27 agosto, 2008

Aspettando Munari alla Casina di Raffaello


Dal 28 agosto al 25 settembre la Casina di Raffaello, ludoteca di Villa Borghese che l'Assessorato alle Politiche Educative, Scolastiche, della Famiglia e della Gioventù del Comune di Roma ha destinato ai bambini dai 3 ai 10 anni, ospiterà 5 laboratori ispirati al lavoro del grande artista milanese Bruno Munari, in attesa degli eventi che da fine settembre celebreranno il centenario della sua nascita in diverse sedi della città.

Cinque workshop si alterneranno lungo le stanze del piano superiore della Casina con l'obiettivo di avvicinare il pubblico dei più piccoli al magico mondo di Bruno Munari. Un mondo fatto di piccole cose, spesso recuperate dalla loro quotidianità, ma che sono ancora in grado di provocare stupore e meraviglia.

E così sezioni di ortaggi, pomodori peperoni e cavolfiori, diventeranno tamponi naturali per creare rose, tulipani oppure alberi. La fotocopiatrice, simbolo della riproduzione seriale, sarà utilizzata in modo nuovo per inventare immagini originali muovendo l'oggetto posto sul vetro di esposizione. Ancora, utilizzando soltanto la carta bianca o colorata, i bambini saranno coinvolti in una grande opera collettiva, un work in progress che porterà alla costruzione di un grande albero formato da tronco, rami, fiori, frutti e magari anche dagli animali che ci vivono sopra.

Infine i bambini potranno partecipare a due laboratori ispirati alle antiche tecniche manuali della tradizione orientale soprattutto giapponese. Partendo dall'ikebana, arte del comporre fiori recisi, i bambini apprenderanno il significato di alcuni fiori e realizzeranno delle composizioni originali. Gli origami e i kirigami, tecniche del piegare e del tagliare la carta, saranno poi le protagoniste dell'ultimo laboratorio che porterà i bambini a realizzare animali e oggetti di carta.

Ogni laboratorio avrà una durata di circa 50 minuti e vedrà la partecipazione di un massimo di 15 bambini dai tre anni in poi.

Dal 3 ottobre 2008 all'11 gennaio 2009, la Casina di Raffaello ospiterà la mostra "Bruno Munari prestigiatore" inserita nel circuito delle attività che la città di Roma ospita da fine settembre 2008 a fine febbraio 2009 per celebrare la figura dell'artista milanese. Altri appuntamenti saranno "Vietato non toccare. Bambini a contatto con Bruno Munari" ad Explora - Il Museo dei bambini di Roma (27 settembre 2008-22 febbraio 2009) e la grande mostra antologica "Bruno Munari" al Museo dell'Ara Pacis (9 ottobre 2008 – 1 febbraio 2009).


CASINA DI RAFFAELLO
Viale della Casina di Raffaello (piazza di Siena)

INFO E PRENOTAZIONI
tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-22.30)
www.casinadiraffaello.it, info@casinadiraffaello.it

prenotazione obbligatoria per il pubblico allo 060608
Gruppi di max 15 bambini dai 3 anni in poi

ORARI
per il pubblico:
dal 28 agosto al 14 settembre
martedì-domenica dalle 9.30 alle 12.00 e dalle 15 alle 18 ogni 30 minuti
dal 16 al 25 settembre
martedì-domenica dalle 15.00 alle 18.00 ogni 30 minuti
sabato e domenica anche dalle 9.30 alle 12.00 ogni 30 minuti
per le scuole:
dal 16 al 25 settembre
martedì-venerdì 9.15, 10.00, 10.45 e 11.30

BIGLIETTI
3 euro a bambino

PROMEMORIA 27 agosto 1979 L' IRA colpisce due volte


L' IRA colpisce due volte. La mattina una bomba a Mullaghmore nell' Eire fa esplodere la barca di Lord Louis Mountbatten, cugino della Regina Elisabetta, che muore con altre tre persone. Nel pomeriggio due bombe a Warrenpoint, in Irlanda del Nord, uccidono 18 soldati britannici.
La Provisional IRA (Irish Republican Army, Esercito Repubblicano Irlandese), in gaelico Oglaigh na hÉireann (che letteralmente significa Volontari d' Irlanda), è una organizzazione paramilitare che si batte per la fine della presenza britannica in Irlanda del Nord e la riunificazione con la Repubblica d'Irlanda (Eire).

