29 luglio, 2013
PROMEMORIA 29 luglio 2004 – Dopo 143 anni di coscrizione, l'Italia abolisce la leva obbligatoria. L'ultimo giorno di naja sarà il 30 giugno 2005
Dopo 143 anni di coscrizione, l'Italia abolisce la leva obbligatoria. L'ultimo giorno di naja sarà il 30 giugno 2005
Il servizio militare di leva in Italia (detto anche coscrizione obbligatoria di una classe, volgarmente naja), venne istituito formalmente nel neonato Regno d'Italia unitario e nella Repubblica italiana ed è stato in regime dal 1861 al 2005, per 144 anni.
La coscrizione obbligatoria nello stato italiano unitario, sebbene mai formalmente abolita, è di fatto terminata dal 1º gennaio 2005 come stabilito dalla legge Martino (legge 23 agosto 2004, n. 226).
La parola militesente quindi oggi è un aggettivo e sostantivo maschile utilizzata per definire una persona libera da obblighi militari.
Nonostante nel corso degli anni si siano verificati sempre più spesso gravi episodi di atti di nonnismo, ed anche diversi omicidi legati al fenomeno, si avvertì nel corso del tempo una generale avversione alla coscrizione obbligatoria da parte della società italiana.
Per la sospensione del servizio militare di leva, non l'abolizione, visto che sarebbe stata necessaria una legge costituzionale di modifica dell'articolo 52 (il quale dispone: "La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino" e sancisce l'obbligatorietà del servizio militare "nei limiti e modi stabiliti dalla legge"), vennero poste le basi con la legge 14 novembre 2000 n. 331 (emanata durante il Governo Amato II, di cui il principale promotore fu però il senatore Carlo Scognamiglio, durante il Governo D'Alema I), che conferiva al Governo la delega a emanare disposizioni concernenti la graduale sostituzione, entro sette anni, dei militari in servizio obbligatorio di leva con volontari di truppa, che fissò l'organico dell'esercito italiano in numero di 190.000 unità.
Tale legge, benché già anelata da vari politici già negli anni immediatamente precedenti, ebbe un impulso decisivo con i fatti emersi nell'agosto del 1999 con la morte, avvenuta in circostanze mai del tutto chiarite, del paracadutista siracusano Emanuele Scieri in forza alla Brigata Folgore, in servizio presso la Caserma Gamerra C.A.PAR Centro Addestramento Paracadutisti di Pisa (che ancora vede i colpevoli impuniti),e la venuta alla luce di comportamenti ritenuti istigatori al razzismo da parte di alcuni ufficiali.
La suddetta norma del 2000 prevedeva la possibilità del ripristino dell'obbligo della coscrizione, di una o più classi, solo in caso di carenza di soldati, e in due casi particolari:
se sia deliberato lo stato di guerra ai sensi dell'art. 78 della Costituzione
in caso di gravissime crisi internazionali in cui l'Italia sia direttamente coinvolta o in ragione della sua appartenenza ad una organizzazione internazionale.
La sospensione venne sancita formalmente con il decreto legislativo 8 maggio 2001 n. 215, a partire dal 1º gennaio 2007 emanato durante il secondo governo Amato, emanato in ottemperanza ai dettami della legge 331/2000, che introdusse pure nuove norme sul rinvio degli ultimi coscritti.
Tale sospensione venne tuttavia anticipata è stata disposta con la legge 23 agosto 2004 n. 226, emanata durante il secondo governo Berlusconi: la norma, modificando il decreto legislativo n. 215/2001, fissava la sospensione delle chiamate per lo svolgimento del servizio di leva a decorrere dal 1º gennaio 2005, disponendo comunque la chiamata al servizio, fino al 31 dicembre 2004, per tutti i soggetti nati entro il 1985 incluso[9](ultima classe chiamata alle armi) tranne che nel caso costoro avessero presentato domanda di rinvio per motivi di studio entro il 31 dicembre 2004. Il successivo decreto legge 30 giugno 2005 n. 115 stabilì infine che a decorrere dal 1º luglio il personale di leva in servizio potesse, con apposita domanda, cessare anticipatamente il servizio.
Dal 1º gennaio 2005 quindi l'arruolamento in tempo di pace è divenuto sostanzialmente non più coatto, ma su base esclusivamente volontaria e a carattere professionale (VFP1 e VFP4).
La materia infine ha trovato una organica disciplina nel decreto legislativo 15 marzo 2010 n. 66 (Codice dell'ordinamento militare) che limita la coscrizione obbligatoria (leva), o meglio il suo ripristino, alle summenzionate condizioni riportate in tale norma all'art. 1929.
Tuttavia, nonostante l'entrata in vigore delle nuove norme, la legge comunque non esime i comuni dalla formazione delle liste di leva, nelle quali continuano ad iscritti i cittadini italiani di sesso maschile all'anno del compimento del loro 17º anno di età. Vedasi ad esempio nelle ipotesi disciplinate dal libro VIII del D.P.R. 15 marzo 2010 n. 90 (Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare).
04 luglio, 2013
PROMEMORIA 4 luglio 1976 – Commando di Israele effettuano un raid nell'aeroporto di Entebbe, in Uganda, salvando la maggior parte dei passeggeri e dell'equipaggio di un aereo dell'Air France, preso da dirottatori pro-Palestinesi
Commando di Israele effettuano un raid nell'aeroporto di Entebbe, in Uganda, salvando la maggior parte dei passeggeri e dell'equipaggio di un aereo dell'Air France, preso da dirottatori pro-Palestinesi
L'Operazione Entebbe delle Forze armate israeliane ebbe luogo nella notte tra il 3 luglio ed il 4 luglio 1976, nell'aeroporto dell'omonima città ugandese.
I militari che la pianificarono e la condussero le diedero il nome di Mivtsa‘ Kadur Ha-ra‘am ("Operazione Fulmine"). In onore del tenente colonnello Yonatan Netanyahu, comandante del gruppo d'assalto durante il raid ed unico militare israeliano a perdere la vita nell'azione, venne in seguito denominata anche Mivtsa‘ Yonatan ("Operazione Yonatan").
