25 aprile, 2010

25 Aprile nel Municipio Roma V: I MARTIRI DI PIETRALATA



Nel calendario delle iniziative in ricordo del giornata della Liberazione i rappresentanti della maggioranza del Municipio Roma V depongono una corona d’alloro presso la lapide dei Martiti di Pietralata all’interno del complesso della casa circondariale di Rebibbia. Hanno presenziato all’iniziativa oltre al Vice Presidente del Municipio Roma V Antonio Medici anche il consigliere Roberto Chiappini

Questa in sintesi la storia dei Martiri di Pietralata

I MARTIRI DI PIETRALATA
I Martiri che qui commemoriamo appartenevano ad una delle prime bandearmate di Patrioti che si erano andate
formando in città a poco più di un mese dai combattimenti che l'8 settembre del1943 avevano visto soldati e civili
impegnati nella eroica, sanguinosa e sfortunata difesa della Capitale.
Il 20 ottobre 1943, mentre l'oppressione nazista si faceva sempre più feroce, aquattro giorni dal rastrellamento del
ghetto diretta da Kappler quando 1022 ebrei furono deportati, una quarantina di Partigiani che avevano le basi neiquartieri popolari di Pietralata e San Basilio, assaltarono la caserma adiacente al Forte Tiburtino.
Loro, e qualche civile che li accompagnava, tutta gente del luogo, volevano impadronirsi di armi, viveri e medicinali
abbandonati dai militari italiani l'8 settembre.
A guardia c'era uno sparuto reparto tedesco, il cui comandante reagì bloccando l'ingresso, sparando con armi
leggere e chiedendo rinforzo.
Un paio di plotoni di SS furono inviati a cogliere i partigiani alle spalle.
Dopo un breve e impari combattimento che procurò alcuni morti anche tra le SS.,
i Partigiani dovettero ripiegare, ma 22 restarono prigionieri.
Fatti sfilare, legati l'uno all'altro, lungo una strada della Borgata di Pietralata, 3 riuscirono a liberarsi e fuggire, gli altri vennero rinchiusi nel castello della tenuta di Casal dè Pazzi, nel pressi di Montesacro. Restarono nel cortile tutta la notte, sotto la minaccia di due
mitragliatori.
Trasferiti la mattina del 21 nel grande edificio della tenuta Talenti, che si affaccia sulla Nomentana, subirono un breve processo, senza essere interrogati.
Basato soltanto su alcune deposizioni dei militari germanici, in tedesco, senza interpreti. Non fu nemmeno detto loro, o non capirono, che dieci, scelti a caso, erano stati condannati a morte dal
tribunale militare.Furono tutti riportati a Casal dè Pazzi e rinchiusi, 10 in una cantina del castello, 9 in uno stanzone a piano terra. Nel pomeriggio, questi vennero fatti salire su un autocarro, scortato da una squadra motorizzata di SS e condotti, percorsa la strada Casal dè Pazzi, nella zona di Rebibbia.
Giunti al di la della prominenza del terreno, a lato della via
Tiburtina, furono muniti di attrezzi e costretti a scavare
una fossa lunga 3 metri e larga 2, profonda più di un metro.
I militari tedeschi dissero che sarebbe servita per
costruire uno sbarramento anticarro corredato da una
mina, e poiché il terreno era pietroso, fecero esplodere
alcuni candelotti di dinamite per facilitare il lavoro che
peraltro durò fino a notte fonda illuminato da torce
elettriche.
Scavata la fossa, i nove prigionieri furono ricondotti nel
castello di Casal dè Pazzi.
All'alba del giorno successivo, gli altri 10 Partigiani furono
fatti uscire dalla cantina e salire su un autocarro, bendati,
legati i polsi dietro la schiena, scortati da SS e da militi
collaborazionisti della PAI "Polizia Africana Italiana".
L'automezzo venne fatto sostare a un centinaio di metri
dalla fossa e i prigionieri spinti a camminare uno per volta,
sempre bendati e legati, scortati da un soldato tedesco e
uno della PAI, al di là della prominenza del terreno, sul
luogo dell'esecuzione celato alla vista della strada.
A bordo dell'automezzo, in attesa di scendere, c'era un
ragazzo quattordicenne, Guglielmo Mattiocci, che era
stato catturato con una bomba a mano tedesca infilata
nella cintura dei pantaloni che portava corti sopra il
ginocchio. Era l'unico cui erano stati tolti la benda dagli
occhi e i legacci ai polsi. Indossava un paio di stivali di
cuoio lucido nero, da Ufficiale dell'Esercito Italiano, in
ottimo stato. E proprio quegli stivali avevano destato
l'interesse di un soldato delle SS durante il tragitto.
Su suggerimento di un milite della PAI il ragazzo se li sfilò
e li offrì al militare tedesco. Questi prese gli stivali e gli
risparmiò la vita spingendolo infondo all'autocarro. Scorse
un ciclista che stava pedalando lungo la strada, scese dal
camion, gli ingiunse di alzare le mani puntandogli il fucile,
o bendò, gli legò i polsi e lo condusse aal posto del ragazzo.
Completò così il numero di coloro che dovevano essere
soppressi.
Uccisi i dieci prigionieri, coperta di terra la fossa, le SS vi infilarono un pezzo di miccia, facendone uscire un tratto per scoraggiare chiunque ad avvicinarsi a quella che volevano sembrasse una mina pronta ad esplodere. Solo dopo qualche giorno il comando germanico fece affiggere i manifesti che annunciavano l'esecuzione di "dieci comunisti” condannati a morte dal tribunale militare perché appartenenti ad una banda che aveva aperto il fuoco contro le truppe dell'esercito tedesco".
Comunicato riportato da "il Messaggero" il 29 ottobre.
Guglielmo Mattiocci, il ragazzo scampato alla morte, fu ricondotto scalzo nel castello di Casal dè Pazzi e la sera, con gli altri 9 Partigiani, trasferito a Regina Coeli, dove
sarebbero rimasti fino al 4 gennaio del 1944, per essere deportati, quel giorno, su un carro bestiame piombato,
in un lager tedesco con 470 patrioti detenuti nei luoghi di segregazione romani.
Dei 10 Partigiani rimasti il 20 ottobre 1943, 4 non ressero alle privazioni, 6, con Mattiocci riuscirono a ritornare a Roma, allucinai e scheletriti, qualche mese dopo la fine della guerra.
Dalle loro descrizioni i Carabinieri riuscirono a trovare il posto dove erano stati condotti i Partigiani da uccidere,
e qui, scoprirono la fossa comune,
Furono identificate le 10 vittime, e anche quella dell'uomo in bicicletta nonostante fosse privo di documenti.

I nomi incisi sulla Lapide che gli abitanti di Pietralata,San Basilio e Tiburtino Terzo collocarono il 16 febbraio 1947 sono:
Orlando Accomasso di 30 anni, Andrea Chialastri 37 anni, Lorenzo Ciocci anni 19, Mario De Marchis anni 22, Giuseppe Liberati anni 20, Angelo Salsa anni 18, Marco Santini anni 39, Mario Splendori anni 38, Vittorio Zini anni 36 e quello del passante Fausto Iannotti di età imprecisata.

PROMEMORIA 25 aprile :Resistenza italiana


Resistenza italiana
« Era giunta l'ora di resistere; era giunta l'ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini. »
(Piero Calamandrei[1])
Per Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza) si intende l'opposizione, militare o anche soltanto politica, condotta nell'ambito della seconda guerra mondiale contro l'invasione d'Italia da parte della Germania nazista e nei confronti degli occupanti e della Repubblica Sociale Italiana da parte di liberi individui, partiti e movimenti organizzati in formazioni partigiane, nonché delle ricostituite forze armate del Regno del Sud che combatterono a fianco degli Alleati.
Il movimento resistenziale - inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazista - fu caratterizzato in Italia dall'impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici). I partiti animatori della Resistenza, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale, avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra.
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana. Infatti, l'Assemblea costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al CLN, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai princìpi della Democrazia e dell'Antifascismo.
Il periodo storico individuato comunemente come Resistenza italiana inizia, per convenzione storiografica ormai consolidata, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e termina alla fine del mese di aprile 1945. La scelta di celebrare la fine di quel periodo con il 25 aprile 1945 fu riferito dal CLNAI con la data dell'appello per l'insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano. La Resistenza italiana fu solo la prima parte del cosiddetto periodo costituzionale transitorio. In termini politici questo periodo si concluse con la nomina del primo governo Parri del 21 giugno 1945. La seconda parte terminerà il 1º gennaio 1948, giorno dell'applicazione della nuova Costituzione Italiana.

