14 settembre, 2010

PROMEMORIA 14 settembre 1829 - Il Trattato di Adrianopoli pone fine al conflitto fra gli imperi russo ed ottomano, iniziato nel 1828.


Il Trattato di Adrianopoli pone fine al conflitto fra gli imperi russo ed ottomano, iniziato nel 1828.
Il Trattato di Adrianopoli, fra Impero Russo ed Ottomano, mise fine al conflitto iniziato nel 1828. Esso produsse un significativo aumento della influenza russa sui Balcani e, più in generale, sull’intero Impero Ottomano.

Il trattato
Venne sottoscritto il 14 settembre 1829, nella omonima città (ribattezzate dai Turchi Edirne), dai due plenipotenziari: Alexey Fyodorovich Orlov per lo zar Nicola I, Abdul Kadyr-bey per gli Ottomani.
È il quarto importante trattato fra i due Imperi, a seguire il Trattato di Küçük Kaynarca, del 1774, la Pace di Iaşi, del 1792, la Pace di Bucarest del 1812. Si distingue dalle precedenti, poiché, per la prima volta, esso venne negoziato con le truppe russe a due o tre giorni di marcia da Costantinopoli. E per l’ampiezza delle concessioni (territoriali, ma, soprattutto, politiche), ottenute da San Pietroburgo

Le cessioni territoriali

Confini
I guadagni territoriali russi:
in Europa furono modesti: limitandosi all’intero delta del Danubio.
in Asia furono assai maggiori:
il Sultano cedette le fortezze di Akhaltsikhe ed Akhalkalaki, nell'attuale Georgia, oltre ai porti di Anapa e Poti.
Il Sultano riconobbe, inoltre, la precedente annessione russa di vaste regioni che San Pietroburgo aveva strappato alla Persia, l'anno precedente, con il Trattato di Turkmenchay: Georgia (con Imeretia, Mingrelia e Guria) e dell'Armenia Occidentale (khanati di Erivan e del Nakhichevan).
I Russi poterono interpretare il Trattato sottintendendo il riconoscimento della annessione della Circassia (che, al contrario delle precedenti, non aveva mai fatto parte dell'Impero ottomano).
Questa evidente discrasia, aveva a che fare con l'assai maggior delicatezza che il concerto delle potenze attribuiva allo scacchiere balcanico rispetto alle lontane provincie caucasiche. Una considerazione condivisa, sembrerebbe dagli stessi Turchi: era evidente - scrisse un osservatore russo ad Adrianopoli - che i loro possedimenti asiatici non erano né nel cuore dei Turchi, né in quello degli Europei.

Il mutato interesse strategico russo
Quello che, di solito, viene dimenticato, è che tali vincoli erano stati ormai accettati anche dai Russi. Meglio si direbbe: interiorizzato. Nel senso che lo zar Nicola I, diresse le proprie mire espansionistiche in direzione del Caucaso e dell’Asia Centrale (verso la Persia). Al contrario, le popolazioni ortodosse dei Balcani, faute de mieux, avrebbero dovuto essere organizzate in principati semi-autonomi, sull'esempio della Valacchia, governati da hospodar ortodossi. Tutelate, per soprannumero, da un droit de regarde[4] concesso, dalla Porta a San Pietroburgo, sin dal tempo del Trattato di Küçiük Kaïnarge, del 1774 e da un diritto di supervisione sulla nomina e la gestione degli hospodar, sancito dalla Pace di Iaşi, del 1792 e ribadito dal Trattato di Bucarest del 1812).
Di tale mutato atteggiamento si accorse Lord Heytesbury, rappresentante ufficiale britannico al seguito del quartiere generale russo nella conflitto: la Russia ora vuole influenza, e non territori, nei Balcani. Il gioco, semmai, si era fatto ancora più ambizioso: [la Russia] si aspetta di ottenere nell'[intero] Impero ottomano una posizione simile a quella da essa goduta in Polonia prima del 1772 … ovvero prima della prima spartizione.
Il rafforzamento delle autonomie serba e romena

Ben più importanti furono le rinunce della Porta in merito al controllo diretto di alcune vaste regioni, abitate da popolazioni cristiane e sostanzialmente prive di mussulmani. In particolare, il trattato garantiva:
la conferma dei privilegi già garantiti alla Serbia (retta a principato, dal 1817, a seguito della rivoluzione del 1815, guidata da Miloš Obrenović), che vennero, anzi, estesi ad altre aree di confine;
l’introduzione nei Principati danubiani di un nuovo sistema amministrativo, supervisionato e garantito dalla Russia. Come, infatti, accadde con l’emanazione dei regolamenti organici del 1831-31, con i quali la carica dell’hospodar venne resa vitalizia, e vennero autorizzate “pubbliche assemblee” dei grandi boiardi. Essi vennero emessi dall’amministrazione militare russa dei Principati, presente, a norma del trattato, sinché la Porta non avesse pagato un notevole indennità di guerra. Cosa che non avvenne mai, tanto che l’occupazione si protrasse sino alla Guerra di Crimea.
la accettazione[8], da parte della Porta, del protocollo anglo-franco-russa del 22 marzo 1829[9]. Esso prevedeva la creazione di uno stato Greco, retto da un principe ereditario, ma formalmente nominato dal Sultano e tenuto a pagare un tributo annuo alla Porta.
Come naturale, tali sistemazioni erano provvisorie, in attesa che una adeguata sistemazione fra le grandi potenze permettesse a questi popoli cristiani l’ottenimento di una più completa indipendenza.
La più rapida ad evolvere fu la Grecia, che ottenne, dopo appena tre anni e mezzo, confini sicuri e pieno affrancamento dalla servitù della Porta, ai sensi della Convenzione di Londra del 7 maggio 1832, poi sancita dal Sultano Mahmud II con il Trattato di Costantinopoli, del successivo 21 luglio.

Le concessioni politiche e commerciali

Da un punto di vista dei rapporti di forza internazionali, tuttavia, contarono assai le clausole che garantivano all’Impero di Nicola I una consistente influenza sull’intero Impero Ottomano:
garanzia del libero passaggio attraverso gli Stretti al naviglio mercantile russo, senza che i Turchi potessero interferire, sotto qualunque pretesto[10]. Senza che nulla venisse disposto in merito al naviglio militare russo: una importante differenza rispetto ai precedenti trattati del 1799 e del 1805;
completa libertà di commercio ai mercanti russi, in ogni parte dell’Impero.
Tali disposizioni consolidarono fortemente l’influenza russa, innervosendo assai l’Inghilterra, l’Impero Austriaco e la Francia. Addirittura Metternich lo definì un disastro e previde che l’Impero Ottomano stava avvicinandosi alla fine della propria esistenza.
Tali rosee previsioni erano destinate ad essere ulteriormente rafforzate dal successivo trattato russo-turco: il Trattato di Unkiar-Skelessi dell’8 luglio 1833 negoziato e sottoscritto dallo sperimentato Orlov, che garantì una alleanza difensiva fra le due nazioni, impegnando la Porta a chiudere gli stetti, a protezione del Mar Nero, nel caso in cui la Russia fosse scesa in un conflitto militare. Ciò che avrebbe compromesso, per i decenni a venire, le relazioni anglo-russe.

13 settembre, 2010

PROMEMORIA 13 settembre 1321 - Muore a Ravenna Dante Alighieri


Muore a Ravenna Dante Alighieri
Dante Alighieri o, semplicemente, Dante (Firenze, tra il 22 maggio ed il 13 giugno 1265 – Ravenna, 14 settembre 1321) fu un poeta, scrittore e politico italiano. Considerato il padre della lingua italiana, è l'autore della Comedìa, divenuta celebre come Divina Commedia e universalmente considerata la più grande opera scritta in italiano e uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale.
Il suo nome, secondo la testimonianza di Jacopo Alighieri, è un ipocoristico di Durante:[1] nei documenti era seguito dal patronimico Alagherii o dal gentilizio de Alagheriis, mentre la variante Alighieri si affermò solo con l'avvento di Boccaccio.[2]
È conosciuto come il Sommo Poeta, o, per antonomasia, il Poeta.

Gli anni dell'esilio e la morte
Durante l'esilio, Dante fu ospite di diverse corti e famiglie della Romagna, fra cui gli Ordelaffi, signori ghibellini di Forlì, dove probabilmente si trovava quando l'imperatore Enrico VII di Lussemburgo entrò in Italia. Qui è possibile che abbia conosciuto le opere del famoso pensatore ebreo Hillel ben Samuel da Verona, che era da poco morto, dopo aver trascorso a Forlì gli ultimi anni della sua vita.
Dopo i falliti tentati colpi di mano del 1302, Dante, in qualità di capitano dell'esercito degli esuli, organizzò insieme a Scarpetta Ordelaffi, capo del partito ghibellino e signore di Forlì, un nuovo tentativo di rientrare a Firenze. L'impresa, però, fu sfortunata: il podestà di Firenze, un altro forlivese (nemico degli Ordelaffi), Fulcieri da Calboli, riuscì ad avere la meglio nella battaglia di Castel Puliciano.
Dante, deluso, anche se tornò a Forlì ancora nel 1310-1311 e nel 1316 (data incerta, quest'ultima), decise di fare "parte per se stesso" e di non contare più sull'appoggio dei ghibellini per rientrare nella sua città.

Dante terminò le sue peregrinazioni a Ravenna, dove trovò asilo presso la corte di Guido Novello da Polenta, signore della città,[5] tuttavia i rapporti con Verona non cessarono, come testimoniato dalla sua presenza nella città veneta il 20 gennaio 1320, per discutere la Quaestio de aqua et terra, ultima sua opera latina.
Morì a Ravenna il 14 settembre 1321 di ritorno da un'ambasceria a Venezia. Passando dalle paludose Valli di Comacchio contrasse la malaria.
Venezia era all'epoca in attrito con Ravenna ed in alleanza con Forlì: gli storici pensano che sia stato scelto Dante per quella missione in quanto amico degli Ordelaffi, signori di Forlì, e quindi in grado di trovare più facilmente una via per comporre le divergenze. I funerali, in pompa magna, vennero officiati nella chiesa di San Francesco a Ravenna. Costruito nel 1700 e restaurato più volte, l'ultima negli anni trenta del '900, il "dantis poete sepulcrum" è oggi un cenotafio, ovvero una tomba vuota. Le ossa del sommo poeta riposano oggi nella Biblioteca Classense, in Ravenna. Nel cenotafio di Dante, sotto un piccolo altare si trova l'epigrafe in versi latini dettati da Bernardo da Canaccio nel 1366 :

12 settembre, 2010

PROMEMORIA 12 settembre 1990 - Le due Germanie e le Quattro Potenze alleate firmano a Mosca il trattato che apre la strada alla riunificazione tedesca


Le due Germanie e le Quattro Potenze alleate firmano a Mosca il trattato che apre la strada alla riunificazione tedesca
La Riunificazione tedesca (Deutsche Wiedervereinigung) indica il processo di riconquista dell'unità nazionale da parte della Germania, che era stata divisa in due stati dalle potenze alleate, al termine della II guerra mondiale.
La riunificazione tedesca avvenne il 3 ottobre 1990, quando i territori dell'ex Repubblica Democratica Tedesca (RDT, comunemente chiamata "Germania Est") si costituirono in Länder accedendo quindi alla Repubblica Federale di Germania (comunemente "Germania Ovest"). Dopo le prime elezioni libere nella Germania Est, tenute il 18 marzo 1990, i negoziati tra i due Stati culminarono in un Trattato di Unificazione, mentre i negoziati tra le due Germanie e le quattro potenze occupanti produssero il cosiddetto "Trattato due più quattro", che garantiva la piena indipendenza ad uno stato tedesco riunificato. La Germania riunificata rimase un paese membro della Comunità Europea (e poi dell'unione Europea) e della NATO. Il termine "riunificazione" viene usato in contrapposizione all'espressione "Unificazione della Germania" riferito al processo che portò alla costituzione dello Stato tedesco nel 1871. Legalmente però non si tratta di una riunificazione tra i due stati tedeschi, ma dell'annessione da parte della Germania Ovest delle quattro regioni della Germania Est, tale scelta ha reso più veloce la riunificazione tra i due stati (evitando cosi la creazione di una nuova costituzione e la sottoscrizioni di nuovi trattati internazionali).

