12 agosto, 2010

PROMEMORIA 12 agosto 1953 Test nucleari: L'Unione Sovietica detona la sua prima bomba all'idrogeno.


Test nucleari: L'Unione Sovietica detona la sua prima bomba all'idrogeno.
a bomba all'idrogeno o bomba H (più propriamente bomba a fusione termonucleare incontrollata, in gergo "la superbomba") è una bomba a fissione-fusione-fissione in cui una normale bomba atomica, che serve da innesco, viene posta all'interno di un contenitore di materiale fissile insieme a degli atomi leggeri. Quando la bomba A esplode, innesca la fusione termonucleare dei nuclei degli atomi leggeri; questo processo provoca a sua volta la fissione nucleare del materiale che la circonda.

In questo tipo di bomba dunque l'energia liberata deriva oltre che dalla fissione nucleare anche dalla fusione termonucleare fra nuclei di isotopi diversi dell'idrogeno: il deuterio ed il trizio. Nel caso della bomba al deuterio e litio, tale processo avviene secondo una reazione nucleare del tipo:

2H + 3H → 4He + n + 17,6 MeV

Il trizio non è di per sé presente nella composizione iniziale della bomba ma viene prodotto dall'urto di neutroni veloci contro nuclei dell'isotopo del litio avente numero di massa 6 e nuclei di deuterio secondo queste due reazioni nucleari:

6Li + n → 3H + 4He + 4,8 MeV

e

2H + n → 3H + 6,2 MeV

La temperatura e la pressione elevatissime necessarie affinché avvenga la fusione termonucleare nonché i neutroni veloci indispensabili per generare l'idrogeno 3 vengono forniti, come già detto, da una bomba A.

A differenza della bomba atomica, con quella H non vi è alcuna limitazione teorica di potenza. Tale potenza è una funzione a scalino di un certo numero di variabili. Inoltre la bomba termonucleare non necessita di una massa critica a differenza della bomba A. In realtà, però, essendo necessaria quest'ultima per attivare il processo di fusione termonucleare, rimane ugualmente la necessità a monte di una massa critica. La prima bomba H venne sperimentata dagli U.S.A. nel novembre del 1952. L' Unione Sovietica sperimentò il suo primo ordigno (alla cui realizzazione molto contribuì Andrej Sakharov) nell'agosto 1953. Seguirono il Regno Unito, la Repubblica Popolare Cinese e la Francia rispettivamente nel 1957, 1967 e 1968. A differenza della bomba A la bomba H non è mai stata impiegata in operazioni belliche.

Analogamente alla bomba A la bomba H può essere installata su diversi sistemi d'arma: aerei, missili balistici, missili lanciati da sottomarini.

Nel 1961, in una serie di test nucleari, l'URSS fece esplodere la più potente bomba H mai realizzata (la bomba Zar) che liberò energia pari a 57 megatoni, ovvero oltre 4 500 volte più potente della bomba all'uranio lanciata su Hiroshima (Little Boy).

11 agosto, 2010

PROMEMORIA 11 agosto 1944 - A seguito di un'insurrezione partigiana, Firenze viene liberata dall'occupazione tedesca.


A seguito di un'insurrezione partigiana, Firenze viene liberata dall'occupazione tedesca.
11 Agosto 1944 Firenze Insorge, si Libera e si Governa

Il 27 luglio 1944 i tedeschi in un loro comunicato invitano la popolazione
fiorentina alla calma e confermano che per essi Firenze e "città aperta"
(la finiranno di aprire alcuni giorni dopo)
questo comunicato era una risposta ad un manifesto dei comunisti fiorentini
che invitava a tenersi pronti per l'insurrezione
Il giornale "La Nazione" pubblica da un volantino del comando tedesco
*testuale*
Fiorentini a nome delle convenzioni internazionali, sono considerati fuori
legge i cittadini che sparano sui militari, o che comunque tentino
d'impedire lo svolgimento di operazioni militari con atti di sabotaggio, Si
rammenta perciò che in questa città *Chi impugna le armi contro i soldati
germanici o italiani sarà fucilato ed espone ai più gravi pericoli la
famiglia e lo stesso vicino..."
(Questo proclama bisognò ricordarlo ai franchi tiratori di Pavolini lasciati
a seminare il terrore in città) ed allora non andò più bene
Il 29 luglio 1944 i tedeschi avvisano a mezzo di un manifesto affisso sui
muri della città che si ordina a tutta la popolazione di sgomberare una
vasta zona prospiciente il fiume Arno sull'una e l'altra sponda del fiume. È
la sentenza di morte di un terzo della Firenze trecentesca e per il "Ponte"
per antonomasia, il Ponte a Santa Trinità, sentenza di morte che verrà
eseguita nella notte fra il 3 e il 4 Agosto.
La battaglia per la liberazione di Firenze proseguiva intanto sorda e
implacabile i soldati tedeschi venivano uccisi per prendere le armi, i loro
cadaveri occultati, spogliati, buttati in Arno,(mai tanti disertori come in
quel periodo nell'esercito del Reich) un gruppo di partigiani con alla testa
Roberto Martini, membro della commissione politica del CTLN occupano con
discrezione la Questura.
Il comando tedesco fa affiggere per le vie di Firenze la seguente ordinanza
*Testuale* Firenze, 3 Agosto 1944 ore 14 Per la sicurezza della popolazione
si ordina:
1) a partire da questo momento è proibito a chiunque lasciare le case e
camminare per le vie e le piazze della città di Firenze
2) tutte le finestre, anche quelle delle cantine, come pure le entrate delle
case e degli androni devono rimanere chiuse notte e giorno
3) si raccomanda alla popolazione di trattenersi nelle cantine o dove queste
non esistono di recarsi nelle chiese oppure in altri grandi edifici
4) le pattuglie delle FF.AA germaniche hanno l'ordine di sparare contro le
persone che verranno trovate sulle strade, oppure che si mostreranno alle
finestre.
Il comandante della città di Firenze Col Fuchs

(questo avviso unito con quello di sgombero venne riprodotto dopo la
liberazione e messo a tipo santino all'inizio del Ponte Vecchio lato Borgo
SS Apostoli, per ricordare ai turisti e ai fiorentini l'avvenimento, rimase
alcuni anni, poi considerazioni turistiche consigliarono di toglierlo. Molti
tedeschi vengono in gita a Firenze, perché turbarli)
Le forze partigiane dell'oltrarno 780 uomini con poche armi tentarono di
salvare i ponti di Firenze combattimenti ci furono al Ponte alla Vittoria
con un morto e un ferito nostro Al Ponte alla Carraia con un morto e 4
feriti partigiani
Durante la notte fu eseguita la condanna a morte delle opere d'arte
fiorentine, per il Ponte a Santa Trinita furono necessarie altre cariche
(furono il colpo di grazia a chi non vuol morire). Solo il Ponte Vecchio era
rimasto in piedi ma tutte le vie adiacenti (la Firenze trecentesca) erano un
cumulo di macerie dove per ultimo regalo i guastatori tedeschi lasciarono
mine che proseguirono la loro opera per diversi giorni dopo.


Alle 5 del mattino del 4 Agosto entrava in Oltrarno liberata dai partigiani
fiorentini la prima pattuglia alleata accolta trionfalmente dal popolo che
si riversava nelle strade, il grosso degli alleati arrivò molte ore dopo.
Intanto sempre in oltrarno nel rione di Gavinana entravano le brigate
partigiane che si erano aperte la strada combattendo dal monte Giovi a
Firenze.


Entravano La Brigata "Sinigaglia"
Il comando della divisione "Arno" con Potente
la brigata "Lanciotto".
I franchi tiratori si facevano vivi soprattutto nel quartiere di San
Frediano al Conventino e a San Niccolò, cominciava per i rioni di Firenze
una lotta feroce contro questi assassini prezzolati che sparavano sui civili
solo per spargere terrore, la loro partita era persa. La lotta durò fino a
quando il comando alleato autorizzò (dopo aver pagato di persona) un
rastrellamento con le forze partigiane La sera avanti 8 agosto dopo aver
concordato con i comandanti partigiani e gli ufficiali alleati le norme e
modalità dell'operazione, Potente il comandante della divisione partigiana
Garibaldi "Arno" fu colpito da una granata in Piazza Santo Spirito. Si
chiamava Aligi Barducci.
Il 9 agosto reparti della divisione partigiana "Potente" con la morte nel
cuore, e truppe canadesi iniziarono e ripulirono tutto l'oltrarno dai
cecchini fascisti.


L'11 Agosto alle 6,45 del mattino la campana di Palazzo Vecchio "La
Martinella" chiamava come altre volte il popolo fiorentino "alla lotta
all'insurrezione alla libertà a conquistarsi il diritto di essere popolo
libero combattendo e cadendo per la libertà"
altri giorni di lotte di lutti e di vittorie ci vollero perché tutta Firenze
fosse Libera, caddero in combattimento dal 3 agosto al 2 settembre 205
compagni partigiani, 400 furono i feriti 18 sono i dispersi.
l'11 agosto 1945 il Presidente del Consiglio Ferruccio Parri appuntava sul
gonfalone di Firenze la medaglia d'oro al Valor Militare
La nostra battaglia di allora ci ha dato uno stato democratico anche se non
sempre ligio ai dettami Costituzionali, sessantauno anni sono passati, tanti
di coloro che c'erano or non ci sono a loro dedico queste righe, io che ho
avuto la fortuna di dire
"Io c'ero" e "Io ci sono"
da voi che ci sarete un impegno, che ritengo ci sia bisogno:
"ORA E SEMPRE RESISTENZA"

--
Zolle insanguinate ...
in esse
ha le radici
la nostra liberta!...