14 agosto, 2008

PROMEMORIA 14 agosto 1988 Muore Enzo Ferrari

Cav. Enzo Anselmo Ferrari OMRI (Modena, 18 febbraio 1898 – Maranello, 14 agosto 1988) fu un pilota automobilistico e imprenditore italiano, fondatore della Casa automobilistica che porta il suo nome, la cui sezione sportiva, la Scuderia Ferrari, conquistò, lui vivente, 9 campionati del mondo piloti di Formula 1 e 14 totali.
Biografia [modifica]

Enzo Ferrari nacque a Modena il 18 febbraio 1898 ma, a seguito di un'intensa bufera di neve che bloccò tutte le strade, la sua nascita fu registrata dal padre Alfredo con due giorni di ritardo. La famiglia Ferrari sperava in una figlia femmina, visto che l'erede designato era il primogenito Alfredo Junior detto Dino. La madre Adalgisa Bisbini era originaria di Forlì, mentre il padre Alfredo era di Carpi in provincia di Modena.

Dopo la prima guerra mondiale Enzo Ferrari cercò un lavoro presso la FIAT, ottenendo un rifiuto; trovò però un'opportunità in una piccola impresa meccanica, la CMN. Cominciò anche a correre nel 1919, con scarso successo.

Nel 1920 iniziò a correre con l'Alfa Romeo, che all'epoca era un club per gentlemen driver. Correndo a Ravenna, nel 1923, la madre di Francesco Baracca, contessa Paolina Biancoli, gli consegnò il simbolo che il leggendario aviatore portava sulla carlinga: un cavallino rampante e gli disse: «Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante del mio figliolo. Le porterà fortuna». Solo nel 1932 questo simbolo apparirà sulla carrozzeria delle sue vetture.

Nel 1924 Enzo Ferrari vinse la coppa Acerbo a Pescara. Non corse molte altre gare, divenne essenzialmente ciò che oggi si direbbe un team manager con l'Alfa Romeo e la collaborazione si protrasse fino al 1929, anno in cui nacque la Scuderia Ferrari come squadra corse dell'Alfa stessa.

Ferrari gestiva lo sviluppo delle vetture Alfa, e costruì un team di oltre 40 piloti, tra cui Alberto Ascari, Giuseppe Campari e Tazio Nuvolari. Ferrari stesso continuò a correre fino alla nascita, nel 1932, del figlio Alfredo, detto Dino, che morì nel 1956 di distrofia muscolare. In seguito ebbe un altro figlio, Piero, nato nel 1945.

La crisi economica nel 1933 portò l'Alfa Romeo a ritirarsi fino al 1937; poco dopo Ferrari si ritirò e creò l'Auto Avio Costruzioni.

La Ferrari, così come la conosciamo oggi, venne fondata nel 1947. La prima gara fu il Gran Premio di Monaco nel 1947 (non esisteva ancora la Formula 1 che nacque nel 1950). La prima vittoria in F1 fu il Gran Premio di Gran Bretagna del 1951 con Froilan Gonzales. Il primo titolo mondiale di F1 giunse nel 1952 con Alberto Ascari.

La conversione di Ferrari pilota e direttore di scuderia sportiva in industriale dell'automobile fu stimolata dall'amicizia-competizione con Adolfo Orsi, proprietario della Maserati, e soprattutto con Vittorio Stanguellini, il modenese che alla fine degli anni quaranta dominava i circuiti del mondo con le auto Fiat abilmente modificate. Testimonianze modenesi attestano che Ferrari si sarebbe avvalso dell'esperienza delle officine di Stanguellini usufruendo anche di tecnici dell'amico-avversario.[1].