Dall'insurrezione alla liberazione

Il 19 aprile 1945, mentre gli Alleati dilagavano nella valle del Po, i partigiani su ordine del CLN diedero il via all'insurrezione generale. Dalle montagne, i partigiani confluirono verso i centri urbani del Nord Italia, occupando fabbriche, prefetture e caserme. Nelle fabbriche occupate venne dato l'ordine di proteggere i macchinari dalla distruzione. Le sedi dei quotidiani furono usate per stampare i giornali clandestini dei partiti che componevano il CLN.
Mentre avveniva ciò, le formazioni fasciste si sbandavano e le truppe tedesche allo sfacelo battevano in ritirata. Si consumava il disfacimento delle truppe nazifasciste, che davano segni di cedimento già dall'inizio del 1945 e i cui vertici si preparavano alla resa agli Alleati.
La mattina del 14 aprile, in un'Imola che sembrava deserta, entrò per primo l'87° Reggimento Fanteria del Gruppo di Combattimento "Friuli"[17] che, però, fu subito comandato di dirigersi verso Bologna. Poco dopo giunse la divisione Carpatica polacca, comandata dal generale Wladyslaw Anders insieme ai soldati del Gruppo di Combattimento "Legnano"[18], che furono accolti dagli imolesi che, nel frattempo, erano usciti dai loro rifugi. Ancora la mattina del 21 aprile, fu il "Friuli" ad entrare per primo[19] a Bologna, passando per la Porta Maggiore, nel tripudio dei bolognesi. In giornata giunsero anche i polacchi, il "Legnano" e altri gruppi. Gli americani liberarono Modena il 22 aprile, Reggio Emilia il 24 e Parma il 25. Nella stessa data, a Genova, inizia l'insurrezione, che porterà il generale tedesco Gunther Meinhold ad arrendersi formalmente al CLN ligure il 25 aprile.

Milano e Torino furono liberate il 25 aprile: questa data è stata assunta quale giornata simbolica della liberazione di tutta l'Italia dal regime nazifascista e, denominata Festa della Liberazione, viene commemorata annualmente in tutte le città italiane.
Le truppe alleate arrivarono nelle principali città liberate nei giorni seguenti. La liberazione di molte città, inclusi centri industriali di importanza strategica, prima dell'arrivo degli alleati rese l'avanzata di questi più rapida e meno onerosa in termini di vite e rifornimenti. In molti casi avvennero drammatici combattimenti strada per strada; i resti dell'esercito tedesco e gli ultimi irriducibili fascisti della Repubblica Sociale Italiana sparavano asserragliati in vari edifici o appostati su tetti e campanili su partigiani e civili. Tra essi e le forze partigiane avvennero talvolta vere e proprie battaglie (come a Firenze nel settembre 1944), ma solitamente la loro resistenza si ridusse a una disorganizzata guerriglia, per esempio a Parma e a Piacenza.
La notte tra il 25 e il 26 aprile 1945 Benito Mussolini, con i suoi gerarchi e famiglie pernotta a Grandola ed Uniti nell'hotel Miravalle nella frazione di Cardano.
Il 27 aprile 1945 Benito Mussolini, indossando la divisa di un soldato tedesco, fu catturato a Dongo, in prossimità del confine con la Svizzera, mentre tentava di espatriare assieme all'amante Claretta Petacci. Riconosciuto dai partigiani, fu fatto prigioniero e giustiziato il giorno successivo 28 aprile a Giulino di Mezzegra, sul lago di Como; il suo cadavere venne esposto impiccato a testa in giù, accanto a quelli della stessa Petacci e di altri gerarchi, in piazzale Loreto a Milano, ove fu lasciato alla disponibilità della folla, che infierì sul cadavere. In quello stesso luogo otto mesi prima i nazifascisti avevano esposto e dileggiato, quale monito alla Resistenza italiana, i corpi di quindici partigiani uccisi.
Il 29 aprile la resistenza italiana ebbe formalmente termine, con la resa incondizionata dell'esercito tedesco, e i partigiani assunsero pieni poteri civili e militari.
Il 30 aprile 1945 il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia ebbe a commentare che "la fucilazione di Mussolini e dei suoi complici è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro paese ancora coperto di macerie materiali e morali."
Il 2 maggio il generale britannico Alexander ordinò la smobilitazione delle forze partigiane, con la consegna delle armi. L'ordine venne in generale eseguito e le armi in gran parte consegnate, in tempi diversi nei vari luoghi in dipendenza dell'avanzata dell'esercito alleato, della liberazione progressiva del territorio nazionale, e del conseguente passaggio di poteri al governo italiano; una parte delle forze partigiane fu arruolato nella polizia ausiliaria ad hoc costituita.

24 aprile, 2010

Anniversario del 25 aprile. Le iniziative del V Municipio di Roma


Anniversario del 25 aprile. Le iniziative del V Municipio di Roma

C’è stato un tempo – che è durato vent’anni – in cui gli italiani non erano liberi di esprimere le loro opinioni; non potevano leggere certi libri e ascoltare certa musica; non potevano scioperare, fare manifestazioni o aderire a partiti di opposizione (messi al bando); non potevano lavorare se non erano iscritti all’unico partito al governo, che li chiamò prima a combattere guerre di conquista per costruire un impero e poi a morire al fianco dei nazisti nella seconda guerra mondiale. E’ stato il tempo della dittatura fascista, ed è bene non dimenticare quei lunghi vent’anni senza libertà, senza democrazia, senza diritti, se vogliamo comprendere il valore della lotta partigiana e dell’insurrezione che il 25 aprile 1945 mise fine alla dittatura.

Quando celebriamo ogni anno quel 25 aprile, ricordiamo a tutti noi e alle nuove generazioni che libertà, democrazia e diritti sono conquiste della Resistenza, costate sacrifici e sofferenze, conquiste per cui uomini e donne spesso hanno dato la loro vita. Ricordiamocelo, se vogliamo che la memoria non sbiadisca in un rito senza passione
I Partigiani erano italiani di diverse idee politiche, fede religiosa, classi sociali, accomunati dall’antifascismo, dalla decisione di impegnarsi in prima persona per opporsi alla dittatura e costruire un Paese democratico, basato sul rispetto dei diritti e delle libertà individuali, senza distinzione di razza, di idee, di sesso e di religione. Sono i valori fondanti della Costituzione italiana, la carta fondamentale della nostra democrazia nata dalla Resistenza: celebrare il 25 aprile significa anche rinsaldare la consapevolezza che i principi costituzionali sono un patrimonio comune da salvaguardare, perché la storia ci insegna che la libertà, la democrazia e i diritti vanno difesi e praticati ogni giorno, soprattutto in questo momento della vita italiana, segnato da una profonda crisi economica e sociale e da una crescente sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, che non sempre inverano al meglio ciò che detta la nostra Costituzione.

E’ dunque per dare alla memoria della Resistenza il valore di un costante impegno nel presente volto a rinsaldare il legame forte con la Carta costituzionale della Repubblica italiana e a combattere ogni forma di fascismo, che il Municipio Roma V, come ogni anno, celebrerà la giornata del 25 aprile portando una corona di fiori presso le lapidi che ricordano il sacrificio di uomini e donne della Tiburtina durante la feroce occupazione nazi-fascista di Roma.

Il programma delle celebrazioni del 25 aprile è il seguente:
Ore 9.00 – Casa circondariale di Rebibbia, presso il cippo funerario dei Martiri di Pietralata alla Presenza del Vice Presidente Antonio Medici e del Consigliere Roberto Chiappini
Ore 9.30 – Via del Peperino, presso la lapide dei Martiri di Pietralata alla presenza del Presidente Ivano Caradonna
Ore 10.00 – Via della Vanga, presso la lapide di Caterina Martinelli alla Presenza del Vice Presidente Antonio Medici
Ore 10.00 – Piazza De Cristoforis, presso la lapide di Virgilio Bianchini alla presenza del Presidente Ivano Caradonna e del Consigliere Roberto Chiappini


Il Municipio Roma V ha inoltre dato il suo patrocinio alle iniziative dedicate alla memoria della Resistenza organizzate nel territorio:
22 aprile, ore 10.00, presso il Liceo Scientifico Benedetto Croce
25 aprile, ore 10.00, presso piazza S. Maria Liberatrice
26 aprile, ore 17.30, presso la Camera del Lavoro Cgil Roma Est

Domani Festa della Liberazione


Domenica 25 Aprile, festa della Liberazione : la storia e le lettere dei condannati a morte.
Anche l'Auditorium celebra il 25 Aprile con un doppio appuntamento legato alla festa della Liberazione.
La mattina la lezione di storia "Dalla crisi del fascismo alla Liberazione" la sera la lettura delle "Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana".