10 agosto, 2010

Sportello virtuale "Provincia & Studenti ON LINE


Sportello virtuale "Provincia & Studenti ON LINE"

La Provincia di Roma intende incentivare e semplificare l’interazione con l’universo scolastico. Per questo è stato messo a punto un innovativo sistema di “dialogo on line”, allo scopo di intervenire con la massima tempestività per dare risposta ad istanze di ogni natura provenienti dagli utenti della pubblica istruzione.

Provincia & Studenti ON LINE rappresenta uno “sportello virtuale” a disposizione dei rappresentanti degli studenti.

Attraverso questo strumento i rappresentanti degli studenti in seno al consiglio d'istituto possono segnalare direttamente le problematiche riguardanti la scuola d'appartenenza e ogni altra questione di rilievo di competenza provinciale.

I rappresentanti degli studenti autorizzati possono scrivere all’Amministrazione provinciale digitando nome utente e password fornita dal dirigente scolastico.

Analogamente anche per i presidi è stato attivato un canale di dialogo diretto chiamato “Spazio Dirigenti”, con l’obiettivo di rendere più efficace e costante la comunicazione, in uno spirito di concreta collaborazione.

Insomma, la Provincia di Roma rafforza l’impegno globale per la crescita del mondo scolastico e lo fa non soltanto attraverso lo stanziamento di crescenti risorse economiche, ma anche attraverso l’incremento di servizi ed opportunità a disposizione di quanti ogni giorno vivono ed operano nel mondo dell’istruzione.

PROMEMORIA 10 agosto Il SIFAR brucia fascicoli degli aderenti alla P2


Il SIFAR, su ordine del Governo, avrebbe bruciato nell'inceneritore di Fiumicino alcuni fascicoli personali su aderenti alla P2. I fascicoli riguardavano 52 alti ufficiali dei carabinieri, 50 dell'esercito, 37 della Guardia della Finanza, 29 della marina, 11 questori, 5 prefetti, 70 imprenditori, 10 presidenti di banca, 3 ministri in carica, 2 ex ministri, il segretario di un partito di governo, 38 deputati, 14 magistrati.
Il Servizio segreto delle Forze Armate nasce il 30 marzo 1949 con una semplice circolare interna del Ministro della Difesa all'epoca Randolfo Pacciardi. In realtà esso inizierà ad operare solo dal 1 settembre 1949, e dipendeva direttamente dal Capo di Stato Maggiore della Difesa. Nella stessa occasione venne istituito il Servizio Informazioni Operative e Situazione (SIOS) presso tutte le Forze Armate.
Gli Stati Uniti, ritenendo ormai stabilizzata la situazione interna dell'Italia, che fa ormai parte della NATO e, quindi, da sufficienti garanzie, concedono all'Italia di creare un vero e proprio servizio segreto, anche se sotto diretto controllo dei servizi statunitensi.
Il SIFAR fu costituito da varie sezioni (SIOS = Servizio Informazioni Operative e Situazione) alle dipendenze dei Capi di Stato Maggiore dell'Esercito, della Marina e dell'Aeronautica. Esso viene guidato dal 1955 al 1962 dal generale Giovanni De Lorenzo che prima schederà 157.000 cittadini italiani (una copia di tali schede verrà fornita alla CIA) e poi tenterà di attuare un colpo di stato impiegando la Brigata Meccanizzata dei Carabinieri da lui creata. Il SIFAR sarà negli anni successivi al centro di innumerevoli trame, tentativi di colpo di stato, stragi, attentati, rapporti con la mafia e la massoneria.
Il suo scioglimento avvenne il 18 novembre 1965, quando con Decreto del Presidente della Repubblica n° 1477, nell'ambito del nuovo ordinamento delle Stato Maggiore della Difesa nasce il nuovo servizio segreto militare italiano il Servizio Informazioni Difesa (SID). Il SIFAR, quindi, viene sciolto, coperto dagli scandali e dai sospetti accumulati in 16 anni. Il SID però inizierà a funzionare solo dal 1 luglio 1966, nel frattempo Giovanni Allavena rimase alla guida del Servizio.

09 agosto, 2010

Family Card: la tessera gratuita che offre sconti e agevolazioni


Family Card: la tessera gratuita che offre sconti e agevolazioni

Sono 10 mila i cittadini che, finora, hanno richiesto la Family Card, la tessera gratuita realizzata dalla Provincia di Roma in collaborazione con le principali associazioni di categoria (Confcommercio, Confesercenti, CNA, Confartigianato, Confcooperative e Legacoop).

La Family Card offre sconti dal 5% al 30% in oltre 500 esercizi commerciali che comprendono supermercati (Despar, Tuodì, InGrande, Coop), punti vendita di elettronica ed elettrodomestici (Expert), ottici, dentisti, librerie (Arion), cinema, negozi di abbigliamento e molte altre categorie.

Un'iniziativa nata per sostenere e aiutare le famiglie penalizzate dalla crisi e dal caro-vita, che non ha precedenti in Italia, sia per il bacino di cittadini a cui si rivolge (4 milioni di persone) che per il numero di imprese che hanno aderito.

La tessera gratuita, nominativa e da esibire insieme ad un documento di riconoscimento, è valida fino al 31 dicembre 2011 ed è rivolta alle famiglie residenti nella Provincia di Roma composte da:

Uno/due genitori e due figli con reddito familiare annuo fino a 40mila euro;

Uno/due genitori e tre figli con reddito familiare fino a 50mila euro (dopo il terzo figlio, per ogni figlio in più, il tetto di reddito familiare aumenta di 5mila euro);

Persone ultra 65enni con reddito annuo fino a 15mila euro;

Persone non autosufficienti a carico del nucleo familiare con reddito fino a 50mila euro;
Per richiedere la tessera è necessario presentare un apposito modulo, scaricabile dal sito della Provincia di Roma (www.provincia.roma.it/familycard), l’indirizzo che indica anche i punti convenzionati.

Il modulo, debitamente compilato, deve essere spedito all’Ufficio Family Card (via di villa Pamphili 84, 00152 Roma. Tel: 06/67665248 – Fax: 06/67664502, 06/67665413 – Mail: familycard@provincia.roma.it .

Si può trovare il modulo e ricevere assistenza per la compilazione anche presso i Servizi Sociali dei Municipi di Roma e dei Comuni della Provincia e presso le Associazioni del Terzo Settore aderenti al progetto (Agci, Confcooperative, Legacoop Sociale, Associazione Città Visibile-Rete Penelope, Pair, Caritas Diocesana di Roma, Capodarco, Upter Solidarietà, Fimmg, Arci Solidarietà, Acli Provinciale, S. Egidio, Uisp Lazio, Associazione Famiglie Numerose, Federanziani, Coop Sociale SS. Pietro e Paolo, Fitel Lazio, Anteas Roma, Auser, e Spes).

I moduli di adesione alla family card si trovano anche in allegato a questa news, nell’area download, dove è possibile consultarli, compilarli e stamparli.

Agevolazione tariffaria Metrebus Lazio per l’anno 2010


Agevolazione tariffaria Metrebus Lazio per l’anno 2010

La Provincia di Roma ripropone per il 2010 – in accordo con le Aziende aderenti al sistema di trasporto METREBUS Lazio e nei limiti degli stanziamenti resi disponibili allo scopo – l’attuazione di agevolazioni tariffarie per l’acquisto degli abbonamenti annuali integrati a zone ( cosiddetti "ordinari" ) in misura pari al 30% della tariffa piena degli abbonamenti stessi.

Il termine ultimo per le richieste di accesso al sistema di agevolazione tariffaria è fissato per il 30 luglio 2010 e comunque fino a sussistenza dei fondi stanziati.

Le tessere di autorizzazione ottenute dai richiedenti dovranno tassativamente essere utilizzate, per l’acquisto degli abbonamenti a tariffa agevolata, entro e non oltre il 31 marzo 2011.

L’agevolazione tariffaria su tali tipologie di abbonamenti è riferita esclusivamente alle zone – così come individuate e definite dal sistema METREBUS Lazio – afferenti l’ambito territoriale della Provincia di Roma e distinte dalle lettere A, B, C e D.
Pertanto non è possibile richiedere, da parte dei soggetti titolati, abbonamenti agevolati per ambiti territoriali diversi da quelli indicati.

Al fine di mantenere l’efficienza dell’iniziativa, nella home page di questo portale è stato riattivato il sito telematico per compilare on - line la domanda di richiesta dell’agevolazione al seguente indirizzo: http://www.provincia.rm.it/abbonamenti/home.asp.

PROMEMORIA 9 agosto 1945 - Seconda guerra mondiale, bombardamento atomico di Nagasaki


Seconda guerra mondiale, bombardamento atomico di Nagasaki: Una bomba atomica chiamata in codice Fat Man viene sganciata dal B-29 statunitense BOCKSCAR sulla città di Nagasaki in Giappone, alle 11:02 di mattina (ora locale). Esplose ad un'altitudine di 469 metri con una potenza pari a 22.000 tonnellate di TNT uccidendo all'istante 40.000 persone (25.000-60.000 verranno ferite). Si stima che morirono altre 40.000 persone per via delle malattie causate dal fallout nucleare e delle radiazioni.
I bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki in Giappone furono due attacchi nucleari operati sul finire della Seconda guerra mondiale.
Il mattino del 6 agosto 1945 alle 8.16, l'Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000, quasi esclusivamente civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti causati dagli ordigni, e per il fatto che si è trattato del primo e unico utilizzo in guerra di tali armi, i due attacchi atomici vengono considerati fra gli episodi bellici più significativi dell'intera storia dell'umanità.
Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, così come gli effetti e le giustificazioni, sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti. Negli Stati Uniti prevale la convinzione che i bombardamenti atomici siano serviti ad accorciare la Seconda guerra mondiale di parecchi mesi, risparmiando le vite di milioni di soldati (sia alleati sia giapponesi) e di civili, destinati a perire nelle operazioni di terra e d'aria nella prevista invasione del Giappone. In Giappone, l'opinione pubblica, invece, tende a sostenere come i bombardamenti siano crimini di guerra perpetrati per accelerare il processo di resa del governo militare giapponese. Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza della gravità dell'evento, che non è più stato replicato.