Il dirottamento
Alle 12.30 del 27 giugno 1976, il volo 139 dell'Air France, un aereo Airbus A300 proveniente da Tel Aviv, decollò dall'aeroporto di Atene diretto a Parigi, con a bordo 244 passeggeri e 12 persone di equipaggio. Poco dopo, il volo venne dirottato da quattro terroristi. I dirottatori, due palestinesi appartenenti al Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e due tedeschi aderenti alle Revolutionäre Zellen, ordinarono di far rotta su Bengasi, in Libia. Qui l'aereo rimase a terra per sette ore, durante le quali venne rifornito e fu rilasciata una donna. In seguito l'Airbus decollò nuovamente, per dirigersi verso Entebbe, in Uganda. Il commando, infatti, fu appoggiato dal governo del dittatore ugandese Idi Amin che simpatizzava per la causa palestinese. Originariamente, Amin era stato sostenuto da molti Governi occidentali, Israele compreso. Le relazioni diplomatiche tuttavia degenerarono allorché il Governo di Israele rifiutò ad Amin la vendita di velivoli di combattimento che sarebbero serviti per attaccare la Tanzania. Fu così che Amin ruppe le relazioni con Israele e abbracciò la causa dell'OLP. L’aereo atterrò ad Entebbe alle 03:15 del 28 giugno.
Ai dirottatori si aggiunsero ben presto altri tre terroristi. Il gruppo, guidato da Wilfred Böse (non da Ilich Ramírez Sánchez, ossia "Carlos lo Sciacallo", come talvolta si sostiene), chiedeva la liberazione di 40 palestinesi detenuti in Israele, oltre a quella di altri 13 che si trovavano nelle prigioni di Kenya, Francia, Svizzera e Germania.
I dirottatori rilasciarono la maggior parte degli ostaggi, trattenendo solo i cittadini israeliani e gli ebrei, che minacciavano di uccidere se le loro richieste non fossero state accolte. Il capitano del volo, Michel Bacos, fece notare ai terroristi che, dal momento che tutti i passeggeri erano sotto la sua responsabilità, non ne avrebbe abbandonato alcuno e sarebbe rimasto con gli ostaggi. Tutto l'equipaggio fu solidale con il capitano, rifiutando di partire con un altro aereo dell'Air France, giunto ad Entebbe per portare via gli ostaggi liberati. Anche una suora francese rifiutò di partire, insistendo che il suo posto doveva essere preso da un altro ostaggio, ma fu spinta a forza sull'aereo che attendeva i passeggeri liberati dai militari ugandesi. Gli ostaggi rimasti furono rinchiusi nel vecchio terminal dell'aeroporto.
Il raid
Il governo di Israele iniziò le trattative per il rilascio degli ostaggi, al contempo studiava anche altre possibili soluzioni come l'intervento armato. Ottenendo 3 giorni di proroga rispetto all'ultimatum imposto riuscì ad organizzare una missione di salvataggio degli ostaggi che dava buone possibilità di successo. Fu affidata ai militari. Dopo diversi giorni dedicati alla raccolta di informazioni ed alla preparazione, il 4 luglio quattro aerei da trasporto C-130 Hercules (detti in gergo Ippopotami) del Heyl Ha-Avir, l'Aeronautica militare israeliana, atterrarono di notte all'aeroporto di Entebbe, ovviamente senza l'aiuto della torre di controllo. L'avvicinamento degli aerei fu fatto sfruttando le capacità di volo a bassa quota unite alle capacità di atterraggio su brevi piste. L'avvicinamento avvenne a fari di navigazione spenti e sfiorando la superficie del lago Victoria. Un altro aereo militare israeliano, un jet attrezzato per il pronto soccorso medico, atterrava nel frattempo all'aeroporto di Nairobi, in Kenya, mentre un altro aereo attrezzato da centro di comando volante dirigeva l'operazione[1]. Il governo keniota, avversario del regime ugandese, aveva infatti dato il suo appoggio all'operazione.
Erano impegnati nell'operazione oltre cento soldati delle IDF (in gran parte elementi del reparto speciale Sayeret Matkal) e, forse, diversi agenti del Mossad.
Gli israeliani atterrarono alle 23.00 circa, con i portelli di carico già abbassati. Fu fatta scendere una Mercedes nera, con due Land Rover al seguito. L'automobile e le Land Rover dovevano simulare la visita dello stesso Amin, per distrarre l'attenzione degli ugandesi e dei terroristi dai militari che si stavano avvicinando al terminal. La Mercedes, originariamente di colore bianco, apparteneva ad un civile israeliano ed era stata riverniciata di nero per il raid, con il presupposto che sarebbe stata restituita al legittimo proprietario, ignaro dell'uso al quale era destinata, con il colore originale[1] .
Mentre il convoglio si avvicinava, due sentinelle, che erano state avvertite del fatto che Amin aveva cambiato la sua Mercedes nera con una bianca, ordinarono alle auto di fermarsi e furono immediatamente uccise dagli israeliani.
Gli ugandesi furono ingannati dal diversivo israeliano e lasciarono che il finto corteo presidenziale si avvicinasse fino al terminal in cui erano rinchiusi i passeggeri e l’equipaggio del volo 139. Gli israeliani scesero dai mezzi ed irruppero nell’edificio, urlando agli ostaggi di stare giù. L’avvertimento fu fatto in ebraico ed uno dei passeggeri, che forse non aveva compreso, si alzò, dirigendosi verso i militari appena entrati. Questi ultimi, pensando si trattasse di un terrorista, lo uccisero. La stessa sorte toccò ai tre dirottatori che, trovandosi nel salone, cercarono di resistere. Un soldato, sempre in ebraico, chiese ai passeggeri dove fossero gli altri terroristi. Gli ostaggi indicarono una porta, che gli israeliani sfondarono, lanciando varie granate flash bang e lacrimogeni. Entrati nella stanza, i militari freddarono altri tre dirottatori, seduti attorno ad un tavolo ed ancora tramortiti dalle esplosioni. Gli israeliani tornarono quindi agli aerei, su cui iniziarono ad imbarcare gli ostaggi liberati[1].
