04 ottobre, 2009

Centinaia di migliaia in piazza


Centinaia di migliaia in piazza

"Il cittadino non informato o informato male è meno libero". Basterebbe questa frase, detta dal palco dal presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida, per spiegare il senso della giornata. Questo 3 ottobre che ha visto 300mila persone (secondo la stima degli organizzatori, 60mila per la questura) stipare all'inverosimile piazza del Popolo a Roma, fino a creare un muro di persone in buona parte delle vie del centro.

Dovere di informare e diritto di essere informati, è lo slogan di cui si è fatta promotrice la Federazione nazionale della stampa. E all'appello hanno risposto in centinaia di migliaia. Arrivati in piazza del Popolo per applaudire Roberto Saviano che elenca nomi dei giornalisti caduti mentre facevano il loro mestiere. Chiedendo che non si "infanghi" il loro nome. Ricordando che "verità e potere non coincidono mai". In piazza per gridare la loro solidarietà a Repubblica, L'unità, Annozero, Report e a tutti coloro che, da tempo, sono nel mirino dell'esecutivo. Per riconoscersi. Per dire e, dirsi, che la libera informazione è il tassello fondamentale della democrazia. Per cantare che "libertà e partecipazione".

E' una piazza davvero affollata quella baciata da un primaverile sole romano. Con la voglia di far sentire la sua voce. Di dire che non tutto "è reality", che "un'altra Italia è possibile". Una piazza militante, certo. Con i cartelli contro Berlusconi. Che fischia sonoramente quando i precari nominano il ministro Gelmini. Ma che non fa sconti nemmeno a sinistra. "D'Alema chiedi scusa e poi vattene", recita un cartello.

E' una piazza che esprime un bisogno di partecipazione, di mobilitazione. Piena di ragazzi e ragazze. Sono davvero tanti quelli venuti a piazza del Popolo. Gente che cita Gramsci e il suo "odio per gli indifferenti". Una piazza variegata. Ci sono i giornalisti, davvero tanti. Anche quelli della stampa cattolica, da Avvenire a Famiglia Cristiana, il cui direttore Don Sciortino manda un messagio per dire che è "diabolico far credere che questa manifestazione sia una farsa. La legittimazione del voto popolare non autorizza nessuno a colonizzare lo Stato e a spalmare il Paese di un pensiero unico senza diritto di replica". Si schiera anche il cdr di Mediaset.

Ci sono cittadini che a farsi dare dei "farabutti" dal premier non ci stanno. Anche se quelli di Rai3 se lo scrivono, beffardamente, in uno striscione. Giornalisti che vedono minacciata la loro professione. "Il governo ritiri il dl Alfano e le querele contro Repubblica e Unità" dice il segretario della Fnsi, Franco Siddi.

E ci sono i partiti e le loro bandiere, anche se gli organizzatori avevano chiesto un passo indietro. Franceschini e Bersani (che per un giorno dimenticano la sfida congressuale), Bertinotti, Di Pietro. C'è la Cgil di Guglielmo Epifani che ha organizzato molti pullman. Mancano Cisl e Uil e la piazza li fischia. Ed ancora l'associazionismo, l'Arci, Giustizia e Libertà. Gli universitari con il bavaglio sulla bocca. Ma anche il mondo della cultura, preoccupato per i tagli, altra forma di restringimento della libertà. Nanni Moretti si mischia tra la folla e lancia un affondo al centrosinistra "che negli ultimi 15 anni ha sbagliato tutto". Serena Dandini incassa applausi. E ci sono i precari della scuola che oggi a Roma si sono ritrovati in corteo. E tantissimi semplici cittadini.

Come Paola Franchi e Graziella e Donatella Andreani. Sono partite da Verona alle sette della mattina. Il perché lo spiegano così: "Bisogna difendere la democrazia, oggi è sempre più difficile far conoscere verità. Lo diciamo anche ai giornalisti: tenete la schiena dritta".

C'è gente così a questa manifestazione che non è una festa, non è una farsa (come l'ha definita Berlusconi) e non è nemmeno uno spettacolo (nonostante ci siano i cantanti). "E' l'ennesima manifestazione contro Berlusconi" tuona la destra. E di sicuro, da queste parti, il premier non riscuote simpatie. Ma non è lui il protagonista, stavolta. Certo, alcuni cartelli lo sbeffeggiano. Richiamano la vicende delle escort a palazzo Grazioli. "L'infomazione rende liberi, papi ci rende schiavi". "Dieci ragazze per me posson bastare". "Le notizie non si coprono con il cerone". Un cartello ricorda le dieci domande di Repubblica a cui il premier non ha mai risposto. L'antiberlusconismo c'è. I fischi al Tg4 e a Feltri pure. Ma c'è anche molto altro. Ci sono cartelli che citano Calamandrei quando paragona la libertà all'aria. Altri che ricordano come non essere ascoltati non sia una buona ragione per tacere. Se c'è un messaggio che questa piazza lancia è proprio questo. Non è più tempo di feste e spettacoli. E quando Marina Rei canta Gaber, quel "libertà è partecipazione" sembra l'unica colonna sonora possibile per una giornata così.

PROMEMORIA 4 ottobre 1957 - Lancio dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale ad orbitare la Terra


Lancio dello Sputnik 1, il primo satellite artificiale ad orbitare la Terra.
Lo Sputnik 1 (in cirillico Спутник, Compagno di viaggio) fu il primo satellite artificiale in orbita nella storia. Venne lanciato il 4 ottobre 1957 dal cosmodromo di Baikonur, nell'odierno Kazakistan, grazie al vettore R-7 (Semyorka). In russo la parola Sputnik significa compagno di viaggio, inteso come satellite in astronomia.
Grazie anche alla disponibilità di missili tedeschi V2, recuperati alla fine della Seconda Guerra Mondiale, il programma Sputnik dell'Unione Sovietica ebbe inizio nel 1948, quando si intuì la possibilità di modificare missili militari in vettori per il lancio di satelliti. L'annuncio del successo del lancio venne dato da Radio Mosca la notte tra il 4 e il 5 ottobre 1957.
Con il lancio dello Sputnik 1 l'Unione Sovietica prese in contropiede gli Stati Uniti, che solo il 31 gennaio 1958 mandarono in orbita il loro primo satellite: l'Explorer 1. Gli strumenti a bordo dello Sputnik 1 rimasero funzionanti per 21 giorni. Lo Sputnik 1 aveva lineamenti ben più semplici di un satellite artificiale odierno, era infatti formato solo da una sfera pressurizzata di alluminio di 58 cm di diametro e da 4 antenne lunghe circa 2,5 metri.
Bruciò durante il rientro in atmosfera il 3 gennaio 1958 dopo circa 1.400 orbite e 70.000.000 km.

03 ottobre, 2009

MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE IL 3 OTTOBRE A ROMA, PIAZZA DEL POPOLO, ORE 15.30:


MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE IL 3 OTTOBRE A ROMA, PIAZZA DEL POPOLO, ORE 15.30:
“La Giunta Esecutiva della Federazione della Stampa Italiana, riunita oggi a Roma, - ha confermato la manifestazione per la libertà di informazione, per una stampa che non vuol farsi mettere il guinzaglio da nessuno, che si terrà a Roma il 3 ottobre prossimo, in Piazza del Popolo, con inizio alle 15.30. La manifestazione è aperta a tutti i cittadini e, per questo, la Fnsi ha rivolto un invito ad aderire soprattutto alle forze sociali, sindacali, associative del Paese. (Sotto il comunicato pubblichiamo in ordine di arrivo le adesioni e i messaggi per la manifestazione e un BLOG: documenti, interviste, dichiarazioni, tutto il dibattito prima dell'appuntamento). Modalità organizzative per l'arrivo dei pullman.
La manifestazione per la libertà di stampa, sarà seguita con delle dirette televisive da Sky Tg24 a partire dalle 16 (canali 100 e 500) e dal Tg4 a partire dalle 16 fino alle 17,30. Queste dirette si aggiungono a quelle già programmate da Repubblica tv, da Youdem, dal sito della Cgil e da Popolare network
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FNSI
"SARÀ UNA MANIFESTAZIONE SERISSIMA, ALTRO CHE FARSA" AVVERTE IL PRESIDENTE DELLA FNSI, ROBERTO NATALE
SABATO SUL PALCO CON SIDDI, ANCHE SAVIANO E ONIDA, PRESIDENTE EMERITO DELLA CONSULTA
01/10/2009
''Sarà una manifestazione serissima, altro che farsa! E Piazza del Popolo darà una risposta anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alla maniera offensiva con la quale ha giudicato questa iniziativa e ha parlato dei giornalisti in termini di troppi farabutti''. E' quanto afferma il presidente della Fnsi, il sindacato unitario dei giornalisti italiani, Roberto Natale presentando la manifestazione di sabato pomeriggio a Roma. ''Sul sistema dell'informazione tira un'aria pesantissima. Il dovere di informare che il diritto dei cittadini a sapere sarà lo slogan della manifestazione, nel segno dell'art. 21 della Costituzione che non è di parte né tantomeno anti-italiana''. Il presidente della Federazione nazionale della Stampa tiene a sottolineare che ''l'iniziativa è promossa dal sindacato dei giornalisti ma non ha un taglio corporativo''. Quanto ai partiti, ''ci sono sigle che hanno aderito, sostanzialmente dell'opposizione - come il Partito democratico, Rifondazione comunista, Sinistra e Liberta' - ma abbiamo chiesto a tutti che la manifestazione resti autonoma, anche se non ci appartiene il qualunquismo anti-partiti''. Natale ricorda anche che ''il tema dell'autonomia dell'informazione non lo scopriamo soltanto oggi e non pensiamo certo che i problemi siano iniziati con il governo Berlusconi: sarebbe una rappresentazione falsa della situazione. Sull'Italia gravano non solo il conflitto di interessi ma anche numerosi conflitti di interesse nell'intreccio delle proprietà nella grande stampa nazionale''. Giovedì sera Franco Siddi è stato tra gli ospiti di Porta a Porta in seconda serata Rai Uno e Roberto Natale a Lineanotte, su Raitre.

PROMEMORIA 3 ottobre 1837 - Samuel Morse brevetta il suo codice


Samuel Morse brevetta il suo codice.
Samuel Finley Breese Morse (Charlestown, 27 aprile 1791 – New York, 2 aprile 1872) è stato un pittore, inventore e storico statunitense. È ricordato per aver inventato insieme (o in competizione?) con un altro inventore americano, Alfred Vail, il telegrafo elettrico e il relativo alfabeto (detto Codice Morse) che da lui prende il nome. Compì anche esperimenti di telegrafia sottomarina via cavo.

Biografia
Primo figlio del geografo e pastore protestante Jedidiah Morse e di Elizabeth Ann Breese, fu animato da aspirazioni artistiche. Completò gli studi all'allora College di Yale (oggi Yale University), dove divenne un pupillo del pittore Washington Allston.
Si trasferì a Londra nel 1811 al seguito di Allston per dedicarsi alla pittura ed alla scultura. La sua carriera artistica ebbe vita breve, dopo aver ricevuto la commissione di un ritratto per il marchese La Fayette.
Rientrato in America, nel 1825 contribuì a fondare a New York la National Academy of Design. In quegli stessi anni continuò a dipingere dedicandosi anche all'insegnamento di pittura e scultura alla New York University.
Fu solo fra il 1832 ed il 1836 che prese ad occuparsi di esperimenti chimici ed elettrici mettendo a punto un apparecchio telegrafico elettromagnetico che peraltro non riuscì a brevettare in Europa ma solo negli Stati Uniti grazie ad una notifica presentata all'ufficio brevetti di Washington.