Eventi del 6-9 agosto

Dopo il bombardamento di Hiroshima, il Presidente Truman annunciò: «Se non accettano adesso le nostre condizioni, si possono aspettare una pioggia di distruzione dall'alto, come mai se ne sono viste su questa terra». L'8 agosto 1945 furono lanciati volantini e furono dati avvertimenti al Giappone da Radio Saipan (la zona di Nagasaki non ricevette volantini di avvertimento fino al 10 agosto, nonostante la campagna di avvertimento continuasse dall'inizio del mese).
Un minuto oltre la mezzanotte del 9 agosto, ora di Tokyo, l'Armata Rossa lanciò un'offensiva verso la Manciuria con oltre 1.500.000 uomini, 26.137 cannoni, 5.556 mezzi corazzati e 5.000 aeroplani. Quattro ore dopo, il governo di Tokyo venne formalmente informato che l'Unione Sovietica aveva rotto il patto di neutralità e dichiarato guerra all'Impero giapponese secondo gli accordi intercorsi con gli alleati di aprire il nuovo fronte entro tre mesi dalla fine della guerra in Europa. Gli ufficiali anziani dell'Esercito Imperiale Giapponese inizialmente sottovalutarono la portata dell'attacco sovietico, ma ben presto decisero di imporre la legge marziale, di concerto con il Ministro della Guerra Anami, per arrestare chiunque avesse tentato di firmare una pace.
La pianificazione per il secondo attacco venne stabilita dal colonnello Tibbets, in qualità di comandante del 509° Gruppo bombardieri di base a Tinian. Inizialmente previsto per l'11 agosto contro Kokura, l'attacco venne anticipato di 2 giorni per le pessime condizioni meteorologiche previste dopo il 10 agosto.

Il bombardamento di Nagasaki

La mattina del 9 agosto 1945 l'equipaggio del BOCKSCAR, il bombardiere designato per la missione, si alzò in volo con a bordo la bomba atomica soprannominata "Fat Man", alla volta di Kokura, l'obiettivo iniziale della missione. Tuttavia le nubi non permisero di individuare esattamente l'obiettivo, e dopo tre passaggi sopra la città, e ormai a corto del carburante necessario per il viaggio di ritorno, l'aereo venne dirottato sull'obiettivo secondario, Nagasaki. Intorno alle 07:50 ora di Tokyo, il silenzio sulla città giapponese venne squarciato dall'allarme aereo, allarme che durò fino alle 08:30, quando cessò. Alle 10:53 i sistemi radar giapponesi segnalarono la presenza di solo due bombardieri, e il comando giapponese ritenne che si trattasse solamente di aerei da ricognizione, e non venne lanciato nessun allarme.
Poco dopo, alle 11:00, l'osservatore del bombardiere, creduto aereo di ricognizione, sganciò gli strumenti attaccati a tre paracadute: questi strumenti contenevano dei messaggi diretti al professore Ryokichi Sagane, fisico nucleare dell'Università Imperiale di Tokyo che aveva studiato all'Università di Berkeley assieme a tre degli scienziati responsabili della bomba atomica, perché informasse la popolazione dell'immane pericolo che stavano per correre. I messaggi vennero ritrovati dalle autorità militari ma non furono consegnati.

Alle 11:02, alcuni minuti dopo aver iniziato a sorvolare Nagasaki, il capitano avvistò visivamente, così come era stato ordinato, il nuovo obiettivo. Tuttavia ancora una volta le nubi nascosero l'obiettivo. Dato che non era pensabile tornare indietro e rischiare un ammaraggio a causa della mancanza di carburante con un'arma atomica a bordo, il comandante decise, in contrasto con gli ordini, di accendere il radar in modo da individuare l'obiettivo anche attraverso le nubi. Così "Fat Man", che conteneva circa 6,4 kg di plutonio-239, venne sganciata sulla zona industriale della città. La bomba esplose a circa 470 metri d'altezza vicino a fabbriche d'armi; a quasi 4 km a nord-ovest da dove previsto. Questo "sbaglio" salvò gran parte della città, protetta dalle colline circostanti, dato che la bomba cadde nella Valle di Urakami.
Tuttavia il computo delle vittime rimase drammaticamente elevato. Secondo la maggior parte delle valutazioni, circa 40.000 dei 240.000 residenti a Nagasaki vennero uccisi all'istante, e oltre 55.000 rimasero feriti. Il numero totale degli abitanti uccisi viene comunque valutato intorno alle 80.000 persone, incluse le persone esposte alle radiazioni nei mesi seguenti.
Tra le persone presenti a Nagasaki il 9 agosto vi era anche un ristretto numero di sopravvissuti di Hiroshima.

08 agosto, 2010

PROMEMORIA 8 agosto 1938 - Viene aperto il campo di concentramento di Mauthausen


Viene aperto il campo di concentramento di Mauthausen
Mauthausen (dall'estate 1940, Mauthausen-Gusen) è il nome dato ad un gruppo di quarantanove campi e sottocampi di concentramento nazisti situati nei pressi della piccola cittadina di Mauthausen nell'Alta Austria, a circa 20 chilometri ad est di Linz.
Storia

Il campo principale venne aperto l'8 agosto 1938 e fu posto sotto il comando di Franz Ziereis fino alla liberazione, avvenuta il 5 maggio 1945 da parte del 41° Squadrone di ricognizione dell'11a Divisione corazzata statunitense.
Come altri campi di concentramento, Mauthausen venne utilizzato come campo di sterminio da attuarsi attraverso il lavoro forzato e il denutrimento per intellettuali, persone e membri delle diverse classi sociali dei paesi che la Germania nazista occupò durante la seconda guerra mondiale.
Mauthausen fu l'unico campo di concentramento classificato Lagerstufe III («Lager di III livello») destinato, secondo una circolare inviata il 2 gennaio 1941 da Reinhard Heydrich ai lager dipendenti, a «detenuti contro i quali sono state mosse gravi accuse, in particolare coloro che abbiano subito condanne penali e nel contempo debbano considerarsi asociali cioè virtualmente impossibili da rieducare [...]».
Fino all'inizio del 1940 la maggior parte degli internati erano rappresentati da socialisti, omosessuali e rom tedeschi; però a partire da quella data iniziarono ad essere trasferiti a Mauthausen-Gusen anche un gran numero di polacchi, essenzialmente artisti, scienziati, esponenti dello scautismo, insegnanti e professori universitari.
Tra l'estate 1940 e la fine 1941 più di 7.000 Repubblicani spagnoli vennero trasferiti dai campi destinati ai prigionieri di guerra.
Alla fine del 1941 fu invece la volta dei prigionieri di guerra sovietici: il primo gruppo venne immediatamente soppresso nelle camere a gas appena installate. Precedentemente i prigionieri venivano trasferiti al Castello di Hartheim, un centro della Aktion T4 dove le camere a gas operavano dal 1940.
Nel 1944 giunsero un gran numero di ebrei ungheresi e olandesi, molti dei quali morirono ben presto a causa del duro lavoro e delle pessime condizioni di vita, oppure ancora perché costretti a gettarsi dai dirupi delle cave di Mauthausen (soprannominati il muro dei paracadutisti - vedi I 186 gradini - Mauthausen - dalle guardie delle SS).
Durante gli ultimi mesi della seconda guerra mondiale più di 20.000 prigionieri provenienti dagli altri campi di concentramento evacuati vennero trasferiti nel complesso di Mauthausen.
La scala della morte

In totale si stima che il numero di prigionieri che transitarono in tutti i sotto-campi sia stato di 335.000, molti dei quali vennero impegnati nel lavoro alle cave di pietra. Tali cave divennero tristemente famose come gli scalini della morte: i prigionieri infatti dovevano trasportare grossi blocchi di pietra - molto spesso pesanti fino a 50 chilogrammi - lungo i 186 scalini della cava, uno dietro l'altro.

Brutta sorte anche per alcune guardie che, con l'avvicinarsi della liberazione alleata, al momento della fuga e distruzione delle prove furono catturate dai prigionieri per essere successivamente gettate vive nei forni crematori in funzione.
Il dottore del campo usava eliminare i prigionieri con iniezioni a base di benzina o derivati. Altre volte, d'inverno, con temperature di -10 °C ed oltre, i prigionieri venivano lasciati nudi, all'aperto e di notte, dopo essere stati bagnati con le pompe dell'acqua. La mattina ne restavano pochi in vita.
Il comandante del campo, quando suo figlio compì 18 anni, gli regalò una pistola, poi mise in fila una ventina di prigionieri e insegnò al figlio a fare tiro a segno sui poveri malcapitati (come da confessione del figlio alla cattura e ferimento del comandante Ziereis da parte degli Alleati). Inoltre, quando le guardie erano ubriache, spesso come passatempo si "divertivano" a finire i prigionieri con spranghe di ferro.