Enzo Ferrari morì il 14 agosto 1988, e la notizia della sua morte, seguendo le sue volontà, fu data solo dopo la sua sepoltura. Poco meno di un mese dopo, al Gran Premio d'Italia di Formula 1 a Monza, Gerhard Berger e Michele Alboreto con le due Ferrari si piazzarono al primo e secondo posto, e dedicarono la vittoria alla memoria del Drake.

Ispezioni e monitoraggi in 156 stazioni ferroviarie del Lazio

Il 9 settembre, a sopralluoghi ultimati, si riunisce il tavolo tecnico istituito per la sicurezza e la riqualificazione di 156 stazioni ferroviarie nel Lazio. Si tirano le somme, valutando i risultati delle ispezioni, al fine di stabilire concretamente le priorità di intervento.

Prosegue in questo modo il lavoro per la riqualificazione delle 37 stazioni nel Comune di Roma e delle 119 nel resto del territorio regionale, passate in comodato d’uso alla Regione Lazio da Rfi con il protocollo d’intesa siglato ad aprile di quest’anno.

Nonostante le ferie inoltrate, il Gruppo di Lavoro Tecnico, coordinato dall’architetto Claudio Renzi e composto da personale regionale delle direzioni trasporti, enti locali, sicurezza e politiche del lavoro, da un rappresentante della Prefettura di Roma e da personale Rfi, sta passando in rassegna i siti ferroviari per fare il punto sulla situazione delle stazioni laziali. Dopo le ispezioni di inizio agosto, nuovi sopralluoghi sono in programma dal 25 al 29 agosto e dal 1° al 5 settembre. Quindi il tavolo tecnico provvederà a individuare interventi specifici, stazione per stazione.

“Parte un progetto di riqualificazione al quale tengo in modo particolare – ha commentato il Presidente Marrazzo – riqualificare la vita dei cittadini attraverso la valorizzazione di siti troppo spesso isolati e che, dopo un attento lavoro di verifica, si sono dimostrati in grado di promuovere vere e proprie forme di aggregazione sociale. È un esempio – ha concluso il Presidente – di costruzione della sicurezza attraverso il rafforzamento del tessuto sociale e la riqualificazione del territorio”.

“Il protocollo firmato dal presidente Marrazzo e da Rete Ferroviaria Italiana non rimane lettera morta – ha dichiarato l’assessore alla Mobilità della Regione Lazio, Franco Dalia – I 40 milioni di Euro che la Regione ha stanziato con la Finanziaria 2008, compiendo uno sforzo non indifferente, verranno presto utilizzati per migliorare i servizi ai cittadini, restituire decoro agli impianti e garantire una costante manutenzione. In questo modo – ha aggiunto Dalia – le stazioni diverranno proprietà dei cittadini e verranno trasformate in luoghi vivibili”.

Il piano prevede progetti di sicurezza passiva attraverso l'installazione di telecamere e di colonnine Sos capaci di garantire un maggiore controllo anche delle aree adiacenti. Per rendere le stazioni più frequentate e più vivibili è inoltre prevista l’apertura di sportelli al cittadino e di attività commerciali, come bar ed edicole. Nelle stazioni più frequentate e nelle grandi aree urbane è, infine, in programma la realizzazione di asili nido e spazi dedicati alla cultura. Nei giorni festivi si ipotizza la possibilità di ospitare mercatini e altre iniziative simili.

"Toccata e fuga", feste romane al chiaro di luna: il clou a Trinità de' Monti

"Toccata e fuga", la rassegna serale all'aperto per romani e turisti organizzata dal Campidoglio (Ufficio Turismo) con il Teatro dell'Opera, tocca il culmine stasera, 14 agosto, sulla scalinata di Trinità de' Monti, con uno spettacolare "Libiam ne' lieti calici" verdiano, accompagnato da fuochi d'artificio.

"Toccata e fuga" è cominciata lunedì 28 luglio, ha replicato il 31, poi quattro sere ad agosto (4, 11, 14 e 18), sempre dalle 21 in poi. Musica, canto, danza: "Quanto sei bella Roma", la preghiera di Tosca ("Vissi d'arte"), Carmen e i 'tangueros', la cavatina di Figaro ("Largo al factotum"), Gershwin e le glorie italiane della musica popolare – Garinei, Carosone, Venditti –.