Nel frattempo, diversi militari ugandesi, appostati nella vecchia torre di controllo adiacente al terminal, presero a sparare contro gli israeliani e gli ex ostaggi, in procinto di salire sui C-130. Gli israeliani interruppero l’imbarco e risposero immediatamente al fuoco con lanciarazzi, riuscendo quasi subito a neutralizzare gli uomini dell'esercito ugandese. Nel corso di quest’ultima sparatoria, due ostaggi furono colpiti a morte, così come Yonatan Netanyahu, comandante israeliano sul campo e fratello del futuro leader del Likud e primo ministro Benjamin Netanyahu[1].
Prima di decollare, un altro gruppo di incursori distrusse con esplosivo i caccia ugandesi MiG-17 che si trovavano sulla pista, per impedire ogni tentativo di inseguire gli Hercules, i quali, dopo una sosta tecnica a Nairobi, proseguirono il volo verso l’aeroporto di Tel Aviv.
L’incursione durò solo una trentina di minuti. Sei dirottatori vennero uccisi. Dei 103 ostaggi, ne morirono tre, il primo ucciso per errore dagli israeliani, gli altri due colpiti dagli ugandesi durante lo scontro a fuoco prima dell’imbarco. Il tenente colonnello Netanyahu fu l’unico morto israeliano, mentre altri 5 soldati rimasero feriti, uno dei quali, Sorin Hershko, rimase invalido per le ferite riportate[1]. Il numero delle perdite ugandesi non è certo e varia secondo le fonti, da una dozzina fino a 45 circa. Si è sostenuto che gli israeliani durante l’operazione abbiano catturato alcuni terroristi, ma la notizia non ha ricevuto conferme.
Una passeggera settantacinquenne, Dora Bloch, durante il dirottamento si era sentita male e, al momento dell’attacco, si trovava ricoverata all’ospedale di Kampala. Nei giorni successivi il suo letto fu trovato vuoto e nessuno seppe più nulla di lei[1], fino al 1979, quando, caduto il regime di Amin a seguito della guerra contro la Tanzania, vennero ritrovati i suoi resti. Nell’aprile del 1987, Henry Kyemba, all’epoca ministro della sanità ugandese, dichiarò alla Commissione dei Diritti Umani dell’Uganda che la Bloch era stata prelevata dal suo letto ed in seguito assassinata da due ufficiali dell’esercito che agirono per ordine di Amin.
Analisi
Uno dei fatti determinanti per il successo dell’incursione fu che il terminal in cui vennero rinchiusi gli ostaggi era stato costruito anni prima da un’impresa israeliana. Questa aveva conservato i progetti e li fornì sollecitamente ai militari, i quali, con l’aiuto di alcuni tecnici che avevano diretto i lavori, costruirono una replica esatta dell’edificio aeroportuale.
Negli anni sessanta e settanta, gli israeliani erano, infatti, molto impegnati nella cooperazione economica con i paesi dell’Africa sub sahariana ed il regime di Amin, prima che quest’ultimo rovesciasse le alleanze, era stato un forte fruitore dell’assistenza tecnica fornita dallo stato ebraico.
Decisamente d’aiuto alla pianificazione del raid furono anche i ricordi degli ostaggi rilasciati, interrogati a Parigi dai servizi d’informazione israeliani, che fornirono importanti dettagli in merito, per esempio, all’interno dell’edificio, al numero ed all’organizzazione dei dirottatori, al coinvolgimento delle truppe ugandesi.
I preparativi israeliani vennero condotti nella più stretta riservatezza. Ad esempio, gli operai civili che realizzarono la replica del terminal assieme ai militari, “rimasero ospiti” di questi ultimi fino ad operazione conclusa.
Prima di ordinare l’attacco, il governo israeliano effettuò diversi tentativi diplomatici per portare a casa gli ostaggi senza giungere ad una soluzione di forza. Molte fonti indicano che gli israeliani sarebbero stati disposti anche a rilasciare i prigionieri, nel caso l’opzione militare si fosse rivelata impraticabile. Un generale in pensione delle IDF, Chaim Bar-Lev, che conosceva personalmente il dittatore ugandese, ebbe con lui diverse conversazioni telefoniche, senza raggiungere alcun risultato.
Ulteriori sviluppi
Il governo dell’Uganda chiese che fosse convocato il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per condannare il raid israeliano, in quanto violazione della sovranità ugandese. Il Consiglio di Sicurezza non approvò alcuna risoluzione.
Per essersi rifiutato di abbandonare i passeggeri rimasti in ostaggio, il capitano Bacos ricevette una nota di biasimo dai suoi superiori e fu sospeso dal servizio per un periodo. Tuttavia, egli ricevette nello stesso anno la Legion d'Onore dal Presidente Giscard d'Estaing e in seguito un'onorificenza da parte dell'Organizzazione ebraica B'nai B'rith. Tutti i membri dell'equipaggio dell'aeromobile ricevettero inoltre un'onorificenza da parte dello Stato di Israele.
02 luglio, 2013
PROMEMORIA 2 luglio 2008 – Viene liberata Ingrid Betancourt, donna di stato colombiana sequestrata dalle FARC nel 2002
Viene liberata Ingrid Betancourt, donna di stato colombiana sequestrata dalle FARC nel 2002
Il rapimento
Vistasi negare il supporto governativo, Íngrid Betancourt decise di recarsi nella zona smilitarizzata via terra, insieme alla sua candidata-vice Clara Rojas e a un gruppo di persone del suo staff. Il 23 febbraio 2002 fu fermata dall'ultimo posto di blocco militare prima di entrare nell'ex zona smilitarizzata. Gli ufficiali insistettero per convincere il gruppo a non proseguire fino a San Vicente del Caguan, il paese usato come base degli incontri durante le trattative. Il gruppo proseguì il viaggio e la Betancourt venne trattenuta da uomini delle FARC che la tennero in ostaggio.
Il suo nome rimase in lista per le elezioni nonostante il sequestro; raccolse meno dell'1% dei voti.
Nelle prime trattative, le FARC chiesero la formalizzazione di uno scambio di prigionieri: 60 ostaggi politici contro la liberazione di 500 uomini delle FARC detenuti nelle carceri colombiane.