Il campo femminile

Nel settembre 1944 venne aperto anche un campo femminile, con il primo trasporto di donne provenienti da Auschwitz; altri trasporti, con donne e bambini, giunsero a Mauthausen dagli altri campi di Ravensbrück, Bergen Belsen, Gross Rosen, e Buchenwald.
Oltre al trasporto delle prigioniere, giunsero a Mauthausen anche diverse guardie donne, delle quali almeno venti servirono nel campo centrale, e altre sessanta nell'intero complesso, e in particolar modo nei sottocampi di Hirtenberg, Lenzing (il più grande sottocampo in Austria), e St. Lambrecht. Il comandante del reparto femminile di Mauthausen fu inizialmente Margarete Freinberger, sostituita poi da Jane Bernigau.
Di tutte le guardie donne che servirono a Mauthausen, la maggior parte di loro venne reclutata tra il settembre e il novembre 1944 dalle città e dai villaggi austriaci; una di esse proveniva da Schwertberg, un piccolo villaggio distante pochi chilometri dal campo di concentramento di Mauthausen: Edda Scheer, che lavorava in una fabbrica a Hirtenberg, venne reclutata forzatamente nel settembre 1944 e inviata a Ravensbrück per seguire l'addestramento come Aufseherin.

Poco tempo dopo venne inviata al sottocampo di Hirtenberg presso Vienna; ma dopo l'evacuazione delle SS nell'aprile del 1945, Edda venne destinata a Mauthausen. Dopo la guerra dichiarò, circa il campo di Mauthausen: «Di tanto in tanto [noi] trasportavamo un prigioniero al forno crematorio perché un morto è sempre un morto». Non venne mai punita per i suoi crimini.
Secondo alcune fonti anche Hildegard Lachert servì a Mauthausen.
Diversi sottocampi di Mauthausen includevano, oltre a cave e miniere, anche fabbriche belliche e di assemblaggio dei caccia Messerschmitt Me 262. I prigionieri venivano costretti a lavorare anche per 12 ore consecutive, fino al totale sfinimento. I sopravvissuti, per mantenere la segretezza sul loro lavoro, venivano trasferiti in altri campi di concentramento oppure uccisi mediante iniezioni letali, per poi essere cremati nei forni.
Se Dachau era inteso come campo di internamento, Mauthausen era visto dai nazisti come un vero e proprio campo di sterminio e pertanto gli internati potevano avere ai loro occhi solo il privilegio di vivere qualche mese in più, fino a che servivano nelle cave di pietra. Poi, in base a precisi programmi, venivano eliminati e sostituiti da altri in condizioni fisiche migliori. Vi era un continuo ricambio per mantenere la produzione ai più alti livelli possibili, ma per i lavoratori l'unica costante era lo sterminio.
La vita non aveva valore e spesso gli internati trovavano il coraggio per attaccarsi ai reticolati elettrificati attorno al campo, tanto era impossibile resistere psicologicamente ad una situazione di annientamento fisico e morale, spesso aggravata dai metodi sadici delle guardie.

Metodologie di sterminio

Prigionieri uccisi
I metodi di sterminio includevano:
il lavoro coattivo nelle cave di pietra
le camere a gas
le camere a gas mobili, mediante un camion con il tubo di scappamento rivolto all'interno del vano posteriore del veicolo che transitava lungo il tragitto tra Mauthausen e Gusen
docce gelate, circa 3.000 internati morirono di ipotermia dopo che furono costretti a rimanere sotto le docce gelate per diverse ore
fucilazioni di massa
esperimenti medici
dissanguamento, diverse centinaia di prigionieri morirono dissanguati e i loro corpi vennero inviati sul Fronte Orientale
iniezioni di benzina nel cuore
impiccagioni
in media, ogni settimana più di 2.000 prigionieri morivano di fame
Inoltre le razioni di cibo vennero limitate nel periodo tra il 1940 e il 1942, con gli internati che raggiunsero il peso medio di 42 chilogrammi. I trattamenti medici erano praticamente inesistenti a causa della politica ufficiale tedesca.

Vittime



Cadaveri di prigionieri trasportati dai civili tedeschi al campo di Gusen.
In totale più di 122.000 persone trovarono la morte durante la guerra a Mauthausen-Gusen e nei vari sotto-campi del complesso. Prima della fuga, il 4 maggio 1945, le SS tentarono di distruggere le prove dei crimini da loro commessi, e approssimativamente solo 40.000 vittime vennero identificate.

PROMEMORIA 8 agosto 1956 - In Belgio, nella piccola città mineraria di Marcinelle, scoppia un incendio nella miniera di carbone. Moriranno 262 lavorat

07 agosto, 2010

PROMEMORIA 7 agosto 1990 - Un'impiegata di Roma, Simonetta Cesaroni, viene assassinata nell'ufficio dove lavora: il giallo di via Poma, senza risposta


Un'impiegata di Roma, Simonetta Cesaroni, viene assassinata nell'ufficio dove lavora: il giallo di via Poma, uno dei delitti ancora senza colpevole
Il delitto di via Poma è il nome con cui storicamente si ricorda l'assassinio di Simonetta Cesaroni, avvenuto martedì 7 agosto 1990 nel palazzo di via Carlo Poma n°2 a Roma, tuttora irrisolto.
Ultimo giorno di lavoro

La mattina del 7 agosto 1990 in via Maggi 406, nella sede della Reli Sas, Salvatore Volponi discute delle ferie con Simonetta Cesaroni. Resta come ultimo impegno il pomeriggio da passare all’A.I.A.G. per sbrigare alcune pratiche. Simonetta è d’accordo che verso le 18.20 farà uno squillo a Volponi per dirgli come procede il lavoro. Lui sarà nella tabaccheria che gestisce con la moglie alla stazione Termini. All'incirca alle ore 15.00 Simonetta esce dalla sua abitazione in via Serafini numero 6 insieme a sua sorella Paola a bordo di una Fiat 126C per recarsi alla metropolitana Subaugusta, distante qualche isolato. La metropolitana di Roma impiega circa quaranta minuti nel tragitto che compie Simonetta, ovvero tra la fermata Subaugusta e Lepanto.

Calcolando i tempi impiegati nel tragitto in metropolitana e dalla stazione agli uffici di via Poma, gli inquirenti sono arrivati a stabilire che Simonetta è entrata in ufficio alle 16.00 o poco prima. L’ufficio quel giorno è chiuso al pubblico. Lei usa un mazzo di chiavi che le è stato dato da Volponi per aprire il portone. Alle 17.35 risale l’ultimo indizio che Simonetta Cesaroni sia ancora viva. Le viene fatta una telefonata da Luigia Berrettini riguardo informazioni sul lavoro. Alle 18.20 ci dovrebbe essere la telefonata a Volponi per aggiornarlo sullo stato dei lavori, ma Simonetta non lo chiamerà. I famigliari la attendono a casa per le 20.00. Alle 21.30 la sorella Paola si preoccupa e cominciano le ricerche.

Viene contattato Salvatore Volponi per sapere il numero di telefono degli uffici A.I.A.G. per sincerarsi che Simonetta stia bene. Volponi non conosce tale numero e a questo punto Paola Cesaroni, accompagnata dal fidanzato Antonello Barone, preleva Volponi e suo figlio dalla loro abitazione e i quattro si dirigono insieme nello stabile di via Poma numero 2. Qui, alle 23.30 circa, si faranno aprire il portone degli uffici A.I.A.G. dalla moglie del portiere e troveranno Simonetta morta.

7 agosto 1990 in via Poma 2


Dalle 16.00 alle 20.00 i portieri degli stabili di via Poma numero 2 si riuniscono nel cortile a parlare e mangiare cocomero, come riferiranno agli inquirenti. Saranno tutti concordi nel riferire che non hanno visto entrare nessuno dall’ingresso principale in quell’orario. Dopo le 17.35, ultimo contatto di Simonetta, inizia la tragedia. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, c’è con ogni probabilità un uomo negli uffici A.I.A.G. ed è pericoloso, perché Simonetta gli sfugge, dalla stanza a destra dove lavora, fino a quella opposta a sinistra, dove verrà ritrovata.

Qui viene immobilizzata a terra, qualcuno è in ginocchio sopra di lei e le preme i fianchi con le ginocchia con tanta forza che le lascerà degli ematomi. La colpisce con un oggetto, oppure le sbatte la testa violentemente a terra, ad ogni modo per via di questo trauma cranico Simonetta muore. A questo punto l’assassino prende un tagliacarte e inizia a pugnalarla a ripetizione. Saranno 29 alla fine i colpi inferti, di circa 11 centimetri ciascuno di profondità. Sei sono i colpi inferti al viso, all’altezza del sopracciglio destro, nell’occhio e poi nell’occhio sinistro. Otto lungo tutto il corpo, sul seno e sul ventre.

Quattordici dal basso ventre al pube, ai lati dei genitali, sopra e sotto. Gli abiti di Simonetta, fuseaux sportivi blu e maglietta, vengono portati via assieme a molti effetti personali che non saranno mai ritrovati, tra cui un anello d’oro, un bracciale d’oro e un girocollo d’oro, mentre l’orologio le viene lasciato al polso. Lei viene lasciata nuda, con il reggiseno allacciato, ma calato verso il basso, con i seni scoperti, il top arrotolato sul collo. Non ha le mutandine, porta addosso ancora i calzini bianchi corti, mentre le scarpe da ginnastica sono riposte ordinatamente vicino alla porta. Le chiavi dell’ufficio, che aveva in borsa, vengono portate via.
La scena del delitto [modifica]

Simonetta Cesaroni, venti anni e mezzo, è stesa nuda negli uffici della A.I.A.G. di via Poma numero 2. Sul petto porta vistosi segni delle coltellate intrise al sangue. Altri colpi sono su giugulare, cuore, aorta, fegato e occhi. Le coppe del reggiseno le comprimono i seni, una fa vedere un capezzolo per intero, l’altra a metà. Su quel capezzolo, c’è una ferita che sembra un morso. Nella porta d’ingresso della stanza del delitto viene ritrovato del sangue sulla maniglia. Il sangue analizzato dirà che appartiene ad un uomo.