Alcuni anni dopo (1843), il Congresso USA gli assegnò i fondi per costruire per la Western Union la linea telegrafica che congiungeva in via sperimentale Washington alla città di Baltimora (Maryland).
Il 24 maggio 1844 riuscì ad inviare il primo messaggio telegrafico in codice Morse battendo - si dice - una citazione biblica che recitava: "WHAT HATH GOD WROUGHT!" ("Cosa Dio creò!").
La collaborazione con Vail si trasformò dapprima in rivalità e successivamente in un aspro contenzioso giudiziario. Solo dopo numerose cause legali Morse ottenne il riconoscimento della sua invenzione.

02 ottobre, 2009

Confindustria: nel 2009 Pil Italia a -5%, Lazio a -3%


Confindustria: nel 2009 Pil Italia a -5%, Lazio a -3%

"Mentre le previsioni sul Pil per il 2009 si attestano a circa -5% per l'Italia, ci si attende che lo stesso dato a livello regionale sia di poco inferiore a -3%". Questi i calcoli elaborati dal Centro studi Confindustria Lazio. Nel primo semestre del 2009, dal punto di vista occupazionale nel territorio regionale c'e' un andamento in controtendenza rispetto a quello nazionale: "Nel Lazio aumenta sia l'offerta di lavoro (+0,1%) che il numero di occupati (+0,2%), mentre diminuisce il numero di persone in cerca di occupazione (-0,5%).
Gli stessi dati per l'Italia sono rispettivamente pari a -1%, -1,6% e +8,1%. Va inoltre osservato che il tasso di occupazione della regione (59,9%) e' piu' alto della media italiana (57,9%); tuttavia, per il Lazio si rileva un tasso di disoccupazione (7,9%) maggiore di quello nazionale (7,4%), che pero' e' in diminuzione (-0,1 punti percentuali) rispetto allo stesso periodo del 2008".
I dati diffusi da Confindustria mi confortano: abbiamo infatti la conferma che, pur nella difficoltà, il Lazio tiene. La nostra è una regione solida, che resiste alla crisi - ha commentato il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo - Questo significa che siamo stati capaci di fare sistema e ci siamo attrezzati per disinnescare gli effetti più gravi della recessione. Lo dico, sia chiaro, senza sottovalutare i segnali inquietanti che coinvolgono anche il Lazio, a partire dai due nodi centrali del credito e del lavoro. Tuttavia, il metodo messo in atto con le rappresentanze sindacali e imprenditoriali porta risultati veri, come abbiamo visto proprio oggi con lo sblocco dei pagamenti alle imprese che operano nel ciclo dei rifiuti. Ecco perché proseguirò nei prossimi giorni nel coinvolgimento di tutti gli attori del sistema, a partire dal Comune di Roma e dalle Province, con cui dobbiamo subito attivare un tavolo per concertare misure condivise. Insieme, usciremo più forti dalla crisi."

Formazione professionale: presentati i corsi 2009- 2010


Formazione professionale: presentati i corsi 2009- 2010

Sono 8.211 i ragazzi che dal 16 settembre scorso hanno iniziato il percorso formativo organizzato dalla Provincia di Roma: il 65% è rappresentato da giovani di età compresa tra i 14 e i 15 anni, il 35% tra i 16 e i 18. Con questi numeri il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, e l'assessore alle Politiche del Lavoro e per la Formazione, Massimiliano Smeriglio, hanno presentato i corsi di formazione professionale per l' anno 2009-2010.

I corsi previsti sono 428, per un totale di 447.600 ore di formazione e di 3.700 docenti utilizzati. L'impegno economico della Provincia ammonta a 44.640.000 euro, provenienti dai finanziamenti del Fondo Sociale Europeo e da trasferimenti regionali.

Rispetto allo scorso anno è aumentato sia il numero di corsi (nel 2008 erano 413) sia l'investimento complessivo, che era pari a 43.743.780 euro).

I corsi professionali dell' obbligo sono così chiamati perchè la loro frequenza permette di rispettare le norme dell' obbligo scolastico: al termine del percorso, infatti, gli studenti ricevono un attestato professionale e possono anche, se lo desiderano, rientrare nella scuola superiore. "E sono sempre di più quelli che lo fanno", ha sottolineato l' assessore Smeriglio, che ha poi ribadito l' importanza di questi corsi, rivolgendosi ai ragazzi presenti: "Questi anni sono fondamentali per trovare il vostro talento e fare un favore non solo a voi stessi ma a tutta
la società".

Il sistema della formazione dell' area 'obbligo' opera infatti per intercettare, orientare e formare quei giovani che hanno abbandonato i tradizionali percorsi di istruzione e che rischiavano di entrare a far parte del fenomeno della dispersione scolastica.

I corsi sono attualmente divisi tra triennali (317), biennali (77), corsi per disabili (34) e si svolgono in oltre 50 sedi distribuite sul territorio della Provincia: Albano, Castelfusano, Cave, Cecchina, Civitavecchia, Colleferro, Fiumicino, Ladispoli, Marino, Monterotondo, Ostia, Pomezia, Roma, Tivoli, Valmontone, Velletri.

I settori economici coperti dai corsi sono i più disparati: si va dal 24% dei lavori di acconciatura, fino al 3% dei lavori grafici, passando per il 12% relativo al turismo e al 16% dei mestieri elettronici.

"Il nostro è un intervento delicato e importantissimo - ha spiegato ancora Smeriglio - rivolto a studenti che spesso hanno alle spalle insuccessi scolastici e strade complicate. I nostri obiettivi sono dunque ambiziosi: qualificare sempre più i percorsi puri della formazione, fornendo ai ragazzi strumenti teorici e concreti per apprendere al meglio una professione e metterli in grado di inserirsi al meglio nel mondo del lavoro.

PROMEMORIA 2 ottobre 1944 - Olocausto: le truppe naziste pongono fine alla Rivolta di Varsavia


Olocausto: le truppe naziste pongono fine alla Rivolta di Varsavia.
Con il nome di Rivolta di Varsavia si indica l'iniziativa insurrezionale dell'Esercito Nazionale Polacco che fra il primo agosto ed il 2 ottobre 1944 combatté contro le truppe tedesche di occupazione allo scopo di liberare la città di Varsavia prima che l'esercito sovietico, ormai alle porte, la attaccasse.

Fine della rivolta
La resa dell’Esercito Nazionale fu siglata il 2 ottobre 1944 da Komorowski e da von dem Bach. I tedeschi riconobbero agli insorti ed ai civili catturati lo status di prigionieri di guerra, tutelati quindi dalla convenzione di Ginevra, ma imposero la deportazione di quasi mezzo milione di persone in previsione dell’esecuzione di uno dei più insensati ordini di Adolf Hitler: la totale distruzione della città di Varsavia.
L’attuazione delle condizioni di resa fu surreale: i civili ed i militari polacchi sfilarono orgogliosamente per la città, consegnandosi ai militari tedeschi mentre a pochi chilometri di distanza, oltre la Vistola, stazionava inerte quello stesso esercito sovietico che altrove stava combattendo tenacemente contro la Wehrmacht.
Una volta sgomberata dalla popolazione, Varsavia fu distrutta, casa per casa, da corpi delle SS sottratti al combattimento per tale scopo, prima che l’Armata Rossa, solamente nel gennaio del 1945, penetrasse nella capitale abbandonata dai nazisti e ridotta in macerie. Il tragico epilogo della rivolta incrinò i rapporti fra gli alleati ed il governo polacco che il 3 ottobre 1944 rilasciò il seguente comunicato:
« Non abbiamo ricevuto alcun sostegno effettivo... Siamo stati trattati peggio degli alleati di Hitler in Romania, in Italia e in Finlandia. La nostra rivolta avviene in un momento in cui i nostri soldati all’estero stanno contribuendo alla liberazione di Francia, Belgio e Olanda. Ci riserviamo di non esprimere giudizi su questa tragedia, ma possa la giustizia di Dio pronunciare un verdetto sull’errore terribile col quale la nazione polacca si è scontrata e possa Egli punirne gli artefici. »

01 ottobre, 2009

Al via la campagna "Metti al sicuro il tuo cane"


Al via la campagna "Metti al sicuro il tuo cane"
Al via la campagna "Metti al sicuro il tuo cane" promossa dalla Regione Lazio in collaborazione con gli Ordini dei medici Veterinari delle provincie del Lazio. Per tutto il mese di ottobre l'iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare i proprietari a sottoporre i loro cani all'applicazione del microchip per l'iscrizione all'anagrafe canina.

Testimonial del progetto è il calciatore Francesco Totti, già noto per il suo amore e impegno verso gli animali ed i cani in particolare.
Attraverso agevolazioni procedurali ed economiche, la campagna "Metti al sicuro il tuo cane ha l'obiettivo di aiutare i cittadini a mettersi in regola con quanto già previsto dalla normativa nazionale. Il microcip per i cani è infatti un obbligo di legge. Il dispositivo elettronico tutela gli animali dall'abbandono e quindi dal randagismo rivelandosi decisivo, sia per il cane sia per il proprietario in caso di smarrimento.
Nel mese di ottobre, in tutto il Lazio, presso i 43 ambulatori dei servizi veterinari delle Asl o presso uno dei 416 veterinari accreditati aderenti (entrambi gli elenchi sono presenti nella sezione "Focus On"su questo portale) i cittadini potranno iscrivere il proprio cane all'Anagrafe Canina regionale ad una tariffa ridotta e senza pagare la tassa regionale presso gli uffici postali.
La tariffa promozionale, onnicomprensiva, è di 20,00 euro, e sarà valida dal 1 al 31 ottobre 2009.
La tutela del benessere animale rappresenta una importante linea di intervento della Giunta Regionale, che a tale scopo ha istituito un "Osservatorio Regionale contro il randagismo" che coinvolge le istituzioni locali, i professionisti pubblici e privati e le associazioni animaliste. Tale organismo attraverso il controllo e il miglioramento delle condizioni dell'attività dei canili, il completamento delle sterilizzazioni e delle microcippature, ha l'obiettivo di ridurre e prevenire il fenomeno del randagismo. Per informazioni sulla campagna "Metti al sicuro il tuo cane" è possibile anche contattare il numero verde dell'URP regionale 800.012283.
Il microchip è un piccolo dispositivo elettronico, applicato esclusivamente dai veterinari per via sottocutanea. E' un sistema rapido, innocuo e indolore. Il microchip contiene un codice numerico di 15 cifre, registrato all'anagrafe canina, che consente di identificare il cane e risalire al proprietario in caso di abbandono, furto o smarrimento.
L'anagrafe canina rappresenta lo strumento più idoneo per garantire i diritti e le responsabilità dei cittadini proprietari di cani. L'iscrizione all'anagrafe canina è un obbligo di legge (Legge Regionale 21 ottobre 1997 n. 34, D.G.R n. 920/2006, Ordinanza Ministeriale 6 Agosto 2008) per tutti i proprietari di cani; l'iscrizione degli animali deve essere effettuata entro i due mesi di vita o comunque entro trenta giorni dal possesso se l'animale ha più di due mesi .
Nel Lazio sono già regolarmente iscritti più di 250.000 animali. Fondamentale per tutelare il benessere animale e per contrastare l'abbandono, l'anagrafe canina permette di rintracciare in tempo reale il proprietario di un cane smarrito, attraverso la lettura immediata del Microchip inoculato.