Inizialmente l'amministrazione del neo-eletto presidente Uribe escluse ogni trattativa in assenza di un cessate-il-fuoco preventivo e spinse per un'azione di salvataggio basata sulla forza, ma i parenti di Íngrid e di molti altri ostaggi - tenuto anche conto dell'inaccessibilità delle regioni montane e forestali dove gli ostaggi sono trattenuti - respinsero decisamente questa opzione temendone un esito infausto, simile all'episodio del sequestro del governatore del dipartimento di Antioquia, Guillermo Gaviria Correo, che le FARC uccisero non appena consapevoli della presenza dell'esercito nella loro zona.
Nell'agosto del 2004, dopo alcune false partenze e di fronte al montare delle proteste dei parenti dei sequestrati, degli ex-presidenti liberali Alfonso López Michelsen e Ernesto Samper Pizano e dell'opinione pubblica, sempre più convinta dell'opportunità e della validità umanitaria dello scambio di prigionieri, il governo Uribe sembra ammorbidire le proprie posizioni annunciando di voler porre il 23 luglio alle FARC una proposta formale di liberare 50-60 prigionieri in cambio degli ostaggi politici e militari.
Il governo si sarebbe impegnato a fare la prima mossa, rilasciando i prigionieri condannati per rivolta e concedendo loro di lasciare il paese o di aderire a programmi di reinserimento sociale. Le FARC avrebbero quindi rilasciato gli ostaggi in loro mano, tra cui Íngrid Betancourt. La proposta godeva del pubblico appoggio e del supporto dei governi francese e svizzero. La mossa venne apprezzata da diversi parenti dei sequestrati e da vari personaggi del mondo politico colombiano. Anche molti dei critici, che vi vedevano più una mossa propagandistica di Uribe, giudicarono il piano come praticabile.
Le FARC rilasciarono un comunicato il successivo 20 agosto in cui smentivano di essere state contattate in anticipo dal governo svizzero (come il governo colombiano aveva dichiarato). Nella nota auspicavano il raggiungimento di un'intesa apprezzando il fatto che il governo Uribe avesse fatto una proposta, tuttavia criticarono la proposta perché non prevedeva la possibilità ai prigionieri rilasciati di decidere di tornare a militare nelle file delle FARC.
Il 5 settembre successivo la stampa colombiana pubblicò quella che venne considerata una contro-proposta delle FARC. In essa si chiedeva al governo di individuare una zona franca per 72 ore di tregua, in cui i negoziatori governativi e gli ufficiali delle FARC avrebbero potuto incontrarsi faccia a faccia per discutere lo scambio di prigionieri. Il primo giorno sarebbe stato dedicato a raggiungere la località, il secondo alla trattativa ed il terzo all'abbandono dell'area da parte dei guerriglieri. Al governo fu indicata una rosa di possibili località del Dipartimento di Caquetá - Peñas Coloradas, El Rosal o La Tuna - in cui l'influenza politica delle FARC è forte e chiara. Qualcuno speculò che le FARC avrebbero potuto minare i terreni o predisporre trappole attorno alle guarnigioni militari locali durante la tregua.
La proposta delle FARC di incontrarsi col governo fu vista molto positivamente da Yolanda Pulecio, la madre di Íngrid, che vi vide un segno di "progresso",[...] "esattamente come il governo può incontrarsi con le forze paramilitari (di estrema destra), può anche incontrarsi con gli altri, che sono terroristi allo stesso modo".
Nel febbraio 2006 vi fu un appello del governo francese ad accettare uno scambio di prigionieri approvato dal governo di Bogotá e liberare i prigionieri trattenuti da meno di sette anni. Il ministro degli esteri francese Philippe Douste-Blazy disse che "era compito delle FARC dimostrare la serietà delle loro intenzioni di rilasciare l'ex candidata alle presidenziali Íngrid Betancourt e altri detenuti".
In un'intervista con il giornale francese L'Humanité del giugno 2006, Raul Reyes, un leader delle FARC ebbe a dichiarare la Betancourt "sta bene, nei limiti della situazione in cui si trova. Non è facile essere privati della propria libertà". Nello stesso anno Francesco Guccini le dedica una canzone: Nella giungla.
Nel maggio 2007 un poliziotto sequestrato, John Frank Pinchao, è riuscito a fuggire dalla prigionia e ha dichiarato di essere stato detenuto nello stesso campo di prigionia della Betancourt. Ha inoltre visto Clara Rojas, che durante la prigionia ha dato alla luce un figlio, Emmanuel.
Il 17 maggio 2007 è stata resa nota la notizia, riportata da un poliziotto sfuggito alla prigionia, che la Betancourt sarebbe ancora viva..
Il 30 novembre 2007 il governo colombiano ha dichiarato che era stato trovato un video recente con la Betancourt ancora viva.
Nel giugno 2008 il quotidiano italiano l'Unità l'ha proposta per il Premio Nobel per la Pace[5].
La liberazione
Il 2 luglio 2008 è stata resa nota la notizia della sua liberazione avvenuta, secondo quanto riferito dal ministro colombiano, a seguito di una operazione di intelligence, Operacion Jaque, condotta da una task force dell'esercito colombiano. Non sono mancate le ipotesi su di un possibile riscatto di 20 milioni di dollari (non confermato, però, dalle Farc.) pagato dagli Stati Uniti per il rilascio del gruppo di ostaggi in cui erano presenti, oltre alla Betancourt, anche tre presunti agenti del FBI. Ipotesi al momento smentite da diverse documentazioni che dimostrerebbero come in realtà non fossero dell’FBI, non lavorassero per l’FBI e soprattutto non fossero “mercenari”. Erano civili, dipendenti della California Microwave System, sussidaria dell'americana Northrop Grumman (presente anche in Italia), che aveva ed ha contratti con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.
30 giugno, 2013
PROMEMORIA 30 giugno 1960 Fatti di Genova del 30 giugno 1960: rivolta antifascista a Genova.
Fatti di Genova del 30 giugno 1960: rivolta antifascista a Genova.La manifestazione del 30 giugno
Sia l'accesso alla zona di Portoria, che alcuni cantieri del nascente centro dirigenziale di Piccapietra, vengono bloccati e presidiati dalle forze dell'ordine, mentre viene chiuso per lavori (fittizi) il vicino parco dell'Acquasola.