11 settembre, 2010

PROMEMORIA 11 settembre 1973 - Cile: golpe militare di Augusto Pinochet rovescia il governo, il presidente Salvador Allende viene ucciso


Cile: golpe militare di Augusto Pinochet rovescia il governo, il presidente Salvador Allende muore durante le ultime fasi di assalto al palazzo presidenziale
Il golpe cileno dell'11 settembre 1973 fu un evento fondamentale della storia del Cile e della Guerra Fredda. Gli storici come i partigiani hanno discusso circa le sue implicazioni sin da allora.
Nelle elezioni presidenziali cilene del 1970, in accordo con la costituzione, il Congresso risolse la situazione creatasi con il risultato del voto — tra Salvador Allende (con il 36,3%), il conservatore (ed ex presidente) Jorge Alessandri Rodríguez (35,8%), e il cristiano-democratico Radomiro Tomic (27,9%) — votando per l'approvazione della maggioranza relativa ottenuta da Allende. Diversi settori della società cilena continuavano ad opporsi alla sua presidenza, così come gli Stati Uniti, che esercitarono una pressione diplomatica ed economica sul governo. L'11 settembre 1973 le forze armate cilene rovesciarono Allende, che morì durante il colpo di Stato. Una giunta guidata da Augusto Pinochet prese il potere.

10 settembre, 2010

La Provincia di Roma ai funerali di Angelo Vassallo


La Provincia di Roma ai funerali di Angelo Vassallo

"In un'occasione così drammatica – ha detto il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti - le istituzioni hanno il dovere di dimostrare unità e compattezza. Contro la criminalità organizzata non è possibile abbassare la guardia, ma e' necessario continuare a combatterla con il coraggio, la forza e la determinazione che Angelo Vassallo ha dimostrato nel corso della sua vita".
Il presidente Zingaretti ha inoltre deciso di inviare il gonfalone dell’Amministrazione provinciale per testimoniare vicinanza e solidarietà alla famiglia del primo cittadino e all’intera comunità.

“Il sindaco di Pollica – ha aggiunto Zingaretti - rappresenta per questo l' esempio di chi non si è lasciato intimidire e che ha pagato con la sua stessa vita una scelta di lealtà e coerenza”.

PROMEMORIA 10 settembre 1945 - Vidkun Quisling viene condannato a morte per aver collaborato con la Germania Nazista


Vidkun Quisling viene condannato a morte per aver collaborato con la Germania Nazista.
Vidkun Abraham Lauritz Jonssøn Quisling (Fyresdal, 18 luglio 1887 – Oslo, 24 ottobre 1945) è stato un militare e politico norvegese.
Ufficiale dell'esercito e discusso politico, fu uno dei più famosi collaborazionisti, mettendosi al servizio di Hitler e delle forze armate tedesche che all'inizio della Seconda guerra mondiale avevano occupato la Norvegia. Durante l'invasione, capeggiò un governo fantoccio che aveva il compito di tradurre in atto la volontà degli occupanti. Nel corso del conflitto il termine "quisling" fu perciò usato per indicare i capi dei governi collaborazionisti con i nazisti. Tale denominazione si adopera ancora nei confronti dei governi che si mettono al servizio degli occupanti stranieri.
Fu presidente della Norvegia dal febbraio 1942 alla fine della Seconda guerra mondiale, mentre il legittimo governo socialdemocratico di Johan Nygaardsvold si trovava in esilio a Londra.
Al termine della guerra Quisling venne fatto prigioniero dal Fronte patriottico norvegese. Dopo un processo per alto tradimento, venne condannato a morte e giustiziato il 24 ottobre 1945.

09 settembre, 2010

Presentata a Venezia la II edizione di “Cinema&Storia”. Cosa sanno i ragazzi del nostro cinema? I risultati di una ricerca


Presentata a Venezia la II edizione di “Cinema&Storia”. Cosa sanno i ragazzi del nostro cinema? I risultati di una ricerca

L’attore più conosciuto dai giovani? Totò. Seguito da Vittorio De Sica, Vittorio Gassman e Alberto Sordi. Pochi invece conoscono Anna Magnani, Alain Delon o Claudia Cardinale. Il film più visto? Ovviamente “Fantozzi” con Paolo Villaggio. E il meno noto? “Novecento” di Bernardo Bertolucci. La pellicola della quale i ragazzi hanno sentito parlare di più? “La dolce vita” di Federico Fellini con Anita Ekberg.

È l’inedita fotografia emersa dal questionario compilato da 600 studenti tra i 17 e i 18 anni delle scuole superiori di Roma e provincia tra i 1.800 che tra gennaio e maggio hanno partecipato a “Cinema&Storia”, l’iniziativa promossa dalla Provincia di Roma-Progetto ABC Arte Bellezza Cultura con le Giornate degli Autori, Cinecittà Luce e il sostegno della Direzione generale Cinema del MiBac, per favorire la conoscenza della storia d’Italia attraverso i film del nostro miglior cinema del secondo dopoguerra.

I risultati della ricerca sono stati presentati l’8 settembre presso i giardini della Villa degli Autori al Lido di Venezia, a lato della 67a Mostra del cinema.

Nel corso della conferenza stampa il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, ha anche presentato il programma della seconda edizione 2010-2011 di “Cinema&Storia” che partirà in autunno con la lista dei sette film ai quali i ragazzi degli ultimi anni delle scuole superiori del territorio provinciale romano potranno assistere assieme agli insegnanti, per poi analizzarli, discuterli e commentarli. Si tratta di: “I vitelloni” di Federico Fellini; “Accattone” di Pier Paolo Pasolini; '”Salvatore Giuliano” di Francesco Rosi; “Il Gattopardo” di Luchino Visconti; “Una giornata particolare” di Ettore Scola; “Padre Padrone” di Paolo e Vittorio Taviani; “Roma città aperta” di Roberto Rossellini.

"Stiamo pensando - ha affermato Zingaretti - di costruire, partendo proprio dal film 'Roma città aperta', un grande evento culturale per dare ai nostri ragazzi un simbolo che possa servire a capire meglio la storia del nostro paese partendo dalla visione di una perla pregiata della cinematografia italiana".

Il Presidente della Provincia di Roma ha poi fatto un bilancio della prima edizione di “Cinema&Storia” che s’è svolta tra il novembre 2009 e il maggio 2010 e che ha coinvolto 30 scuole di Roma e provincia, 90 classi e 47 docenti che hanno partecipato a 3 incontri di formazione specifica sull’argomento: "Il risultato molto positivo della prima edizione a cui hanno preso parte oltre 1.800 studenti - ha detto Nicola Zingaretti - ci ha spinto a replicare questa iniziativa anche quest’anno.

Penso che rientri proprio nelle funzioni di una istituzione, non solo contrastare i rischi di una regressione culturale tra i nostri giovani, ma soprattutto sostenere la formazione di questi nuovi cittadini".

PROMEMORIA 9 settembre 1943 Viene costituito il Comitato di Liberazione Nazionale


Viene costituito il Comitato di Liberazione Nazionale.
Il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) è stata un'associazione di partiti e movimenti oppositori al fascismo e all'occupazione tedesca formatasi a Roma il 9 settembre 1943.
Storia

Era una formazione interpartitica formata da movimenti di diversa estrazione culturale e ideologica, composta da rappresentanti di comunisti (PCI), democristiani (DC), azionisti (PdA), liberali (PLI), socialisti (PSIUP) e demolaburisti (PDL). Il Partito Repubblicano Italiano rimase fuori dal CLN, pur partecipando alla Resistenza, per la sua posizione istituzionale che comportava una pregiudiziale antimonarchica-istituzionale. Rimasero fuori anche alcuni gruppi di sinistra che non accettavano il compromesso dell'unità nazionale su cui si basava il CLN che prevedeva la "precedenza alla lotta contro il nemico esterno, spostando a dopo la vittoria il problema dell'assetto Istituzionale dello Stato".
Alla seduta di fondazione parteciparono: Ivanoe Bonomi (PDL, Presidente), Scoccimarro e Amendola (PCI), De Gasperi (DC), La Malfa e Fenoaltea (PdA), Nenni e Romita (PSI), Ruini (DL), Casati (PLI). Il mese successivo si erano già costituiti i Comitati Regionali. Successivamente anche Comitati Provinciali.
Il primo a presiedere il CLN fu Ivanoe Bonomi a cui spettò, dopo la liberazione di Roma (giugno 1944), di assumere responsabilità di governo con la Presidenza del Consiglio. A lui successero alla Presidenza del Consiglio il 21 giugno 1945 Ferruccio Parri e il 10 dicembre 1945 Alcide De Gasperi. Il CLN ha coordinato e diretto la Resistenza e fu diviso in CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, presieduto da 1943 al 1945 da Alfredo Pizzoni) con sede nella Milano occupata e il CLNC (Comitato di Liberazione Nazionale Centrale); operò come organismo clandestino durante la Resistenza ed ebbe per delega poteri di governo nei giorni di insurrezione nazionale. Il primo atto politico del CLN dopo il 25 aprile 1945 fu l'abrogazione delle leggi economiche fasciste sulla socializzazione delle imprese.
Il 16 ottobre 1943 viene votata la mozione che si può riassumere in tre punti base:
« 1.assumere tutti i poteri costituzionali dello Stato evitando ogni atteggiamento che possa compromettere la concordia della nazione e pregiudicare la futura decisione popolare;
2.condurre la guerra di liberazione a fianco degli alleati angloamericani;

3.convocare il popolo al cessare delle ostilità per decidere sulla forma istituzionale dello Stato. »

Ogni partito rappresentato nel CLN ebbe le sue formazioni militari partigiane, che in genere erano coordinate dal rispettivo rappresentante nel CLN (così come vi furono formazioni Repubblicane ed anche di altri gruppi di sinistra).
I Comitati Regionali e Provinciali ebbero un compito prevalentemente politico e di coordinamento, con influenza ma non comando diretto sulle formazioni militari partigiane, che rispondevano in genere direttamente al loro partito. In vari casi le formazioni militari disattesero accordi e ordini del CLN.
Non aderirono al CLN formazioni politico militari antifasciste di rilevante importanza come Bandiera Rossa Roma e formazioni anarchiche[2] di pesante valenza militare come le Brigate Bruzzi-Malatesta[3] di Milano, pur agendo di concerto con le Brigate Matteotti, nonché diverse formazioni anarchiche che agivano nella Lunigiana e sui monti di Carrara come il Battaglione Lucetti, mentre di converso molti anarchici per motivi contingenti di mancanza di organizzazione autonoma locale confluirono nelle Brigate Partigiane che facevano riferimento al CLN come, ad esempio, Emilio Canzi comandante unico della XIII Zona operativa, zona relativa all'Appennino Tosco-Emiliano. La stessa adesione al CLN di Stella Rossa fu complessa e problematica, con una grandissima discrezionalità di azione permessa alla Brigata Partigiana stessa da parte del CLN.
Composizione politica delle brigate partigiane[4]:
Brigate d'Assalto Garibaldi (Partito Comunista Italiano): 575
Brigate autonome (guidate da militari, particolarmente attive in Piemonte): 255
Brigate Giustizia e Libertà (Partito d'Azione): 198
Brigate Matteotti (Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria): 70
Brigate Mazzini (Partito Repubblicano Italiano)
Brigate del popolo (Partito Popolare - Democrazia Cristiana): 54
Prima delle elezioni del 1946 i CLN vennero spogliati di ogni funzione e quindi sciolti nel 1947.

08 settembre, 2010

Questa sera per gli ebrei inizia l'anno 5771


Rosh haShana 8 settembre - capodanno 5771.
Questa sera per gli ebrei inizia l'anno 5771!
Shana Tova a tutti!