Nella altre stanze non vi sono tracce di colluttazione, tutto è ordinato e non c’è alcun segno che possa far pensare che il corpo sia stato trascinato dove si trova. Gli inquirenti credono che nella stanza dove Simonetta viene trovata, si è consumato il delitto. Viene comunque rilevata una minima traccia di sangue anche nella stanza di Simonetta, sulla tastiera del telefono.

Sempre nella stanza di Simonetta, viene rinvenuto anche un appunto, su un pezzo di carta. C’è scritto “CE” poi c’è disegnato un pupazzetto a forma di margherita e in basso a destra, c’è scritto “DEAD OK”. A lungo si speculerà su questo disegno e sul suo significato finché il programma televisivo "Chi l'ha visto?" rivelerà, nell'ottobre 2008, che a fare quel disegno e a scrivere la frase DEAD OK fu uno degli agenti di polizia che intervennero la notte dell'8 agosto in via Poma. Dopo aver disegnato e scritto sul foglio, l'agente dimenticò il pezzo di carta sulla scrivania dove c'era il computer da lavoro di Simonetta.

L’autopsia

Simonetta Cesaroni è stata colpita da un’arma bianca da punta e taglio, con lama bitagliente, ma non dotata di azione recidente. I lati della lama sono bombati, curvi, non appuntiti, la penetrazione è avvenuta per la pressione inflitta e per la punta aguzza. Il corpo è disteso sul pavimento, capo spostato verso la destra, braccio sinistro esteso verso l’alto, braccio destro piegato leggermente, con le dita della mano flesse, ad artiglio.

Rivoli di sangue scorrono verso le spalle, verosimilmente per deflusso, che testimonierebbe l’avvenuto accoltellamento quando era già stesa in terra. Alle spalle un ampio versamento di sangue ai cui bordi sono trovate impronte rosacee nastriformi. L’emivolto destro è omogeneamente bluastro, una infiltrazione ecchimotica con componente tumefattiva. Il padiglione auricolare della stessa zona del volto appare anch’esso tumefatto da ecchimosi bluastra. Il volto presenta sei ferite della stessa arma bianca, ferite curve e oblique in corrispondenza delle strutture ossee orbitali.

Una ferita al collo è trasfossa, entrata e uscita. Sono otto le ferite in zona toracica e quattordici quelle in zona pubico genitale. Non risulta alcun segno di violenza sessuale. Escoriazione profonda presente sul capezzolo sinistro. Le mani sono pulite, le unghie sono lunghe, curate e intatte, niente segni di graffi dati. Non sono trovati alcol né stupefacenti nel corpo.

Non viene indagata una ferita particolare, sotto ai genitali, di tipo bifida, ovvero con un’estremità, quella inferiore, doppia, a forma di Y rovescia. Non vengono analizzati eventuali ritrovamenti di saliva attorno al capezzolo sinistro, posto che la sua escoriazione sia dovuta ad un morso.

06 agosto, 2010

PROMEMORIA 6 agosto 1960 - Rivoluzione cubana: In risposta all'embargo degli Stati Uniti, Cuba nazionalizza tutte le proprietà straniere della nazione


Rivoluzione cubana: In risposta all'embargo degli Stati Uniti, Cuba nazionalizza tutte le proprietà straniere della nazione
Con la locuzione Rivoluzione cubana si intende il rovesciamento del dittatore cubano Fulgencio Batista da parte del Movimento del 26 di luglio, spesso abbreviato in "M 26-7" e l'ascesa al potere di Fidel Castro. Il termine è anche usato per indicare il processo, ancora in atto, che tenta di costruire una società tendenzialmente egualitaria secondo i principi marxisti, messo in atto dal nuovo governo cubano dal 1959.
La presente voce enciclopedica si riferisce esclusivamente alla rivoluzione nei tardi anni cinquanta.
Tutto ebbe inizio con l'assalto alla Caserma Moncada, avvenuto il 26 luglio del 1953, e fine il 1 gennaio del 1959, con la fuga di Batista da Cuba; Santa Clara e Santiago de Cuba furono prese dalla milizia popolare (Ejercito Rebelde) guidata da Ernesto Che Guevara e Fidel Castro.
Il 6 agosto del 1960 il nuovo governo scelse la politica della nazionalizzazione di tutte le proprietà straniere sull'isola. Gli Stati Uniti risposero imponendo un embargo commerciale su Cuba che dura ancora oggi.
Ci furono vari tentativi nordamericani di rovesciare illegalmente il nuovo governo, assumendo come "dittatura" la presidenza di Castro. Il più famoso fu il fallito tentativo di invasione con lo sbarco alla Baia dei Porci. Durante la guerra fredda gli USA vedevano Cuba come un pericolo costante e una potenziale base strategica, ma dopo la crisi dei missili di Cuba furono costretti a impegnarsi a non invadere l'isola. Nel maggio 1961 vengono chiusi tutti i collegi religiosi e le loro sedi confiscate, il 17 settembre vengono espulsi da Cuba 131 sacerdoti diocesani e religiosi stranieri.
Nel luglio del 1961 le "Organizzazioni Rivoluzionarie Integrate" (ORI) furono formate dall'unione del "Movimento del 26 di luglio" di Fidel Castro con il "Partito Socialista popolare" di Blas Roca e il "Direttivo Rivoluzionario 13 marzo" di Faure Chomón. Il 26 marzo l'ORI divenne il "Partito Unito della Rivoluzione Socialista cubana" (PURSC), che a sua volta si trasformò nel Partito comunista cubano il 3 ottobre 1965, con Castro come primo segretario.

05 agosto, 2010

PROMEMORIA 5 agosto 1962 L'attrice e sex symbol, Marilyn Monroe viene trovata morta nella sua casa di Los Angeles


L'attrice e sex symbol, Marilyn Monroe viene trovata morta nella sua casa di Los Angeles, apparentemente a causa di un'overdose di sonniferi.
Marilyn Monroe, nome d'arte di Norma Jeane Baker (Los Angeles, 1 giugno 1926 – Los Angeles, 5 agosto 1962), è stata un'attrice statunitense. Il suo mito supera di gran lunga il pur apprezzato talento artistico di un'attrice sicuramente fuori del comune, un "sogno proibito" per milioni di appassionati di cinema. Il fascino che emanava dal grande schermo e dalle copertine in carta patinata ha contribuito a farne un sex symbol fuori da ogni tempo; la fragilità che ha contraddistinto la sua esistenza (per molti versi tumultuosa e culminata in una morte tanto prematura quanto misteriosa) l'ha resa una vera e propria icona della cultura pop.
È stata anche una cantante dalle doti non particolarmente eccelse ma con un timbro vocale in grado di affascinare l'ascoltatore. Fra i suoi successi, quasi tutti inseriti nel contesto dei film da lei interpretati, vi è anche la celeberrima My Heart Belongs To Daddy di Cole Porter. Altri grandi successi canori di Marilyn furono Bye Bye Baby, cantata nel film Gli uomini preferiscono le bionde, e I Wanna Be Loved By You, cantata nel film A qualcuno piace caldo. La Marilyn cantante sarà tuttavia ricordata più che altro per l'intervento canoro - immortalato in un enigmatico quanto affascinante filmato video in bianco e nero con l'artista illuminata da un semplice occhio di bue - al party di compleanno del presidente Kennedy, quando intonò - con fare malizioso ed ammiccante - Happy Birthday, Mister President.
Marilyn Monroe è stata trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, all'età di trentasei anni a causa di un'overdose di barbiturici. L'allora presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy aveva di recente interrotto l'amicizia con l'attrice. Tuttavia questo non sembra essere un motivo sufficiente, dato che altre amanti attribuite a Kennedy (tra queste, Judith Campbell Exner, che segretamente faceva anche da tramite tra il presidente ed il gangster Sam Giancana) gli sono sopravvissute.
Il cadavere di Marilyn fu scoperto da Ralph S. Greenson,lo psicoanalista dell'attrice. Greenson era stato urgentemente chiamato dalla governante dell'attrice, Eunice Murray, che si era preoccupata perché non riusciva a entrare nella camera di Marilyn: si vedeva la luce accesa, ma non si sentiva alcun rumore, la porta era chiusa da dentro. C'è chi ritiene che, la notte della sua morte trascorsero cinque ore dal momento del decesso a quando furono avvisate le autorità. Durante quelle ore Marilyn sarebbe stata portata all'ospedale St. John di Santa Monica, ma l'ospedale rifiutò di accettare il caso, per l'eccessiva notorietà della vittima. Questa incerta ricostruzione, unita all'arrivo della polizia solo in piena notte, ha lasciato aperto negli anni uno strascico di speculazioni secondo cui la Murray potesse aver saputo più di quanto abbia poi raccontato.
È da notare che qualche giorno dopo la morte della Monroe, la Murray tentò di incassare un assegno da ventimila dollari datole dalla stessa Marilyn. La City National Bank di Beverly Hills rifiutò di pagare la Murray, dato che la notizia della morte della Monroe era da giorni di pubblico dominio. Inoltre la Murray, una vedova dai mezzi piuttosto modesti, partì due mesi dopo per una crociera in Europa a bordo della RMS Queen Mary. La Murray mantenne negli anni l'amicizia con l'agente di Marilyn, Pat Newcomb. Successivamente, la Murray (con la scrittrice Rose Shade) diede la sua versione del decesso di Marilyn nel libro Marilyn, The Last Months, pubblicato nel 1970.
Un'indagine formale nel 1982 del procuratore generale della contea di Los Angeles si concluse senza nessuna credibile evidenza di un complotto, ma le storie persistono. Il Dr. Thomas Noguchi, che seguì l'autopsia (oltre alla sua, anche quelle di altri personaggi celebri, tra cui Robert Kennedy, Natalie Wood e William Holden) scrisse nel suo libro Coroner che la morte di Marilyn era con alta probabilità un suicidio.
Di Maggio si occupò dei funerali. Secondo quanto riferì la sorellastra di Marilyn, Berniece Baker Miracle, che prese un aereo per la West Coast non appena ricevette la notizia, Di Maggio volle prendersi cura di tutte le pratiche e lei acconsentì. Per vent'anni, Di Maggio fece recapitare sulla tomba di Marilyn una dozzina di rose rosse tre volte alla settimana. A differenza degli altri uomini che la conobbero intimamente (o dissero di averla conosciuta), non parlò mai pubblicamente di lei e non scrisse mai un libro sulla loro relazione.