Tra i sindacati la UIL si opporrà alla manifestazione prevista, mentre la CISL lascerà ai propri iscritti libertà di scelta sulla partecipazione o meno.
Il 30 la manifestazione, seppur in un'atmosfera tesa, si svolge inizialmente senza particolari problemi: partendo dal primo pomeriggio da piazza dell'Annunziata, i manifestanti proseguono per via Cairoli, via Garibaldi, via XXV Aprile, piazza De Ferrari, via XX Settembre (dove vengono depositati alcuni fiori davanti al sacrario dei caduti, situato sotto al ponte Monumentale), per poi terminare in piazza della Vittoria, dove viene svolto un comizio dal segretario della Camera del Lavoro. Nelle foto della manifestazione si vedono sia politici che comandanti partigiani che sfilano preceduti dai Gonfaloni della città.
Al termine della manifestazione parte dei manifestanti risalgono verso piazza De Ferrari, fermandosi lungo la strada sia davanti al teatro Margherita (controllato da gruppi di Carabinieri, che verranno provocatoriamente fischiati) sia davanti al Sacrario dei Caduti, dove vengono cantati degli inni della Resistenza. I manifestanti giungono così in piazza de Ferrari, dove molti si fermano nei dintorni della fontana centrale: qui sono presenti alcuni mezzi motorizzati della polizia, oltre ad agenti a piedi, e la situazioni inizia a peggiorare. Alle provocazioni dei manifestanti, che intonano canti partigiani e slogan contro le forze dell'ordine, queste provano a disperdere la folla con un idrante, per poi iniziare alcune cariche intorno alla fontana.
A questo punto lo scontro diviene aperto: le camionette e le jeep della celere effettuano cariche sia nella piazza, sia nelle vie limitrofe, sia sotto i porticati della parte alta di via XX Settembre. I manifestanti, che continuano a fluire nella zona, nel frattempo si procurano attrezzi da lavoro, spranghe di ferro e alcuni pali di legno dai vicini cantieri edili, con cui colpiscono le camionette che si fermano e gli agenti a terra., mentre le forze dell'ordine iniziano ad impiegare, oltre che i lacrimogeni, anche alcune armi da fuoco (ma solo una persona risulterà ricoverata per ferite da arma da fuoco). Alcune delle camionette della celere vengono incendiate (segni in parte ancora visibili sui mosaici del pavimento del porticato). Si registra il fatto che alcuni degli esponenti delle forze dell'ordine, tra cui il comandante della celere finito nella vasca della fontana, rimasti isolati e soggetti a violenze, vengono portati fuori dagli scontri da alcuni dei manifestanti.
Nella descrizione di un giornalista del Corriere della Sera gli scontri vengono raccontati in questo modo:
« Giovanotti muscolosi si applicavano a divellere cassette di immondizie, a staccare dalle pareti di un portico riquadri con i programmi dei cinematografi, a spaccare i cavalletti che recingevano un piccolo cantiere di lavori in piazza De Ferrari. Nelle mani dei manifestanti comparvero, stranamente bombe lacrimogene. La sassaiola contro la polizia era incessante. Un agente fu buttato nella vasca della fontana di piazza De Ferrari, altri vennero colpiti dalle pietre e andarono sanguinanti a medicarsi »
Gli scontri si spostano anche nei vicini "caruggi", gli stretti vicoli tipici del centro storico genovese, dove la popolazione residente "bombarda" con vasi e pietre lasciati cadere dalle finestre gli esponenti delle forze dell'ordine che inseguono i manifestanti. Gli scontri proseguono e gli organizzatori della manifestazione temono che, per porvi fine, venga ordinato alle forze dell'ordine di aprire il fuoco sulla folla, azione che avrebbe causato numerosi morti. Il presidente dell'ANPI, Giorgio Gimelli, si accorda quindi con alcuni ex-partigiani, tra cui un funzionario di polizia, per impegnare gli aderenti all'associazione per fermare gli scontri, avendo in cambio l'assicurazione che le forze dell'ordine si sarebbero ritirare senza effettuare nessun arresto. Al termine degli scontri si registrano 162 feriti tra gli agenti e circa 40 feriti tra i manifestanti.
Manifestazioni e scioperi di protesta contro il governo Tambroni si svolgeranno nello stesso giorno anche a Roma, Torino, Milano, Livorno e Ferrara.
28 giugno, 2013
PROMEMORIA 28 giugno 2012 - Viene ritrovato, a largo della Maddalena, il relitto della corazzata Roma da Guido Gay.
Viene ritrovato, a largo della Maddalena, il relitto della corazzata Roma da Guido Gay.
La Roma fu una nave da battaglia, la terza unità della classe Littorio e rappresentò il meglio della produzione navale bellica italiana della seconda guerra mondiale. Costruita dai Cantieri Riuniti dell'Adriatico e consegnata alla Regia Marina il 14 giugno 1942, venne danneggiata nel corso di un bombardamento aereo statunitense quasi un anno dopo mentre era alla fonda a La Spezia, subendo in seguito altri danni che la costrinsero a tornare operativa, dopo le dovute riparazioni, solamente il 13 agosto 1943.
A seguito dell'armistizio italiano, alla Roma fu ordinato, assieme ad altre imbarcazioni militari, di raggiungere l'isola sarda della Maddalena, come concordato con gli Alleati. La squadra navale italiana, tuttavia, venne attaccata da alcuni bombardieri tedeschi che, servendosi delle bombe radioguidate plananti Ruhrstahl SD 1400, affondarono la Roma. Nei suoi quindici mesi di servizio la Roma percorse 2.492 miglia in venti uscite in mare, senza partecipare a scontri navali, consumando 3.320 t di combustibile, rimanendo fuori servizio per riparazioni per sessantatré giorni. Il 28 giugno 2012 il relitto della corazzata è stato rinvenuto nel golfo dell'Asinara dopo decenni di ricerche.