Rosh haShana (in ebraico ראש השנה, letteralmente principio dell'anno) è il capodanno religioso previsto nel calendario ebraico.Rosh haShana è il capodanno cui fanno riferimento i contratti legali, per la cura degli animali e per il popolo ebraico. La Mishnah indica in questo capodanno quello in base al quale calcolare la progressione degli anni e quindi anche per il calcolo dell'anno sabbatico e del giubileo.Nella Torah vi si fa riferimento definendolo "il giorno del suono dello Shofar" (Yom Terua, Levitico 23:24). La letteratura rabbinica e la liturgia descrivono Rosh haShana come il "Giorno del giudizio" (Yom ha-Din) ed il "Giorno del ricordo" (Yom ha-Zikkaron).Nei midrashim si racconta di Dio che si siede sul trono, di fronte a lui i libri che raccolgono la storia dell'umanità (non solo del popolo ebraico). Ogni singola persona viene presa in esame per decidere se meriti il perdono o meno.La decisione, però, verrà ratificata solo in occasione di Yom Kippur. È per questo che i 10 giorni che separano queste due festività sono chiamate i 10 giorni penitenziali. In questi 10 giorni è dovere di ogni ebreo compiere un'analisi del proprio anno ed individuare tutte le trasgressioni compiute nei confronti dei precetti ebraici. Ma l'uomo è rispettoso anche verso il proprio prossimo. Ancora più importante, allora, è l'analisi dei torti che si sono fatti nei confronti dei propri conoscenti. Una volta riconosciuto con se stessi di aver agito in maniera scorretta, occorre chiedere il perdono del danneggiato. Quest'ultimo ha il dovere di offrire il proprio perdono. Solo in casi particolari ha la facoltà di negarlo. È con l'anima del penitente che si affronta lo Yom Kippur.La festa dura 2 giorni sia in Israele che in diaspora, ma è una tradizione recente. Esistono infatti testimonianze di come a Gerusalemme si festeggiasse solo il primo giorno ancora nel XIII secolo. Le scritture recano il precetto dell'osservanza di un solo giorno. È per questo che alcune correnti dell'ebraismo, tra le quali i Karaiti, festeggiano solo il primo. L'ebraismo ortodosso e quello conservativo, invece, li festeggiano entrambi.
Rosh haShanah cade 162 giorni dopo il primo dei giorni di Pesach. Nel calendario gregoriano non può cadere prima del 5 settembre. Curiosamente, a causa della differenza tra il calendario ebraico e quello gregoriano, dal 2089 di quest'ultimo, Rosh haShana non potrà più cadere prima del 6 settembre.Non può invece cadere più tardi del 5 ottobre. Sempre per come è calcolato il calendario ebraico, la festa di Rosh haShana non può mai cadere di giovedì, venerdì o domenica.

La cena della prima sera di Rosh haShana è detta Seder di Rosh haShanà, nel quale si usa consumare, assieme alla recitazione di piccole formule di preghiera, sia cose dolci (tipica la mela intinta nel miele), sia cibi che diano l'idea di molteplicità, come il melograno, per augurarsi un anno dolce e prospero. Tra i vari piatti che si servono durante questa cena, differenti nelle varie tradizioni, è una costante la presenza di qualche parte di animale che faccia parte della testa, a simboleggiare il capo dell'anno. Solitamente viene portata in tavola anche una forma di pane (challa) tonda, a simboleggiare la circolarità dell'anno.Nel pasto della seconda sera, vengono servite più varietà possibili di frutta, perché vengano incluse nella benedizione di shehekheyanu (la benedizione che si recita la prima volta che si assaggia qualcosa nell'anno).

Presentazione del Festival “Le pietre parlano, le pietre rispondono”


Presentazione del Festival “Le pietre parlano, le pietre rispondono”

Giovedì 9 settembre, a Roma, alle ore 12,00 nella Sala delle Bandiere, presso Palazzo Valentini, sede della Provincia di Roma, in Via IV Novembre 119, verrà presentata la prima edizione del Festival “Le Pietre parlano, le pietre rispondono”.

La manifestazione, promossa e organizzata da Alias Netwok, rappresenta una Performance Permanente di Web Video Arte di Gruppo, che si terrà a L’Aquila domenica 12 settembre presso la Scalinata di S. Bernardino.

Nel caso il centro storico fosse chiuso per le nuove scosse, l’evento si svolgerà nel sagrato della Basilica di Collemaggio.

Il festival sintetizza un anno di attività della Redazione di Alias Network dell’’Aquila, che ha impegnato risorse progettuali in sinergia con la Redazione di Alias Network di Frascati.

Nell’occasione la Direzione Scientifica illustrerà alcune esperienze esemplificative nell’ambito del Progetto Le Redazioni di Alias Network a L’Aquila e Frascati e sul Servizio Bio Bay.

Alias Network è un’Associazione culturale che sta realizzando nel territorio dell’Aquila, di Frascati e di Roma, un Network televisivo via web, strutturato in modo da dar voce a tutti i cittadini, gestito anche da disabili o svantaggiati con l’obiettivo di favorirne l’inserimento lavorativo e proporre un modello di formazione alla cittadinanza attiva.

Il progetto, partito dalla Provincia di Roma, dopo il disastro sismico che ha colpito la popolazione abruzzese ha sollecitato gli organizzatori ad estendere l’ambito di operatività al territorio dell’Aquila, coinvolgendo come intervistatori gli utenti dei servizi psichiatrici territoriali dell’Aquila.

Alla conferenza stampa sono previsti gli interventi di:
Nicola Zingaretti, Presidente della Provincia di Roma;
Giuseppina Maturani, Presidente Consiglio Provinciale di Roma;
Claudio Cecchini, Assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Roma;
Stefania Pezzopane, Assessore alle Politiche Sociali del Comune dell'Aquila;
Giovanni D’Ercole, Vescovo Ausiliario di L’Aquila;
Alessandro Tamino, Presidente di Alias Network;
Armando Unisci, Professore di Letterature comparate 'Università "La
Sapienza" di Roma;
Gisella Trincas, Presidente UNASAM;
Girolamo Digilio, Vice Presidente UNASAM;
Francesca Danese, per i CSV del Lazio CESV e SPES;
Marco D’Alema, Presidente AIRSAM;
Stefano di Tommaso, Sindaco di Frascati;
Alessia Moretti, Direttrice dell’Accademia dell’Immagine ;
Alessandro Scrolli, Responsabile del Centro Diurno dell’Aquila;
Vittorio Sconci, Capo dei Servizi per la cura delle malattie mentali all’Aquila.

PROMEMORIA 8 settembre 1943 L 'armistizio di Cassibile


Seconda guerra mondiale: con il Proclama Badoglio, che fa seguito a quello del generale Dwight D. Eisenhower lanciato da Radio Algeri un'ora prima, viene reso pubblico l'armistizio di Cassibile firmato per l'Italia il 3 settembre dal generale Giuseppe Castellano a nome del Presidente del Consiglio maresciallo d'Italia Pietro Badoglio fedele al re Vittorio Emanuele III. Brindisi diviene sede del governo e quindi capitale del Regno d'Italia.
L'armistizio di Cassibile o armistizio corto, siglato segretamente il 3 settembre del 1943, è l'atto con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità contro le forze alleate, nell'ambito della seconda guerra mondiale. In realtà non si trattava affatto di un armistizio, ma di una vera e propria resa senza condizioni.
Poiché tale atto stabiliva la sua entrata in vigore dal momento del suo annuncio pubblico, esso è comunemente citato come "8 settembre", data in cui, alle 18.30, fu pubblicamente reso noto prima dai microfoni di Radio Algeri da parte del generale Dwight D. Eisenhower e, poco più di un'ora dopo, alle 19.42, confermato dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dell'EIAR.
L'operazione ebbe inizio intorno alle 17: apposero la loro firma Castellano, a nome di Badoglio, e Walter Bedell Smith (futuro direttore della CIA) a nome di Eisenhower. Alle 17,30 il testo risultava firmato. Fu allora bloccata in extremis dal generale Eisenhower la partenza di cinquecento aerei già in procinto di decollare per una missione di bombardamento su Roma, minaccia che aveva corroborato lo sveltimento delle ritrosie di Badoglio e che senza molto dubbio sarebbe stata attuata se la firma fosse saltata.
Harold Macmillan, il ministro britannico distaccato presso il quartier generale di Eisenhower, informò subito Churchill che l'armistizio era stato firmato "[...] senza emendamenti di alcun genere".
A Castellano furono solo allora sottoposte le clausole contenute nel testo dell'armistizio 'lungo', già presentate invece a suo tempo dall'ambasciatore Campbell al generale Giacomo Zanussi, anch'egli presente a Cassibile già dal 31 agosto, che tuttavia, per ragioni non chiare, aveva omesso di informarne il collega. Bedell Smith sottolineò che le clausole aggiuntive contenute nel testo dell'armistizio "lungo" avevano tuttavia un valore dipendente dalla effettiva collaborazione italiana alla guerra contro i tedeschi.
Nel pomeriggio dello stesso 3 settembre Badoglio si riunì con i ministri della Marina, De Courten, dell'Aeronautica, Sandalli, della Guerra, Sorice, presenti il generale Ambrosio e il ministro della Real Casa Acquarone: non fece cenno alla firma dell'armistizio, riferendosi semplicemente a trattative in corso.
Fornì invece indicazioni sulle operazioni previste dagli Alleati; in particolare, nel corso di tale riunione, avrebbe fatto cenno allo sbarco in Calabria, ad uno sbarco di ben maggiore rilievo atteso nei pressi di Napoli ed all'azione di una divisione di paracadutisti alleati a Roma, che sarebbe stata supportata dalle divisioni italiane in città perché ormai l'Italia avrebbe agevolato gli alleati.
Nelle prime ore del mattino, dopo un bombardamento aeronavale alleato delle coste calabresi, ebbe inizio fra Villa San Giovanni e Reggio Calabria lo sbarco di soldati della 1ª Divisione canadese e di reparti britannici; si trattò di un imponente diversivo per concentrare l'attenzione dei tedeschi molto a sud di Salerno, dove avrebbe avuto invece luogo lo sbarco principale.
Due americani, il generale di brigata Maxwell D. Taylor e il colonnello William T. Gardiner, furono inviati in segreto a Roma per verificare le reali intenzioni degli italiani e la loro effettiva capacità di supporto per i paracadutisti americani. La sera del 7 settembre incontrarono il generale Giacomo Carboni, responsabile delle forze a difesa di Roma. Carboni manifestò l'impossibilità delle forze italiane di supportare i paracadutisti americani e la necessità di rinviare l'annuncio dell'armistizio. Gli americani chiesero di vedere Badoglio, il quale confermò l'impossibilità di un immediato armistizio. Eisenhower, avvisato dei fatti, fece annullare l'azione dei paracadutisti, che avevano già parzialmente preso il decollo dalla Sicilia, e decise di rendere pubblico l'armistizio. Alle 18.30 del 8 settembre, quando navi alleate erano già in rotta per Salerno, gli alleati annunciarono l'armistrizio dai microfoni di Radio Algeri. Alle 18.45 un bollettino della Reuters raggiunge Vittorio Emanuele e Badoglio al Quirinale, il re decise di confermare l'annuncio degli americani. (da "The Day of Battle", Rick Atkinson, 2007, ed. Holt).
L'armistizio fu reso pubblico alle 19:45 dell'8 settembre dai microfoni dell'EIAR che interruppero le trasmissioni per trasmettere l'annuncio (precedentemente registrato) della voce di Badoglio che annunciava l'armistizio alla nazione.

07 settembre, 2010

A Palazzo Valentini giornata di studio per azionariato popolare A.S. Roma


A Palazzo Valentini giornata di studio per azionariato popolare A.S. Roma

L’associazione MYROMA, in collaborazione con la Provincia di Roma, organizza per la giornata del 9 settembre 2010, dalle ore 10 alle ore 13 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, una giornata di studio sul progetto dell’azionariato popolare per l'acquisto, anche parziale, della A.S. Roma da parte dei tifosi e dei sostenitori della squadra di calcio, a seguito della mozione approvata lo scorso 23 luglio dal Consiglio provinciale.


I lavori della giornata verranno introdotti da Gianluca Peciola, consigliere provinciale e da Walter Campanile, presidente di MYROMA.

Interverrà Patrizia Prestipino, assessore alle Politiche del Turismo, dello Sport e Politiche giovanili della Provincia di Roma.

Sarà anche proiettato un video dal titolo “Squadra Mia” realizzato dal giornalista di Report Giuliano Marrucci


Saranno presenti inoltre: Pietro Ilardi, Vice Presidente di MYROMA; Antonia Hagemann, Project Manager SUPPORTERS DIRECT EUROPE; Luciano Ciocchetti, vice presidente della Regione Lazio; Pino Capua, collaboratore del sindaco di Roma Gianni Alemanno in materia di Tutela e Sicurezza nelle Attività sportive e motorie; Riccardo Viola, Presidente CONI Provinciale di Roma; Paolo Cento, presidente Roma Club Montecitorio; Giuseppe Manfridi , autore teatrale e Paolo Calabresi , giornalista delle Iene.

Modererà gli interventi il consigliere provinciale Marco Palumbo.