Marilyn è sepolta in un loculo al Westwood Village Memorial Park Cemetery. Aveva fatto seppellire lì anche Grace Goddard perché vi era sepolta anche la zia di Grace - che si prese cura di Norma Jeane per un breve periodo. Quando la sua carriera stava decollando, Marilyn chiese al suo truccatore personale, Whitey Snyder, di prometterle che alla sua morte si sarebbe occupato del trucco. Snyder rispose scherzando che l'avrebbe fatto se il suo corpo gli fosse portato ancora caldo. Alcuni giorni dopo, ricevette dei soldi e una nota: "Caro Whitey, mentre sono ancora calda, Marilyn". Mantenne la sua promessa con l'aiuto di una bottiglia di whisky.
In uno dei periodi in cui Gladys non era in un ospedale psichiatrico, sposò quello che sarebbe stato il suo ultimo marito, John Stewart Eley, che morì nel 1952. Nel frattempo le era stata diagnosticata una forma di schizofrenia. Uscì definitivamente dalla casa di cura nei primi anni settanta e si trasferì in Florida, dove sua figlia, Berniece, la venne a prendere all'aeroporto. Morì di insufficienza cardiaca congestizia l'11 marzo del 1984, presso una casa di riposo. Ossessionata dalle credenze dei Cristiani Scientisti, si rifiutava di parlare di Norma Jeane o Marilyn Monroe, forse per incapacità di ricordare il passato. A quanto pare, una donna che era stata così affascinata dalle stelle del cinema da dare a sua figlia il nome di un'attrice, Norma Talmadge, non seppe mai di aver avuto come figlia una delle donne più famose della storia.
A distanza di anni vi sono ancora parecchi lati oscuri circa la ricostruzione della morte dell'attrice. L'insolito essersi chiusa a chiave nella camera, la scomparsa delle fotografie dell'inchiesta e dei tabulati telefonici, il ritardo dei soccorsi. Anche il mistero che avvolge la sua prematura morte ha contribuito alla costruzione del suo mito.

04 agosto, 2010

PROMEMORIA 4 agosto Viene arrestata Anna Frank e la sua famiglia


Olocausto: Una soffiata di un informatore olandese porta la Gestapo in un'area sigillata di un magazzino di Amsterdam dove si nascondono Anna Frank e la sua famiglia
Annelies Marie Frank, detta Anne, nome italianizzato in Anna Frank, pronuncia[?·info] (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, 31 marzo 1945), è stata una ragazza ebrea tedesca, divenuta un simbolo della Shoah per i suoi diari scritti nel periodo in cui la sua famiglia si nascondeva dai nazisti e per la sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Visse parte della sua vita ad Amsterdam nei Paesi Bassi, dove la famiglia era riparata dopo l'ascesa al potere dei nazisti in Germania. Fu privata della cittadinanza tedesca nel 1941, divenendo così apolide.

Biografia

Seconda figlia di Otto Heinrich Frank (12 maggio 1889 - 19 agosto 1980) e di sua moglie Edith Hollander, apparteneva ad una famiglia di patrioti tedeschi che prestarono servizio durante la prima guerra mondiale. Aveva una sorella maggiore, Margot Elisabeth Frank (16 febbraio 1926 - 9 marzo 1945). Lei e la famiglia dovettero spostarsi ad Amsterdam nel 1933, quando Adolf Hitler venne nominato Führer, per sfuggire alla persecuzione dei Nazisti.
Il 6 luglio 1942, appena tredicenne, dovette nascondersi con la famiglia nell'Achterhuis, un piccolo spazio a due piani posto sopra i locali della compagnia di Otto chiamata "Gies e co". (Questo Achterhuis era situato in un vecchio - ed abbastanza tipico - edificio sul Canale Prinsengracht, nella parte ovest di Amsterdam, a circa un isolato dalla Westerkerk.[1]) La porta dell'Achterhuis era nascosta dietro una libreria. Vissero lì dal 6 luglio 1942 al 4 agosto 1944, durante l'occupazione nazista. Essi venivano aiutati da persone chiamate Miep Gies, Jan Gies, Johannes Kleiman, Victor Kugler, Bep Voskuilj, il signor Voskuilj e la moglie di Kleiman, che portavano ai clandestini cibo, notizie e oggetti già da tempo nell'alloggio segreto.

Nel nascondiglio trovarono rifugio 8 persone: Otto e Edith Frank (i genitori di Anna); la sorella maggiore Margot; il Signor Dussel, un dentista ebreo (30 aprile 1889 - 20 dicembre 1944) (vero nome, Fritz Pfeffer); e Hermann (31 marzo 1890 - 6 settembre 1944) e Petronella (29 settembre 1900 - 9 aprile 1945) van Daan con il loro figlio Peter (8 novembre 1926 - 5 maggio 1945) (vero cognome, van Pels).
Durante quegli anni Anna scrisse un diario, descrivendo con considerevole talento le paure causate dal vivere in clandestinità, i sentimenti per Peter, i conflitti con i genitori, e la sua aspirazione di diventare scrittrice.
Dopo più di due anni, una donna il 4 agosto 1944 chiamò la Gestapo dicendo che al 263 di Prinsengracht erano nascosti degli ebrei. Si pensa che la spia fosse la donna delle pulizie dell'Opekta di nome Lena Hartog Van Bladeren. Tra i sospettati vi è anche un dipendente di nome Van Mareen. Le due famiglie così vennero arrestate dalla Grüne Polizei e trasferite al campo di smistamento di Westerbork insieme a Kleiman e Kugler, nell'Olanda nord-orientale. Questi ultimi riuscirono poi a fuggire. Il 2 settembre Anna Frank e gli altri clandestini vennero caricati sull'ultimo treno merci in partenza per Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo. Nel frattempo Miep Gies ed Elly Vossen trovarono il diario e lo misero al sicuro.

Anna, Margot ed Edith Frank, i van Pels e Fritz Pfeffer non sopravvissero ai campi di concentramento tedeschi (nel caso di Peter van Pels che morì tre giorni prima della liberazione del campo di Mauthausen, alle marce della morte tra un campo e l'altro). Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico nel marzo 1945,solo tre settimane prima della liberazione del campo. Solo il padre di Anna sopravvisse ai campi di concentramento, quando il 27 gennaio 1945 fu liberato il campo di Auschwitz dai Russi; il 3 giugno 1945 tornò ad Amsterdam dopo tre mesi di viaggio. Miep gli diede il diario, quando Otto scoprì il destino dei clandestini ed egli lo aggiustò per la pubblicazione con il titolo di Het Achterhuis. Otto Frank morì a Basilea, in Svizzera dove viveva sua sorella, il 19 agosto 1980.

03 agosto, 2010

A Palazzo Valentini il "Wine and Food Film Festival"


A Palazzo Valentini il "Wine and Food Film Festival"

È partito il “Wine and Food Film Festival”. Dal lunedì al venerdì, alle 20,45, a Palazzo Valentini quindici grandi film da gustare non soltanto con gli occhi.

Le pellicole, infatti, sono legate, nel titolo o nei contenuti, al tema del mangiar bene.

Stasera l’appuntamento è con la pellicola “Fuori Menù” di Nacho G. Velilla.

Ogni proiezione della rassegna, dal 2 al 20 agosto, sarà preceduta da letture teatrali di giovani attori e da degustazioni, nel tardo pomeriggio, a partire dalle ore 19,00, di prodotti dell'Enoteca Provincia Romana, al costo di 12 euro a persona.

Per tutto il periodo estivo, dunque, Palazzo Valentini d'estate rimane aperto per ferie.

Si è partiti con quattro serate consecutive - con ingresso gratuito sino ad esaurimento posti, dal 27 al 30 luglio - con “le Storie del Cinema”, in cui sono state proposte letture di brani in tema con il film proiettato.

Ora, nel mese di agosto, il cartellone della rassegna “Wine and Food Film Festival” prevede pellicole di grandi registi - tra cui Tim Burton, Ridley Scott e Mimmo Calopresti - dedicate al tema del cibo.

"Con queste due iniziative - ha detto il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti - vogliamo mettere in evidenza un concetto: Palazzo Valentini è un luogo di cultura, un palazzo aperto al dibattito e alla riflessione".

"Questo è un luogo istituzionale - ha proseguito Zingaretti - ma vogliamo che sia anche una sede di incontro e di stimolo al dibattito e alla produzione culturale".

Per regalare agli spettatori un' atmosfera ancora più suggestiva nel cortile di Palazzo Valentini dal 27 luglio al 13 agosto è esposta una Cadillac Sedan, del 1954, appartenuta a Totò.

"Queste due rassegne - ha aggiunto l'assessore provinciale alla Cultura Cecilia D'Elia - sono un modo per continuare a ribadire che la cultura è un fattore di crescita e sviluppo, una delle risorse strategiche del nostro territorio".