La lezione di Simona Colarizi, insegnante di Storia Contemporanea alla Sapienza, spazia nei 21 mesi che separano due date fatidiche: il 25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo destituisce Mussolini, e il 25 aprile 1945, giorno in cui l'insurrezione partigiana e l'avanzata degli alleati sanciscono la Liberazione.
Dalla caduta del fascismo all'armistizio, dall'occupazione nazista alla guerra civile, il biennio 1943-45 è scandito da una sequenza drammatica di avvenimenti, decisivi nella storia nazionale.
In un'Italia devastata dalla guerra e tragicamente divisa rinasce in quegli anni la società civile, si riformano i partiti, emergono i valori che costituiranno i fondamenti della Repubblica.

La lettura delle Lettere di condannati a morte della Resistenza è affidata a Valentina Sperli e commentata da Gustavo Zagrebelsky, ed è intercalata dalle proiezioni delle frasi e dei nomi degli autori, con il contributo musicale di Ivano Battiston alla fisarmonica.
Lettere scritte nell'anticamera della morte, incredibili testimonianze, soprattutto, della passione e della speranza per un'Italia migliore.
Parole che raccontano il dolore e la rassegnazione ma non la sconfitta di chi le ha scritte e che ancora oggi sono in grado di farci riflettere sul valore della libertà e sul significato della democrazia.
Attraverso le Lettere dei condannati a morte della Resistenza parlano operai, studenti, sacerdoti, casalinghe, laureati e la loro è una voce comune: è la testimonianza della passione che spinse quegli uomini e quelle donne a dare la vita per un'Italia migliore.


Domenica 25 aprile – Auditorium Parco della Musica
h.11 Sala Sinopoli – Lezioni di Storia
"Dalla crisi del fascismo alla Liberazione"
h.21 Sala Petrassi
"Lettere di condannati a morte della Resistenza Italiana"

Infotel: 0680241281
infoweb: www.auditorium.com

PROMEMORIA 24 aprile in diverse città inizia la fase culminante della guerra partigiana di liberazione che porterà il giorno successivo 25 aprile


Seconda guerra mondiale/Italia: in diverse città inizia la fase culminante della guerra partigiana di liberazione che porterà il giorno successivo 25 aprile alla presa di pressoché tutte le città del settentrione da parte del CLN (Comitato di liberazione nazionale)
Per Resistenza italiana (chiamata anche Resistenza partigiana o più semplicemente Resistenza) si intende l'opposizione, militare o anche soltanto politica, condotta nell'ambito della seconda guerra mondiale contro l'invasione d'Italia da parte della Germania nazista e nei confronti degli occupanti e della Repubblica Sociale Italiana da parte di liberi individui, partiti e movimenti organizzati in formazioni partigiane, nonché delle ricostituite forze armate del Regno del Sud che combatterono a fianco degli Alleati.
Il movimento resistenziale - inquadrabile storicamente nel più ampio fenomeno europeo della resistenza all'occupazione nazista - fu caratterizzato in Italia dall'impegno unitario di molteplici e talora opposti orientamenti politici (cattolici, comunisti, liberali, socialisti, azionisti, monarchici, anarchici). I partiti animatori della Resistenza, riuniti nel Comitato di Liberazione Nazionale, avrebbero più tardi costituito insieme i primi governi del dopoguerra.
La Resistenza costituisce il fenomeno storico nel quale vanno individuate le origini stesse della Repubblica italiana. Infatti, l'Assemblea costituente fu in massima parte composta da esponenti dei partiti che avevano dato vita al CLN, i quali scrissero la Costituzione fondandola sulla sintesi tra le rispettive tradizioni politiche e ispirandola ai princìpi della Democrazia e dell'Antifascismo.
Il periodo storico individuato comunemente come Resistenza italiana inizia, per convenzione storiografica ormai consolidata, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e termina alla fine del mese di aprile 1945. La scelta di celebrare la fine di quel periodo con il 25 aprile 1945 fu riferito dal CLNAI con la data dell'appello per l'insurrezione armata della città di Milano, sede del comando partigiano. La Resistenza italiana fu solo la prima parte del cosiddetto periodo costituzionale transitorio. In termini politici questo periodo si concluse con la nomina del primo governo Parri del 21 giugno 1945. La seconda parte terminerà il 1º gennaio 1948, giorno dell'applicazione della nuova Costituzione Italiana.

23 aprile, 2010

A Palazzo Valentini la mostra "I giovani si raccontano… Gli artisti interpretano"


A Palazzo Valentini la mostra "I giovani si raccontano… Gli artisti interpretano"

Le passioni, i turbamenti, le paure e le speranze del mondo giovanile attraverso trenta opere di grande suggestione e capacità comunicativa: dal 27 aprile al 10 maggio 2010 Palazzo Valentini ospita 'I giovani si raccontano... gli artisti interpretano'.

La mostra collettiva, curata dall'Associazione culturale ‘Gruppo Artistico Monteverdino’ mette in rassegna le suggestioni sul presente e le riflessioni sul futuro giovanile attraverso una chiave di lettura universale, capace comunque di far comprendere e semplificare le complessità di una società globale.

Al vernissage, che si terrà martedì 27 aprile 2010, dalle 18 alle 20 a Palazzo Valentini, Sala Egon Von Furstenberg, prenderanno parte Giuseppina Maturani, Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, e Fabio Bellini, Presidente del Municipio Roma XVI.

Le opere dei pittori e le loro visioni fantastiche si potranno ammirare fino al 10 maggio a Palazzo Valentini, Sala Egon Von Furstenberg.

Orario di apertura: lun-ven, ore 10-19; sab, ore 10-13.00; domenica e festivi chiuso.

Viaggio nella Memoria a Fossoli e Carpi


Viaggio nella Memoria a Fossoli e Carpi

Presentato in Campidoglio, per il secondo anno, un viaggio di studio nelle città di Fossoli, Carpi e Modena, nell'ambito del Progetto "Viaggi nella Memoria. Per non dimenticare la tragedia del 900", promosso dall'assessorato alle Politiche Educative Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù. Quest'anno il viaggio, che si svolgerà il 27, 28 e 29 aprile ed è rivolto agli alunni delle scuole medie della Capitale, assume un alto valore educativo e culturale in quanto gli studenti avranno l'opportunità di visitare l'ex campo di concentramento di Fossoli, da cui nel febbraio del 1944 partì il primo convoglio destinato ad Auschwitz-Birkenau, su cui c'era anche Primo Levi.

Inoltre, l'iniziativa ha un rilievo particolare poiché il Comune di Roma ha aderito alla "Fondazione per il recupero e la valorizzazione della memoria storica del Campo di Fossoli", diventando così socio partecipante dell'associazione, impegnata nella conservazione della memoria di un Campo da cui sono passati tutti i deportati romani e molti italiani.

Il viaggio nella Memoria di Fossoli vede coinvolte 35 scuole medie, per un totale di 140 alunni e 35 insegnanti, e vuole promuovere una riflessione su principi inalienabili come il rispetto della persona e l'uguaglianza, attraverso un'attenta lettura delle vicende storiche del XX secolo. Durante l'anno scolastico gli studenti hanno, infatti, approfondito gli eventi più importanti della seconda guerra mondiale e in particolare la tragedia della Shoah.

Nel corso della visita i ragazzi parteciperanno ad incontri e laboratori didattici. In particolare si potranno confrontare con Sami Modiano, uno dei testimoni sopravvissuti della Shoah, e visiteranno l'ex Campo di Fossoli e il Museo del deportato di Carpi.

PROMEMORIA 23 aprile 1946 nasce la Vespa Piaggio


La Piaggio deposita un brevetto per "motocicletta a complesso razionale di organi ed elementi con telaio combinato con parafanghi e cofano ricoprenti tutta la parte meccanica": nasce la Vespa Piaggio.
La Vespa è uno storico modello di scooter della Piaggio, brevettato il 23 aprile del 1946, su progetto dell'ingegnere aeronautico Corradino D'Ascanio. Il nome, divenuto in seguito famoso in tutto il mondo, sembra sia nato da un'esclamazione di Enrico Piaggio che alla vista del prototipo esclamò: "Sembra una vespa!", per via del suono del motore e delle forme della carrozzeria.