PROMEMORIA 7 settembre 1860 - Giuseppe Garibaldi entra a Napoli con l'esercito dei mille


Giuseppe Garibaldi entra a Napoli con l'esercito dei mille

Operazioni sul continente
Con la neutralizzazione di Messina, Garibaldi iniziò i preparativi per il passaggio sul continente. Cavour esercitava fortissime pressioni per procedere subito ai plebisciti in Sicilia, preoccupato che la benevola neutralità di Francia ed Inghilterra potesse rovesciarsi, inficiando le conquiste compiute. Più aggressivo si dimostrava, sicuramente, Vittorio Emanuele II, il quale incoraggiava il generale a passi decisi.
Mentre forze borboniche attendevano lo sbarco garibaldino a Reggio, il 19 agosto Garibaldi prescelse un tragitto alquanto più lungo e sbarcò sulla spiaggia ionica di Melito Porto Salvo, in Calabria. Garibaldi disponeva, ormai, di circa ventimila volontari. In Calabria i borbonici non seppero offrire una dignitosa resistenza: mentre interi reparti dell'esercito borbonico si disperdevano o passavano al nemico il 30 agosto un'intera colonna, comandata dal generale Giuseppe Ghio, venne disarmata a Soveria Mannelli.
Il re Francesco II abbandonò Napoli per portare l'esercito fra la fortezza di Gaeta e quella di Capua, con al centro il fiume Volturno, così, il 7 settembre, Garibaldi, praticamente senza scorta, poté entrare in città accolto da liberatore. Le truppe borboniche, ancora presenti in abbondanza ed acquartierate nei castelli, non offrirono alcuna resistenza, e si arresero poco dopo.
In seguito avviene la decisiva battaglia del Volturno, dove Garibaldi respinse una grande avanzata dell'esercito borbonico (circa 50.000 soldati). La battaglia terminò il 1º ottobre (altri dicono il 2 ottobre).

Nei giorni immediatamente successivi alla battaglia giunse il corpo di spedizione sardo, sceso attraverso le Marche e l'Umbria papalini (dove aveva sconfitto l'esercito pontificio alla battaglia di Castelfidardo), l'Abruzzo ed il Molise borbonici.
Subito dopo (21 ottobre) si svolse un referendum per l'annessione del Regno delle due Sicilie al Regno di Sardegna, che diede uno schiacciante risultato a favore dell'annessione. È forse da notare il fatto che all'epoca i referendum erano chiamati plebisciti ed avevano sempre risultati scontati.
L'impresa dei Mille si può considerare terminata con lo storico incontro tra Giuseppe Garibaldi e Vittorio Emanuele II del 26 ottobre 1860 a Teano. Il 6 novembre Garibaldi schierò in riga, davanti alla Reggia di Caserta, 14 mila uomini, 39 artiglierie e 300 cavalli. Essi attesero molte ore che il Re li passasse in rassegna, ma invano. Il giorno successivo, 7 novembre, il Re faceva il suo ingresso a Napoli. Garibaldi, invece, si ritirò nell'isola di Caprera, dando avvio alla sua (non immeritata) fama di moderno Cincinnato.
Nel frattempo, il 4 e il 5 novembre si erano tenuti, con esito favorevole, i plebisciti per l'annessione di Marche ed Umbria.

06 settembre, 2010

PROMEMORIA 6 settembre 1941 - Olocausto: L'obbligo di indossare la Stella di David con soprascritta la parola "Jude" viene estesa a tutti gli ebrei


Olocausto: L'obbligo di indossare la Stella di David con soprascritta la parola "Jude" ("giudeo"), viene estesa a tutti gli ebrei sopra l'età di 6 anni, nelle aree occupate dalla Germania Nazista
Una Stella di David, spesso di colore giallo, venne utilizzata dai nazisti durante l'olocausto come metodo di identificazione degli ebrei, e venne chiamata la Stella Ebrea. L'obbligo di portare la Stella di Davide con la parola jude (giudeo in tedesco) scritta sopra venne esteso a tutti gli ebrei al di sopra dei 6 anni nelle zone occupate dalla Germania dal 6 settembre 1941. In altri luoghi vennero utilizzate le parole della lingua locale (per esempio juif in francese, jood in olandese) Nella Polonia occupata gli ebrei vennero costretti a portare una fascia sul braccio con una Stella di Davide sopra, come anche una pezza davanti e dietro i propri indumenti.
Gli ebrei internati nei campi di concentramento vennero in seguito costretti a portare simili distintivi. I nazisti obbligavano gli ebrei ad indossare vestiti con cucita la stella di David per farsi riconoscere.
Altri utilizzi [modifica]

05 settembre, 2010

PROMEMORIA 5 settembre 1972 Massacro di MOnaco


Monaco, Germania: un commando di terroristi palestinesi irrompe nel villaggio olimpico, uccide due componenti della squadra olimpica israeliana e ne prende in ostaggio altri nove. Il tentativo di liberazione da parte delle forze dell'ordine finisce in un bagno di sangue. L'episodio diventa tristemente noto come massacro di Monaco.
Il Massacro di Monaco avvenne durante le Olimpiadi estive del 1972, a Monaco di Baviera (Germania); un commando di guerriglieri dell'organizzazione palestinese Settembre Nero fece irruzione negli alloggi israeliani del villaggio olimpico, uccidendo subito due atleti che avevano tentato di opporre resistenza e prendendo in ostaggio altri nove membri della squadra olimpica di Israele. Alla fine un tentativo di liberazione compiuto dalla polizia tedesca portò alla morte di tutti gli atleti sequestrati, di cinque fedayyin e di un poliziotto tedesco.
L'antefatto

Il 15 luglio 1972, due alti esponenti del Fath (Muhammad Dawud Awda, conosciuto come Abu Dawud e Salah Khalaf, conosciuto come Abu Iyad) si incontrarono al tavolo di un bar di Piazza della Rotonda a Roma con Abu Muhammad, un dirigente dell'organizzazione conosciuta come "Settembre Nero". Si discusse dell'azione compiuta dalla stessa organizzazione il giorno 8 maggio di quello stesso anno: il dirottamento di un aereo appartenente alla compagnia aerea belga Sabena in volo da Vienna a Tel Aviv, conclusosi con l'uccisione o la cattura dei dirottatori e la liberazione di tutti gli ostaggi. Il morale era alquanto basso e per dare nuovo slancio alla causa palestinese ci sarebbe stato bisogno di un'azione eclatante coronata da successo.

Il pretesto per un'azione spettacolare fu fornito dalla lettura della notizia, riportata da un giornale arabo, secondo cui il Comitato Olimpico Internazionale non aveva nemmeno degnato di risposta la richiesta avanzata dalla Federazione Giovanile della Palestina di poter partecipare con una propria delegazione ai giochi olimpici estivi di Monaco. Il commento di Abu Mohammed fu: "Se non ci permettono di partecipare ai Giochi olimpici, perché non proviamo a prendervi parte a modo nostro?". L'idea divenne subito un'operazione a cui fu dato il nome di "Biraam" e "Ikrit", due villaggi palestinesi evacuati dagli israeliani nel 1948.

La preparazione del piano

Abu Iyad apparentemente si occupò di reclutare gli uomini che avrebbero dovuto compiere l'operazione. I membri del commando erano:

1. Luttif Afif, capo del gruppo e negoziatore. Conosciuto col soprannome di "'Isa" e reso famoso dalle immagini in TV che lo ritraevano col volto ricoperto di lucido per scarpe, occhiali da sole e un vistoso cappellino bianco. Nato a Nazaret da madre ebrea e da padre palestinese di religione cristiana. Laureato a Berlino, aveva lavorato come ingegnere alla costruzione del villaggio olimpico di Monaco
2. Yusuf Nazzal, conosciuto come "Tony", identificabile nelle foto e nelle riprese per il suo cappello da cowboy. Aveva lavorato come cuoco al villaggio durante la costruzione del medesimo
3. Afif Ahmad Hamid, conosciuto come "Paolo"
4. Khalid Jawad, conosciuto come "Salah"
5. Ahmad Shiq Taha, conosciuto come "Abu Halla"
6. Mohammed Safadi, conosciuto come "Badran"
7. Adnan al-Gashei, conosciuto come "Denawi"
8. Jamal al-Gashei, cugino del precedente , conosciuto come "Samir"

A parte 'Isa e Tony, i membri del commando furono reclutati per lo più nel campo profughi di Shatila e inviati in Libia per un periodo di addestramento consistente per lo più nel combattimento corpo a corpo e nel superamento di ostacoli. Nessuno di loro era al corrente della missione che avrebbero portato a termine. Le uniche informazioni di cui disponevano erano relative al compimento di una missione non specificata all'estero. Arrivarono in Germania poco dopo l'apertura delle Olimpiadi utilizzando passaporti falsi e viaggiando a coppie. Non è chiaro in quale albergo essi abbiano alloggiato, ma è praticamente accertato che assistettero ad alcune gare, che si radunarono tutti insieme solo la sera stessa dell'azione e che solo in quell'occasione appresero i dettagli dell'operazione.

Non è chiaro il ruolo di Yasser Arafat in questa vicenda. Abu Dawud sostiene che Arafat fosse stato informato del piano e che, benché egli non abbia preso parte alla pianificazione, fornì il suo assenso. Lo stesso Abu Dawud menziona il ruolo di Abu Mazen che si preoccupò di reperire i fondi per l'operazione, nonostante non fosse al corrente dello scopo cui sarebbero serviti.

Il 17 luglio, Abu Dawud si recò a Monaco per effettuare una prima ricognizione del villaggio olimpico che ancora doveva essere terminato. Il 7 agosto tornò sul luogo, accompagnato da Tony. In quell'occasione fu deciso che l'ingresso del commando di terroristi sarebbe avvenuto scavalcando la recinzione. I guerriglieri sarebbero saliti l'uno sulle spalle dell'altro e all'osservazione di Tony sul fatto che l'ultimo uomo non avrebbe potuto scavalcare, Abu Dawud rispose che avrebbe provveduto lui stesso a spingerlo dentro.

Il 24 agosto, due giorni prima dell'apertura dei Giochi, Abu Iyad arrivò a Francoforte con un volo proveniente da Algeri via Parigi, accompagnato da un uomo e da una donna. Il loro bagaglio era costituito da cinque valigie Samsonite identiche. Abu Dawud osservò dal vetro divisorio i doganieri tedeschi che aprivano una delle valigie. All'apparenza conteneva biancheria intima femminile e l'espressione di disappunto della donna probabilmente inibì gli ufficiali tedeschi che, a questo punto, lasciarono transitare il gruppo. Il gruppo arrivò in un albergo di Francoforte utilizzando due taxi e lì riunirono il contenuto delle cinque valigie (sei fucili d'assalto Kalashnikov, due pistole mitragliatrici e vari caricatori) in due borse che furono trasportate in treno a Monaco da Abu Dawud e poste al sicuro in due armadietti della stazione ferroviaria. Nei giorni seguenti, Abu Dawud ricevette altri due fucili mitragliatori Kalashnikov e alcune bombe a mano e si preoccupò di spostare continuamente le borse da un armadietto all'altro. Inoltre, visitò nuovamente il villaggio olimpico accompagnato da una donna siriana la cui sorella era sposata con un docente di Monaco.

All'interno, subito dietro i cancelli di entrata notarono la delegazione di atleti del Brasile e rivolgendosi al guardiano disse: "La mia amica è brasiliana e ha riconosciuto un suo compagno di scuola tra quegli atleti. Non è che potremmo entrare solo per 10 minuti?" Abu Dawud era convinto che il suo aspetto fisico lo avrebbe fatto tranquillamente passare per sudamericano e che sarebbe stato improbabile che i guardiani conoscessero il portoghese. Il guardiano li fece entrare e Abu Dawud ne approfittò per visitare la zona dove erano alloggiati gli atleti sudanesi e sauditi. Dato che le strutture erano uniformi, riuscì in tal modo ad avere un'idea della planimetria del villaggio. Il giorno dopo, Abu Dawud tornò al villaggio accompagnato da 'Isa e Tony, i tre finsero ancora di essere tifosi brasiliani. Dopo pochi minuti, i tre arrivarono alla palazzina destinata agli alloggi della delegazione israeliana, al numero 31 di Connollystrasse. Abu Dawud, ricorda di aver visto una giovane donna abbronzata uscire dalla porta d'ingresso. Si trattava di una hostess che seguiva la delegazione israeliana. I tre dissero di essere tifosi brasiliani che avrebbero voluto visitare Israele e la hostess li fece entrare nell'appartamento posto al piano terra. Il commando ne approfittò per memorizzare ogni dettaglio: dalla posizione dei telefoni e delle televisioni, alla visuale offerta dalle finestre, alla dimensione delle stanze. All'uscita la hostess regalò ai membri del commando un po' di bandierine israeliane. Fu deciso che l'azione sarebbe partita dall'appartamento situato al piano terra, dal momento che da quella posizione si potevano controllare le vie di fuga e che gli ostaggi, una volta catturati, sarebbero stati raggruppati in quel luogo.