Classica, brani d'opera, canzoni romane e balletti, di sera in quattro piazze romane tra le più belle: piazza di Spagna, piazza del Popolo, piazza del Pantheon, piazza Navona.

La manifestazione, nell'ambito dell'Estate Romana, si ispira alle feste, popolari e aristocratiche, della Roma sette-ottocentesca: è la tradizione della musica e delle coreografie che prendono vita all'aperto, usando come quinte e fondali le bellezze della città.

"Toccata e fuga", preannuncia il vicesindaco Cutrufo, "si candida a diventare un appuntamento annuale", esteso ad altre piazze ma "lasciando intatta la formula dell'improvvisazione e della sorpresa".

Per il programma, chiamare il call center turismo-cultura-spettacolo del Campidoglio (060608, tutti i giorni dalle 9 alle 22,30) o scaricarlo direttamente dalle pagine dello 060608 o da quelle di Zetema.

13 agosto, 2008

Oltre 19 milioni per nuovi asili nido


Con un finanziamento complessivo di 19.126.637 euro la Regione opera un forte investimento nei servizi sociali essenziali quali gli asili nido per le famiglie di Roma e del Lazio. La somma è stata stanziata con delibera dalla Giunta durante la sua ultima riunione; un provvedimento che si inserisce nel quadro del piano straordinario per lo sviluppo del sistema territoriale dei servizi socio educativi, i cui obiettivi sono il potenziamento dell’offerta per complessivi 2.280 posti nel triennio 2008-2010, il conseguimento entro il 2010 della copertura territoriale del 33% della domanda – come stabilito dal Consiglio Europeo di Lisbona del marzo 2000 – e il raggiungimento della percentuale media italiana di offerta dei servizi per i bambini tra 0 e 3 anni al 13,7%.

In concreto, le risorse sono così ripartite: 9.094.978 euro sono destinati alla creazione di nuovi asili nido comunali attraverso la costruzione di nuove strutture o la ristrutturazione e l’ampliamento di strutture esistenti. In settembre saranno stabiliti i criteri di presentazione e valutazione dei progetti che verranno predisposti dai Comuni. Ovviamente, un elemento prioritario di attenzione saranno le aree più carenti di servizi. Alla realizzazione di nidi aziendali è destinato un fondo di 1.531.659 euro e un ulteriore milione e mezzo di euro andrà a finanziare un progetto innovativo di asilo nido familiare (tagesmutter), già sperimentato con successo in paesi del Nord Europa. A tali fondi vanno aggiunti 7 milioni di euro che saranno disponibili nel 2009.

PROMEMORIA 13 agosto 1961 Germania Est fa erigere il Muro di Berlino


Berlino (Germania): il governo della Germania Est fa erigere il Muro di Berlino.
Il Muro di Berlino (in tedesco: Berliner Mauer) era una barriera in cemento alta circa tre metri e mezzo che separava Berlino Ovest da Berlino Est e dal resto della Repubblica Democratica Tedesca. Il muro ha diviso in due la città di Berlino per 28 anni, dalla sua costruzione (iniziata il 13 agosto del 1961) fino al suo smantellamento avvenuto il 9 novembre 1989, ed era considerato un simbolo della Cortina di ferro.[1]

Durante questi anni, in accordo con i dati ufficiali,[2] furono uccise almeno 133 persone mentre cercavano di superare il muro verso Berlino Ovest. Comunque, un cospicuo gruppo di vittime reclama che più di 200 persone furono uccise mentre cercavano di fuggire da Berlino Est per l'Ovest.[3]

Il 9 novembre 1989, dopo diverse settimane di disordini pubblici, il Governo della Germania Est annunciò che le visite in Germania e Berlino Ovest sarebbero state permesse; dopo questo annuncio una moltitudine di cittadini dell'Est si arrampicò sul muro e lo superò, per raggiungere gli abitanti della Germania Ovest dall'altro lato in un'atmosfera festosa. Durante le settimane successive piccole parti del muro furono portate via dalla folla e dai cercatori di souvenir; in seguito fu usato dell'equipaggiamento industriale per rimuovere quasi tutto quello che era rimasto.