Storia
Dalla nascita fino al 2009

Forse la più grande innovazione di questo modello, che contribuì al suo successo planetario, fu la presenza di una carrozzeria portante, che sostituiva il telaio e che copriva integralmente il motore e le parti meccaniche principali, con i risultati di una protezione efficace dalle intemperie e del poter utilizzare finalmente la motocicletta con l'abbigliamento di tutti i giorni, sfatando la nomea della motocicletta che imbrattava il guidatore.
La posizione del motore consentiva la trasmissione diretta dal cambio alla ruota posteriore senza catena, che faceva parte della semplicità progettuale che ha favorito il successo planetario della Vespa.
La prima Vespa aveva una cilindrata di 98 cm3, motore a due tempi, tre marce, accensione a volano magnete, potenza max 3,2 cavalli a 4500 giri che consentivano una velocità massima di 60 km/h e il superamento di pendenze del 20%. Costava all'epoca 68.000 lire e si comprava a rate in una concessionaria Lancia: questo perché nel '46 non era stata ancora creata una rete di distribuzione Piaggio.[senza fonte]
Il prezzo di 68.000 lire, che oggi fa sorridere, equivaleva a diversi mesi di lavoro di un impiegato. Nonostante ciò, la possibilità del pagamento rateizzato fu uno stimolo notevole per le vendite: la Vespa è stato il primo impulso alla motorizzazione di massa in Italia, prima ancora dell'avvento dell'altra grande protagonista, la Fiat 500.

Anche i modelli successivi avevano rigorosamente motori a 2 tempi, cioè funzionanti con miscela di benzina e olio (in una prima fase al 6% e al 5%, successivamente al 2%). Il motore era sostenuto posteriormente dalla carrozzeria portante nelle vicinanze della ruota, il serbatoio situato anch'esso posteriormente dal lato opposto del motore e, perlomeno in alcuni modelli, con la presenza anche della ruota di scorta. Il cambio a 3 o 4 marce era comandato dal manubrio tramite la rotazione della manopola in blocco unico con la leva di comando della frizione.
Con questo modello si inaugura la caratteristica della posizione di guida con le gambe non più separate dal serbatoio e appoggiate su una larga pedana posizionata dietro lo scudo di protezione, caratteristica precipua che si ritrova anche negli scooter odierni.
La Vespa è stata prodotta con varie motorizzazioni. Dalla Vespa 50 cm3 (1963) (per uso dai 14 anni senza patente e rigorosamente senza passeggero), alle 125 cm3 che potevano ospitare anche un passeggero (in particolare il modello Primavera) guidabili in Italia a partire dai 16 anni, fino ai modelli da 150 e 200 cm3 autorizzate anche al transito autostradale.
Nonostante lo scorrere degli anni, Vespa rimane uno degli esempi di design industriale più riuscito al mondo. La sua linea, pur variando nel particolare, rimane inconfondibile nell'insieme: qualsiasi sia il modello, qualsiasi sia l'anno di produzione, le sue caratteristiche fondamentali rimangono impresse a tal punto che l'oggetto Vespa è identificabile in modo univoco.
L'unico scooter "rivale" dell'epoca degno di nota è stato la "Lambretta" della Innocenti, nata un anno dopo, ma che ha cessato di essere prodotta in Italia nel 1971.

22 aprile, 2010

Per il futuro di Roma: 23 e 24 aprile 2010, Sala Umberto, via della Mercede 50 Roma.


Per il futuro di Roma: 23 e 24 aprile 2010, Sala Umberto, via della Mercede 50 Roma.

"Due giorni di analisi e riflessioni su Roma e sul suo futuro, su come affrontare i problemi della citta', rispondere ai bisogni dei romani e per tirare le somme di due anni di amministrazione Alemanno. Per il futuro di Roma, la prima assemblea cittadina del Pd di Roma, che si svolgera' domani venerdi' 23 aprile alle ore 16 e per l'intera giornata di sabato 24 aprile (9-17) presso il Teatro Sala Umberto di Via della Mercede 50, lancia la sfida al governo della citta'". E' quanto si legge in una nota del Pd di Roma. ''I romani sono stanchi delle promesse e invocano fatti - dichiara Marco Miccoli, coordinatore del Pd di Roma - il malessere dei cittadini e' stato anche confermato dal voto regionale che nella di citta' Roma ha bocciato la Giunta Alemanno, da due anni immobile e incapace di gestire persino l'ordinaria amministrazione. Mentre per il secondo anno consecutivo il bilancio e' in esercizio provvisorio e i cittadini chiedono interventi per far fronte alla crisi economica e servizi di base quali asili nido, centri anziani, manutenzione strade l'amministrazione capitolina si limita ad aggiungere voci al libro dei sogni come le Olimpiadi del 2020 o la Formula 1, in un futuro lontano". "Intanto, pero', il Campidoglio sfugge alle responsabilita' della amministrazione quotidiana e le periferie sono le prime a farne le spese - conclude Miccoli- Noi pensiamo invece che il futuro di Roma inizi adesso iniziando ad ascoltare la citta' ed e' per questo che abbiamo chiamato ad intervenire oltre agli esponenti del Pd, i rappresentanti del mondo del lavoro e delle associazioni

Servizio civile, gli "angeli custodi" del centro storico. Pubblicato il bando


Servizio civile, gli "angeli custodi" del centro storico. Pubblicato il bando

È possibile presentare domanda di partecipazione per il progetto "Tourist Angels – Servizio di informazione ed assistenza turistica mobile nella città di Roma" (scadenza 17 maggio 2010), che agisce nell'ambito del Servizio Civile Volontario svolto presso il Comune di Roma.

Nel 2000 il Parlamento Italiano ha deciso la sospensione della leva obbligatoria, rendendo volontario, dal 1° gennaio 2005, sia il servizio militare, che il servizio sostitutivo civile. E' nato così il Servizio Civile Nazionale Volontario, per concorrere alla difesa della Patria con mezzi ed attività non militari. Con la partecipazione al progetto di servizio civile, i ragazzi e le ragazze hanno la possibilità di fare un'esperienza utile alla propria crescita e alla propria formazione.

Tutti i cittadini italiani muniti di idoneità fisica, che abbiano compiuto il diciottesimo anno di età e non superato il ventottesimo, possono presentare domanda per partecipare alle selezioni dei volontari. Possono presentare domanda anche coloro che hanno assolto l'obbligo di leva, nella forma del servizio armato o del servizio sostitutivo civile, purché in possesso dei requisiti richiesti dal bando.
L'impegno sarà di 12 mesi e assicura un'autonomia economica attraverso un rimborso di 433,80 euro mensili.

E' possibile presentare una sola domanda di partecipazione per un unico progetto di servizio civile nazionale da scegliere tra i progetti inseriti nel presente bando, tra quelli inseriti nei bandi regionali e delle province autonome o nel bando nazionale. La presentazione di più domande comporta l'esclusione dalla partecipazione a tutti i progetti inseriti nei bandi innanzi citati.
Il bando integrale relativo alla presentazione delle domande dovrà essere consultato attentamente sul sito dell'Ufficio Nazionale per il Servizio Civile www.serviziocivile.it .
Le domande, redatte in carta semplice secondo i modelli "Allegato 2" e "Allegato 3", corredate con fotocopia del documento di identità (pena esclusione) in corso di validità e curriculum, devono pervenire perentoriamente entro le ore 14.00 del 17 maggio 2010 a:
COMUNE DI ROMA - DIPARTIMENTO RISORSE UMANE –
UFFICIO PROTOCOLLO (SERVIZIO CIVILE VOLONTARIO)
Via del Tempio di Giove, 3 – 00186 ROMA
Non saranno prese in considerazione le domande pervenute oltre il termine stabilito e/o a indirizzi diversi (non fa fede il timbro postale).

Il progetto "Tourist Angels – Servizio di informazione ed assistenza turistica mobile nella città di Roma" si propone di proseguire nel miglioramento del servizio di informazione turistica e culturale della città di Roma. Il progetto è destinato a tutti i turisti, italiani e stranieri, che visitano la Capitale e necessitano di un servizio informativo presente, attento e vicino – anche fisicamente - alle loro esigenze.

L'attività e il servizio svolto dai volontari garantirà un incremento del sentimento di sicurezza percepita dai turisti nelle principali piazze e strade della nostra città. Essi potranno infatti rivolgersi ai volontari in servizio civile impegnati nel progetto Tourist Angels anche per segnalare problemi o per chiedere assistenza in caso di necessità.

L'ambito territoriale di applicazione del progetto è costituito dal Centro Storico del Comune di Roma, coincidente con il territorio racchiuso dalle Mura Aureliane, zona all'interno della quale si concentra la grandissima maggioranza delle presenze turistiche. Un ulteriore ambito territoriale di applicazione del progetto è costituito dai due aeroporti della città, Fiumicino e Ciampino, che rappresentano il principale terminale di arrivo del traffico turistico romano, con il loro traffico complessivo di circa 38 milioni di passeggeri annui.