PROMEMORIA 1 ottobre 1946 - I principali esponenti del Nazismo vengono condannati al Processo di Norimberga.


I principali esponenti del Nazismo vengono condannati al Processo di Norimberga.
Processo di Norimberga è il nome comunemente usato per due distinti gruppi di processi ai nazisti coinvolti nella seconda guerra mondiale e nella Shoah. I processi si tennero nella città tedesca di Norimberga (Nürnberg) dal 20 novembre 1945 al 1º ottobre 1946 nel Palazzo di Giustizia di Norimberga (l'unica corte tedesca abbastanza grande da poter contenere l'evento e che non fosse stata distrutta dai bombardamenti alleati). Il primo e più famoso di questi processi fu il Processo dei principali criminali di guerra davanti al Tribunale militare internazionale (IMT), che giudicò ventiquattro dei più importanti capi nazisti catturati (o ancora ritenuti in vita). Il secondo gruppo di processi fu per criminali di guerra inferiori, tenuto sotto la Legge numero 10 del Consiglio di Controllo dal Tribunale militare di Norimberga (NMT), e comprese anche il famoso Processo ai dottori. Questa voce tratta principalmente i processi del primo gruppo. Per i processi del secondo gruppo vedi la voce Processi secondari di Norimberga.

30 settembre, 2009

Presentato stadio dell'A.S. Roma, Marrazzo: "Percorso trasparente, partecipato e veloce"


Presentato stadio dell'A.S. Roma, Marrazzo: "Percorso trasparente, partecipato e veloce"

"E' giusto che la Roma abbia il suo stadio attraverso un percorso trasparente, partecipato e veloce. E' giusto che la Roma abbia il suo stadio, come lo deve avere la Lazio". Così il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, è intervenuto oggi, presso il centro sportivo 'Fulvio Bernardini' di Trigoria, alla presentazione del progetto per il nuovo stadio 'Franco Sensi', destinato a diventare la nuova casa della Roma. "Gli stadi vanno fatti - ha detto Marrazzo - tenendo conto di diversi fattori. Come il sindaco di Roma, penso alla mobilità, alla viabilità e alla qualità della vita dei residenti". Il progetto della società calcistica prevede la realizzazione dell'impianto sportivo sull'Aurelia, in prossimità del grande raccordo anulare. Oggi comincia un percorso che deve svilupparsi con trasparenza e condivisione; tutti insieme si può arrivare al traguardo. Io accolgo la presentazione e vigilerò con le altre istituzioni - ha concluso - affinché si intraprenda un percorso trasparente, partecipato e veloce".

Alle domande sulla possibilità che esistano dei vincoli all'edificazione nell'area indicata dalla società, Marrazzo ha risposto che "se ci saranno vincoli questi saranno rispettati senza se e senza ma", le istituzioni vigileranno. "In questo momento la Roma ha presentato il suo progetto - ha aggiunto Marrazzo - è stato valutato che era un progetto sostenibile: adesso bisogna calarlo sul territorio".

Il 'Franco Sensi', progettato dall'architetto Gino Zavanella su incarico della società giallorossa, sarà un impianto da 55.000 posti che consentirà ai tifosi di 'vivere' la partita. Lo stadio, infatti, sarà articolato in due anelli: quello inferiore da 30.000 posti e quello superiore da 25.000, con le tribune più vicine al campo che saranno a 9 metri dal terreno di gioco, e senza nessuna barriera tra spalti e campo. I posti più lontani dal terreno di gioco saranno invece a 68 metri. Attualmente, allo stadio Olimpico sono a 96 metri. Se necessario, la capienza potrà arrivare, come ha assicurato il progettista, a 60.000 posti. E lo stadio sarà una struttura all'avanguardia, sicura ed eco-compatibile, con l'evacuazione del pubblico possibile in 5 minuti e la presenza di pannelli fotovoltaici, sistemi di ventilazione e di raccolta delle acque piovane. All'esterno, spicca la presenza di un sistema di led luminosi che fascerà lo stadio a 360 gradi. E il progetto prevede la realizzazione di un impianto capace di 'vivere' anche al di là della partita: ci saranno zone per l'accoglienza di famiglie e bambini.

"La nostra scommessa - ha dichiarato Rosella Sensi, presidente della Roma - è costruire un impianto per la famiglia. Mio padre e Dino Viola - ha aggiunto - avevano messo lo stadio di proprietà al centro del loro programma. Scusatemi per l'emozione, in questo momento speciale che rappresenta un punto d'arrivo". Lo stadio, secondo Sensi, è il frutto di un "progetto realistico" e sarà un' "opera degna della Capitale del Paese e dei colori che portiamo in giro per il mondo".

E il nuovo stadio è anche l'ennesimo 'sogno' del capitano giallorosso, Francesco Totti, che ha definito 'doverosa' la dedica al presidente del terzo scudetto romanista, Franco Sensi. "Spero - ha detto - di riuscire a scendere in campo nel nuovo stadio. Spero che venga costruito velocemente. Tra poco - ha aggiunto Totti, che ha appena compiuto 33 anni - dovrei firmare il contratto, spero che nei prossimi 5 anni si riesca a costruire il nuovo stadio".

PROMEMORIA 30 settembre 1993 Il Parlamento italiano autorizza la ratifica degli Accordi di Senghen


Il Parlamento italiano autorizza la ratifica degli Accordi di Senghen.
Con gli accordi di Schengen si fa riferimento a un trattato che coinvolge sia alcuni Stati membri dell'Unione europea sia stati terzi. Gli accordi, inizialmente nati al di fuori della normativa UE, ne divennero parte con il Trattato di Amsterdam, e vennero integrati nel Trattato sull'Unione europea (meglio noto come Trattato di Maastricht). Gli stati membri che non fanno parte dell'"area Schengen" (nome con cui i paesi membri del trattato in questione indicano l'insieme dei territori su cui il trattato stesso è applicato) sono il Regno Unito e l'Irlanda, in base a una clausola di opt-out. Gli stati terzi che partecipano a Schengen sono Islanda, Norvegia e Svizzera: un totale di 28 stati europei aderisce quindi allo Spazio Schengen.
Fra questi, tre (Cipro, Romania e Bulgaria) non hanno ancora attuato nella pratica tutti gli accorgimenti tecnici necessari per aderire all'area Schengen, e pertanto, in via provvisoria, mantengono tuttora i controlli alla frontiera.
Si può definire Schengen come una cooperazione rafforzata all'interno dell'Unione europea.

29 settembre, 2009

PROMEMORIA 29 settembre 1944 Strage di Marzabotto


Strage di Marzabotto.
L'eccidio di Monte Sole (più noto come strage di Marzabotto, dal maggiore dei comuni colpiti) fu un insieme di stragi compiute dalle truppe naziste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio di Marzabotto e nelle colline di Monte Sole in provincia di Bologna, nel quadro di un'operazione di rastrellamento di vaste proporzioni diretta contro la formazione partigiana Stella Rossa. La strage di Marzabotto è uno dei più gravi crimini di guerra contro la popolazione civile perpetrati dalle forze armate tedesche in Europa occidentale durante la Seconda guerra mondiale.

Gli avvenimenti
Dopo il Massacro di Sant'Anna di Stazzema commesso il 12 agosto 1944, gli eccidi nazifascisti contro i civili sembravano essersi momentaneamente fermati. Ma il feldmaresciallo Albert Kesselring aveva scoperto che a Marzabotto agiva con successo la brigata Stella Rossa, e voleva dare un duro colpo a questa organizzazione e ai civili che la appoggiavano. Già in precedenza Marzabotto aveva subito rappresaglie, ma mai così gravi come quella dell'autunno 1944.
Capo dell'operazione fu nominato il maggiore Walter Reder, comandante del 16° battaglione corazzato ricognitori della 16. SS-Panzergrenadier-Division Reichsführer SS, sospettato a suo tempo di essere uno tra gli assassini del cancelliere austriaco Engelbert Dollfuss. La mattina del 29 settembre, prima di muovere all'attacco dei partigiani, quattro reparti delle truppe naziste, comprendenti sia SS che soldati della Wermacht, accerchiarono e rastrellarono una vasta area di territorio compresa tra le valli del Setta e del Reno, utilizzando anche armamenti pesanti. «Quindi – ricorda lo scrittore bolognese Federico Zardi – dalle frazioni di Panico, di Vado, di Quercia, di Grizzana, di Pioppe di Salvaro e della periferia del capoluogo le truppe si mossero all'assalto delle abitazioni, delle cascine, delle scuole», e fecero terra bruciata di tutto e di tutti.
Nella frazione di Casaglia di Monte Sole, la popolazione atterrita si rifugiò nella chiesa di Santa Maria Assunta, raccogliendosi in preghiera. Irruppero i tedeschi, uccidendo con una raffica di mitragliatrice il sacerdote, don Ubaldo Marchioni, e tre anziani. Le altre persone, raccolte nel cimitero, furono mitragliate: 195 vittime, di 28 famiglie diverse tra le quali 50 bambini.[senza fonte] Fu l'inizio della strage. Ogni località, ogni frazione, ogni casolare fu setacciato dai soldati nazisti e non fu risparmiato nessuno. La violenza dell'eccidio fu inusitata: alla fine dell'inverno fu ritrovato sotto la neve il corpo decapitato del parroco Giovanni Fornasini.
Fra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, dopo sei giorni di violenze, il bilancio delle vittime civili si presentava spaventoso: oltre 800 morti. Le voci che immediatamente cominciarono a circolare relative all'eccidio furono negate dalle autorità fasciste della zona e dalla stampa locale (Il Resto del Carlino)[1], indicandole come diffamatorie; furono minimizzate anche presso il Duce che chiedeva conferme (e che protestò per l'inaudita crudeltà tedesca[senza fonte]); solo dopo la Liberazione lentamente cominciò a delinearsi l'entità del massacro.

28 settembre, 2009

ZeroDD: misura la tua connessione ad Internet. Registrati al sito e invia le tue osservazioni.


ZeroDD: misura la tua connessione ad Internet. Registrati al sito e invia le tue osservazioni.

Il sito Internet www.zerodigitaldivide.it è attivo. Questa iniziativa rappresenta un tassello fondamentale della sfida che la Provincia di Roma ha lanciato contro l’apartheid digitale, per consentire a tutti di accedere alle opportunità crescenti (servizi, comunicazione, conoscenza) che ci vengono offerte dalle tecnologie del terzo millennio.
Misura la Banda, Segna la mappa! Da oggi ognuno può fornire il proprio contributo per combattere il divario digitale aiutandoci a costruire la mappa reale della connettività nella Provincia di Roma.

www.zerodigitaldivide.it nasce dopo un'attenta fase di sperimentazione rivolta ad utenti di internet e agli esperti di innovazione tecnologica, come uno strumento utile e facilmente accessibile per costruire, insieme ai cittadini, una mappa pubblica del divario digitale nella nostra provincia.

La sua caratteristica è proprio quella di essere un luogo che viene “popolato dal territorio”.

Starà agli utenti, infatti, misurare la qualità della propria connessione alla rete e inviarci rilievi e segnalazioni. Un passo fondamentale per arrivare a tessere un quadro complessivo della copertura di Rete nel nostro territorio e evidenziare le aree e le situazioni in cui è più urgente intervenire.

Gli operatori di telecomunicazioni potranno evidenziare sulla mappa le aree di presenza con servizi di connettività a banda larga.