Ai partecipanti delle serate in cartellone per le due rassegne di cinema e gastronomia verrà distribuita la guida ' Pillole di cultura' che raccoglie il meglio della programmazione artistica, musicale e culturale che si svolge da maggio a dicembre in oltre sessanta Comuni della Provincia di Roma.

PROMEMORIA 3 AGOSTO 1829 - Parigi prima rappresentazione dell'opera lirica Guglielmo Tell di Gioachino Rossini


Parigi prima rappresentazione dell'opera lirica Guglielmo Tell di Gioachino Rossini
Guglielmo Tell (Guillaume Tell nella versione originale francese) è l'ultima opera composta da Gioachino Rossini che, in seguito, si dedicherà alla scrittura di musica da camera, musica sacra e comunque solo a composizioni musicali non destinate al teatro.
Il libretto fu tratto dal dramma Wilhelm Tell di Friedrich Schiller e dal racconto La Suisse libre di Jean-Pierre Claris de Florian ed elaborato inizialmente da Étienne de Jouy, in seguito da Hippolyte-Louis-Florent Bis.
La prima rappresentazione ebbe luogo al teatro dell'Opéra di Parigi il 3 agosto 1829, mentre la "prima" italiana avvenne a Lucca il 17 settembre 1831, nella traduzione italiana di Calisto Bassi.
Il Guglielmo Tell è un lavoro di proporzioni imponenti. Nell'edizione filologica, senza tagli, eseguita in occasione del Rossini Opera Festival del 1995 la sua durata si estendeva a quasi sei ore. In quattro atti, con azioni coreografiche, momenti di danza e scene spettacolari, rappresenta di fatto l'atto di nascita di quello che verrà definito il genere francese del Grand Opéra.
Il filo conduttore della complessa trama è costituito dal processo di liberazione del popolo svizzero dalla dominazione austriaca. Figura principale è il leggendario Guglielmo Tell che guiderà il suo popolo verso la libertà.
Per rendere meglio il senso della natura e introdurre elementi caratteristici dell'ambientazione svizzera, Rossini utilizzò dei Ranz de vaches (richiami dei pastori).
L'opera è famosa anche per l'ouverture che sintetizza tutta la vicenda, articolata in quattro movimenti: il dialogo cameristico tra violoncelli solisti; lo scatenarsi della tempesta; l'"andante pastorale" con la melodia del corno inglese contrappuntata dal flauto; la fanfara aperta dalle trombe e sviluppata da tutta l'orchestra in un finale trascinante.

02 agosto, 2010

Teatro: al via "La Carovana dei Racconti"


Teatro: al via "La Carovana dei Racconti"

È partita la “La Carovana dei Racconti”, dal 4 luglio a tutto settembre, 12 serate di “teatro narrato” ed il coinvolgimento del pubblico nelle piazze, cortili, giardini di 11 Comuni della provincia. E sabato 31 luglio la Carovana farà tappa a Riofreddo al Museo delle Culture.

L’Associazione Gruppo Dire - Destinazione Ignota Ritorno Eventuale - con il sostegno della Provincia di Roma, sulla base delle iniziative già realizzate con successo la stagione passata, propone per il secondo anno consecutivo una rassegna di Teatro di Narrazione composta da dodici serate di racconti, immagini e musica da realizzarsi in differenti centri della provincia di Roma.

“La partecipazione e la condivisione unite ad ironia e leggerezza sono gli ingredienti di questa iniziativa – sostiene l’assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D’Elia – che ci fa capire quanto tutte e tutti possiamo promuovere la cultura come bene primario”.

“In momenti in cui - aggiunge la D’Elia – nel nostro Paese si declassa la cultura a superfluo di cui si può fare a meno, l’iniziativa mostra come lo sviluppo culturale sia la base di tutta la nostra democrazia. Con una modalità originalissima in questa manifestazione il racconto teatrale è proposto come spazio pubblico ideale dove ad andare in scena è il vissuto collettivo. Le serate si svolgono in bellissimi siti del nostro territorio e ne rafforzano la conoscenza.”

Durante ogni serata verranno raccontate sei o sette storie differenti. Ogni storia, ogni racconto avrà un corredo di fotografie e potrà essere accompagnato dal lavoro di un musicista. Non è previsto l’uso di un palcoscenico: il pubblico e i raccontatori saranno seduti in cerchio, come intorno ad un fuoco in modo che le storie arrivino a sorpresa sempre da punti differenti.

Le prossime tappe della Carovana dei Racconti:

31 luglio – Riofreddo – Museo delle Culture
10 settembre - Jenne - Teatro della Rocca
11 settembre - Nazzano - piazza del Castello
Serata di chiusura – Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata

PROMEMORIA 2 agosto 1980 - Italia: alle ore 10.25 una bomba esplode alla stazione di Bologna causando 85 morti. La strage di Bologna è riconducibile a


Italia: alle ore 10.25 una bomba esplode alla stazione di Bologna causando 85 morti. La strage di Bologna è riconducibile alla cosiddetta strategia della tensione.

La strage di Bologna, compiuta sabato 2 agosto 1980, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra. Per Bologna e per l'Italia è stata una drammatica presa di coscienza della recrudescenza del terrorismo.
L'esplosione e la reazione della città

Alle 10:25, nella sala d'aspetto di 2º classe della Stazione di Bologna Centrale, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell'ala ovest dell'edificio. L'esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'ala ovest, allo scopo di aumentarne l'effetto; l'onda d'urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l'edificio.
L'esplosione causò la morte di 85 persone ed il ferimento o la mutilazione di oltre 200.
di protesta in Piazza Maggiore durante la celebrazione dei funerali delle vittime
La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie; immediatamente dopo l'esplosione la corsia di destra dei viali di circonvallazione che circondano il centro storico di Bologna, e su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze ed ai mezzi di soccorso e, dato il grande di numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, vennero impiegati anche autobus, in particolare quello della linea 37, divenuto, insieme all'orologio fermo alle 10.25, uno dei simboli della strage, auto private e taxi ed, al fine di prestare le cure alle vittime dell'attentato, i medici ed il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti.
Nei giorni successivi la centrale Piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del Governo, intervenuti il giorno 6 ai funerali delle vittime celebrati nella Basilica di San Petronio; gli unici applausi furono riservati al Presidente Sandro Pertini, giunto immediatamente con un elicottero a Bologna alle 17.30 del giorno della strage, che in lacrime pronunciò di fronte ai giornalisti queste brevi parole: "non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia".

Struttura dell'ordigno

La bomba era composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta "Compound B", potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina ad uso civile).
Indagini giudiziarie

La stazione dopo l'esplosione
Subito dopo l'attentato, il governo italiano, presieduto da Francesco Cossiga, e le forze di polizia attribuirono lo scoppio a cause fortuite, ovvero all'esplosione di una caldaia nel sotterraneo della stazione. Non appena apparvero più chiare le dinamiche e fu palese una matrice terrorista, attribuirono la responsabilità della strage al terrorismo nero.
Già il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.
Depistaggi e disinformazione
Vi furono svariati episodi di depistaggio, organizzati per far terminare le indagini, dei quali il più grave è quello ordito da parte di alcuni vertici dei servizi segreti del SISMI, tra i quali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte, che fecero porre in un treno a Bologna, da un sottufficiale dei carabinieri, una valigia piena di esplosivo, dello stesso tipo che fece esplodere la stazione, contenente oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco. Musumeci produsse anche un dossier fasullo, denominato "Terrore sui treni", in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell'eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage.
Francesco Cossiga, il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Attorno a questa strage, come era già avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppò un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.
Condanne
Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.
Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.
Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.
Ipotesi alternative
A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dell'attentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei presunti esecutori materiali della strage.
Stando quanto riportato dai media nel 2004 e ripreso nel 2007[3], Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà, capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin, ipotizza un coinvolgimento palestinese (per mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Iliz Ramirez Sanchez, noto come "comandante Carlos") dietro l'attentato.[4] Inoltre, nel 2008 Cossiga ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sia da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia. Si dichiara altresì convinto dell'innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.[5]
Dalla sua cella, a Parigi, il terrorista rosso Ilic Ramirez Sanchez afferma che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione.[6]
Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana e principale accusatore di Fioravanti) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito».[7]
In un allegato pubblicato in fascicoli del settimanale di destra L'Italia Settimanale nel corso del 1994 intitolato "Storia della prima Repubblica" viene fornita una particolare ipotesi sulla strage; viene accomunata alla strage di Ustica (ne viene definita letteralmente il "bis"); poi viene paragonata al caso di Enrico Mattei e al caso Moro. Il testo prosegue con
« L'Italia dalla nascita della prima Repubblica è stata, come tutti sanno, un paese a sovranità limitata (...) ora, nel momento in cui, per questioni contingenti (...) ha fatto - raramente - scelte che si sono rivelate in contrasto con le alleanze di cui vi dicevo, ha compiuto, detto in termini politico-mafioso-diplomatici, uno "sgarro". E come nella mafia quando un picciotto sbaglia finisce in qualche pilone di cemento o viene privato di qualche parente (in gergo si chiama "vendetta trasversale"). Così è fra gli Stati: quando qualche paese sbaglia, non gli si dichiara guerra; ma gli si manda un "avvertimento", sotto forma di bomba, che esplode in una piazza, su di un treno, su una nave, ecc ecc »
Senza contestare le sentenze giudiziarie che hanno riconosciuto gli esecutori materiali, il testo vuole indicare i mandanti.