22 giugno, 2013
PROMEMORIA 22 giugno 2005 – Dieci ex-ufficiali e sottufficiali tedeschi vengono condannati all'ergastolo per l'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema
Dieci ex-ufficiali e sottufficiali tedeschi vengono condannati all'ergastolo per l'Eccidio di Sant'Anna di Stazzema
Nell'estate del 1994, Antonino Intelisano (il procuratore militare di Roma), mentre cerca documentazione su Erich Priebke e Karl Hass, avvia un procedimento che porterà alla scoperta, in uno scantinato della procura militare, di un armadio contenente 695 fascicoli «archiviati provvisoriamente», riguardanti crimini di guerra commessi da tedeschi e repubblichini. Tra questi viene trovata anche della documentazione relativa al massacro di Sant'Anna, per il quale verrà riaperta l'inchiesta che porterà ad individuare alcuni dei responsabili.
A distanza di quasi sessant'anni, il 20 aprile 2004, davanti ai giudici del Tribunale Militare di La Spezia è stato celebrato un processo per questo crimine. Poiché tra soldati ed ufficiali gli imputati sarebbero stati centinaia, fu deciso di rinunciare a processare i soldati - esecutori materiali dell'eccidio - per processare solo gli ufficiali che di quell'eccidio erano stati i veri responsabili, essendo stati loro a dare l'ordine del massacro. Il giudice delle udienze preliminari ha accolto la richiesta di rinvio a giudizio per i tre ufficiali SS accusati di essere gli esecutori dell'eccidio. Tra i militari tedeschi accusati: Gerhard Sommer, 83 anni, comandante la 7. compagnia del II battaglione del 35. reggimento Grenadieren, facente parte della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS; e gli ufficiali Alfred Schonber, 83 anni, e Ludwig Sonntag, 80 anni. Per altre due SS, Werner Bruss, 84 anni, e Georg Rauch, 83 anni, ha richiesto il non luogo a procedere, mentre per Heinrich Schendel, 82 anni, il Gup ha rinviato gli atti al pubblico ministero fissando il termine massimo di 5 mesi per ulteriori indagini. Il 22 giugno 2005, dieci ex ufficiali e sottufficiali tedeschi vengono condannati all'ergastolo per il massacro, dal tribunale militare di La Spezia. Al momento della sentenza i dieci erano tutti ultraottantenni.
L'8 novembre 2007 vennero confermati dalla Corte di Cassazione gli ergastoli all'ufficiale Gerhard Sommer e ai sottufficiali nazisti Georg Rauch e Karl Gropler. La Cassazione si è espressa contro la richiesta di rifare il processo in quanto i soldati delle SS sentiti come testimoni dovevano essere considerati coimputati e quindi le loro testimonianze non valide. La sentenza rigetta questa tesi e conferma che l'eccidio è stato un atto terroristico premeditato. Su iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri, con Legge 15 maggio 2003, n. 107, viene istituita, ai sensi dell'articolo 82 della Costituzione, una Commissione parlamentare di inchiesta per indagare sulle anomale archiviazioni "provvisorie" e sull'occultamento dei 695 fascicoli (compresi quelli relativi alla strage di Sant'Anna di Stazzema) contenenti denunzie di crimini nazifascisti.
Il testo integrale della Sentenza emanata dal Tribunale Militare di La Spezia nel 2005 è consultabile e scaricabile qui.
Le deposizioni dei superstiti al Tribunale Militare nelle udienze del 2005 sono scaricabili qui.
Il 1º ottobre 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato l'inchiesta per la strage nazista. L’archiviazione della Procura di Stoccarda è stata decisa innanzitutto perché, secondo i magistrati, non è più possibile stabilire il numero esatto delle vittime: nella regione si trovavano anche numerosi rifugiati di guerra provenienti da altre zone. I reati di omicidio e concorso in omicidio, per l’eccidio del paesino in provincia di Lucca, non sono prescritti. Tuttavia per la Procura tedesca era necessario per l’emissione di un atto di accusa che venisse comprovata per ogni singolo imputato la sua partecipazione alla strage. E questo per gli inquirenti tedeschi non è stato possibile:
"Non è possibile, insomma, accertare con sicurezza che la strage sia stata un atto programmato ed un’azione di rappresaglia nei confronti della popolazione civile - erano normali azioni di guerra. Non solo: secondo la Procura è anche possibile che l’obiettivo perseguito dalle truppe tedesche fosse la lotta ai partigiani presenti nella zona e la cattura di uomini da deportare in Germania per compiere lavori forzati. La fucilazione dei civili avrebbe potuto essere stata decisa solo dopo la constatazione che gli obiettivi originari dell’azione militare tedesca non erano stati raggiunti"
20 giugno, 2013
PROMEMORIA 20 giugno 1978 – L'Italia aderisce alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche
L'Italia aderisce alla Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche
La Convenzione di Berna per la protezione delle opere letterarie e artistiche, adottata a Berna nel 1886, è un accordo internazionale che stabilisce per la prima volta il riconoscimento reciproco del diritto d'autore tra le nazioni aderenti.
L'idea originale di questa convenzione si fa comunemente risalire a Victor Hugo, secondo il quale ciascuna nazione civilizzata avrebbe dovuto tutelare i propri autori in modo uniforme. Le origini scatenanti sono tuttavia più antiche e coincidono con la nascita del concetto stesso di diritto d'autore, e dei relativi interessi economici e morali. Lo scrittore francese de "I Miserabili" fu infatti, nella doppia veste di autore e di Deputato della Terza Repubblica, uno degli artefici della legislazione francese sul diritto d’autore e ispiratore della Convenzione di Berna.
Prima dell'adozione della convenzione, le nazioni spesso si rifiutavano di riconoscere sul materiale di nazioni straniere il diritto d'autore. Così per esempio un lavoro pubblicato a Londra da un cittadino britannico era tutelato nel Regno Unito ma liberamente riproducibile in Francia, così come un lavoro pubblicato a Parigi da un francese era protetto in Francia ma liberamente riproducibile nel Regno Unito. La convenzione di Berna nasceva quindi con il principale intento di proteggere in maniera uniforme ed efficace i diritti degli autori in riguardo alle opere artistiche e letterarie.
18 giugno, 2013
PROMEMORIA 18 giugno 1940 Francia: Appello del 18 giugno di Charles de Gaulle.