Il sito, inoltre, è un luogo dove un cittadino esperto può spiegare, contribuendo a scrivere qualche voce di DD-Pedia, tutti i "misteri tecnici" del digital divide.

PROMEMORIA 28 settembre 2005 - Inizia la prima tranche del processo sul crack Parmalat


Inizia la prima tranche del processo sul crack Parmalat: coinvolti i 18 dirigenti del Consiglio d'amministrazione, tra cui Callisto Tanzi. Per la richiesta di risarcimenti alle persone fisiche, bisognerà attendere l'altro processo, quello nei confronti delle banche coinvolte.
Il crac Parmalat è stato il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta e aggiotaggio perpetrato da una società privata in Europa[1][2]. Fu scoperto solo verso la fine del 2003, nonostante successivamente sia stato dimostrato che le difficoltà finanziarie dell'azienda fossero rilevabili già agli inizi degli anni novanta.
Il buco lasciato dalla società di Collecchio si aggirava sui quattordici miliardi di euro[3]; al momento della scoperta se ne stimavano la metà[4]. Con l'accusa di bancarotta fraudolenta, è stato rinviato a giudizio e in seguito condannato a dieci anni di reclusione il patron della Parmalat, Calisto Tanzi, nonché numerosi suoi collaboratori tra dirigenti, revisori dei conti e sindaci. Il fallimento della Parmalat è costato l'azzeramento del patrimonio azionario ai piccoli azionisti, mentre i risparmiatori che avevano investito in bond hanno ricevuto solo un parziale risarcimento.
Grazie al cosiddetto decreto "salva-imprese", Parmalat fu salvata dal fallimento e la sua direzione fu affidata all'amministrazione straordinaria di Enrico Bondi, che ha risanato parzialmente i conti (pur dovendo ancora rispondere completamente alle richieste di risarcimento dei vecchi risparmiatori).

27 settembre, 2009

Yom Kippur giorno di digiuno per gli ebrei


Yom Kippur (יום כפור yom kippùr, Giorno dell'espiazione) è la ricorrenza religiosa ebraica che celebra il giorno dell' espiazione. Nella Torah viene chiamato Yom haKippurim (Ebraico, "Giorno degli espiatori"). È uno dei cosiddetti Yamim Noraim (Ebraico, letteralmente "Giorni terribili", più propriamente "Giorni di timore reverenziale"). Gli Yamim Noraim vanno da Rosh haShana a Yom Kippur, che sono rispettivamente i primi due giorni e l'ultimo giorno dei Dieci Giorni del Pentimento.
Nel calendario ebraico Yom Kippur incomincia al crepuscolo del decimo giorno del mese ebraico di Tishri (che cade tra Settembre e Ottobre del calendario gregoriano), e continua fino alle prime stelle della notte successiva. Può quindi durare 25-26 ore.
Yom Kippur cadrà nei prossimi anni del calendario gregoriano nei seguenti giorni:
2009: 28 settembre
2010: 17 settembre
2011: 7 ottobre
2012: 26 settembre
2013: 13 settembre
2014: 3 ottobre
Attenzione: la festività inizia al tramonto del giorno precedente.

Origine Biblica
Il rito dello Yom Kippur viene descritto quattro volte nel sedicesimo capitolo del Levitico (vedi Esodo 30;10, Levitico 23;27-31 e 25;9, Numeri 29:7-11). Durante il digiuno è vietato cibarsi ed è proibita qualsiasi attività o lavoro che distolga l'attenzione dall'espiazione e dal pentimento. All'epoca del primo e del secondo Tempio di Gerusalemme venivano offerti i sacrifici descritti nella Torah e nella Mishnah.

Nel pensiero ebraico
Yom Kippur è il giorno ebraico della penitenza, viene considerato come il giorno ebraico più santo e solenne dell'anno. Il tema centrale è l'espiazione dei peccati e la riconciliazione. È proibito mangiare, bere, lavarsi, truccarsi, indossare scarpe di pelle ed avere rapporti sessuali. Il digiuno - astinenza totale da cibo e bevande - inizia qualche attimo prima del tramonto (chiamata tosefet Yom Kippur - aggiunta a Yom Kippur - l'aggiunta di una piccola parte del giorno precedente al digiuno è prescritta dalla Halakha), e termina dopo il tramonto successivo, all'apparire delle prime stelle. Le persone malate consultano in anticipo un'autorità rabbinica competente per verificare se il loro stato le esenti dal digiuno.
Il servizio ha inizio con la preghiera di Kol Nidre che deve essere recitata prima del tramonto. Kol Nidre (parola aramaica che significa "tutte le promesse") rappresenta l'annullamento di tutti i voti pronunciati nel corso dell'anno. Secondo The Jewish Encyclopedia, il testo della preghiera recita: "Tutti i voti, gli impegni, i giuramenti e gli anatemi che siano chiamati 'konam', 'konas', o con qualsiasi altro nome, che potremmo aver pronunziato o per i quali potremmo esserci impegnati siano cancellati, da questo giorno di pentimento sino al prossimo (la cui venuta è attesa con gioia), noi ci pentiremo".
Yom Kippur completa il periodo di penitenza di dieci giorni iniziato con il capodanno di Rosh haShana. Sebbene le preghiere con le quali si chiede perdono siano consigliate durante l'intero anno, diventano particolarmente sentite in questo giorno.
La preghiera mattutina viene preceduta da alcune litanie e richieste di perdono chiamate selihot; nel giorno di Kippur queste vengono aggiunte in abbondanza nella liturgia.
In accordo con Mosè Maimonide "Tutto dipende da quanto un uomo meriti che vengano cancellati i demeriti che pesano su suo conto", quindi è auspicabile di moltiplicare le nostre buone azioni prima del conteggio finale fatto il Giorno del Pentimento (ib. iii. 4). Coloro che Dio considera meritevoli entreranno nel Libro della Vita, la preghiera recita: "Entriamo nel Libro della Vita". Recita anche l'auspicio "Possa tu essere iscritto (nel Libro della Vita) per un gioioso anno". Nella corrispondenza scritta tra capodanno e il Giorno del Pentimento, colui che scrive conclude, abitualmente, augurando al mittente che Dio approvi il suo desiderio di felicità. Nel tardo ebraismo alcune peculiarità proprie del giorno di capodanno furono trasferite al Giorno del Pentimento.
Il Giorno del Pentimento sopravvisse all'abbandono delle pratiche sacrificali dell'anno 70 CE. "Nonostante nessun sacrificio verrà offerto, il giorno manterrà il suo proprio effetto di espiazione" (Midrash Sifra, Emor, xiv.). I testi ebraici insegnano che in questo giorno non è permesso che venga compiuta altra attività che non sia il pentimento. Il pentimento è l'indispensabile condizione per tutti i vari significati dell'espiazione. La confessione del penitente è una condizione richiesta per l'espiazione. "Il Giorno del Pentimento assolve dalle colpe di fronte a Dio, ma non di fronte alla persona offesa fin quando non si ottiene il perdono esplicito dalla stessa" (Talmud Yoma viii. 9). È usanza di terminare ogni disputa o litigio alla veglia del giorno di digiuno. Anche le anime dei morti sono incluse nella comunità dei perdonabili del Giorno del Pentimento. È un costume per i bambini che abbiano perso i genitori di ricevere una menzione pubblica in sinagoga, e di offrire doni caritatevoli alle loro anime.
Contrariamente al credo popolare, Yom Kippur non è un giorno triste. Gli ebrei Sefarditi, ovvero gli ebrei di origine spagnola, portoghese o nordafricana chiamano questa festività il "Digiuno Bianco". Di conseguenza, molti ebrei hanno l'usanza di indossare solo vestiti bianchi, per simbolizzare il candore delle loro anime.

La liturgia
Per le preghiere della sera viene indossato un Talled (uno scialle di preghiera rettangolare), e questo è l'unico servizio serale dell'anno in cui questo succede. Ne'ilah è un servizio speciale che si tiene solo a Yom Kippur, e lo chiude. Yom Kippur termina con il suono dello shofar, che conclude la celebrazione. Viene sempre osservato un giorno di vacanza, sia dentro che fuori i confini della terra di Israele.
Il servizio nella sinagoga comincia alla sera della vigilia con il Kol Nidre. Le devozioni durante il giorno sono continue dalla mattina alla sera. Molta importanza è data al brano liturgico in cui si narra il cerimoniale del tempio.
Secondo il Talmud, Dio apre tre libri il primo giorno dell'anno, Rosh Hashana; uno per i cattivi assoluti, un altro per i buoni assoluti, e il terzo per la grande classe intermedia. Il fato dei buoni e cattivi assoluti viene determinato in quel momento; il destino della classe intermedia resta sospeso fino al giorno di Yom Kippur, quando il fato di ognuno si decide. Il brano liturgico Unetanneh Tokef afferma:
D-o Re, che siedi su un trono di misericordia per giudicare il mondo, allo stesso momento Giudice, Difensore, Esperto e Testimone, apri il Libro delle Firme. Si legge che dovrebbero esserci le firme di ogni uomo. La grande tromba viene suonata; si sente una voce piccola e decisa; gli angeli fremono, dicendo "Questo è il giorno del Giudizio": perché gli stessi ministri di Dio non sono puri dinnanzi a Lui. Come un pastore dirige il suo gregge, facendolo passare sotto il proprio bastone, così Dio fa passare ogni vivente di fronte a Lui, per stabilire i limiti della vita di ogni creatura e per definirne il destino. Nel giorno di capodanno il decreto è stilato; nel giorno del pentimento è sigillato; chi vivrà e chi morirà.... Ma il pentimento, la preghiera e la carità possono evitare il crudele decreto."
La "Corona di Maestà" di Ibn Gvirol è aggiunta alla liturgia Sefardita nel servizio serale, ed è anche letta in alcune sinagoghe Askenazite ed Italiane. Al centro della liturgia antica è la confessione dei peccati. "Perché non siamo tanto presuntuosi da dirTi che siamo giusti e non abbiamo peccato; ma, nella realtà, abbiamo peccato... sia la Tua volontà che io non pecchi ulteriormente; Ti piaccia lavare i miei peccati trascorsi, secondo la Tua bontà, ma non con punizioni severe".
Le melodie tradizionali con i loro toni di lamento (della tradizione Askenazita) danno espressione sia all'angoscia individuale a fronte dell'incertezza del destino e al lamento di un popolo per le glorie perdute. Nel giorno di espiazione l'ebreo osservante dimentica la mondanità e le sue necessità e, escludendo l'odio, l'antipatia e tutti i pensieri ignobili, cerca di occuparsi unicamente di cose spirituali. I libri ebraici di preghiera fanno notare che, se gli atti di pubblica contrizione sono obbligatori, il correttivo più efficace è quello stabilito dai Profeti biblici, che insegnano che il vero digiuno di cui D-o gioisce è lo spirito di devozione, gentilezza e penitenza.
Il carattere austero impresso alla cerimonia dal tempo della sua istituzione è stato conservato fino ad oggi. Anche se altre cose sono divenute desuete, la presa sulla coscienza di ogni ebreo è così forte che pochi, a meno che non abbiano reciso ogni legame con l'ebraismo, evitano di osservare il giorno di espiazione astenendosi dal lavoro quotidiano e partecipando alle funzioni.