La sera del 4 settembre, in una stanza dell'hotel Eden Wolff, situato nei pressi della stazione di Monaco, Abu Dawud riempì otto borse sportive decorate con i cerchi olimpici di armi, bombe a mano, caricatori, calze di nylon utili per mascherare i volti, pezzi di corda per legare gli ostaggi e compresse di Predulin (un'anfetamina utilizzata per evitare colpi di sonno). Alla vista dei Kalashnikov, 'Isa e Tony li presero in mano ad uno ad uno baciandoli e dicendo: "Oh, amore mio!", Yā habībī). Alle 21:00 tutti i membri del commando e Abu Dawud si incontrarono presso un ristorante della stazione ferroviaria per ricevere gli ordini finali: Nessuno doveva entrare nella palazzina, ad eccezione di un ufficiale superiore di Polizia che avrebbe potuto sincerarsi delle condizioni degli ostaggi. Secondo Abu Dawud, l'operazione richiedeva attenzione e moderazione. Gli israeliani dovevano rimanere vivi ed essere utilizzati per lo scambio di prigionieri e le armi avrebbero dovuto essere utilizzate solo per difesa. Le bombe a mano sarebbero servite per far pressione sulle autorità tedesche e come arma da utilizzare in casi estremi. Alle parole di Abu Dawud, 'Isa aggiunse: "Da questo momento in poi, consideratevi morti. Come se foste stati uccisi in combattimento per la causa palestinese". A ciascuno fu consegnato un maglione, una tuta sportiva col nome di una Nazione araba e una borsa. Abu Dawud ritirò tutti i passaporti e poco dopo le 3:30 si recarono al villaggio utilizzando alcuni taxi.

La sicurezza del villaggio olimpico


I giochi olimpici di Monaco si erano sviluppati con la convinzione che essi dovessero ridare lustro all'immagine della Germania del dopoguerra. In un'atmosfera di rilassatezza e di gioia connaturata all'evento, fu deciso di mantenere la sicurezza a livelli molto bassi per non ingenerare ricordi legati alla Germania hitleriana. La sorveglianza del villaggio era affidata a volontari chiamati col nomignolo di "Olys" nelle loro divise bianche e blu, equipaggiati solo con una radio ricetrasmittente e addestrati solo a intervenire in caso di risse, ubriachezza o poco più. Nei giorni precedenti all'apertura delle Olimpiadi, una manifestazione di anarchici era stata sciolta con la distribuzione di caramelle ai manifestanti da parte della Polizia. Per coloro che avessero voluto vedere le gare senza pagare il biglietto di ingresso, sarebbe stato possibile salire sulle colline ricavate dalle macerie dei bombardamenti alleati e osservare a distanza. Gli Olys erano anche stati addestrati a chiudere un occhio sullo scavalcamento delle recinzioni del villaggio, effettuato dagli atleti che trovavano faticoso passare dal check point o che tiravano tardi la notte. Nulla, in pratica avrebbe dovuto turbare l'atmosfera informale e gioiosa delle Olimpiadi di Monaco.

L'irruzione nel villaggio

Quella stessa sera, una buona parte della delegazione israeliana si era recata in città per assistere alla commedia musicale "Il Violinista sul Tetto" di Joseph Stein con il famoso attore Shmuel Rodensky come protagonista. Alcune foto ritraggono gli atleti sorridenti dietro le quinte con gli attori durante l'intervallo. Verso le 4 del mattino il commando di terroristi si avvicinò alla recinzione del villaggio olimpico. In quel momento spuntò dalla strada un gruppo di atleti americani, un po' alticci dopo aver trascorso la notte nei locali di Monaco. Credendo di trovarsi di fronte altri atleti, gli americani scherzando e ridendo aiutarono i terroristi a scavalcare la recinzione con le borse contenenti le armi. All'interno delle palazzine che ospitavano la delegazione di Israele erano alloggiati, tra gli altri:

1. David Berger, 28 anni, pesista, nato negli Stati Uniti d'America e recentemente emigrato in Israele
2. Ze'ev Friedman, 28 anni, pesista, nato in Polonia e sopravvissuto alle persecuzioni razziali
3. Yossef Gutfreund, 40 anni, arbitro di lotta greco-romana, padre di due figlie
4. Eliezer Halfin, 24 anni, lottatore, nato in Unione Sovietica, cittadino israeliano da pochi mesi
5. Yossef Romano, 31 anni, pesista, nato in Libia, padre di tre figli e veterano della Guerra dei Sei Giorni
6. Amitzur Shapira, 40 anni, allenatore di atletica leggera, nato in Israele, padre di quattro figli
7. Kehat Shorr, 53 anni, allenatore di tiro a segno, nato in Romania, aveva perso la moglie e una figlia durante le persecuzioni razziali
8. Mark Slavin, 18 anni, lottatore, nato in Unione Sovietica ed emigrato in Israele nel maggio 1972
9. André Spitzer, 27 anni, allenatore di scherma, nato in Romania e padre di una bimba di pochi mesi
10. Yakov Springer, 51 anni, giudice di sollevamento pesi, nato in Polonia e unico sopravvissuto del suo nucleo familiare alle persecuzioni razziali
11. Moshe Weinberg, 33 anni, allenatore di lotta greco-romana, nato in Israele

Non è chiaro, a tutt'oggi, se i terroristi disponessero di grimaldelli per aprire le porte o di chiavi false. È stata avanzata l'ipotesi che le chiavi false siano state fornite dalla Germania Est o da delegazioni delle Nazioni arabe, ma nessuna prova conclusiva si è mai avuta a riguardo.

Alle 4:30 del 5 settembre 1972, il commando tentò di aprire la porta dell'appartamento situato al piano terra. Yossef Gutfreund venne svegliato dal rumore e non appena vide spuntare le canne dei fucili dalla porta appena aperta, vi si gettò a peso morto urlando: "Al riparo, ragazzi!". Con i suoi 132 chili di peso, Gutfreund riuscì a far guadagnare secondi preziosi, permettendo al suo compagno di stanza, l'allenatore di sollevamento pesi Tuvia Sokolovski di sfondare una finestra e di fuggire attraversando il giardino posto sul retro dell'edificio. I terroristi, facendo leva con le canne dei fucili, riuscirono ad entrare e a gettare Gutfreund a terra. Velocemente, il gruppo entrò in una stanza e prese prigionieri Amitzur Shapira e Kehat Shorr. In un'altra stanza adiacente, Moshe Weinberg afferrò un coltello da frutta posto sul comodino e si avventò su Issa, che entrava in quel momento e che schivò il colpo. Un altro membro del commando terrorista, vedendo la scena, aprì il fuoco e ferì Weinberg con un colpo, trapassandogli la guancia da parte a parte. Il commando si mosse velocemente e in un'altra ala dello stesso appartamento catturò Yakov Springer e André Spitzer. A questo punto, il gruppo si divise: due fedayyin rimasero a guardia dei prigionieri, mentre Tony e altri cinque terroristi si recarono nell'appartamento adiacente assieme a Weinberg (che tamponava la ferita con un fazzoletto) attraversando un breve tratto di Connollystrasse. I terroristi superarono la palazzina che ospitava gli atleti che gareggiavano nelle discipline di scherma e atletica leggera. È probabile che Weinberg li abbia guidati alla palazzina che alloggiava i pesisti e i lottatori con l'intento di tentare una sortita facendo affidamento sulla stazza fisica degli atleti in questione. Gli occupanti dell'appartamento erano stati svegliati dal colpo esploso ed erano accorsi a vedere cosa stesse succedendo. In questo modo, il commando riuscì a prendere prigionieri David Berger, Yossef Romano, Mark Slavin, Ze'ev Friedman, Eliezer Halfin e un altro pesista: Gad Tsobari. Mentre questo gruppo veniva spostato per raggiungere gli altri prigionieri, David Berger si rivolse ai suoi colleghi in ebraico dicendo: "Non abbiamo nulla da perdere, cerchiamo di sopraffarli". Uno dei terroristi che comprendeva l'ebraico spianò il proprio fucile contro gli ostaggi per prevenire reazioni. Gad Tsobari decise di rischiare il tutto per tutto e imboccò la porta che comunicava col garage sotterraneo fuggendo a zig zag e riparandosi dietro i piloni di sostegno. Un membro del commando sparò diversi colpi in direzione di Tsobari, mancandolo di poco. Nella confusione di questo momento, Weinberg, benché ferito, con un pugno atterrò Badran, facendogli saltare diversi denti e fratturandogli la mascella. Afferrò il suo fucile, ma nella colluttazione che seguì, fu raggiunto da un colpo di arma da fuoco in pieno petto e fu ucciso. Tsobari riuscì comunque a fuggire.

Il commando si riunì nuovamente e sembra che a questo punto Yossef Romano (che camminava con l'ausilio di stampelle, essendosi infortunato ad un legamento del ginocchio durante la sua gara) abbia provato a togliere di mano un fucile a un terrorista. Forse fu ucciso all'istante da una raffica di mitra, anche se rimane il sospetto (non confermato) che sia stato solo ferito e poi successivamente torturato a morte, addirittura evirato. Il giorno seguente, Romano sarebbe dovuto tornare in Israele per sottoporsi ad un esame e ad un'operazione al ginocchio. Il suo corpo fu posto di fronte agli ostaggi israeliani legati, come monito a non tentare sortite.
L'edificio del massacro

L'allarme

Gad Tsobari riuscì a raggiungere una troupe televisiva americana della ABC e dal momento che non parlava bene l'inglese, provò a farsi capire. I membri della troupe vedendolo trafelato, vestito solo con un paio di pantaloni e con un accento strano, scoppiarono a ridere, pensando si trattasse di uno scherzo. Alle ore 4:47 una donna delle pulizie, che si stava recando al lavoro, telefonò all'Ufficio Olimpico per la Sicurezza dicendo di aver udito colpi di arma da fuoco. Un Oly fu inviato sul posto e vedendo un terrorista incappucciato e armato di Kalashnikov chiese cosa stesse succedendo. Il terrorista non rispose, ma il corpo di Moshe Weinberg fu gettato in strada come segno inequivocabile delle intenzioni dei terroristi. Alle 5:08 due fogli di carta furono gettati dal balcone del primo piano e raccolti da un poliziotto tedesco: si richiedeva la liberazione di 234 detenuti nelle carceri israeliane e dei terroristi tedeschi Andreas Baader e Ulrike Meinhof, detenuti in Germania. L'ordine avrebbe dovuto essere eseguito entro le 9:00 del mattino. In caso contrario, Issa (che aveva assunto il ruolo di negoziatore) minacciò che sarebbe stato ucciso un ostaggio per ogni ora di ritardo e che i cadaveri sarebbero stati gettati per strada. Alle 8:15 era in programma ai Giochi olimpici una gara di equitazione che si svolse regolarmente. Il Presidente del Comitato Olimpico Internazionale, Michael Morris Killanin, fu informato dell'accaduto ma decise che le Olimpiadi non si sarebbero dovute fermare. Nel frattempo, il nuotatore ebreo americano Mark Spitz, vincitore di sette medaglie d'oro, veniva prelevato dalla Polizia e rimpatriato negli Stati Uniti d'America, nel timore che potesse costituire un obiettivo per i terroristi.

Le negoziazioni

I tedeschi assemblarono un'unità di crisi composta dal capo della Polizia di Monaco, Manfred Schreiber, dal Ministro Federale degli Interni, Hans-Dietrich Genscher e dal Ministro degli Interni della Baviera, Bruno Merk. Il Cancelliere Federale Willy Brandt contattò immediatamente il Primo Ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La posizione del Governo di Israele fu fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Tuttavia, il Governo israeliano si offrì di inviare in Germania un'unità di Forze Speciali per tentare un blitz. I tedeschi declinarono l'offerta e cercarono di prendere tempo con i terroristi. Le scuse addotte furono le più svariate: non si riuscivano a raggiungere alcuni membri del Governo di Israele, non si riuscivano a localizzare tutti i prigionieri, le linee telefoniche con Gerusalemme continuavano a cadere. I terroristi erano al corrente sin dall'inizio della politica che Israele avrebbe perseguito, ma ciononostante estesero l'ultimatum alle 12:00. Le trattative erano portate avanti da Issa che di tanto in tanto usciva dall'edificio per parlare con gli ufficiali di Polizia, con una bomba a mano ben in vista nel taschino.