Francia: Appello del 18 giugno di Charles de Gaulle.
L'appello del 18 giugno (in francese L'Appel du 18 Juin) fu un famoso discorso di Charles De Gaulle che l'allora leader delle forze armate della Francia libera, tenne ai microfoni di Radio Londra nella capitale inglese dove il governo francese era riparato a seguito della disfatta subita contro l'offensiva tedesca del 1940. Il discorso è considerato l'inizio della resistenza francese all'occupazione tedesca, ed è oggi considerato uno dei discorsi più importanti nella storia della Francia
16 giugno, 2013
PROMEMORIA 16 giugno 1979 – Nasce Antenna Sicilia a Catania
Nasce Antenna Sicilia a Catania
Antenna Sicilia è la maggiore emittente televisiva regionale in Sicilia per ascolti, grazie ad un indice di circa 800.000 contatti medi giornalieri (dati 2009)[1]. È di proprietà della SIGE S.p.A., società editrice del quotidiano regionale La Sicilia diretto e controllato da Mario Ciancio Sanfilippo.
Le trasmissioni di Antenna Sicilia prendono avvio il 16 giugno 1979, e l'emittente nasce da una costola del quotidiano La Sicilia, il cui direttore editoriale è Mario Ciancio Sanfilippo. Il "battesimo" della nuova rete televisiva viene affidato al presentatore Pippo Baudo - amico personale di Ciancio - della quale è pure socio e direttore artistico[2], mentre la direzione giornalistica viene affidata a Domenico Tempio[3].
Gli studi televisivi vengono allestiti nello stesso palazzo che ospita la sede del quotidiano La Sicilia, in viale Odorico da Pordenone 50, nella circumvallazione catanese, a ridosso della zona di Canalicchio, dove a tutt'oggi sono ospitati.
Fin dall'inizio l'emittente manda in onda il telegiornale, in tre edizioni (Siciliauno ore 13:50, Siciliasera ore 20:15, Sicilianotte ore 22:30), e si avvale della collaborazione di grandi firme del giornalismo come Candido Cannavò e Franco Zuccalà, e di una squadra di cronisti, quasi tutti provenienti da La Sicilia, che fanno da conduttori.
Nel 1980, Antenna Sicilia trasmette la prima edizione del Festival della nuova canzone siciliana, presentato da Pippo Baudo, manifestazione canora in lingua siciliana. A Baudo succederanno alla conduzione, gli attori Pino Caruso e Pippo Pattavina, fino al 1991, quando cessano le trasmissioni del programma, che aveva riscosso un eccellente consenso di pubblico.
Il palinsesto si arricchisce di altri tipi di programmi, dall'intrattenimento allo sport, come il programma Goal condotto da Pippo Baudo - affiancato dall'attore catanese Vito Meli nel ruolo del tifoso "Agatino Provvidenza" - il programma Questo piccolo grande amore con Pippo Pattavina, L'Almanacco rubrica culturale a cura dello scrittore Santi Correnti, e un programma per ragazzi dal titolo Antenna Sicilia ragazzi e 339322 Ciao Sicilia, entrambi con la conduzione di una giovane Flaminia Belfiore, annunciatrice dell'emittente.
Inoltre, l'emittente trasmette pure film e telefilm.
14 giugno, 2013
PROMEMORIA 14 giugno 1994 – Padova: clamorosa evasione dal carcere di Felice Maniero, capo della cosiddetta Mala del Brenta.
Padova: clamorosa evasione dal carcere di Felice Maniero, capo della cosiddetta Mala del Brenta.
Arrestato per la prima volta nel 1980, sarebbe successivamente evaso due volte: nel 1987 fugge dal carcere di Fossombrone; nell'agosto 1993 è arrestato sul suo yacht al largo di Capri e viene detenuto nel carcere di Vicenza dove tenta l'evasione corrompendo, con la promessa di 80 milioni ciascuno, due guardie penitenziarie che però si ravvedono ed avvertono la direzione del carcere; si decide il trasferimento al carcere di Padova dove però, il 14 giugno 1994, è protagonista di un'altra evasione assieme ad altri complici (anche in questo caso con la corruzione, questa volta riuscita, di una guardia penitenziaria).
Catturato a Torino nel novembre successivo, viene condannato a 33 anni di reclusione, poi ridotti a venti anni e quattro mesi (pena definitiva). È stato difeso dall'avvocato veneziano Vittorio Usigli.
13 giugno, 2013
PROMEMORIA 13 giugno 1970 – The Long and Winding Road diventa l'ultima numero 1 in classifica dei the Beatles
The Long and Winding Road diventa l'ultima numero 1 in classifica dei the Beatles
The Long and Winding Road è il titolo dell'ultimo singolo del quartetto musicale dei Beatles, nel 1970.
La canzone fu composta da Paul McCartney nel 1968 nella sua fattoria in Scozia, ispirato dalle continue tensioni che avvenivano nella band. Nello stesso anno, durante le sessioni del White Album, McCartney ne registrò una demo.
La canzone fu poi ripresa nel 1969 per il progetto Get Back. Due take furono candidati alla pubblicazione ufficiale, una registrata il 26 gennaio e l'altra il 31 gennaio. Esse presentavano una melodia molto sobria, con McCartney al piano, John Lennon al basso, George Harrison alla chitarra elettrica, Ringo Starr alla batteria e Billy Preston all'organo Hammond. La performance di Lennon al basso, che suonava occasionalmente, è ricca d'errori, tant'è che alcuni critici non escludono che abbia agito di proposito.
A causa dei continui litigi in seno ai quattro, il progetto Get Back fu accantonato e ripreso solo l'anno seguente. Quando i Beatles ripresero i brani di Get Back, Paul McCartney si trovava all'estero per un viaggio d'affari e quindi impossibilitato a ri-registrarli. Per rimediare, John Lennon e George Harrison contattarono il produttore Phil Spector (famoso per il muro di suono) e gli affidarono il compito di ri-arrangiare i brani di Get Back. Spector, dopo aver scelto la take del 26 gennaio, farcì la canzone con un arrangiamento orchestrale del tutto opposto allo spirito della session che voleva dare il progetto Get Back, usando 18 violini, 4 viole, 3 violoncelli, 3 trombe, 3 tromboni, 2 chitarre e un coro femminile composto da 14 elementi.