I capri espiatori
Fino alla distruzione del Secondo Tempio (70 d.C.), una delle cerimonie più importanti era l'offerta del "capro emissario", o "capro espiatorio" (Levitico 16:8-10) che ogni anno, nel giorno di Kippur, veniva mandato a Azazel. Azazel è una parola oscura che non si trova in nessuna altra parte della Bibbia ebraica. La parola può derivare da 2 parole, ez, che significa capro, e azel, che significa partenza. La Mishnah (Yoma cap. 6) ed il Talmud (Yoma, fogli 66-67) descrivono in dettaglio il trasporto di questo capro all'esterno del Tempio e di Gerusalemme, verso il deserto cui conduceva i peccati del popolo ebraico. Il Talmud e Rashi, il più autorevole commentatore della Torah, spiegano esplicitamente che Azazel è il nome di un precipizio dove il capro sacrificale veniva precipitato. Altri lo ritengono il nome di uno spirito maligno; uno spirito con questo nome è menzionato nel libro apocrifo di Enoch, e più tardi nella letteratura ebraica. Seguendo questa interpretazione, l'idea della cerimonia sembrerebbe quella di rimandare i peccati negli spiriti maligni che li possedevano in origine. È stato notato che simili riti di espiazione avevano prevalso fra le nazioni pagane.
I critici moderni della Bibbia, che attribuiscono questi passaggi al codice sacerdotale, e a una data successiva all'Esilio, sono propensi a credere che l'invio del capro ad Azazel sia un adattamento di una cerimonia preesistente. Alcuni studiosi biblici più conservatori hanno notato che il posto dove veniva portato il capro era un "luogo selvaggio", fuori dalla città, e che là non esisteva un posto chiamato Azazel. Il loro punto di vista è che il "capro della partenza" era semplicemente "lasciato andare". Queste ultime ipotesi sono in chiara contraddizione con la tradizione ebraica.

PROMEMORIA 27 settembre 1940 - Il Patto tripartito viene firmato a Berlino da Germania nazista, Impero giapponese e Italia fascista


Il Patto tripartito viene firmato a Berlino da Germania nazista, Impero giapponese e Italia fascista.
Il Patto Tripartito o trattato tripartito, 27 settembre 1940 fu sottoscritto a Berlino dal governo del III Reich tedesco, dal Regno d'Italia e dall'Impero del Giappone al fine di riconoscere le aree di influenza in Europa ed Asia. [1]
Esso recita: [2]
I Governi dell'Italia, della Germania e del Giappone, considerando come condizione pregiudiziale per una pace duratura il fatto che tutte le nazioni del mondo debbano avere il posto che a ciascuna spetta, hanno deciso di sostenersi e di cooperare l'uno con l'altro nell'azione che rispettivamente svolgono nella più grande Asia orientale e nella regione d'Europa, ove è loro principale scopo quello di stabilire e di mantenere un nuovo ordine di cose inteso a promuovere la reciproca prosperità e il benessere dei popoli interessati. È inoltre desiderio dei tre Governi di estendere tale cooperazione a quelle nazioni, in altre sfere del mondo, che siano disposte ad adoperarsi, seguendo direttive simili alle loro, affinché possano cosi essere realizzate le aspirazioni fondamentali per una pace mondiale.
In conformità a ciò i Governi d'Italia, della Germania e del Giappone hanno concordato quanto segue:
Art. 1. Il Giappone riconosce e rispetta il compito direttivo dell'Italia e della Germania per lo stabilimento di un nuovo ordine in Europa.
Art. 2. L'Italia e la Germania riconoscono e rispettano il compito direttivo del Giappone nello stabilimento di un nuovo ordine nella più grande Asia orientale.
Art. 3. Germania, Italia e Giappone concordano di collaborare insieme ed unire i loro sforzi secondo le linee suddette. Esse inoltre si impegnano ad aiutarsi vicendevolmente con tutti i mezzi politici, economici e militari di cui dispongono qualora una delle tre Nazioni firmatarie di questo accordo venisse attaccata da una potenza attualmente non coinvolta nella guerra in Europa o nel conflitto Cino-Giapponese.
Art. 4. Allo scopo di rendere operativo questo Patto, commissioni tecniche congiunte, i cui membri verranno nominati dai rispettivi Governi di Germania, Italia e Giappone, si riuniranno al più presto.
Art. 5. Germania, Italia e Giappone congiuntamente dichiarano che i termini del presente accordo non influenzeranno in alcun modo le relazioni politiche attualmente esistenti tra ciascuna delle tre potenze firmatarie e la Russia Sovietica. [3]
Art. 6. Il presente Patto, dopo la sua firma, entrerà in vigore con effetto immediato e avrà la durata di 10 anni a partire dalla data in cui verrà sottoscritto. Prima della scadenza di tale termine, le parti contraenti si incontreranno per negoziarne il rinnovo.
In fede, i sottoscritti regolarmente autorizzati dai loro rispettivi governi, hanno firmato questo patto e hanno apposto qui le loro firme.
Fatto in triplice copia a Berlino, il 27° giorno di Settembre 1940, 19° anno dell'era fascista, corrispondente al 27° giorno del 9° mese del 15° anno dello Showa (il regno dell'Imperatore Hirohito).

26 settembre, 2009

Marrazzo: da Regione sostegno a impianti sportivi in oratori


Marrazzo: da Regione sostegno a impianti sportivi in oratori

La Regione Lazio a sostegno della pratica sportiva negli oratori. Lo ha annunciato il Presidente della Regione, Piero Marrazzo, intervenuto oggi al convegno, 'Oratori in Italia oggi. Puzzle di vita, una sfida da raccogliere', tenutosi a Roma, presso Villa Piccolomini, e promosso dalla Regione con il giornale Famiglia Cristiana e il 'Forum degli oratori italiani'. "La Regione Lazio - ha detto - firmerà al più presto un protocollo di intesa con il Coni, l'Istituto di credito sportivo e la Banca Impresa Lazio, a favore di quelle parrocchie disposte ad acquisire, costruire o migliorare, un impianto sportivo".

Marrazzo ha quindi spiegato le modalità dell'intervento. "Le parrocchie - ha detto - potranno accedere ad un mutuo dell'istituto per il credito sportivo mettendo in carico alla Regione una parte degli interessi passivi e ottenendo garanzia fidejussoria dalla Banca Impresa Lazio. In questo modo - ha proseguito - tutti potranno fare sport anche coloro che non possono accedere ai circoli privati". E nel 2009 la Regione Lazio ha erogato complessivamente 5 milioni di euro, di cui 3,5 per gli oratori e 1,5 per l'infanzia e la formazione. "La nostra intenzione - ha proseguito il presidente della Regione Lazio - è quello di ricostruire un tessuto sociale partendo proprio dallo sport. A fine anno - ha sottolineato - con la collaborazione del Csi (Centro sportivo italiano) prenderà il via il primo campionato regionale di calcio per oratori".

Tra le altre iniziative legate agli oratori, il presidente della Regione Lazio ha annunciato anche la nascita di corsi per animatori delle strutture. "Gli oratori, anno dopo anno stanno assumendo un significato di frontiera - ha spiegato Marrazzo - a sostegno dell'universo giovanile, per combattere il disagio sociale a favore degli immigrati, per esempio, presenza importante al di là della
nostra stessa identità cattolica".

E sull'importanza degli oratori per i giovani e la società è intervenuto Don Antonio Sciortino, direttore del settimanale 'Famiglia Cristiana'."Bisogna rilanciare e salvare gli oratori - ha detto - rimboccarci finalmente le maniche. C'è sempre più voglia di oratori con un maggiore coinvolgimento dei laici per una loro sempre più ampia valorizzazione".

"Per molte famiglie l'oratorio rimane un luogo protetto, sicuro, ma anche un 'parcheggio' - ha aggiunto Don Sciortino - complice purtroppo la crisi economica". Secondo il direttore di Famiglia Cristiana, l'oratorio "deve essere un luogo di aggregazione, un ponte tra la Chiesa e la città degli uomini in grado di favorire una sana qualità della vita, di educare alla fede". "L'oratorio deve poter accentuare anche il suo carattere missionario - ha proseguito - anche con progetti mirati di 'sostegno alla genitorialità' attivando servizi di supporto e formazione. Oggi più che mai - ha continuato Don Sciortino - va riscoperto l'oratorio, per tanti ragazzi l'unica alternativa alla strada, ma soprattutto la sua funzione educativa in un tempo in cui i nostri ragazzi sono allo sbando, alla ricerca di un senso per la loro vita".

E per il direttore di Famiglia Cristiana l'oratorio può essere "la migliore 'dieta mediatica' in un'epoca in cui i ragazzi sono drogati e obesi da internet". "Le famiglie italiane stanno riscoprendo l'oratorio. Vorremo che fossero sempre di più, ma facciamo in modo che non sia una scelta di ripiego, ma consapevole - ha concluso Don Sciortino - all'interno di un nuovo patto educativo tra famiglia e parrocchia. Speriamo che la parola oratorio possa trasformarsi in futuro in un marchio di qualità".

In trentamila alla fiaccolata contro l’intolleranza e tutti i razzismi


In trentamila alla fiaccolata contro l’intolleranza e tutti i razzismi

Grande successo per la fiaccolata “contro l’intolleranza e tutti i razzismi”. La marcia è partita ieri sera alle 19 da Piazza S.S. Apostoli per concludersi al Colosseo verso le ore 21.

Trentamila circa i partecipanti alla serata che ha visto partecipare il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il sindaco della Capitale Gianni Alemanno ed il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.

La fiaccolata - che ha registrato la partecipazione di sindacati, associazioni e rappresentanti della società civile - si è conclusa con le esibizioni di tre grandissimi personaggi dell’arte e dello spettacolo: Nicola Piovani, Gigi Proietti e Giorgio Albertazzi.

"Se non sopporti chi è diverso da te: clónati" è stata la scritta che campeggiava sulle magliette realizzate dalla Provincia di Roma.

"Roma lancia a tutto il Paese un messaggio positivo. Il bello di questa serata e' che questa e' una comunità che reagisce e che vuole lanciare a tutta Italia l'immagine di una città che non ha dimenticato di essere accogliente e solidale". Questo è quanto ha affermato il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti nel prendere parte alla fiaccolata.

“L'intolleranza – ha sostenuto il presidente della Provincia – e' un problema di ordine pubblico, ma soprattutto un problema culturale e di prevenzione. Roma unita contro ogni forma di intolleranza da' all'Italia un bellissimo segnale".

“Mi auguro - ha aggiunto Zingaretti - che tutti coloro che hanno subito violenza, sentano la città più vicina. Con la fiaccolata dimostriamo che le diversità non sono un
problema, sono un valore".

A conclusione della marcia - prima delle performances di Piovani, Proietti ed Albertazzi - il presidente Zingaretti ha scandito dal palco: "È una manifestazione molto importante. Questo ha detto questa sera la città di Roma: nessuno si permetta più di toccare un omosessuale, un uomo di colore, un individuo di un'altra religione”.

PROMEMORIA 26 settembre 1969 - L'album dei Beatles, Abbey Road viene pubblicato nel Regno Unito.