In memoria della strage

Il 2 agosto è considerata la giornata in memoria di tutte le stragi, e la città di Bologna con l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 organizzano ogni anno un concorso internazionale di composizione musicale con concerto in Piazza Maggiore.
Per ricordare la strage, nella ricostruzione dell'ala della stazione distrutta è stato creato uno squarcio nella muratura. All'interno, nella sala d'aspetto, è stata mantenuta la pavimentazione originale nel punto dello scoppio. Il settore ricostruito presenta l'intonaco esterno liscio e non "bugnato" come tutto il resto del fabbricato, in modo che sia immediatamente riconoscibile e più visibile. È stato mantenuto intatto uno degli orologi nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, quello che si fermò alle 10:25; qualche tempo dopo la strage l'orologio venne rimesso in funzione, ma di fronte a decise rimostranze le Ferrovie convennero sull'opportunità che quelle lancette rimanessero ferme a perenne ricordo.
Il cippo commemorativo nella stazione di Bologna contiene l'elenco delle "vittime del terrorismo fascista". Durante il mandato di Giorgio Guazzaloca, sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, l'esponente locale di Alleanza Nazionale Massimiliano Mazzanti propose al sindaco di non citare più la "matrice fascista" della strage nella commemorazione ufficiale del 2 agosto, anche se confermata con le condanne del 1995.[8] Nonostante le critiche dell'opposizione, il sindaco, pur non ammettendo di aver accolto l'invito che veniva da una parte della sua maggioranza, così fece per tutte e quattro le prime celebrazioni che lo videro protagonista. Dal 2004, invece il nuovo sindaco, Sergio Cofferati, è tornato a scandire la vecchia formula durante la manifestazione ufficiale.
Nel 2010, alla commemorazione per i 30 anni della strage, per la prima volta nessun rappresentante del governo sarà presente in veste ufficiale alla cerimonia. Sarà il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia, a rappresentare il governo

01 agosto, 2010

Palazzo Valentini la mostra fotografica "Dino Risi – 50 anni di cinema"


Palazzo Valentini la mostra fotografica "Dino Risi – 50 anni di cinema"

A poco più di due anni dalla scomparsa, la Provincia di Roma vuole ricordare il grande regista Dino Risi riproponendo una bellissima mostra fotografica dedicata alla sua vita e alle sue opere.

La mostra verrà inaugurata il 2 agosto alle ore 20,00, nella sala Egon Von Furstenberg di Palazzo Valentini e rimarrà aperta al pubblico dal 3 al 30 agosto dalle 10,00 alle 19,00 (sabato e domenica chiuso).

L’esposizione è composta da 113 pannelli fotografici che ritraggono momenti anche di backstage di 17 tra i più bei film di Dino Risi come Il sorpasso, Una vita difficile o I mostri.

All’evento - inserito nell’ambito della rassegna cinematografica Wine and Food Film Festival, che si tiene nella Corte di Palazzo Valentini dal 2 al 20 agosto - è dedicato il primo film della rassegna: “Pane, amore e…” i cui protagonisti, Vittorio De Sica e Sofia Loren, sono (con Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Nino Manfredi ed altri protagonisti del cinema italiano) tra gli attori con i quali Dino Risi ebbe una collaborazione duratura e proficua.

La mostra fotografica su Dino Risi rappresenta un suggestivo viaggio attraverso cinquanta anni di capolavori del nostro cinema: pagine vive della nostra memoria che hanno divertito e commosso generazioni di italiani e che ancora oggi, più di tanti scritti e saggi, aiutano a capire l’Italia e i suoi cambiamenti.

Protagonista di un genere cinematografico, la commedia all'italiana, Risi ha saputo unire in un'esperienza irripetibile la capacità di parlare ad un pubblico vasto, popolare, con una lettura corrosiva e illuminante della società italiana del dopoguerra e del boom economico.

PROMEMORIA 1 agosto 1971 - Il Concerto per il Bangladesh organizzato a New York da George Harrison.


Il Concerto per il Bangladesh organizzato a New York da George Harrison, vede l'esibizione, tra gli altri, di Bob Dylan, Eric Clapton, Ringo Starr e Leon Russell.

The Concert for Bangla Desh è un triplo album ricavato dal concerto di beneficenza per il Bangladesh, tenutosi al Madison Square Garden di New York il 1º agosto 1971 Per l'impegno profuso, il forte coinvolgimento e l'intestazione "George Harrison and Friends", si può a ragione considerare il quarto album della carriera solista di George Harrison.
Essendo stato messo al corrente dall'amico Ravi Shankar a proposito della gravità delle condizioni delle popolazioni del Bangladesh, George Harrison organizzò in fretta un evento senza precedenti: un concerto di beneficenza con la partecipazione di varie rock star. L'impegno profuso da Harrison nell'organizzazione in prima persona dell'evento fu enorme e frenetico.
Dopo i rifiuti di Paul McCartney (per questioni legate al management dei componenti dei Beatles) e di John Lennon (per il rifiuto da parte di Harrison di un'esibizione in coppia con la moglie Yoko Ono), le star partecipanti furono: George Harrison, Ringo Starr, Ravi Shankar, Leon Russell, Billy Preston, Eric Clapton e Bob Dylan. Riguardo a quest'ultimo (all'epoca in condizioni quasi d'esilio) la partecipazione fu in bilico fino all'ultimo, e solo l'amicizia con Harrison riuscì a dissipare le sue paure.
Il concerto, l'album e il film ricavato, furono un enorme successo. Bob Geldof ha dichiarato che il concerto per il Bangladesh fu il pioniere dei concerti di beneficenza, compreso il Live Aid da lui organizzato.
Nel tempo molti altri personaggi hanno elogiato il ruolo di George Harrison in questo progetto umanitario, primo tra tutti Kofi Annan, ex segretario generale delle Nazioni Unite.
L'album vinse un Grammy Award nel 1973 come miglior album dell'anno.

31 luglio, 2010

Pedaggi, stop dal Tar del Lazio. No agli aumenti per autostrade e Gra grazie al ricorso della Provincia


Pedaggi, stop dal Tar del Lazio. No agli aumenti per autostrade e Gra grazie al ricorso della Provincia

Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto che ha disposto l'aumento dei pedaggi autostradali. I giudici hanno accolto il ricorso contro l'aumento dei pedaggi in 9 barriere autostradali del territorio romano, presentato dalla Provincia di Roma assieme a 41 Comuni del territorio.

L'ordinanza è stata emessa dalla prima sezione del Tar del Lazio presieduta da Linda Sandulli.

Questi i quarantuno i comuni della provincia di Roma che hanno presentato un atto d'intervento schierandosi al fianco della provincia di Roma. Si tratta di: Olevano Romano, Saracinesco, Marano Equo, Roviano, Riofreddo, Albano Laziale, Licenza, Vallepietra, Vivaro Romano, Rocca Canterano, Percile, Palestrina, Zagarolo, Gallicano nel Lazio, Roiate, Vicovaro, Canterano, Roccagiovine, Rocca S. Stefano, Anticoli Corrado, Sambuci, Ciampino, San Gregorio da Sassola, Cervara, Arsoli, Rocca di Papa, Velletri, Carpineto Romano, San Vito Romano, Genazzano, Castel Gandolfo, Genzano di Roma, Morlupo, Allumiere, Ariccia, Vallinfreda, Castel Madama, Frascati, Fiumicino, Ladispoli e Bracciano. A loro si sono aggiunti il Codacons e la Provincia di Rieti.

Hanno invece presentato ricorsi autonomi (anch'essi discussi oggi) il comune di Fiano Romano e la Provincia di Pescara.
Il giudici amministrativi del Lazio hanno accolto i ricorsi contro l'aumento dei pedaggi sostenendo che al pagamento deve corrispondere un servizio, e dunque l'utilizzo di un'infrastruttura, e non può trattarsi di una mera tassa. La decisione è un principio valido per l'intero territorio nazionale.

"Il provvedimento impugnato - si legge nelle ordinanze - per essere coerente con la finalità enunciata deve assumere il carattere di corrispettivo per l'utilizzo di una infrastruttura; al contrario, tale carattere non appare sussistente in alcune delle ipotesi evidenziate, vale a dire in tutte quelle che prevedono il pagamento del pedaggio in relazione ad uno svincolo stradale non necessario e non interessato dalla fruizione dell'infrastruttura".

“Abbiamo evitato un'ingiustizia". Così il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha esordito alla conferenza stampa convocata dopo la pronunzia del Tar che ha accolto il ricorso.
Ha aggiunto Zingaretti: “Abbiamo difeso Roma. Nel decreto del Governo in cui sono previsti gli aumenti ci sono non soltanto elementi di iniquità, ma anche di ingiustizia verso la Capitale e il suo territorio. Roma si trova in una situazione con più tasse e meno servizi dovuti ai tagli operati nei confronti degli enti locali. E non c’è un investimento in più previsto con i soldi versati con i nuovi balzelli. Un quadro che non si può giustificare con la necessità di far quadrare i conti".

"Per i cittadini di Roma e della provincia - ha continuato il presidente Zingaretti - questa manovra portava solo più tasse, meno servizi e nessun investimento dai proventi dell' aumento dei pedaggi, una misura ingiustificabile, presa solo per far quadrare i conti. Dopo il Tar, il Governo rifletta anche sui tagli agli enti locali che costringono la Regione a massacrare i trasporti pubblici locali. Un taglio drammatico al diritto alla mobilità dei cittadini. Il governo deve capire che quando si chiedono sacrifici questi vanno accompagnati da senso di giustizia ed equità".

Sul sostegno al ricorso al Tar da parte dei sindaci dell’hinterland romano, Zingaretti ha detto: “La coerenza paga. Ringrazio i sindaci che hanno aderito al ricorso e in special modo il sindaco di Fiano che ha presentato un ricorso autonomo”. “La coerenza - ha ribadito - è un altro elemento che gli enti locali devono avere per rafforzare e ricostruire il rapporto con i cittadini e rompere il teatrino della politica”.