PROMEMORIA 22 aprile 1970 - Celebrazione del primo Giorno della terra


Celebrazione del primo Giorno della terra
Il Giorno della Terra, in inglese Earth Day è il nome usato per indicare due diverse festività: una che si tiene annualmente ogni primavera nell'emisfero nord del pianeta, e un'altra in autunno nell'emisfero sud, dedicate entrambe all'ambiente e alla salvaguardia del pianeta Terra. Le Nazioni Unite celebrano questa festa ogni anno nell'equinozio di primavera, ma è un'osservanza ufficializzarla il 22 aprile di ciascun anno. La festività è riconosciuta da ben 175 nazioni e viene celebrata da quasi mezzo miliardo di persone.[1]
L'Earth Day fu celebrato a livello internazionale per la prima volta il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra. Nato come movimento universitario, nel tempo, l'Earth Day è divenuto un avvenimento educativo ed informativo. I gruppi ecologisti lo utilizzano come occasione per valutare le problematiche del pianeta: l'inquinamento di aria, acqua e suolo, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante e specie animali che scompaiono, e l'esaurimento delle risorse non rinnovabili.
Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle attività dell'uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come il petrolio e i gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione di habitat fondamentali come i boschi umidi e la protezione delle specie minacciate.

Manifestazioni in tutto il mondo
Tutti, a prescindere dalla razza, dal sesso, da quanto guadagnino o in che parte del mondo vivano, hanno il diritto morale a un ambiente sano, equilibrato e sostenibile. L’Earth Day, il giorno della Terra, da quasi quarant’anni si basa saldamente su questo principio. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani, rispondendo a un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, si mobilitarono in una storica manifestazione a difesa del nostro pianeta. Oggi, su questo principio quanto mai d’attualità ci si mobiliterà ancora, in 174 paesi del mondo.
L’Earth Day 2009 segnerà l’inizio di una grande campagna di sensibilizzazione denominata dagli organizzatori “Green Generation Campaign” i cui punti principali sono la ricerca di un futuro basato sulle energie rinnovabili, che ponga fine alla nostra comune dipendenza dai combustibili fossili, incluso il carbone. Un impegno personale a un consumo responsabile e sostenibile. La creazione di una “economia verde” che tolga la gente dalla povertà con la creazione di milioni di “posti di lavoro verdi” e trasformi anche il sistema educativo globale in un sistema educativo “verde”.
Il 22 aprile 2009, Giorno della Terra, è l’occasione per migliaia di eventi organizzati in scuole, comunità, villaggi e città in tutto il mondo. In Italia, per il terzo anno consecutivo, a promuovere la manifestazione sarà Nat Geo Music, il canale musicale di National Geographic.
A Roma, in serata, è previsto un grande concerto a Piazza del Popolo, con Ben Harper e altri artisti internazionali e italiani. Nelle sale cinematografiche anteprima del film “Earth - La nostra Terra” prodotto da DisneyNature, un inno alla Terra e alla sua bellezza.

21 aprile, 2010

Nat Geo Music Live


Nat Geo Music Live
Tutto pronto nella capitale per i festeggiamenti dell'Earth Day, Giornata Mondiale della Terra, che quest'anno, per il suo quarantennale, ha deciso di porre attenzione sui temi della biodiversità e degli oceani.
Roma torna ad ospitare l'evento gratuito, che nelle prime due edizioni romane ha riscosso un enorme successo, portano nei luoghi più suggestivi della capitale artisti di calibro internazionale, il "Nat Geo Music".
Il concerto, organizzato dal canale televisivo National Geographic, quest'anno arrivato alla sua terza edizione e approda al Circo Massimo, dove il prossimo 22 aprile si alterneranno numerosi musicisti dalle ore 18.
Ad aprire lo spettacolo sarà il cantautore napoletano Pino Daniele, che attraverso i suoi più grandi successi, traghetterà il pubblico verso il ritorno sulle scene mondiali del gruppo inglese dei Morcheeba.
La serata verrà chiusa dalla "Night Geo Sessions", una installazione di musica ed immagini, dove le sonorità selezionate dal dj Claudio Coccoluto si fonderanno con le suggestive immagini della natura di National Geographic, adattate dal visual artist DDG Crew.

L'evento verrà trasmesso in diretta, a partire dalle 20, da Nat Geo Music (canale 710 di Sky) e in alta definizione da National Geographic Channel HD (canale 402 di Sky), nonché sugli altri 17 canali Nat Geo Music presenti in Europa e in Asia e sui canali National Geographic Channel disponibili in circa 170 paesi. Inoltre, per la prima volta, il concerto sarà disponibile in Italia anche per i telespettatori della tv in chiaro, grazie alla copertura in diretta dell'evento su Cielo, il canale di News Corporation Station Europe visibile sul digitale terrestre (spesso sul canale 10).

La manifestazione si contraddistingue, ormai dalla prima edizione, per il suo totale impatto zero sull'ambiente. Con la collaborazione di Lifegate, advisor e network per lo sviluppo sostenibile, i 544.000 chilogrammi di anidride carbonica che saranno generati dal concerto, verrano compensati dalla creazione di una nuova area verde di 10 mila mq nel parco romano di Aguzzano e da oltre 202mila mq di nuove foreste in Madagascar.
Acea, patner della rassegna, parteciparà alla Giornata della Terra, con un progetto didattico che guiderà 250 studenti romani in 5 tour naturalistici, mentre l'Ama allestirà al Circo Massimo un Villaggio, dove verranno date informazioni sulle varie fasi della gestione del ciclo dei rifiuti.

Tra i partner istituzionali dell'evento figurano il Ministero della Gioventù, l'Assessorato all'Ambiente del Comune di Roma e Promoroma - Azienda Speciale della Camera di Commercio di Roma.

IV edizione di “GO! La festa delle culture giovanili.


IV edizione di “GO! La festa delle culture giovanili.

Presentazione delle domande di partecipazione alla IV edizione di “GO! La festa delle culture giovanili”, promossa dal Municipio Roma V.

L’Assessorato alle Politiche giovanili del Municipio Roma V promuove la IV edizione di “GO! La festa delle culture giovanili”, che si svolgerà dal 27 Maggio al 6 Giugno 2010 presso il Centro di Cultura Ecologica nel Parco di Aguzzano ( Via Fermo Corni s.n.c.), con l’intenzione di offrire ai giovani del territorio l’occasione di potersi incontrare ed esprimersi nel segno dell’inclusione sociale, della creatività, della crescita culturale e interculturale, della formazione per il lavoro, della cittadinanza attiva, della solidarietà.

L’iniziativa prevede l’allestimento di un’area per concerti e rappresentazioni teatrali, supporti per la realizzazione di graffiti e murales, un’area per proiezioni cinematografiche, recital letterari e dibattiti, spazi per mostre, arti performative ed esibizioni sportive, stand informativi e un punto ristoro.

Il programma della Festa è aperto al contributo dei giovani che vivono, lavorano o studiano nel Municipio Roma V (e territori limitrofi) di età compresa tra il 16 e i 30 anni, che vogliano partecipare a titolo gratuito con le loro produzioni, in gruppo o singolarmente, professionisti e non, nel seguenti settori: musica / teatro e arti performative / cinema, audiovisivo, multimedialità / arti grafiche e visive / letteratura / attività sportive.

Le proposte di partecipazione devono essere illustrate sinteticamente utilizzando l’apposita scheda allegata al presente bando (Allegato A), e possibilmente accompagnate da materiale esplicativo (registrazioni audio per la musica, immagini fotografiche, video, testi letterari, tutto su supporto Cd-Rom o Dvd).

La scheda di partecipazione (Allegato A) deve essere compilata e consegnata all’Assessorato alle Politiche giovanili del Municipio Roma V, entro e non oltre il 15 Maggio 2010, con le seguenti modalità:

- a mano o via posta ordinaria, in busta chiusa, con su scritto “Assessorato alle Politiche giovanili - Municipio Roma V - Partecipazione Go!2010”, indirizzo: via Tiburtina 1163, Roma;
via fax, al numero: 69605222;
- via e-mail, all’indirizzo: daniela.farese@comune.roma.it
Il modulo di partecipazione sarà reperibile presso il sito web: www.prendiparte.org

Le proposte pervenute saranno valutate dal Tavolo dei progetti e delle attività rivolte ai giovani, istituito dal Municipio Roma V, con il criterio di dare spazio al numero maggiore di proposte, tenendo conto sia della qualità delle stesse, sia dei vincoli organizzativi, sia dei tempi disponibili all’interno della manifestazione.

Il presente avviso non comporta oneri e non è vincolante per l’Amministrazione.