L'album dei Beatles, Abbey Road viene pubblicato nel Regno Unito.
Abbey Road si può definire l'ultimo album in studio inciso dai Beatles; il successivo Let It Be (pubblicato nel maggio del 1970) contiene infatti brani registrati in precedenza (fra il dicembre 1968 e il gennaio 1969) ed è in gran parte una registrazione live (seppure di brani inediti e con ampie rielaborazioni in studio).
Abbey Road ha una struttura unica nella discografia beatlesiana. Il lato B, infatti, è costituito quasi interamente da un lunghissimo medley in cui ballate e brani rock and roll si susseguono senza soluzione di continuità, con temi ripresi e variazioni, fino a un imponente crescendo finale. Questa formula anticipa le suite che caratterizzeranno gran parte della produzione rock degli anni '70. Fra i temi che si susseguono ce ne sono molti divenuti celebri, da She Came In Through the Bathroom Window a Golden Slumbers, fino al celebre finale, in cui il potente crescendo introdotto da Carry That Weight si risolve all'improvviso nella delicata melodia di The End, una canzone di una sola strofa: and in the end the love you take is equal to the love you make.

Il Disco
Fra gli altri brani celebri, sul lato A, spicca Come Together di Lennon (destinata a diventare uno dei suoi cavalli di battaglia nei concerti come solista) e Something, che assieme a Here Comes the Sun è la più celebre canzone di George Harrison. Octopus's Garden fu la seconda e ultima composizione di Ringo Starr nei Beatles.
È decisamente un album importante e il suo altissimo livello ha quasi del miracoloso: i Fab Four erano allora impegnati, a parte forse McCartney, nelle loro personali avventure e disavventure soliste (pensiamo solo alla eroina per Lennon), e partecipavano solo raramente alle registrazioni, e quasi mai tutti insieme. Poteva uscirne un album stanco, raffazzonato, slegato al suo interno (come capiterà al successivo Let It Be), e invece siamo di fronte ad una vera pietra miliare non solo per i Beatles, ma per l'intera musica pop.
I motivi di questa eccellenza sono vari: la raggiunta maturità compositiva di Harrison, l'idea assolutamente rivoluzionaria per i tempi (e forse tuttora) del medley nel secondo lato, l'incipit fulminante della lennoniana Come Together e la soave The End di McCartney nel finale, la celebre copertina, l'uso accorto del Moog che non scade mai in abuso, lo sberleffo della ghost track Her Majesty, l'evoluzione tecnica di Ringo Starr, l'eccellente ricamo compiuto dagli archi. Tutto contribuisce a dare una sensazione di armonia e compattezza che spiegano come questo resti ancora oggi uno degli album più venduti del quartetto, un autentico longseller. Per Rolling Stone è il 14° album più importante di tutti i tempi.

25 settembre, 2009

La notte bianca del CNR che accende la luce sulla scien


La notte bianca del CNR che accende la luce sulla scienza

Robot lottatori e calciatori, ''spremiagrumi' per produrre energia dal succo d' arancia, il cyberpoliziotto: sono solo alcune delle attrattive realizzate in parte da giovani scienziati in erba che saranno protagoniste oggi, venerdì 25 settembre, di una 'notte bianca' molto particolare, dedicata alla scienza, ''light '09'', accendi la luce sulla scienza.

E' l'evento del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) organizzato nell' ambito dell' iniziativa dell' Unione Europea
'la notte dei ricercatori', promossa in contemporanea in oltre 200 città al fine di promuovere l' interesse e la passione dei giovani per la scienza.

L'assessore provinciale alla Cultura, Cecilia D'Elia ha partecipato alla conferenza di presentazione. "E’ importante avvicinare la gente alla scienza per far capire quanto la ricerca sia fondamentale per il futuro delle nuove generazioni e per la salute della nostra società. E’ strategico farlo emozionando, divertendo. Abbiamo voluto rendere protagonisti di cultura i ricercatori e mettere al centro il loro lavoro quotidiano".

Tante le iniziative in scaletta, da oggi alle ore 15 fino alle due di notte del sabato: al planetario ad attendere il pubblico ci saranno i banconi della scienza del CNR con tantissime attrattive per i giovani e non solo.

Ambiente: investiti oltre 420 milioni per le risorse idriche del Lazio


Ambiente: investiti oltre 420 milioni per le risorse idriche del Lazio
La Regione Lazio è al lavoro per centrare l'obiettivo imposto dall'Unione Europea: arrivare entro il 2016 ad una buona qualità delle acque superficiali del Lazio.
"In questi anni abbiamo varato un Piano di Risanamento delle Risorse Idriche con progetti del valore complessivo di 422 milioni di euro - ha dichiarato l'assessore all'Ambiente Filiberto Zaratti - Tra questi, 280 milioni fanno parte del Piano Straordinario di Risanamento delle Risorse Fluviali e Lacuali, che riguarda gli interventi infrastrutturali necessari sul territorio per risanare le risorse idriche; altri 72 milioni vanno a potenziare i fondi regionali di spesa ordinaria per le risorse idriche, quelli degli accordi di programma quadro. Si tratta di progetti di notevole importanza che stanno risolvendo criticità storiche come quelle della zona dei Castelli romani e della Valle del Sacco".

In assestamento di bilancio sono stati stanziati inoltre altri 70 milioni con i quali la Regione sta continuando la sua opera di risanamento delle risorse idriche.

"Negli ultimi anni - ha continuato Zaratti - come conseguenza positiva delle azioni messe in campo dalla Regione in collaborazione con gli Ato, sono stati riaperti alla balneabilità 30 chilometri di coste e tutti i laghi del Lazio. Tutto ciò è stato possibile sia grazie alle opere strutturali realizzate sia grazie alla Task Force Ambientale che ci hanno permesso di agire in tempo reale su ogni problematica".

"L'Agenzia Regionale per l'Ambiente - ha sottolineato il Commissario straordinario Corrado Carrubba - effettua il controllo della balneazione lungo l'intero litorale, con oltre 400 punti di controllo e, nel corso del 2009, ha già effettuato circa 125 interventi su segnalazione per episodi legati ad inquinamento e presenza di fioritura algale.

PROMEMORIA 25 settembre 1983 - 38 detenuti dell' IRA evadono dal carcere di Long Kesh, vicino Belfast.


38 detenuti dell' IRA evadono dal carcere di Long Kesh, vicino Belfast. È l' evasione più numerosa dalla fine della seconda guerra mondiale e la più numerosa della storia carceraria britannica.
Dopo la prima metà degli anni '80, trascorsa nella solita routine di bombe, attentati e violenze settarie, accadde qualcosa che contribuì a mutare l' intransigenza britannica. Il 1 novembre 1987 il peschereccio Eksund venne fermato al largo delle coste bretoni e a bordo vennero scoperte 150 tonnellate di armi che comprendevano, oltre a pistole, fucili e mitragliatori AK-47, anche mitragliatrici pesanti, lanciafiamme, missili terra-aria e alcune tonnellate del micidiale esplosivo plastico Semtex. In seguito si venne a sapere che questo era il quinto di una serie di carichi che l'IRA era riuscita a ottenere dal dittatore libico Muammar Gheddafi. Si scatenò allora in tutta l' Irlanda, a nord e a sud del confine, una caccia ai depositi dove l' IRA aveva nascosto le altre armi di provenienza libica ma, a parte quantità ridotte, il grosso degli armamenti non venne trovato. Ora l' IRA era meglio armata che in qualsiasi momento della sua storia e così gli inglesi cominciarono a pensare che una qualche forma di compromesso con i repubblicani sarebbe stata inevitabile.

Gli anni tra il 1988 e il 1993 furono tra i più violenti dell' intero periodo perché all' offensiva dell' IRA faceva da contraltare l' aumentata ferocia e capacità operativa dei paramilitari lealisti (in particolare dell' UFF) e l' uso sempre maggiore da parte dell' esercito britannico delle forze speciali (SAS e 14th Intelligence) che in numerose imboscate causarono la morte di molti militanti repubblicani (in particolare nella contea di Tyrone tra il 1987 e il 1992 furono 24 i membri dell' IRA a morire per mano delle forze di sicurezza o dei paramilitari lealisti). Il governo britannico, impegnato in colloqui segreti con il movimento repubblicano, intensificò i contatti dopo che nell' aprile 1992 e nell' aprile 1993 l' IRA fece esplodere due gigantesche bombe nella City di Londra causando danni per quasi 2 miliardi di sterline.

Cessate-il-fuoco [modifica]

24 settembre, 2009

PROMEMORIA 24 settembre 1493 - Seconda spedizione di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo


Seconda spedizione di Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo.
L'ammiraglio Colombo salpò per il suo secondo viaggio da Cadice il 25 settembre con 17 navi ed un equipaggio di circa 1200 uomini, tra i quali vi erano il figlio Diego, il fratello Giacomo e l'amico Michele da Cuneo, savonese, che ci ha lasciato un'importante relazione.
Il 3 novembre la flotta raggiunse Dominica e veleggiò tra le piccole e le grandi Antille. Il 19 arrivarono a Porto Rico ed il 22 dello stesso mese Colombo tornò ad Hispaniola, dove scoprì che gli uomini dell'equipaggio che aveva lasciato erano stati uccisi.
Dopo aver fondato un nuovo avamposto, Isabella, Colombo trascorse alcuni mesi nell'esplorazione dell'entroterra alla ricerca di oro. Poi nel 1494 lasciò Hispaniola e il 30 aprile giunse a Cuba e pochi giorni dopo in Giamaica. Tornato ad Hispaniola, Colombo, dopo aver inviato una nave carica di indigeni in Spagna, costrinse i nativi rimasti a cercare l'oro.
Alla fine del 1495 Colombo ripartì alla volta della Spagna, che raggiunse nella primavera del 1496.

23 settembre, 2009

Domani fiaccolata contro l'intolleranza e tutti i razzismi


Domani fiaccolata contro l'intolleranza e tutti i razzismi

"Roma contro l'intolleranza e tutti i razzismi": questo lo slogan della grande fiaccolata che si terrà giovedì 24 settembre, alle 19,00, da piazza SS. Apostoli al Colosseo. Alla manifestazione interverranno il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il sindaco di Roma Gianni Alemanno ed il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo.La fiaccolata, che vedrà la partecipazione di sindacati, associazioni e rappresentanti della società civile, sarà conclusa con una serie di interventi a difesa dei diritti di tutti i cittadini.

Questo il testo dell'appello lanciato da Provincia, Comune e Regione per la fiaccolata del 24 settembre contro la violenza e l'intolleranza: "Roma è da sempre città di pace, solidarietà e accoglienza, capitale del dialogo interreligioso, luogo di incontro fra i popoli e le culture. Questa grande vocazione universale, che nasce dalla storia stessa di Roma, deve oggi trovare la forza di confrontarsi con la concretezza delle sfide del tempo che stiamo vivendo.

Oggi più che mai, siamo chiamati a testimoniare, nella parola e nell'esempio, la possibilità di rifiutare ogni forma di intolleranza, rigettare ogni discriminazione che sottrae libertà e diritti alla persona umana, di aprirci all'altro e di costruire nuovi spazi di dialogo e di civiltà, nel rispetto della legalità e della sicurezza di tutti.

C'è molto che possiamo fare insieme cominciando col sostenere l'iter parlamentare delle norme che prevedono un aggravamento delle pene per tutti i reati che hanno il loro movente nell'omofobia. Molto da dire e da affermare nel nostro impegno quotidiano. Per questo abbiamo pensato fosse giusto inviare un segnale corale da parte di tutte le istituzioni, delle forze civiche, sociali e religiose che hanno a cuore il futuro di Roma: una fiaccolata cittadina contro ogni forma di discriminazione, di intolleranza e di razzismo.

Una manifestazione che possa rappresentare un incontro tra tutte le forze vive della nostra città e un punto di partenza per indicare la strada da seguire nel nostro futuro, per dare più forza e respiro a quella Roma che amiamo e in cui troviamo le radici del bene comune".

