provvidenze statali favore dei baraccati stanziate in occasione dei giochi olimpici svoltisi a Roma, vengono assegnati dallo IACP altri appartamenti ai baraccati di campo Parioli, bogata Gordiani, campo Artiglio e Acquedotto Felice. Le nuove costruzioni, realizzate a San Basilio, sembrano certamente le più funzionali del quartiere; sono “torri” a sette piani fornite di riscaldamento ed ascensore e con la facciata rivestita in mattoni rossi. Negli stessi anni vengono costruite quattro palazzine da parte della Cassa depositi e prestiti del ministero del tesoro in via Sarnano che per anno vengono considerate le più belle costruzioni di San Basilio.Contemporaneamente al risanamento della borgata degli anni Cinquanta, anche San Basilio comincia a funzionare da centro per l’urbanizzazione da parte dei privati speculatori delle aree circostanti, valorizzate dai servizi che la borgata vi ha fatto arrivare. Sorgono così altre borgate su lottizzazioni abusive, veri e propri agglomerati spontanei, al di fuori di ogni pianificazione urbanistica. Per iniziativa dio Anacleto Gianni, pressochè assoluto proprietario fondiario della Tiburtina e della Prenestina, nasce intorno al 1955 la “borgatella”, tra il fosso di San Basilio e il quartiere stesso. Negli stessi anni e sempre su lottizzazione abusiva nasce anche la borgata di San Cleto tra la via Nomentana e il fosso di San Basilio. Il lottizzatore delle aree, in questo caso, è l’avvocato Pace. Sono prevalentemente lavoratori edili immigrati a Roma di recente i compratori delle aree lottizzate abusivamente. Pur non avendo la prescitta licenza edilizia, si affrettano a costruire la casa approfittando del tacito assenso dell’amministrazione capitolina. Tuttavia la creazione dei nuovi insediamenti pone al Comune il problema di rendervi la vita possibile. Non esistono, infatti, né strade, né fogne, né scuole. Quasi tutti gli interventi urbanistici vengoni attuati al di fuori di qualsiasi pianificazione generale.Nel 1974 viene edificato il lotto 23 bis, affidato dal comune allo IACP: queste abitazioni sono teatro delle più aspre lotte per la casa a San Basilio. Con questo complesso, inoltre, terminano i progetti di edilizia pubblica sovvenzionata per il quartiere. Oggi, quindi, San Basilio, si presenta con un quartiere popolare periferico costrituito, nella maggior parte, da un grande “centro storico” IACP, che ospita circa quattromila famiglie e da una zona “periferica” formata da costruzioni di privati, dove vivono circa millecinquecento famiglie. Negli ultimi anni cessata l’immigrazione, tranne che per qualche palazzo di edilizia privata, è diminuito decisamente l’indice di affollamento. Tuttavia a San Basilio esiste ancora il problema della coabitazione di più famiglie all’interno dello stesso appartamento soprattutto a causa delle difficoltà che incontrano le giovani coppie nella ricerca di una casa. La quasi totalità delle giovani famiglie di San Basilio va a cercare casa fuori del quartiere sopratutto per l’inesistenza assoluta di un mercato, poiché le abitazioni sono quasi tutte dello IACP. Alcuni, tramite parentele a amicizie, riescono ad “acquistare” un appartamento dello IACP da qualche assegnatario che si trasferisce altrove. Pertanto San Basilio invecchia progressivamente. I servizi circoscrizionali agli anziani di San Basilio sono coordinati da assistenti sociali e da una cooperativa di giovani che pratica i servizi a domicilio. Il centro anziani di San Badilio aveva la sede a via Maiolati,2 ora si è trasferito in via Pergola. La sua storia è molto ricca: ha inizio in collaborazione con l’assistenza aiuti internazionali del ministero degli interni che viene sciolto nel 1976. Il centro si trasferisce allora nel centro di igiene mentale: data tuttavia la ristretta logistica per l’accorpamento di troppi servizi nel medesimo edificio, gli anziani occupano la sede dell’ex Ente comunale di assistenza, che era stato sciolto. Dopo quattro anni di lotta, con l’appoggio dell circoscrizione, si ha il riconoscimento del centro anziani con cencinquanta iscritti. La continua crescita della popolazione anziana ha reso ormai insufficienti i locali anche per le richieste di nuovi servizi che vengono avanzate. D’altra parte molti anziani del quartiere continuano a lavorare in modo autonomo e anche come dipandenti per arrotondare la pensione o anche soltanto per non morire di noia in solitudine.
Questa la dilimitazione del XXX Quartiere: via del Casale di San Basilio – via Nomentana – circonvallazione orientale del GRA – via Tiburtina – via del Casale di San Basilio.
A questo resoconto storico di come è nato il Quartiere XXX va aggiunto che alla metà degli anni ottanta è nato il quartiere definito “nuovo San Basilio” con abitazioni costruite dal comuna di Roma.
A metà degli anni novanta nasce il piano di zona Torraccia ad edilizia economica e popolare in ottemperanza dell legge 167 del 1978. Sono abitazioni private per metà abitate da appartenenti alle forze dell’ordine delle varie armi, e per metà da privati cittadini.