Vice Presidenza e Assessorato alle politiche del lavoro,
della formazione professionale, della comunicazione multimediale, alla partecipazione democratica e alla valorizzazione delle culture giovanili

PROMEMORIA 21 aprile 753 a.c.Natale di Roma


Il Natale di Roma, conosciuto anche con il nome di Romaia, è una festività laica legata alla fondazione della città di Roma, festeggiata il 21 aprile,[1]. Secondo la leggenda, narrata anche da Varrone, Romolo avrebbe infatti fondato la città di Roma il 21 aprile del 753 a.C. La fissazione al 21 aprile, riportata da Varrone, si deve ai calcoli astrologici del suo amico Lucio Taruzio.[1]
Da questa data in poi derivava la cronologia romana, definita infatti con la locuzione latina Ab Urbe condita, ovvero "dalla fondazione della Città". La ricorrenza del Natale di Roma è tuttora festeggiata con rappresentazioni in costume, eventi culturali e manifestazioni ludiche.
In epoca fascista, a partire dal 1924, il 21 aprile era festa nazionale, e si festeggiava in tale occasione anche la Festa dei lavoratori, che sostituì quella del 1 maggio. Tale consuetudine fu abolita nel 1945, e la festività restò solo nel Comune di Roma.

20 aprile, 2010

Mie sensazioni dopo un viaggio nei campi di sterminio di Auschwitz e Birkenaudi


Viaggio della Memoria 2010
Dal 15 al 18 aprile un gruppo di circa 40 persone si è recato a visitare i campi di sterminio dei Auschwitz e Birkenau ritenendo che la lettura di un notevole numero di libri e la visione della quasi totalità dei film e dei documentari prodotti non erano sufficienti a esaurire la conoscenza di questa lunga pagina drammatica della storia dell’umanità. Con grande soddisfazione abbiamo potuto constatare la presenza dei giovani molto attenta ad approfondire questa drammatica stagione per l’umanità consci che saranno loro i tenutari della memoria. Il viaggio ci ha portato a conoscere anche i luoghi in cui vivevano gli ebrei a Cracovia. E’ drammatico pensare che gli ebrei residenti in questa città prima dei Hitler fossero tra i 60 e gli 80 mila. Al compimento di quella che doveva essere la “soluzione finale” i rimasti in vita erano poche centinaia. Ma l’importanza di questo viaggio è dato dalle sensazioni personali; dalle percezioni che ognuno di noi ha avuto in questa full immersion del dolore. Personalmente ho provato drammaticamente sulla mia pelle delle presenze : in questo campo oltre un milione di persone sono “passate per il camino” ma io le ho sentite li e le ho viste scrutare ogni nostro passo quando inconsciamente calpestavamo le loro ceneri, quello dei loro cari e quelle dei loro amici. Ho sentito questa presenza anche nelle due sinagoghe di Cracovia ed in modo particolare nel piccolo cimitero al centro del ghetto nella zona di Kazimierz.
L’eco dei racconti fatti dalle nostre guide e dalle guide del luogo sono la drammatica storia e cronaca della nefandezza del genere umano. Abbiamo iniziato la visita al campo di sterminio di Auschwitz in una mattinata di pioggia. Tra le varie frasi e i vari paragoni fatti dalle guide una mi ha colpito in modo particolare: “Auschwitz rispetto a Birkenau è una sorta di hoter a 5 stelle”. Una affermazione mi è parsa eccessiva fino a che non ho visitato Birkenau.
Dalle strutture in muratura di Auschwitz che doveva ospitare non più di 10 mila persone e che ne conteneva il doppio e Birkenau che doveva contenere 200 mila persone in strutture in legno in cui l’unica presenza “umana” erano i topi che infestavano la struttura e rendevano ancora più atrioci le sofferenze dei reclusi.
Non siamo riusciti a vedere il confine di questo campo tanto è grande. Due cose in antitesi tra loro hanno colpito tutti noi. Le villette vecchie e nuove che costeggiano in campi o poche decine di metri che fanno pensare a come qualcuno passa vivere a ridosso di luoghi tanto segnati da questo dramma umano, e per contro i daini che popolano i boschi di betulle. E’ come se la natura abbia voluto riportare alla “normalità” un luogo compromesso per sempre.
Questo viaggio, e la suggestione che ha evocato, rischia però "sciogliersi" nella nostra quotidianità purtroppo ancora fatta di diffidenza, di antisemitismo e di razzismo nei confronti non solo degli ebrei ma anche di molte (troppe) persone considerate "diverse".
Questo viaggio nel ricordo dell'Olocausto, chiede perciò di non essere solo un percorso evocativo, bensì un cammino di crescita nella consapevolezza che anche oggi, in Italia ed all'estero, molte sono le persone che rischiano di essere messe su nuovi (ed ugualmente crudeli) "carri bestiame",che passano sotto silenzio in mezzo alle nostre città, senza che nessuno se ne accorga o - ancora peggio - che faccia finta di niente.

La Provincia di Roma aderisce all'Earth Day 2010


La Provincia di Roma aderisce all'Earth Day 2010

L’Amministrazione provinciale di Roma partecipa all’Earth Day 2010 (Giornata Mondiale della Terra), in programma giovedì 22 aprile, per confermare l’impegno concreto teso a creare un nuovo modello di sviluppo basato sull’innovazione e la sostenibilità ambientale.

In occasione del concerto al Circo Massimo la Provincia sarà presente con uno sportello informativo per promuovere le azioni messe in campo con il piano Provincia di Kyoto e le 7 sfide per la sostenibilità.

In particolare lo sforzo sarà concentrato sulle politiche per l’energia e nella lotta ai cambiamenti climatici sostenendo l’impegno dei 121 Comuni nel Patto dei Sindaci, l’iniziativa lanciata dall’Unione europea per legare le città in una strategia dell’efficienza energetica e per promuovere le fonti rinnovabili.

La Provincia di Roma distribuirà 30.000 shoppers riutilizzabili per contribuire all’eliminazione dei sacchetti in plastica, un fatto concreto per migliorare l’ambiente con un gesto quotidiano. Per maggiori informazioni: www.sportelloenergia.info
Più in generale va segnalato che la Giornata mondiale della Terra, l’Earth Day, fu celebrata a livello internazionale per la prima volta il 22 aprile 1970 per sottolineare la necessità della conservazione delle risorse naturali del Pianeta.

Le Nazioni Unite celebrano ogni anno questa festa il 22 aprile. La festività è riconosciuta da ben 175 nazioni e viene celebrata da quasi mezzo miliardo di persone.

Nato come movimento universitario, nel tempo, l’Earth Day è divenuto un importante avvenimento educativo ed informativo.
Per ulteriori informazioni sulla giornata: http://www.decrescita.com/terra

PROMEMORIA 20 aprile 1902 - Pierre e Marie Curie purificano e isolano l'elemento radio


Pierre e Marie Curie purificano e isolano l'elemento radio.
Il radio è l'elemento chimico di numero atomico 88. Il suo simbolo è Ra. Il nome dell'elemento deriva dal fatto di essere uno dei più radioattivi conosciuti.
Di colore bianco, annerisce per esposizione all'aria. È un metallo alcalino-terroso presente in tracce nei minerali dell'uranio. È estremamente radioattivo; il suo isotopo più stabile, 226Ra, ha un'emivita di 1602 anni e decade in radon.

Storia
Il radio (dal latino radius, raggio) fu scoperto da Marie Curie e suo marito Pierre nel 1898 nella pechblenda/uraninite della Boemia settentrionale. Studiando la pechblenda, i Curie ne rimossero l'uranio e scoprirono che il materiale restante era ancora radioattivo. Quindi separarono da questo una miscela radioattiva che consisteva per lo più di bario, che alla fiamma dava un brillante colore rosso e delle linee spettrali che non erano mai state descritte prima. Nel 1902 il radio fu isolato puro, nella sua forma metallica, da Curie e Andre Debierne attraverso la elettrolisi di una soluzione pura di cloruro di radio con un catodo di mercurio e distillazione in atmosfera di idrogeno. Il 20 aprile di quell'anno venne comunicato l'avvenuto isolamento dell'elemento.
I prodotti di decadimento del radio furono inizialmente battezzati Radio A, Radio B, Radio C, eccetera. In seguito si capì che erano altri elementi chimici, e precisamente:
Emanazione del radio - 222Rn
Radio A - 218Po
Radio B - 214Pb
Radio C - 214Bi
Radio C1 - 214Po
Radio C2 - 210Tl
Radio D - 210Pb
Radio E - 210Bi
Radio F - 210Po
Il 4 febbraio 1936 il radio E divenne il primo elemento radioattivo ad essere sintetizzato artificialmente.
Durante gli anni trenta si scoprì che i lavoratori esposti al radio nelle fabbriche che usavano vernice luminescente si ammalavano gravemente, per lo più di anemia e cancro alle ossa: in seguito a queste evidenze cliniche l'uso del radio declinò rapidamente. Il radio infatti viene trattato dall'organismo alla stregua del calcio, e depositato nel tessuto osseo, dove la radioattività ne degrada il midollo e può indurre mutazioni nelle cellule ossee. L'aver maneggiato radio per anni è ritenuta la causa della prematura morte di Marie Curie.