"Roma è la capitale della civiltà e della spiritualità, città aperta verso la libertà - ha detto il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo - Questa manifestazione è importante per ribadire che chi è stato oggetto di violenza e di intolleranza non è solo".

PROMEMORIA 23 settembre 1943 Salvo d'Acquisto si offre in cambio della vita di 22 civili


Seconda guerra mondiale: Salvo d'Acquisto si offre in cambio della vita di 22 civili rastrellati dai tedeschi per rappresaglia contro un attentato compiuto il giorno prima, viene fucilato a Roma, in località Torrimpietra. Riceverà la Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Il 23 settembre furono dunque eseguiti dei rastrellamenti e catturate 22 persone scelte a caso fra i contadini della zona. Lo stesso D'Acquisto fu forzosamente prelevato dalla stazione, da parte di una squadra armata di tedeschi, e fu condotto alla Torre di Palidoro, dove erano stati radunati gli ostaggi. Fu tenuto un sommario "interrogatorio", nel corso del quale tutti gli ostaggi si dichiararono ovviamente innocenti.
Nuovamente richiesto di indicare i nomi dei responsabili, D'Acquisto ribadì che non ve ne potevano essere perché l'esplosione era stata accidentale, gli ostaggi e gli altri abitanti della zona erano dunque tutti quanti innocenti; il sottufficiale fu fatto segno di ingiurie e di dileggio da parte dei tedeschi, che giunsero ad insultarlo e malmenarlo, strappandogli anche lembi dell'uniforme. Subito dopo, gli ostaggi furono muniti di vanghe e costretti a scavare una grande fossa comune per la ormai prossima loro fucilazione.
Le operazioni di scavo si protrassero per alcune ore; quando furono concluse fu chiaro che i tedeschi avrebbero davvero messo in atto la loro terribile minaccia.
D'Acquisto si autoaccusò allora del presunto attentato, dichiarò che sua era la sola responsabilità dell'accaduto e che gli ostaggi erano innocenti, e ne chiese l'immediata liberazione. I 22 prigionieri immediatamente si diedero alla fuga, lasciando il sottufficiale, già dentro la fossa, dinanzi al plotone d'esecuzione.
Salvo D'Acquisto fu fucilato, all'età di 22 anni. Le sue spoglie sono conservate nella prima cappella sulla sinistra, adiacente all'ingresso, della chiesa di Santa Chiara di Napoli.
Nel 1983 fu aperta presso l'Ordinariato militare una causa di canonizzazione del sottufficiale.

22 settembre, 2009

Regione:influenza A, 800 studi medici mobilitati dal 15 ottobre


Regione:influenza A, 800 studi medici mobilitati dal 15 ottobre

Oltre un milione di opuscoli pronti a partire. Obiettivo: informare le famiglie laziali e gli studi medici su cosa fare per difendersi dall'influenza A. Prima di tutto chi ha i sintomi deve rivolgersi al proprio medico di famiglia e non ai pronto soccorso degli ospedali.


"Per questo - ha dichiarato il vicepresidente della Regione con delega alla sanità Esterino Montino subito dopo l'incontro con i 15 direttori generali delle aziende ospedaliere del Lazio - abbiamo siglato il contratto con i medici di famiglia che prevede l'attivazione di 800 studi medici, aperti 9 ore al giorno e il sabato mattina".


La vaccinazione inizierà non appena avverrà la prima distribuzione prevista tra il 15 ottobre e il 15 novembre. Per il Lazio sono previsti un totale di 1 milione e 600mila vaccinazioni: 800mila nella prima fase autunnale, altri 800mila nella fase invernale.

PROMEMORIA 22 settembre 1979 Un test nucleare viene effettuato nei pressi dell'Isola Bouvet nell'Atlantico meridionale


Un test nucleare viene effettuato nei pressi dell'Isola Bouvet nell'Atlantico meridionale, apparentemente eseguito dal Sudafrica; l'accaduto è noto come incidente Vela.
L'incidente Vela, noto anche come flash del sud Atlantico si verificò il 22 settembre 1979 quando i satelliti statunitensi Vela rilevarono un lampo di luce, di origine ignota, tra l'Atlantico del sud e l'Oceano indiano a sud del Sud Africa 47°S 40°E . Si pensa che fosse una possibile esplosione di un test nucleare; molte delle informazioni relative a questo evento sono ancora segrete.

Rilevamento
Il lampo luminoso fu rilevato il 22 settembre 1979, alle 00:53 GMT, da un satellite statunitense di tipo Vela, appositamente progettato per il rilevamento di esplosioni nucleari. Il satellite rilevò il tipico "doppio lampo" (il primo breve e molto intenso seguito da uno più lungo e meno luminoso) di una esplosione nucleare in atmosfera. La potenza stimata è di due o tre kilotoni.
Esistono dei dubbi circa l'attendibilità dell'osservazione. Il satellite in questione, Vela 6911, era stato lanciato il 23 maggio 1969, più di 10 anni prima, ed aveva passato già da due anni il limite di vita operativa previsto. Già all'epoca del fatto era noto un guasto ad un sensore di impulsi elettromagnetici, e, nel luglio 1972 aveva avuto una avaria ai sistemi di memorizzazione dei dati, poi risoltasi da sola nel marzo 1978.
I primi rapporti del governo degli Stati Uniti nell'Ottobre del 1979 e nel gennaio 1980 dichiaravano che il lampo era stato senza dubbio generato da una esplosione nucleare la cui responsabilità era da ascriversi al Sud Africa. Più tardi, l'amministrazione Carter creò una commissione di esperti con lo scopo di valutare l'attendibilità dei dati forniti dal satellite. Nell'estate 1980 la commissione dichiarò che con tutta probabilità non si trattava di una esplosione atomica ma che non erano in grado comunque di stabilire la natura del fenomeno. La commissione indicò come causa del fenomeno la possibile collisione del satellite vela con un meteorite, portando come prova che solo uno dei due satelliti aveva riscontrato il fenomeno e che nessuna delle ricognizioni aeree effettuate nell'area dall'aviazione aveva riscontrato la presenza di radiazioni
Il rapporto della commissione suscitò il dubbio che le spiegazioni fornite avessero dei motivi politici. L'ipotesi dell'esplosione atomica restava certamente la più valida, specie in considerazione del fatto che il satellite aveva già segnalato correttamente ben 41 test nucleari in atmosfera, poi confermati anche da altre fonti. In particolare alcuni idrofoni della marina militare statunitense avevano rilevato un segnale compatibile con una piccola esplosione atomica in prossimità della superficie dell'acqua nelle vicinanze dell'Isola del Principe Edoardo. Nello stesso momento il telescopio spaziale di Arecibo rilevava una anomalia nella ionosfera. Pochi mesi più tardi, durante un test condotto nell'Australia Occidentale venivano rilevate quantità anomale di radioattività. Gli scienziati di Los Alamos, responsabili del Progetto vela continuavano a dichiarare che il satellite aveva funzionato correttamente.
Alcuni sostennero che l'eventuale esplosione fosse stata causata dall'impatto di una cometa o da qualche altro fenomeno naturale piuttosto che da un test atomico.

Responsabilità
I paesi principali sospettati di aver causato una esplosione atomica non annunciata furono il Sud Africa e Israele, che avevano entrambi dei programmi segreti per lo sviluppo di armi nucleari. Un test effettuato da uno di questi due paesi sarebbe stato molto scomodo per l'amministrazione Carter. Israele era un paese strettamente alleato, mentre le relazioni con il Sud Africa erano strette, ma il paese era malvisto a causa dell'apartheid. Carter aveva lavorato intensamente sulla strada della non proliferazione nucleare e se fosse stato accertato che un paese di ambito USA avesse effettuato un test a scopi militari ci sarebbe stata una vigorosa protesta internazionale, causando seri problemi al negoziato che aveva portato nel 1978 alla firma degli accordi di Camp David.
Se una esplosione ci fu, resta comunque difficile attribuirla a uno dei due paesi.
Il Sud Africa aveva un programma di armi atomiche,e la posizione geografica del test sembra indicare il paese come il più probabile. Però, dopo che il governo, in seguito alla fine dell'apartheid, ha consentito l'accesso a molti documenti relativi al suo programma atomico, e secondo il rapporto dell'AIEA, il Sud Africa non avrebbe avuto la capacità di costruire un'arma simile prima del novembre 1979, due mesi dopo l'incidente. In ogni caso i servizi segreti degli Stati Uniti avevano avuto segnali di un infittimento della rete di sicurezza senza precedenti intorno alla base di Walvis Bay una settimana prima dell'evento. Cosa che fa ritenere che l'eventuale test fosse gestito da lì.
All'epoca del fatto Israele aveva già quasi certamente delle armi nucleari, ma è improbabile che avesse la capacità di allestire un test così lontano dalla madrepatria e contemporaneamente con un così elevato livello di segretezza. E anche se fosse stato un test gestito dagli israeliani avrebbe comunque dovuto avere l'appoggio del Sud Africa.
Gli analisti statunitensi ipotizzarono anche che si possa essere trattato di un test segreto effettuato da paesi già noti ufficialmente come possessori di armi nucleari. Anche se ritennero che ci sarebbe stato uno scarso interesse per l'Unione Sovietica o la Cina di effettuare un simile test, a meno che non avessero avuto l'interesse a farlo apparire come un test sudafricano o israeliano. Fu considerata anche l'India, vista la non infrequente presenza di navi indiane nella zona, ma fu presto scartata per via della limitata capacità nucleare del paese all'epoca dei fatti.
In ogni caso è improbabile che una potenza nucleare dichiarata effettuasse un simile test. Le principali potenze avevano scarso interesse a condurre ulteriori test in atmosfera, e la potenza dell'esplosione fa pensare che si trattasse di una tecnologia ancora arretrata. Resta il fatto che a volte anche le grandi potenze atomiche potevano effettuare test con armi "piccole" se collegati allo sviluppo di armi nucleari tattiche (la cosiddetta bomba al neutrone) o se si fosse trattato del test di un dispositivo primario di un'arma termonucleare.

Sviluppi successivi
Dal 1980 a oggi sono emerse nuove prove, ma non si è ancora arrivati ad una risposta definitiva.
Nel Febbraio 1994 un ex alto ufficiale della marina sudafricana, in carcere come spia sovietica, dichiarò che il test era una operazione congiunta israelo-sudafricana che non avrebbe dovuto essere scoperta ma che invece costrinse gli Stati Uniti a turare la falla.
Il 20 aprile 1997 il quotidiano israeliano Ha'aretz citò il ministro degli esteri sudafricano che confermava il lampo luminoso del sud Atlantico come un test sudafricano. Poco dopo lo stesso ministro smentì dicendo di essere stato frainteso mentre riportava solo alcune voci che circolavano da anni.
Alcune informazioni in possesso degli Stati Uniti sono state più recentemente declassificate, ma non c'è ancora niente che possa dare una risposta conclusiva e definitiva alla storia.

21 settembre, 2009

PROMEMORIA 21 settembre 1964 L'XB-70 Valkyrie, il primo aeroplano a raggiungere la velocità di 3 Mach


L'XB-70 Valkyrie, il primo aeroplano a raggiungere la velocità di 3 Mach, intraprende il suo volo inaugurale da Palmdale, in California.
Il North American XB-70 Valkyrie era un ambizioso prototipo statunitense per un bombardiere strategico supersonico: sarebbe stato in grado di raggiungere Mach 3,1, una velocità superiore a quella di tutti i caccia in servizio all'epoca, se si eccettua il MiG-25.
I costi e le difficoltà di costruzione, nonché la mancanza di idee chiare su come affrontare le difese missilistiche sovietiche, finirono per tagliare il programma dopo soli due prototipi, uno dei quali (il secondo) precipitò dopo una collisione con un F-104, mentre l'altro (il primo) è attualmente esposto in un museo dell'aviazione a Dayton, Ohio.