McCartney si ritenne offeso dagli arrangiamenti, per lui inadatti, che furono incisi senza che lui fosse interpellato. Tentò così di pressare il manager Allen Klein e gli altri Beatles così che la canzone fosse rilasciata così com'era stata concepita. Ma era ormai troppo tardi: The Long And Winding Road e le altre canzoni delle Get Back Sessions vennero rilasciate con nuovi arrangiamenti nel disco Let It Be.
Pubblicazione
Il 6 marzo 1970 i Beatles pubblicarono l'ultimo album, Let It Be, che ottenne un enorme successo in tutto il mondo. Subito dopo l'annuncio ufficiale di scioglimento del gruppo (arrivato quasi immediatamente dopo l'uscita dell'album) decisero comunque di pubblicare il singolo The Long and Winding Road, che sarebbe stato il loro ultimo. All'uscita il brano raggiunse la vetta delle classifiche negli Stati Uniti dove in breve superò il milione di copie vendute ricevendo il disco di platino. Complessivamente il singolo vendette circa 4 milioni di copie, un successo considerando il periodo non ottimale del gruppo.
Nel 1996, la take del 26 gennaio usata in Let It Be fu rilasciata in forma originale sulla raccolta Anthology 3. Nel 2000, la canzone venne inclusa nella raccolta One. Nel 2003, la take del 31 gennaio (lievemente differente), la stessa versione udibile nel film, venne rilasciata in Let It Be... Naked.
08 giugno, 2013
PROMEMORIA 8 giugno 1987 – Nasce il Telefono Azzurro
03 giugno, 2013
PROMEMORIA 3 giugno 1972 - I Pink Floyd pubblicano l'album Obscured by Clouds, colonna sonora del film francese La Vallée
I Pink Floyd pubblicano l'album Obscured by Clouds, colonna sonora del film francese La Vallée
Obscured by Clouds è un album dei Pink Floyd concepito sin dall'inizio come colonna sonora del film La Vallée, del regista francese Barbet Schroeder.
Fu pubblicato nel Regno Unito il 3 giugno del 1972, ed in America il 15 giugno dello stesso anno. Raggiunse il 6º posto nelle classifiche inglesi ed il 46º posto in quelle americane.
Il disco è stato pubblicato su CD nel 1986, ed in una nuova versione rimasterizzata nel marzo 1996.
Free Four fu la prima canzone dei Pink Floyd ad essere trasmessa con una certa regolarità dalle radio statunitensi, nell'autunno del 1972, generando nel pubblico una certa aspettativa nei confronti del nuovo disco dei Pink Floyd (The Dark Side of the Moon), annunciato per la primavera del 1973 e già in corso di lavorazione all'epoca delle registrazioni di quest'album. La title track, una delle tante strumentali dell'album, è stata per un breve periodo l'intro dei loro concerti.
Il disco è l'ultimo a contenere testi scritti da David Gilmour fino a A Momentary Lapse of Reason, uscito quindici anni dopo.
Obscured by Clouds è uno dei dischi meno considerati della discografia della band, un tentativo poco riuscito di ripetere la magica alchimia di More (il che è piuttosto comprensibile se si pensa che fu realizzato in sole due settimane non consecutive), eppure è considerato da Nick Mason "un disco straordinario". In realtà, a parte alcuni pezzi fini a se stessi (come Stay, molto pop, o Childhood's End, un classico rock-blues), può essere considerato un album-laboratorio, una sorta di embrione dei Floyd successivi. Burning Bridges, ad esempio, anticipa alcune sonorità di Dark Side of the Moon, mentre Free Four accenna già a temi che diverranno cari a Waters in The Wall e in The Final Cut (come la morte del padre nella Seconda guerra mondiale).
Curiosamente, il regista Barbet Schroeder utilizzò di fatto ben poco della musica di Obscured by Clouds per La Vallée: ad eccezione della prima traccia e dell'ultima, che accompagnano rispettivamente i titoli di testa e di coda, delle altre canzoni non compaiono che frammenti di pochi secondi ciascuno, intesi nella narrazione sempre come suoni diegetici (ad esempio, diffusi da una radio); il film, nel suo complesso, è praticamente privo di commento musicale.
01 giugno, 2013
PROMEMORIA 1 giugno 2003 – la Cina inizia a riempire il bacino dietro la massiccia diga delle Tre Gole, innalzando il livello dell'acqua di oltre 100 metri
30 maggio, 2013
DALLA REGIONE 150 MILIONI DI EURO PER IL SOSTEGNO AL FINANZIAMENTO DELLE IMPRESE
PROMEMORIA 30 maggio 1989 - Dimostrazioni di Piazza Tiananmen del 1989: La statua della "dea della democrazia" (8 metri) viene svelata dagli studenti dimostranti
29 maggio, 2013
PROMEMORIA 29 maggio 2012 – Forti scosse di terremoto colpiscono l'Emilia-Romagna, e vengono avvertite in tutto il Nord Italia, soprattutto in Veneto e Lombardia. La più forte, di magnitudo 5.8, ha il suo epicentro nei pressi di Medolla, in provincia di Modena.
25 maggio, 2013
PROMEMORIA 25 maggio 2001 - alpinismo: il trentaduenne Erik Weihenmayer, di Boulder (Colorado), diventa il primo non vedente a raggiungere la vetta del monte Everest, mentre il sessantaquattrenne Sherman Bull, di New Canaan (Connecticut), diventa la persona più anziana a compiere la stessa impresa.
24 maggio, 2013
ACCORDO REGIONE-INAIL: IL CTO PUO' DIVENTARE POLO AVANGUARDIA PER TRAUMATOLOGIA
PROMEMORIA 24 maggio 1915 – L'Italia entra in guerra a fianco di Francia e Gran Bretagna. Dal Forte Verena, sull'Altopiano di Asiago, parte un primo colpo di cannone verso le fortezze austriache situate sulla Piana di Vezzena: l'Italia inizia ufficialmente le operazioni militari nella prima guerra mondiale. All'evento è dedicata la prima strofa della Canzone del Piave.
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