Nel frattempo, il programma delle Olimpiadi andava avanti, nonostante si fosse ormai diffusa in tutto il mondo la notizia dell'azione del commando. In un primo momento, le uniche concessioni del Comitato Olimpico Internazionale riguardarono l'organizzazione di una cerimonia di commemorazione per i due atleti uccisi. Nel tardo pomeriggio, grazie anche alla pressione esercitata dalle manifestazioni che avvenivano in tutto il mondo, si decise di sospendere i Giochi. Il villaggio olimpico fu subito assediato da giornalisti, cameramen e curiosi. La TV seguiva in diretta gli avvenimenti con una telecamera fissa puntata sul numero 31 di Connollystrasse. L'unità di crisi, affiancata da Magdi Gohary (consigliere egiziano presso la Lega Araba) e da Ahmed Touny (rappresentante egiziano del Comitato Olimpico Internazionale) si incaricò di portare avanti le trattative: dapprima Schreiber si dichiarò disponibile ad offrire qualsiasi somma di denaro, successivamente Genscher, Merk, Walther Tröger (il capo del villaggio olimpico) e Hans-Jochen Vogel (Borgomastro di Monaco) si offrirono come ostaggi al posto degli israeliani. Tutte le richieste furono respinte da Issa. Brundage suggerì di immettere gas narcotizzante attraverso i condotti di ventilazione, come era stato fatto dalla Polizia di Chicago negli anni '20. L'unità di crisi provò a mettersi in contatto con vari dipartimenti di Polizia statunitensi per aver maggiori informazioni, ma il piano fu abbandonato. Fu allora deciso di utilizzare agenti travestiti da cuochi che portassero cibo e acqua dentro l'appartamento. Ma i terroristi ordinarono che le vivande fossero lasciate di fronte all'ingresso e si incaricarono loro stessi, a turno, di portarle all'interno.

L'ultimatum fu spostato alle 15:00 e successivamente alle 17:00. I terroristi sapevano bene che in tal modo l'audience televisiva sarebbe aumentata, fornendo loro un formidabile strumento di propaganda. Verso le ore 16:00 fu deciso di dare il via ad un nuovo tentativo di soccorso: un nucleo di tredici agenti di Polizia si sarebbe introdotto nell'appartamento utilizzando i condotti di ventilazione posti sul tetto dell'edificio. L'intera operazione fu ripresa in diretta dalle telecamere, ma anche i terroristi all'interno dell'appartamento stavano osservando la TV e minacciarono di uccidere gli ostaggi immediatamente. L'intera operazione fu quindi annullata. Nel frattempo il villaggio olimpico era ormai pieno di curiosi che cercavano di avvicinarsi il più possibile alla palazzina israeliana. Alcune persone manifestavano portando cartelli che chiedevano la sospensione delle Olimpiadi.

Poco prima delle 17:00 i terroristi avanzarono una nuova richiesta: volevano essere trasferiti assieme agli ostaggi al Cairo e da lì proseguire le trattative. Le Autorità tedesche chiesero di potersi prima sincerare delle condizioni degli ostaggi e del loro assenso a proseguire per il Cairo. Kehat Shorr e André Spitzer si affacciarono alla finestra del secondo piano mentre un terrorista li teneva sotto tiro. Spitzer, che conosceva il tedesco, riuscì a parlare per circa un paio di minuti prima di essere colpito alla testa col calcio di un fucile e riportato dentro. Genscher e Tröger furono poi accompagnati da due terroristi in una stanza del secondo piano. In quell'occasione videro il cadavere di Yossef Romano, notarono che David Berger era stato ferito da un proiettile alla spalla e che molti di loro, specialmente Yossef Gutfreund, erano stati malmenati. Nel frattempo, il Cancelliere federale Willy Brandt provò a contattare il presidente egiziano Anwar al-Sadat per ottenere il permesso di trasferire al Cairo il gruppo. I tentativi si rivelarono inutili, sinché verso le 20:20 Brandt riuscì a parlare col Primo Ministro egiziano Aziz Sidky che negò l'assenso del suo Governo all'operazione. Issa pose un estremo ultimatum per le ore 21:00, rinnovando la minaccia dell'uccisione di un ostaggio per ciascuna ora di ritardo.

Il trasferimento


Si decise allora di esperire gli ultimi tentativi per salvare gli ostaggi: i terroristi e gli ostaggi avrebbero raggiunto un piazzale del villaggio olimpico e da lì sarebbero saliti su due elicotteri per dirigersi all'aeroporto. Lì avrebbero trovato un Boeing 727 della Lufthansa che li avrebbe portati al Cairo. I terroristi avrebbero voluto dirigersi all'aeroporto internazionale di Riem, ma i negoziatori riuscirono a convincerli del fatto che l'aeroporto di Fürstenfeldbruck avrebbe rappresentato una scelta migliore. Le intenzioni dell'unità di crisi consistevano nel tentare di uccidere i terroristi mentre percorrevano a piedi il tragitto verso gli elicotteri oppure, di compiere un'azione all'interno dell'aeroporto. La prima ipotesi fu abbandonata quando Issa, sospettando un agguato, richiese che il trasferimento verso il piazzale avvenisse con un minibus. Alle 22:10 il gruppo lasciò l'edificio e subito dopo salì su due elicotteri Bell UH-1 Iroquois. Nel primo presero posto Shapira, Spitzer, Slavin, Shorr e Gutfreund, insieme a Issa e ad altri tre terroristi. Nel secondo entrarono Berger, Friedman, Halfin e Springer, accompagnati da altri quattro terroristi. Fu in questo frangente che le autorità tedesche si accorsero che il commando era formato da otto persone e non cinque, come avevano creduto sino a quel momento. In seguito, emerse che un gruppo di postini tedeschi aveva visto il commando scavalcare la recinzione la notte precedente e che si erano recati presso la Polizia per fornire la loro versione dei fatti. Secondo le deposizioni, il commando era composto da un numero variabile da otto a dodici terroristi, ma la loro testimonianza, inspiegabilmente, non fu ritenuta attendibile. Schreiber delegò il suo vice, Georg Wolf, all'organizzazione delle operazioni a Fürstenfeldbruck. Il piano di Wolf prevedeva che gli elicotteri atterrassero a breve distanza dal Boeing 727. All'interno dell'aereo era stata posizionata una squadra della Polizia tedesca travestita con uniformi di volo della Lufthansa. All'esterno, intorno alla pista e sulla torre di controllo erano posizionati cinque agenti con fucili di precisione che avrebbero dovuto uccidere i terroristi. Come rinforzi, il piano prevedeva l'utilizzo di un'ulteriore squadra di Polizia che sarebbe giunta sul posto a bordo di un altro elicottero e altre squadre a bordo di veicoli blindati. Secondo il racconto di Samir, l'atmosfera a bordo degli elicotteri era più rilassata. Ostaggi e terroristi chiacchieravano insieme, confidando in una soluzione positiva.

L'azione

Il volo dal villaggio olimpico sino all'aeroporto di Fürstenfeldbruck durò all'incirca una ventina di minuti. All'interno della torre di controllo dell'aeroporto si trovavano il comandante del Mossad, Zvi Zamir e un suo assistente, Victor Cohen, in qualità di osservatori. Pochi minuti prima che gli elicotteri con gli ostaggi atterrassero, la squadra di Polizia posizionata all'interno dell'aereo valutò la possibilità di annullare l'azione. Alcuni agenti fecero notare che uno scontro a fuoco all'interno di un aereo pieno di carburante e privo di vie d'uscita avrebbe rappresentato la morte sicura. In più, le false uniformi della Lufthansa erano incomplete e male assemblate. Il comandante della squadra decise di sottoporre a votazione la permanenza all'interno del velivolo e tutti i membri della squadra votarono per l'annullamento della missione. Gli agenti uscirono dall'aereo mentre gli elicotteri con gli ostaggi volteggiavano attorno all'aeroporto per dar modo ad un terzo elicottero che trasportava Genscher, Merk e Schreiber di precederli. Non appena Schreiber incontrò Wolf, si verificò tra i due il seguente scambio di battute:

Schreiber: "Che disgrazia che questa cosa si sia saputa solo all'ultimo momento"

Wolf: "A cosa ti riferisci?"

Schreiber: "Al fatto che siano in otto"

Wolf: "Cosa? Vuoi dire che ci sono otto arabi?"

Schreiber: "Cosa? Vuoi dire che lo stai scoprendo solo ora?"

A questo punto, le speranze erano poste tutte nei cinque agenti di Polizia posizionati ai bordi della pista. Essi erano equipaggiati con normali fucili Heckler & Koch G3, ma nessuno di loro disponeva di attrezzature essenziali come elmetti, giubbotti antiproiettile, visori notturni e ricetrasmittenti. Inoltre, uno degli agenti era posizionato nella linea di tiro degli altri, nessuno sapeva dove fossero posizionati i colleghi e nessuno di loro aveva ricevuto un addestramento specifico come tiratore di precisione. A quell'epoca la Germania non disponeva infatti di squadre speciali antiterrorismo e l'unico motivo per cui gli agenti erano stati selezionati consisteva nel fatto che si dilettassero nella disciplina del tiro a segno.

Verso le 22:35 gli elicotteri con gli ostaggi atterrarono all'aeroporto. Immediatamente scesero i quattro piloti e sei terroristi. 'Isa e Tony, già insospettiti dal ritardo nel trasferimento, si recarono immediatamente a ispezionare l'aereo mentre i quattro piloti venivano tenuti sotto tiro, con le mani sulla testa. Non appena si accorsero che l'aereo era vuoto, compresero che si trattava di una trappola e tornarono di corsa agli elicotteri. Fu a quel punto che Wolf dette ordine di aprire il fuoco. Erano all'incirca le 23:00. Le luci che erano state posizionate per illuminare a giorno l'area si accesero e gli agenti cominciarono a sparare. Il poliziotto che era posizionato accanto a Wolf mancò il primo colpo, ma riuscì a ferire Tony alla gamba al secondo tentativo. I piloti degli elicotteri si dettero alla fuga mentre Issa correva a zig zag verso gli ostaggi schivando i colpi. Immediatamente furono colpiti a morte Paolo e Abu Halla. I terroristi superstiti presero di mira i fari, posizionandosi dietro e sotto gli elicotteri. In questa circostanza, un colpo mortale raggiunse l'agente Anton Fliegerbauer. Seguì un fitto scambio di colpi per circa un'ora. Gli ostaggi, che nel frattempo erano rimasti legati all'interno degli elicotteri, provarono a liberarsi mordendo le corde. L'elicottero che trasportava la squadra dei rinforzi atterrò, per cause ignote, sull'altro lato della pista, a più di un chilometro di distanza dal luogo della sparatoria e gli agenti non entrarono mai in azione. Nel frattempo, tutta l'area adiacente all'aeroporto e le vie d'accesso erano state occupate da giornalisti e curiosi. Questa circostanza aveva fatto sì che i veicoli corazzati che dovevano servire da rinforzo rimanessero coinvolti nel traffico. Inoltre, uno dei veicoli a causa di un errore si diresse verso l'aeroporto internazionale di Riem, situato dall'altra parte della città. Quando il conducente apprese che il teatro dell'azione era a Fürstenfeldbruck, inchiodò con i freni, causando un massiccio tamponamento a catena. Zamir e Cohen, in un ultimo disperato tentativo, presero un megafono e provarono a intimare ai terroristi di arrendersi. I terroristi risposero sparando contro di loro una raffica di mitra. Ormai era troppo tardi per negoziare. I veicoli corazzati giunsero all'aeroporto poco prima della mezzanotte del 6 settembre e si decise di farli subito entrare in azione. Vistisi perduti, i terroristi decisero di uccidere gli ostaggi. Alle 00:04 uno dei terroristi, probabilmente Issa, svuotò un intero caricatore all'interno di un elicottero uccidendo Ze'ev Friedman, Eliezer Halfin, Yakov Springer e ferendo ad una gamba David Berger. Subito dopo, lo stesso terrorista lanciò una bomba a mano nel velivolo che fu avvolto dalle fiamme. Issa si allontanò dall'elicottero assieme a Salah, sparando all'impazzata in direzione degli agenti ed entrambi furono uccisi. Il poliziotto che si trovava nella linea di tiro dei colleghi riuscì a sparare in tutta l'azione un solo colpo con il quale uccise Salah. Ma i suoi colleghi, avendolo scambiato per un terrorista, spararono contro di lui ferendolo. Anche un pilota, Ganner Ebel, rimase ferito dai colpi sparati dagli agenti. La dinamica relativa agli ostaggi dell'altro elicottero non è accertata, ma a quanto pare il terrorista conosciuto come Denawi, subito dopo l'esplosione, sparò all'interno del velivolo uccidendo Yossef Gutfreund, Amitzur Shapira, Kehat Shorr, Mark Slavin e André Spitzer.