Storia operativa
Nonostante il diniego del presidente, il B-70 era ancora sulla breccia. Kennedy e i democratici erano assai contrari alla macchina anche per il costo elevatissimo, ma il trasporto passeggeri a velocità supersoniche era una prospettiva concreta e il nuovissimo bombardiere era quantomeno un banco di prova di assoluto interesse. L'USAF riuscì a tenere vivo il programma, che andò avanti anche quando il presidente Kennedy era già stato ucciso. Ma era un programma oramai decaduto di importanza, e praticamente morto anch'esso.
Il primo XB-70 (N.62-0001) uscì di fabbrica a Los Angeles l'11 maggio 1964 ed effettuò il primo volo il 21 settembre.

20 settembre, 2009

Non rimandateci indietro. Aderisci anche tu!!!


Non rimandateci indietro

I recenti tragici episodi di migranti morti o lasciati morire a pochi
chilometri delle nostre coste impongono una riflessione alla società civile.
Non si tratta di tragiche fatalità. Al cinismo dei mercanti di uomini si è
aggiunta l'indifferenza o la paura di intervenire di chiunque avvisti un
natante in difficoltà. Il soccorso in mare si è ormai trasformato da dovere a
fonte di guai. Le imbarcazioni che avvistano natanti in difficoltà sono
trattenute dall'intervenire dal timore di un rallentamento nel loro lavoro o,
peggio, di una incriminazione per favoreggiamento di reato, quello di
immigrazione clandestina. Il caso recente della nave con capitano turco,
impedita per cinque giorni dall'avvicinarsi alle coste maltesi o italiane
dopo aver soccorso e preso a bordo un gruppo di naufraghi, avrà certo
scoraggiato i più dall'intervenire in soccorso di natanti in difficoltà. Le
cifre delle morti in mare sono così imponenti da chiedersi se non vi sia una
responsabilità oggettiva delle leggi che, nell'intento primario di
scoraggiare l'immigrazione clandestina, hanno reso troppo oneroso e al limite
dell'eroismo esercitare l'elementare dovere del soccorso dei naufraghi o dei
natanti in difficoltà.

E' convinzione dei firmatari della presente lettera che la legislazione
attualmente vigente in Italia e gli accordi internazionali sottoscritti dal
nostro paese con la Libia siano tra le cause che incrementano le morti nel
canale di Sicilia e rendono impossibile esercitare la richiesta di asilo ai
perseguitati politici o ai profughi da situazioni belliche.

I firmatari della presente lettera chiedono che:

1. Venga cancellata la norma che trasforma l'ingresso irregolare nel nostro
paese in un reato. Questa norma impedisce preliminarmente di avanzare
richiesta di asilo politico e scoraggia dall'esercitare il soccorso
umanitario in mare, per timore di esser coinvolti nell'accusa di complicità
di reato.

2. Vengano introdotte negli accordi tra la Libia e l'Italia norme che
assicurino sul suolo libico la presenza di operatori internazionali in grado
di valutare la legittimità delle domande di asilo presentate dai migranti e
di verificare le condizioni della loro ospitalità nei centri predisposti dal
governo libico.

3. Vengano introdotte norme e accordi internazionali che liberino da ogni
conseguenza penale o economica, come il sequestro del natante, qualunque
imbarcazione che presti soccorso in mare a migranti in difficoltà.

Quanto richiesto ha senso e può essere efficace nel fermare la strage per mare
che miete vittime innocenti alle soglie del nostro paese solo se si recuperi
una condivisa sensibilità al valore della vita umana e alla solidarietà tra
individui. Le leggi e la propaganda recente hanno trasformato un carico di
uomini morenti in un problema, nell'uomo nero che, nel gioco di carte, rimane
in mano del perdente, sia questo l'Italia, Malta, la Libia o il peschereccio
guidato dal comandante troppo debole di cuore. I firmatari di questa lettera
vorrebbero che il comune sentire rendesse impossibile a chiunque dire che
non spettava a lui occuparsi del problema dei 73 eritrei morti recentemente
nel canale di Sicilia.

Roberto Barzanti
Marcello De Cecco
Tommaso Detti
Umberto Eco
Carlo Ginzburg
Eugenio Lecaldano
Paolo Leonardi
Diego Marconi
Giovanni Miccoli
Gianni Paganini
Adriano Prosperi
Massimo Mugnai
Marco Santambrogio
Emanuela Scribano
Salvatore Settis
Roberto Venuti
Libertà e Giustizia - ufficio di presidenza, di direzione e garanti

Per aderire all'appello:
http://www.libertaegiustizia.it/appelli/dettaglio_appello.php?id_appello=12

PROMEMORIA 20 settembre 1977 Azione Rivoluzionaria rivendica l'ordigno esplosivo che causa otto contusi nella sede de La Stampa di Torino


Azione Rivoluzionaria rivendica l'ordigno esplosivo che causa otto contusi nella sede de La Stampa di Torino.

Storia del movimento
AR rappresentava un unicum tra i movimenti armati dell'epoca per la peculiare impostazione organizzativa imperniata su "gruppi di affinità" fondati da profonda intimità e fiducia tra i loro membri, prevalentemente studenti.

Gli attentati
Le azioni di Azione rivoluzionaria ebbero per obiettivi principali i media ed il partito allora di governo, la Democrazia Cristiana, sempre senza procurare vittime.
I quotidiani colpiti furono:
La Stampa (nella preparazione dell'attentato moriranno due terroristi)
l'Unità
Il Corriere della Sera
La Gazzetta del Popolo
Altre azioni importanti furono il ferimento del giornalista de l'Unità Nino Ferrero, il tentato sequestro dell'armatore Tito Neri ed attentati esplosivi contro alcuni concessionari automobilistici a Roma.
Azione Rivoluzionaria operò in Liguria, Lazio, Lombardia, Piemonte, Toscana e Val d'Aosta.

Gli arresti e lo scioglimento a Livorno
I suoi dirigenti del movimento erano stati Gianfranco Faina e Salvatore Cinieri, che vennero insieme a altre 86 persone inquisiti per queste attività.
Cinieri morirà in carcere nel 1979 ucciso da un detenuto comune che lo accusava di aver rivelato un piano di evasione, mentre a Faina, durante la detenzione, venne diagnosticato un cancro al polmone in fase avanzata.
Nel 1980, durante il processo contro l'organizzazione che si tiene a Livorno gli imputati dichiarano ufficialmente sciolto Azione Rivoluzionaria.
I giudici concessero a Faina la libertà provvisoria nel dicembre del 1980; due mesi dopo morirà nella sua casa di Pontremoli in provincia di Massa Carrara.
Alcuni militanti di AR ancora liberi finiranno per confluire in Prima Linea.

19 settembre, 2009

Roma ,omofobia: molotov con il Qube a Roma


Roma ,omofobia: molotov con il Qube a Roma
Intorno alle 7 di questa mattina a Roma una bomba molotov è stata lanciata contro l’ingresso della discoteca Qube, a Portonaccio, noto locale frequentato anche da gay che, in quel momento, era chiuso.
L’ordigno ha causato un principio d’incendio, subito domato. Si pensa che ha lanciare la bottiglia incendiaria siano stai due giovani a bordo di una moto.
L’episodio fa seguito ad una serie di violenze e aggressioni contro la comunità gay romana.Il Qube aveva già subito un’altra azione intimidatoria durante l’estate.

PROMEMORIA 19 settembre 1952 - Gli USA vietano a Charlie Chaplin il rientro in patria dopo un viaggio in Inghilterra


Gli USA vietano a Charlie Chaplin il rientro in patria dopo un viaggio in Inghilterra.
Il presunto antiamericanismo e il trasferimento in Europa
Le sue simpatie politiche non furono da lui mai rivelate esplicitamente. Di certo, in molti suoi film aveva analizzato la realtà cupa dei lavoratori, dei poveri e degli emarginati (Tempi moderni, del 1936, ne può essere un chiaro esempio), ed aveva messo in piena luce le contraddizioni della società americana. Benché vivesse negli Stati Uniti da molti anni e vi pagasse le tasse, Chaplin non aveva mai chiesto la cittadinanza americana.
Già all'uscita di Monsieur Verdoux venne pubblicamente accusato di "filocomunismo" e nel 1949 divenne uno dei bersagli del movimento innescato dal senatore Joseph McCarthy. Chaplin negò sempre, con veemenza. Disse anche che era stanco di rispondere sempre alla stessa domanda.
Nel 1951 iniziò a girare quello che sarebbe stato il suo film d'addio: Luci della ribalta, tratto da un suo romanzo Footlights, mai pubblicato. Fu il suo ultimo film prodotto a Hollywood, e anche l'unico che interpretò assieme ad un altro mattatore del cinema muto: Buster Keaton.
La condanna decisiva nei suoi confronti arrivò nel settembre del 1952. Chaplin e la sua nuova famiglia si erano imbarcati per l'Europa per quella che doveva essere una vacanza. Mentre si trovavano in mare il ministro della giustizia statunitense dispose per pubblico decreto che a Chaplin, in quanto cittadino britannico, non sarebbe stato permesso di rientrare nel paese a meno che non avesse convinto i funzionari dell'immigrazione di essere "idoneo"[9]. Avutane notizia, Chaplin decise di stabilirsi in Europa fissando la sua residenza in Svizzera.
Nel 1957 Chaplin ritornò dietro la macchina da presa per girare di nuovo un film: Un re a New York. Fu il suo penultimo film, tra l'altro anche l'unico in cui recita assieme a suo figlio Michael. L'opera non ebbe successo e la sua vena cinematografica sembrò effettivamente appannata. Nel 1964, dopo circa un anno di lavoro, scrisse un'autobiografia (nella quale non vi è menzione del film Il circo, che probabilmente preferiva non ricordare per le tristi circostanze nelle quali fu girato). Nel 1966 si calò per l'ultima volta nei panni di regista, per girare La contessa di Hong Kong: fu il suo ultimo film, nonché l'unico a colori, nel quale lavorò assieme a due star del cinema mondiale: Marlon Brando e Sophia Loren.
Grazie alla sua genialità di compositore, proprio in quegli anni produsse la versione sonora di alcuni suoi capolavori: Il circo nel 1969, Il monello nel 1971, e infine nel 1975 la donna di Parigi.
Nel 1972, riconciliatosi con l'opinione pubblica americana, ritornò negli Stati Uniti per ritirare il suo secondo premio Oscar, questa volta alla carriera, assegnatogli per "aver fatto delle immagini in movimento una forma d'arte del Ventesimo secolo". In tale occasione fu protagonista della più lunga ovazione nella storia dell'Academy Awards.
Il 4 marzo 1975, dopo molti anni di esilio volontario dal suo Paese d'origine, Chaplin fu nominato Cavaliere di Sua Maestà dalla regina Elisabetta II d'Inghilterra. L'onorificenza era già stata proposta nel 1956, ma - in piena guerra fredda - non era stata concessa per il veto imposto dal Foreign Office britannico sempre a causa delle presunte simpatie comuniste di Chaplin.