19 aprile, 2010

'Upside Down': i mappamondi di Maurizio Savini in mostra a Palazzo Valentini


'Upside Down': i mappamondi di Maurizio Savini in mostra a Palazzo Valentini

Palazzo Valentini ospita “Suffer”, di Maurizio Savini, la prima di quattro installazioni d’artista in mostra nella Capitale da aprile a ottobre 2010.

Il primo appuntamento è proprio con Maurizio Savini, che ha creato per lo spazio della Sala Stampa, al pianterreno, un grande plastico del Palazzo dal quale escono una serie di mappamondi che vengono gonfiati a ritmo alterno, cosicché il modellino dell’edificio non fa che mimare il grande respiro del mondo. L'edificio stesso diventa l'emblema del pianeta nel quale viviamo e siamo quotidianamente immersi.

La mostra - inaugurata giovedì 15 aprile presso la sala Stampa di Palazzo Valentini - resterà aperta fino al 25 maggio.

Promossa dal Progetto ABC Arte Bellezza Cultura - in collaborazione con il CIAC di Genazzano – l’esposizione è parte di un più ampio progetto che comprende quattro installazioni d'artista, della durata di un mese ciascuna, a cura di Claudio Libero Pisano. In ‘Upside Down’ è la storia stessa di Palazzo Valentini, in quanto luogo fisico, ad esser messa in risalto, attraverso la creazione di un ideale ''ponte'' tra la sua storia e gli esiti della ricerca contemporanea, grazie anche alle opere di quattro artisti di chiara fama: Paolo Canevari; Marina Paris; Maurizio Savini; Donatella Spaziani.

I numerosi mappamondi, che stanno accanto e che respirano in modo alterno, null'altro sono che un invito a guardare le cose sempre da un punto di vista ''altro'', che non è necessariamente il più rassicurante. Upside down appunto, ovvero guardare le cose ''sottosopra'', può essere l'inizio di una rinnovata regolarità piuttosto che il disordine.

Il Progetto ABC - fortemente voluto dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti - è nato per sostenere le eccellenze culturali e territoriali al fine di avvicinare i cittadini, specie i più giovani, al “bello” e ai suoi luoghi fisici.

Progetto Upside down: “Suffer”, di Maurizio Savini
dal 15 aprile al 25 maggio 2010
Inaugurazione: giovedì 15 aprile, ore 18

Curatore progetto:
Claudio Libero Pisano

Palazzo Valentini
Roma, Via IV Novembre 119

Orario di apertura:
lun-ven, ore 10-19; sab, ore 10-13.00; domenica e festivi chiuso

Biglietti:
Ingresso libero

Info:
Progetto ABC
Tel. (+39) 380 3156599 (Alberto Ferrigolo)
alberto.ferrigolo@gmail.com

PROMEMORIA 19 aprile 1937 - L'Italia fascista vara la prima legge di tutela della razza


L'Italia fascista vara la prima legge di tutela della razza, il regio decreto legge n. 880/37. L'ordinanza vietava il madamismo (l'acquisto di una concubina) ed il matrimonio con le donne di colore delle colonie africane.

Nella storia d'Italia le leggi razziali sono un insieme di provvedimenti che vennero varati verso la fine degli anni trenta durante il regime fascista, rivolti prevalentemente – ma non solo – alle persone di religione ebraica.
Per la legislazione fascista era ebreo chi era nato da genitori entrambi ebrei oppure da un ebreo e da uno straniero oppure da una madre ebrea in condizioni di paternità ignota oppure chi, pur avendo un genitore ariano, professasse la religione ebraica. Sugli ebrei venne emanata una serie di leggi discriminatorie. La legislazione fascista ammise tuttavia la discussa figura dell'ebreo "arianizzato", ovvero dell'ebreo che avesse particolari meriti: militari, civili o politici. Agli ebrei arianizzati le leggi razziali furono applicate con alcune deroghe e limitazioni.[1]
La legislazione antisemita comprendeva: il divieto di matrimonio tra italiani ed ebrei, il divieto per gli ebrei di avere alle proprie dipendenze domestici di razza ariana, il divieto per tutte le pubbliche amministrazioni e per le società private di carattere pubblicistico – come banche e assicurazioni – di avere alle proprie dipendenze ebrei, il divieto di trasferirsi in Italia ad ebrei stranieri, la revoca della cittadinanza italiana concessa a ebrei stranieri in data posteriore al 1919, il divieto di svolgere la professione di notaio e di giornalista e forti limitazioni per tutte le cosiddette professioni intellettuali, il divieto di iscrizione dei ragazzi ebrei – che non fossero convertiti al cattolicesimo e che non vivessero in zone in cui i ragazzi ebrei erano troppo pochi per istituire scuole ebraiche – nelle scuole pubbliche, il divieto per le scuole medie di assumere come libri di testo opere alla cui redazione avesse partecipato in qualche modo un ebreo. Fu inoltre disposta la creazione di scuole – a cura delle comunità ebraiche – specifiche per ragazzi ebrei. Gli insegnanti ebrei avrebbero potuto lavorare solo in quelle scuole.[2]
Infine vi furono una serie di limitazioni da cui erano esclusi i cosiddetti arianizzati: il divieto di svolgere il servizio militare, esercitare il ruolo di tutore di minori, essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale, essere proprietari di terreni o di fabbricati urbani al di sopra di un certo valore. Per tutti fu disposta l'annotazione dello stato di razza ebraica nei registri dello stato civile.

Il "Manifesto della Razza"

Un documento fondamentale, che ebbe un ruolo non indifferente nella promulgazione delle cosiddette leggi razziali è il Manifesto della Razza o più esattamente il Manifesto degli scienziati razzisti (Manifesto della Razza), pubblicato una prima volta in forma anonima sul Giornale d'Italia il 15 luglio 1938 con il titolo Il Fascismo e i problemi della razza, e poi ripubblicato sul numero uno della rivista La difesa della razza il 5 agosto 1938.
Il 25 luglio 1938 – dopo un incontro tra i dieci redattori della tesi, il ministro della cultura popolare Dino Alfieri ed il segretario del PNF Achille Starace – la segreteria politica del PNF comunica il testo completo del lavoro, corredato dall'elenco dei firmatari e degli aderenti.
Tra le adesioni al manifesto spiccano quelle di personaggi illustri – o destinati a diventare tali – come, ad esempio, Giorgio Almirante, Piero Bargellini, Giorgio Bocca, Galeazzo Ciano, Amintore Fanfani, Agostino Gemelli, Giovanni Gentile, Luigi Gedda, Giovannino Guareschi, Mario Missiroli, Romolo Murri, Giovanni Papini, Ardengo Soffici, Giuseppe Tucci.
Nonostante alcuni sostengano che Mussolini non fosse antisemita[3] (forse perché una delle sue amanti, Margherita Sarfatti, era ebrea), Galeazzo Ciano riporta nel suo diario per la giornata del 14 luglio 1938: «Il Duce mi annuncia la pubblicazione da parte del Giornale d'Italia di uno statement sulle questioni della razza. Figura scritto da un gruppo di studiosi, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare. Mi dice che in realtà l'ha quasi completamente redatto lui».[4]
Al Regio decreto legge del 5 settembre 1938 – che fissava «Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista» – e a quello del 7 settembre – che fissava «Provvedimenti nei confronti degli ebrei stranieri» – fa seguito (6 ottobre) una «dichiarazione sulla razza» emessa dal Gran Consiglio del Fascismo. Tale dichiarazione viene successivamente adottata dallo Stato sempre con un Regio decreto legge che porta la data del 17 novembre dello stesso anno.
Sono dunque molti i decreti che, tra l'estate e l'autunno del 1938, sono firmati da Benito Mussolini in qualità di capo del Governo e poi promulgati da Vittorio Emanuele III. Tutti tendenti a legittimare una visione razzista della così detta questione ebraica. L'insieme dei questi decreti e dei documenti sopra citati costituisce appunto l'intero corpus delle leggi razziali.
Alcuni degli scienziati ed intellettuali ebrei colpiti dal provvedimento del 5 settembre (riguardante in special modo il mondo della scuola e dell'insegnamento) emigrano negli Stati Uniti. Tra loro ricordiamo: Emilio Segrè, Achille Viterbi (padre di Andrea Viterbi), Enrico Fermi (che aveva sposato un'ebrea), Arnaldo Momigliano, Bruno Pontecorvo, Bruno Rossi, Ugo Lombroso.
Chi decide di rimanere in Italia è costretto ad abbandonare la cattedra. Tra questi: Tullio Ascarelli, Walter Bigiavi, Mario Camis, Federico Cammeo, Alessandro Della Seta, Donato Donati, Mario Donati, Marco Fanno, Gino Fano, Federigo Enriques, Carlo Foà, Giuseppe Levi, Benvenuto Terracini, Tullio Levi-Civita, Rodolfo Mondolfo, Adolfo Ravà, Attilio Momigliano, Gino Luzzatto, Donato Ottolenghi, Tullio Terni e Mario Fubini).
L'insegnamento nelle scuole riservate agli ebrei tuttavia non viene proibito.
Tra le dimissioni illustri da istituzioni scientifiche italiane ci sono quelle di Albert Einstein, allora membro dell'Accademia dei Lincei.