Rimanevano quattro terroristi: Samir e Badran si finsero morti e furono catturati dalla Polizia. Samir era ferito al polso destro, mentre Badran era stato raggiunto alla gamba. Denawi fu catturato completamente illeso. Tony fu localizzato da una pattuglia con l'ausilio di cani poliziotto mentre si nascondeva nei pressi di un vagone ferroviario situato lì vicino. La Polizia provò a farlo uscire utilizzando gas lacrimogeni, ma fu ucciso dopo un breve conflitto a fuoco. Alle ore 1:30 del 6 settembre 1972 era tutto finito.

Le conseguenze



Mentre ancora la sparatoria era in corso, fu diffuso un comunicato che annunciava la liberazione di tutti gli ostaggi e l'uccisione dei terroristi. Per motivi di fuso orario, i giornali israeliani andarono in stampa con questa notizia. Successivamente un incaricato del Comitato Olimpico Internazionale annunciò che: "Le notizie iniziali erano sin troppo ottimistiche". La notizia ufficiale fu diramata dal conduttore dei programmi sportivi della rete televisiva americana ABC, Jim McKay, in questo modo:

"Abbiamo appena ricevuto le ultime notizie. Quando ero bambino, mio padre mi diceva che raramente le nostre speranze più belle e le nostre paure più grandi si avverano. Questa notte le nostre paure più grandi sono divenute realtà. Ci hanno comunicato in questo momento che gli ostaggi erano undici. Due di loro sono stati uccisi nelle loro stanze ieri mattina, gli altri nove sono stati uccisi questa notte all'aeroporto. Sono tutti morti".

Le Olimpiadi non si fermarono e fu solo organizzata una cerimonia di commemorazione nello Stadio Olimpico alla presenza di 80.000 persone e 3.000 atleti. Durante la cerimonia, Carmel Eliash, una cugina di Moshe Weinberg morì a seguito di un attacco cardiaco. Il Comitato Olimpico Internazionale propose di mettere le bandiere delle Nazioni partecipanti a mezz'asta. La disposizione fu osservata da tutti i Paesi, inclusa la Giordania, ad eccezione dei rimanenti Stati arabi e dell'Unione Sovietica. L'autopsia effettuata sui cadaveri degli atleti si rivelò impossibile nel caso di Eliezer Halfin e Yakov Springer poiché i cadaveri erano carbonizzati. L'esplosione aveva spinto il corpo di Ze'ev Friedman fuori dall'elicottero, lasciandolo pressoché intatto. David Berger morì per asfissia. Ciascuno degli occupanti dell'altro velivolo era stato raggiunto da un minimo di quattro proiettili. Il sospetto che qualcuno di loro fosse stato colpito dalla Polizia tedesca non fu mai confermato. La delegazione israeliana lasciò Monaco portando i corpi dei loro connazionali in bare avvolte dalla bandiera. David Berger fu sepolto negli Stati Uniti; cinque vittime furono sepolte nel cimitero di Kiryat Shaul a Tel Aviv.

Il 9 settembre l'aviazione israeliana effettuò una serie di raid aerei sui campi profughi palestinesi in Libano e Siria

I corpi dei terroristi uccisi furono trasportati in Libia dove ricevettero gli onori militari. I tre terroristi superstiti furono curati e incarcerati in Germania. Tuttavia il 29 ottobre, un altro commando dirottò verso Zagabria un volo della Lufthansa partito da Beirut e diretto ad Ankara, domandando il rilascio dei responsabili della strage. Il governo tedesco acconsentì allo scambio e i tre terroristi furono accompagnati in Libia dove furono accolti con grandi onori e indissero una conferenza stampa trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo. Successivamente si apprese, in via ufficiosa, che il dirottamento era stato organizzato dallo stesso Governo tedesco allo scopo di liberarsi dei tre superstiti e probabilmente per tenere la Germania al riparo da eventuali azioni di ritorsioni terroristiche.

In seguito a questi avvenimenti, la Germania intraprese la costituzione di un nucleo di Forze Speciali di Polizia per interventi antiterrorismo, sotto la guida del Colonnello Ulrich Wegener (già protagonista ai fatti di Monaco). Tale gruppo prese il nome di Grenzschutzgruppe 9, o GSG 9.

Le autorità tedesche imposero il divieto per tutti i membri delle Forze di Polizia che avessero partecipato a vario titolo agli eventi, di parlare con i giornalisti o redigere memoriali sotto pena del licenziamento e di perdita del trattamento pensionistico. L'unico agente che a distanza di anni abbia accettato di essere intervistato è Heinz Hohensinn, presente al tentativo di salvataggio effettuato al Villaggio Olimpico. La sua testimonianza è contenuta nel film "Un Giorno a Settembre" girato nel 1999 dal regista scozzese Kevin Macdonald.

Pochi mesi dopo, il Governo di Israele varò una serie di operazioni condotte da gruppi militari e paramilitari, volte all'eliminazione fisica di alcuni alti esponenti palestinesi sospettati di essere coinvolti a vario titolo nel massacro di Monaco (operazione "Ira di Dio", sfociata nel cosiddetto "Affare Lillehammer", e operazione "Sorgente di Gioventù").

Abu Iyad fu ucciso a Tunisi nel 1991 da un commando facente parte del gruppo di Abu Nidal.

Abu Dawud riuscì a sfuggire nel 1981 ad un attentato a Varsavia nel quale rimase ferito da sei colpi di pistola sparati a breve distanza. Nel 1993, a seguito degli accordi di pace di Oslo, ricevette un salvacondotto dalle Autorità israeliane per partecipare all'assemblea dell'OLP. Si ritiene che viva in Siria o in Giordania.

Denawi è probabilmente morto. Alcune fonti sostengono che sia stato ucciso da agenti del Mossad, altre invece ritengono sia stato colpito da un attacco cardiaco.

Sulla sorte di Badran regna l'incertezza. C'è chi ritiene che anche lui sia stato ucciso da agenti del Mossad. Tuttavia, nel 2005 un alto esponente dell'OLP, Tawfik Tirawi rivelò ad un giornalista l'esistenza in vita del terrorista.

Samir comparve a volto oscurato nel film documentario "Un Giorno a Settembre". Si ritiene che viva in qualche Nazione del Nord Africa e che sia sfuggito a diversi attentati, probabilmente pianificati dal Mossad.

04 settembre, 2010

Presentata la manifestazione "Jeux d'art a Villa d'Este"


Presentata la manifestazione "Jeux d'art a Villa d'Este"

E' stato presentato questa mattina a Palazzo Valentini dal Presidente della Commissione Cultura della Provincia di Roma, Pino Battaglia, il programma di Jeux d'Art a Villa d'Este 2010.

Sono intervenuti Francesco Nicolosi direttore artistico, Mariano Rigillo attore, Martina Santese Presidente Associazione ‘La Stanza delle Rose’ e Riccardo Luciani assessore alle Politiche culturali del Comune di Tivoli.

Si tratta di un percorso che svela incanti e fremiti evocati dal linguaggio universale della musica del Secolo romantico “Jeux D’Art a Villa D’Este”.

Giunto alla sua quinta edizione si rinnova l’appuntamento settembrino a Villa D’Este. La manifestazione organizzata dall’Associazione “La Stanza delle Rose” con la direzione artistica del musicista Francesco Nicolosi, è un tributo al compositore ungherese Franz Listz che soggiornò nella Villa estense nell’arco di un ventennio.

“Sosteniamo questo progetto con convinzione – spiega Pino Battaglia presentando l’evento – per il suo alto valore e per la sua importanza. Una tradizione culturale, ma anche la valorizzazione del nostro territorio provinciale e dei suoi Beni. Il livello della programmazione è molto interessante e sono certo avrà un riscontro di pubblico importante”.

Otto gli appuntamenti in scaletta: il 4 settembre alla Fontana dell’Ovato con “Les Contes de Feès” con la voce recitante di Mariano Rigillo e l’orchestra giovanile del Conservatorio di Santa Cecilia diretta da Silvia Massarelli.

Il secondo appuntamento è dedicato ai “ Percorsi Lisztiani”, al pianoforte il vincitore del Premio Thalberg 2010, il russo Andrey Stukalov.

Il 15 settembre emozioni in rosa per la serata “Nel segno della donna” concerto diretto da Laura Simionato con musiche di Chopin, Grieg, Britten.

Il 19 settembre un omaggio a Schumann, nel bicentenario della nascita, “ Soireès Schumann”concerto per violino, viola, violoncello e i virtuosismi pianistici di Francesco Nicolosi.

Il David Trio il 22 settembre propone musiche di Schubert e Brahms, perfetto preludio al “Week-End Chopin” del 25 e 26 settembre in occasione del bicentenario dalla nascita del compositore.

Gran serata di chiusura il 28 settembre, alla Chiesa di Santa Maria Maggiore a Tivoli, con la “Messa a Quattro con orchestra” conosciuta come Messa di Gloria di Puccini.

PROMEMORIA 4 settembre 1904 - A Buggerru i carabinieri sparano sulla folla di minatori, in sciopero per ottenere un aumento salariale, sette morti.


A Buggerru i carabinieri sparano sulla folla di minatori, in sciopero per ottenere un aumento salariale, provocando sette morti e decine di feriti.
Il 4 Settembre 1904 i minatori di Buggerru (Cagliari) decidono di scioperare per protestare contro la decisione della proprietà della miniera di ridurre da due a un’ora la pausa mensa anticipando di un mese l’orario invernale. Una vertenza sindacale che vede una durissima risposta da parte dello Stato che invia i Carabinieri a reprimere nel sangue quella lotta.
Giolitti al governo non riesce ad impedire che le lotte operaie e contadine vengano represse nel sangue e mentre nel nord, dopo le cannonate di Bava Beccarsi a Milano nel 1898, l’Esercito e i Carabinieri riducono gli interventi armati, nel sud reprimono in modo brutale le lotte di ceti e classi ritenute sovversive.
Pochi giorni dopo Buggerru anche a Castelluzzo, in Sicilia, i carabinieri reprimono nel sangue una assemblea della cooperativa contadina.
Dopo Monza anche a Milano la Camera del Lavoro organizza una manifestazione all’Arena e dichiara, sulla base di un precedente accordo con le altre Camere del Lavoro, il primo Sciopero Generale.
Sarà la prima esperienza che mobiliterà per alcuni giorni una coraggiosa e diffusa iniziativa sindacale, difficile da gestire e con problemi di rapporti con il PSI e il Governo.
Lo scioglimento anticipato delle Camere da parte di Giolitti chiuderà questa esperienza riducendo gli spazi riformistici.

03 settembre, 2010

A Palazzo Valentini esposta la gigantografia di Sakineh


A Palazzo Valentini esposta la gigantografia di Sakineh

Questa mattina sulla facciata di Palazzo Valentini è stata esposta una gigantografia di Sakineh Mohammadi-Ashtiani, la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio.

"Con questo gesto - sottolinea il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti – vogliamo evidenziare la partecipazione di Roma e del suo territorio a una campagna mondiale di solidarietà e indignazione. È fondamentale, infatti, che tutte le istituzioni si mobilitino per salvare la vita di Sakineh e moltiplicare l'attenzione pubblica su questa vicenda”.

“Bisogna far sentire la nostra voce con grande forza – aggiunge il presidente Zingaretti – perchè è il silenzio delle coscienze che alimenta il fanatismo del regime iraniano. Dobbiamo ribellarci all'assurdo e batterci fino all'ultimo contro un crimine inumano e ingiustificabile"

PROMEMORIA 3 settembre 1943. L'Italia continentale viene invasa dalle truppe alleate. Cassibile firma l'armistizio corto


Seconda guerra mondiale: L'Italia continentale viene invasa dalle truppe alleate, per la prima volta nel corso della guerra. Il generale Giuseppe Castellano plenipotenziario del governo guidato dal maresciallo d'Italia Pietro Badoglio firma a Cassibile

L'armistizio corto; verrà reso noto l'8 settembre con il famoso proclama alla radio.
L'armistizio di Cassibile o armistizio corto, siglato segretamente il 3 settembre del 1943, è l'atto con il quale il Regno d'Italia cessò le ostilità contro le forze alleate, nell'ambito della seconda guerra mondiale. In realtà non si trattava affatto di un armistizio, ma di una vera e propria resa senza condizioni.
Poiché tale atto stabiliva la sua entrata in vigore dal momento del suo annuncio pubblico, esso è comunemente citato come "8 settembre", data in cui, alle 18.30,[1] fu pubblicamente reso noto prima dai microfoni di Radio Algeri da parte del generale Dwight D. Eisenhower e, poco più di un'ora dopo, alle 19.42, confermato dal proclama del maresciallo Pietro Badoglio trasmesso dai microfoni dell'EIAR.