Il testo del manifesto
Il 5 agosto 1938 sulla rivista La difesa della razza viene pubblicato il seguente manifesto:
« Il ministro segretario del partito ha ricevuto, il 26 luglio XVI, un gruppo di studiosi fascisti, docenti nelle università italiane, che hanno, sotto l'egida del Ministero della Cultura Popolare, redatto o aderito, alle proposizioni che fissano le basi del razzismo fascista.
LE RAZZE UMANE ESISTONO. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
ESISTONO GRANDI RAZZE E PICCOLE RAZZE. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
IL CONCETTO DI RAZZA È CONCETTO PURAMENTE BIOLOGICO. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
LA POPOLAZIONE DELL'ITALIA ATTUALE È NELLA MAGGIORANZA DI ORIGINE ARIANA E LA SUA CIVILTÀ ARIANA. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L'origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell'Europa.
È UNA LEGGENDA L'APPORTO DI MASSE INGENTI DI UOMINI IN TEMPI STORICI. Dopo l'invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l'Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d'Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l'Italia da almeno un millennio.
ESISTE ORMAI UNA PURA "RAZZA ITALIANA". Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico–linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l'Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
È TEMPO CHE GLI ITALIANI SI PROCLAMINO FRANCAMENTE RAZZISTI. Tutta l'opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l'indirizzo ariano–nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra–europee, questo vuol dire elevare l'italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.

È NECESSARIO FARE UNA NETTA DISTINZIONE FRA I MEDITERRANEI D'EUROPA (OCCIDENTALI) DA UNA PARTE E GLI ORIENTALI E GLI AFRICANI DALL'ALTRA. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l'origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
GLI EBREI NON APPARTENGONO ALLA RAZZA ITALIANA. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l'occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all'infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l'unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.

I CARATTERI FISICI E PSICOLOGICI PURAMENTE EUROPEI DEGLI ITALIANI NON DEVONO ESSERE ALTERATI IN NESSUN MODO. L'unione è ammissibile solo nell'ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall'incrocio con qualsiasi razza extra–europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani. »

17 aprile, 2010

PROMEMORIA 17 Aprile 1944 - Seconda guerra mondiale: Rastrellamento del quartiere Quadraro a Roma




Il rastrellamento del Quadraro fu un'operazione militare tedesca effettuata il 17 aprile del 1944 ai danni della popolazione romana dell'omonimo quartiere situato alla periferia sud di Roma, durante la seconda guerra mondiale. Le truppe tedesche dapprima assediarono il quartiere e dopo un rastrellamento deportarono 947 uomini nei campi di concentramento in Germania. L'episodio in quanto a dimensioni ed efferatezza fu secondo solo alla tragedia delle fosse Ardeatine.

Antefatto

Ciò che fece crescere la tensione nel rapporto tra la popolazione romana e gli occupanti fu, oltre che all'inasprimento dei metodi repressivi da parte delle truppe tedesche, la sempre più forte paura di una escalation della guerra con l’imminente arrivo degli alleati e la carenza di viveri, visto che i bombardamenti degli alleati avevano obbligato i tedeschi ad usare principalmente il trasporto su gomma per il trasporto delle merci.
Il 31 marzo fu presa una misura drastica per indebolire tutte quelle frange ribelli disseminate nelle periferie romane. Il comando tedesco anticipava l'ora del coprifuoco alle 16,00 agli abitanti dei quartieri Quadraro, Torpignattara, Centocelle e Quarticciolo. In effetti proprio in quel periodo il susseguirsi di sommosse e ribellioni da parte della popolazione romana, esasperata dalla propria condizione di vita, si verificò quasi all’ordine del giorno.
Ma molto probabilmente la goccia che fece traboccare il vaso fu un clamoroso episodio avvenuto il 10 aprile in una trattoria di Cinecittà (la trattoria di Gigietto in via Calpurnio Fiamma). Nel pomeriggio del lunedì di Pasqua, Giuseppe Albano detto il "gobbo del Quarticciolo" assalì con la sua banda alcuni soldati tedeschi. Tre di questi vennero freddati a bruciapelo, provocando l'ira del comando tedesco a Roma.

L'operazione Balena

Kappler, deciso nel voler dare un'altra lezione al popolo romano, dopo quella delle fosse Ardeatine del 24 marzo, organizza, in tutta segretezza il piano Unternehmen Walfisch (in italiano Operazione Balena): un piano che prevedeva il rastrellamento e la deportazione in Germania di circa un migliaio di persone e che verrà eseguito la mattina del 17 aprile ai danni della popolazione del Quadraro, il popoloso quartiere alle porte di Roma.
Per portare a compimento l’operazione, Kappler impiegò un imponente schieramento di uomini e mezzi. Questo fu dovuto al fatto che le strade del Quadraro erano sicure per i suoi abitanti, al punto che vi si poteva circolare liberamente senza il timore di incontrare dei soldati tedeschi o qualche fascista, ma nessuno poteva essere sprovveduto da addentrarsi per quelle vie, che ad ogni angolo potevano nascondere un partigiano. Lo stesso console tedesco Eitel Friedrich Moellhausen, affermò un giorno: “chi vuole sfuggirci ha due strade: o va in Vaticano, o al Quadraro”.

Il rastrellamento

Il 17 aprile, verso le 4 del mattino, le truppe tedesche circondarono l'intero quartiere, bloccando ogni via di accesso e di uscita. Successivamente i soldati, guidati da Kappler, coadiuvati dalla Gestapo, dalle SS e dalla Banda Koch, iniziarono le perquisizioni, passando al setaccio il quartiere casa per casa. L'operazione venne giustificata come un atto che sarebbe servito per “reclutare” mano d'opera per la Wehrmacht. Solo successivamente, il console tedesco Moellhausen scriverà in un suo memoriale che in realtà si trattò di un atto militare di polizia e controguerriglia, sostenuto per distruggere le frange ribelli che da tempo si annidavano al Quadraro.
Le circa 2000 persone rastrellate durante la mattinata (tutti uomini tra i diciannove e i cinquanta anni), furono portate al cinema Quadraro per essere schedati. Dopo ore di attesa, ammassati e trattati come bestie, vennero caricati su dei camion e portati a Cinecittà, per la selezione. Alcuni riuscirono a fuggire e molti tra gli scartati vennero arrestati.
I familiari che si accalcavano davanti ai cancelli, furono brutalmente respinti dalla polizia fascista, mentre il parroco della chiesa Santa Maria del Buon Consiglio, Gioacchino Rey, si adoperava per aiutare gli sfortunati, procurandosi viveri, abiti e raccogliendo dei biglietti di conforto e di consiglio da portare ai prigionieri, ma quando chiese di poter conferire con un ufficiale per invocare clemenza, venne colpito al volto senza ritegno da un soldato tedesco.

La deportazione

947 persone divise in quattro gruppi, furono portate il giorno stesso con dei camion a Grottarossa. Da lì, in treno fino a Terni e pochi giorni dopo di nuovo trasferite al campo di transito di Fossoli (Carpi). L'esperienza di Fossoli, fu solo l'inizio di un lungo periodo di agonie e sofferenze: il 24 giugno, i rastrellati del Quadraro furono arruolati come “operai italiani volontari per la Germania” e deportati in Germania e in Polonia, costretti a lavorare nei campi di concentramento.
Molti di loro non sopravvissero all'arrivo degli Americani. Dei 947 deportati solo la metà tornò al Quadraro.