02 settembre, 2010

PROMEMORIA 2 settembre 1944 - Olocausto: Anna Frank e la sua famiglia vengono caricati sul treno che li porterà da Westerbork ad Auschwitz.


Olocausto: Anna Frank e la sua famiglia vengono caricati sul treno che li porterà da Westerbork ad Auschwitz. Vi arriveranno tre giorni dopo
Annelies Marie Frank, detta Anne, nome italianizzato in Anna Frank, pronuncia[?·info] (Francoforte sul Meno, 12 giugno 1929 – Bergen-Belsen, 31 marzo 1945), è stata una ragazza ebrea tedesca, divenuta un simbolo della Shoah per i suoi diari scritti nel periodo in cui la sua famiglia si nascondeva dai nazisti e per la sua tragica morte nel campo di concentramento di Bergen-Belsen. Visse parte della sua vita ad Amsterdam nei Paesi Bassi, dove la famiglia era riparata dopo l'ascesa al potere dei nazisti in Germania. Fu privata della cittadinanza tedesca nel 1941, divenendo così apolide.

Biografia
Seconda figlia di Otto Heinrich Frank (12 maggio 1889 - 19 agosto 1980) e di sua moglie Edith Hollander, apparteneva ad una famiglia di patrioti tedeschi che prestarono servizio durante la prima guerra mondiale. Aveva una sorella maggiore, Margot Elisabeth Frank (16 febbraio 1926 - 9 marzo 1945). Lei e la famiglia dovettero spostarsi ad Amsterdam nel 1933, quando Adolf Hitler venne nominato Führer, per sfuggire alla persecuzione dei Nazisti.

Il 6 luglio 1942, appena tredicenne, dovette nascondersi con la famiglia nell'Achterhuis, un piccolo spazio a due piani posto sopra i locali della compagnia di Otto chiamata "Gies e co". (Questo Achterhuis era situato in un vecchio - ed abbastanza tipico - edificio sul Canale Prinsengracht, nella parte ovest di Amsterdam, a circa un isolato dalla Westerkerk.[1]) La porta dell'Achterhuis era nascosta dietro una libreria. Vissero lì dal 6 luglio 1942 al 4 agosto 1944, durante l'occupazione nazista. Essi venivano aiutati da persone chiamate Miep Gies, Jan Gies, Johannes Kleiman, Victor Kugler, Bep Voskuilj, il signor Voskuilj e la moglie di Kleiman, che portavano ai clandestini cibo, notizie e oggetti già da tempo nell'alloggio segreto.

Nel nascondiglio trovarono rifugio 8 persone: Otto e Edith Frank (i genitori di Anna); la sorella maggiore Margot; il Signor Dussel, un dentista ebreo (30 aprile 1889 - 20 dicembre 1944) (vero nome, Fritz Pfeffer); e Hermann (31 marzo 1890 - 6 settembre 1944) e Petronella (29 settembre 1900 - 9 aprile 1945) van Daan con il loro figlio Peter (8 novembre 1926 - 5 maggio 1945) (vero cognome, van Pels).

Durante quegli anni Anna scrisse un diario, descrivendo con considerevole talento le paure causate dal vivere in clandestinità, i sentimenti per Peter, i conflitti con i genitori, e la sua aspirazione di diventare scrittrice.

Dopo più di due anni, una donna il 4 agosto 1944 chiamò la Gestapo dicendo che al 263 di Prinsengracht erano nascosti degli ebrei. Si pensa che la spia fosse la donna delle pulizie dell'Opekta di nome Lena Hartog Van Bladeren. Tra i sospettati vi è anche un dipendente di nome Van Mareen. Le due famiglie così vennero arrestate dalla Grüne Polizei e trasferite al campo di smistamento di Westerbork insieme a Kleiman e Kugler, nell'Olanda nord-orientale. Questi ultimi riuscirono poi a fuggire. Il 2 settembre Anna Frank e gli altri clandestini vennero caricati sull'ultimo treno merci in partenza per Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo. Nel frattempo Miep Gies ed Elly Vossen trovarono il diario e lo misero al sicuro.

Anna, Margot ed Edith Frank, i van Pels e Fritz Pfeffer non sopravvissero ai campi di concentramento tedeschi (nel caso di Peter van Pels che morì tre giorni prima della liberazione del campo di Mauthausen, alle marce della morte tra un campo e l'altro). Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz-Birkenau e vennero poi spedite a Bergen-Belsen, dove morirono di tifo esantematico nel marzo 1945,solo tre settimane prima della liberazione del campo. Solo il padre di Anna sopravvisse ai campi di concentramento, quando il 27 gennaio 1945 fu liberato il campo di Auschwitz dai Russi; il 3 giugno 1945 tornò ad Amsterdam dopo tre mesi di viaggio. Miep gli diede il diario, quando Otto scoprì il destino dei clandestini ed egli lo aggiustò per la pubblicazione con il titolo di Het Achterhuis. Otto Frank morì a Basilea, in Svizzera dove viveva sua sorella, il 19 agosto 1980.

01 settembre, 2010

Pedaggi: Consiglio di Stato conferma stop aumenti. Zingaretti: con tenacia abbiamo vinto.


Pedaggi: Consiglio di Stato conferma stop aumenti. Zingaretti: con tenacia abbiamo vinto.
Casello di pedaggio autostradale


Confermato lo stop agli aumenti dei pedaggi su autostrade e raccordi autostradali in gestione Anas decisi con la manovra economica, che erano scattati dal primo luglio scorso ma erano stati bloccati dal Tar del Lazio il 29 luglio successivo. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso contro la sospensiva presentata dalla Presidenza del Consiglio dei ministri e dall' Anas.

Il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti ha dichiarato a tal proposito: "Anche il Consiglio di Stato conferma che le nostre argomentazioni erano giuste e sacrosante. Non solo, come poteva sembrare ovvio, dal punto di vista politico e sociale, ma anche da quello strettamente giuridico. Con la nostra forza e tenacia abbiamo vinto e dato un contributo determinante per seppellire questo odioso balzello che penalizzava in modo particolare chi vive, studia e lavora nel territorio romano”.

“Il nostro è stato un impegno doveroso – ha proseguito Zingaretti – in quanto siamo una Istituzione che tutela, non a chiacchiere ma con fatti concreti, i diritti dei cittadini contro quelle che sono vere e proprie ingiustizie messe in atto dal Governo nazionale”.

“Approfitto dell’occasione – ha concluso il presidente Zingaretti – per ringraziare i circa 50 Comuni della provincia di Roma e le associazioni per la tutela dei diritti dei consumatori che si sono schierate con noi, in maniera ufficiale nel giudizio di fronte a Tar e Consiglio di Stato, per difendere i diritti dei cittadini".

PROMEMORIA 1 settembre 2004 - A Beslan (Ossezia Settentrionale-Alania, Russia) dei terroristi ceceni armati prendono in ostaggio centinaia di bambini


A Beslan (Ossezia Settentrionale-Alania, Russia) dei terroristi ceceni armati prendono in ostaggio centinaia di bambini e adulti nella scuola elementare della città.
L'attacco iniziale ebbe luogo il 1º settembre 2004, il primo giorno dell'anno scolastico in Russia, chiamato "Primo settembre" o "Giorno della conoscenza". I bambini, accompagnati dai genitori e spesso da altri parenti, presenziano ad una cerimonia di apertura ospitati dalla scuola. Secondo la tradizione, gli studenti del primo anno donano un fiore a quelli che accedono all'anno finale e vengono quindi accompagnati nelle loro classi dai ragazzi più anziani. Si pensa che i terroristi abbiano scelto questo giorno particolare per avere maggiore visibilità.
La scuola Numero Uno (SNO) di Beslan, che sorgeva accanto al distretto di polizia, era una dei 7 istituti scolastici presenti nella cittadina, con 59 insegnanti, diverse persone dello staff e 900 bambini compresi fra l'età di 6 e 18 anni. La palestra, dove la maggior parte degli stimati 1200 ostaggi passarono le 56 ore, era di recente costruzione e misurava 25 metri in lunghezza per 10 in larghezza.
A causa della ricorrenza dell'apertura dell'anno scolastico, il numero di persone nella scuola al momento dell'irruzione era considerevolmente più alto rispetto ad un normale giorno scolastico. Molte famiglie quel giorno portarono i loro bambini alla cerimonia anche a causa della chiusura, a seguito di un problema nella fornitura di gas, del centro ricreativo locale.
Presa degli ostaggi
Alle ore 09:30 locali, un commando di 32 persone armate, con il volto coperto da passamontagna e in alcuni casi dotate di cinture esplosive, giunse all'edificio utilizzando due mezzi di trasporto, un furgone precedentemente rubato alla polizia e un secondo furgone militare, prendendo d'assalto la scuola. Inizialmente, alcuni presenti scambiarono il gruppo di terroristi per un gruppo di forze speciali russe impegnate in una esercitazione militare. I terroristi chiarirono immediatamente ai presenti la loro identità iniziando a sparare in aria e obbligando la gente presente all'esterno dell'istituto scolastico a dirigersi nella palestra. Durante il caos iniziale, 65 persone riuscirono a sfruttare la confusione per fuggire ed allertare così le autorità.
Dopo uno scambio a fuoco con la polizia locale e un civile armato ucciso (in seguito venne riportato che un terrorista era stato colpito), il commando prese possesso dell'edificio scolastico con circa 1300 persone in ostaggio, le quali vennero ammassate nella palestra. Successivamente ritirarono a chiunque il telefono cellulare. Una delle donne facente parte del gruppo di sequestratori minacciò gli ostaggi avvisandoli che se avesse trovato qualcuno nascondere un telefono, avrebbe ucciso quella persona e altre tre con lui.Il commando di separatisti ceceni urlò quindi delle regole: nessuno doveva parlare se non chiamato a farlo e tutti dovevano parlare in russo. Un padre di famiglia, Ruslan Betrozov, fu incaricato di calmare le persone più agitate e di ripetere le regole nella lingua locale.
Dopo aver radunato gli ostaggi in palestra, il commando separò e uccise da 15 a 22 degli adulti maschi presenti fra gli ostaggi.Uno degli uomini, Aslan Kudzayev, riuscì a sopravvivere saltando dalla finestra. Il commando obbligò alcuni degli ostaggi a gettare alcuni corpi dalla finestra in segno di dimostrazione verso la polizia e scelse alcuni bambini per ripulire il sangue dal pavimento.

Inizio dell'assedio
Un cordone di sicurezza fu immediatamente posizionato intorno alla scuola, costituito da agenti dell'esercito russo, unità Vympel, membri delle forze Omon, i gruppi Alpha. Ben poche ambulanze invece erano presenti sul luogo dell'assedio. Il governo russo inizialmente minimizzò il numero degli ostaggi, affermando ripetutamente che all'interno della scuola erano presenti soltanto 354 persone. Questo fece infuriare parte del commando, che di conseguenza maltrattò gli ostaggi.
I sequestratori minarono la palestra e il resto dell'edificio con congegni esplosivi improvvisati. Successivamente dimostrazioni atte a scoraggiare qualsiasi tentativo di intervento della polizia videro il commando minacciare di uccidere 50 ostaggi per ogni loro membro ucciso dalla polizia e di uccidere 20 ostaggi per ogni loro compagno ferito. Minacciarono inoltre di far esplodere l'intera struttura scolastica se il governo russo avesse forzato il blitz della polizia.
Karen Mdinaradze, il cameraman della squadra di calcio russa dell'Alania, sopravvisse ad una misteriosa esplosione nella quale perse un occhio.[11] Apparentemente, una delle donne del commando fece detonare accidentalmente la cintura esplosiva che indossava, uccidendo altri due membri del commando e diversi ostaggi adulti.
Secondo un'altra versione invece, l'esplosione fu causata dal leader del gruppo, Ruslan Tagirovich Khuchbarov, che gestiva a distanza le cinture esplosive indossate dai suoi complici, in modo da poter uccidere i membri del suo commando che disobbedivano, che mostravano di non essere in sintonia con le sue decisioni o per intimidire altri possibili dissidenti.
Il governo russo inizialmente affermò che non avrebbe utilizzato la forza per salvare gli ostaggi e le trattative per una pacifica risoluzione della crisi si protrassero infatti per oltre due giorni, dirette da Leonid Roshal, un pediatra che gli assalitori chiesero facesse da mediatore. Leonid Roshal aiutò le trattative per il rilascio dei bambini durante la crisi del teatro Dubrovka a Mosca nell'ottobre del 2002. Secondo alcuni però, le autorità russe lo confusero con Vladimir Rushailo, un ufficiale russo.