La caduta del muro di Berlino aprì la strada per la riunificazione tedesca che fu formalmente conclusa il 3 ottobre 1990.

12 agosto, 2008

Rifugiati, il Comune ne accoglie duemila. A settembre incontri con l'UNHCR


Il Comune di Roma accoglie, in diverse strutture sul territorio cittadino, 2.000 rifugiati: 800 minori e 1.200 adulti. Lo rende noto l'assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso, che sottolinea "la dedizione e la professionalità del personale comunale" e il fondamentale ruolo di collaborazione "delle associazioni cattoliche e laiche".

Un lavoro, specifica l'assessore, che non si ferma all'accoglienza ma si concentra anche sulla mediazione culturale e sull'assistenza legale e sanitaria. A settembre, preannuncia Belviso, il Comune incontrerà l'UNHCR (Alto Commissariato Onu per i Rifugiati) per "valutare insieme un'azione coordinata" in tutta Roma e "per rilanciare l'immagine della nostra città come capitale dell'accoglienza".

Intanto oggi l'assessore incontra i rappresentanti di enti e associazioni (Croce Rossa, Comunità di Sant'Egidio, Caritas, Centro Astalli, Società di San Vincenzo De' Paoli) per affrontare la situazione di piazzale dei Partigiani, dove vivono oltre 70 immigrati, la maggior parte afgani. Obiettivo, trovare "una soluzione dignitosa", in particolare consentendo a chi ha i requisiti di chiedere asilo politico.

PROMEMORIA 12 agosto 1944 Seconda Guerra Mondiale - - Sant'Anna di Stazzema(LU)


Seconda Guerra Mondiale - - Sant'Anna di Stazzema(LU)
inizia la strage in pochi giorni causò la morte di oltre 500 civili.
Sant'Anna è una frazione del comune di Stazzema (LU), sita ad un'altezza di 610 m s.l.m., conosciuta storicamente per essere stato il luogo di un massacro durante la seconda guerra mondiale.

Storia

Il 12 agosto 1944 i soldati della SS- Panzergrenadier- Divisione Reichsführer radunarono 560 abitanti (per lo più anziani, donne e bambini) e, dopo averli brutalmente uccisi, li bruciarono.

In Italia, il massacro non è stato conosciuto pubblicamente fino al 1994, quando quasi 700 rapporti sull'accaduto furono ritrovati casualmente.

Sul vicino col di Cava sorge il monumento-ossario che raccoglie i resti delle vittime, coronato da una scultura in pietra locale, opera di Vincenzo Gasperetti, che raffigura una madre che stringe al petto la figlioletta morta.

11 agosto, 2008

PROMEMORIA 11 agosto 3114 a.C. - inizio dell'era attuale secondo il Calendario lungo dei Maya


3114 a.C. - inizio dell'era attuale secondo il Calendario lungo dei Maya.
Il calendario maya è il calendario che veniva utilizzato dai Maya e da altri popoli dell'America centrale (Aztechi e Toltechi). Si tratta di un calendario molto elaborato, basato su più cicli di durata diversa:

* il ciclo Tzolkin aveva una durata di 260 giorni.
* il ciclo Haab aveva una durata di 365 giorni.
* il Lungo computo indicava il numero di giorni dall'inizio dell'era Maya.

Ad esempio, la data del 5 luglio 2006, espressa nel calendario maya, è: 9 Caunac (Tzolkin), 12 Tzec (Haab), 12.19.13.7.19 (Lungo computo).

Il ciclo Tzolkin

Il ciclo Tzolkin, lungo 260 giorni, era un calendario religioso senza un diretto collegamento alla durata dell'anno. I vari giorni del ciclo erano considerati più o meno fortunati.

Esso era basato su due cicli più brevi, uno di 13 giorni e uno di 20. La combinazione di questi due cicli formava un ciclo di 260 giorni (13*20 = 260) , il ciclo Tzolkin appunto.

Ogni giorno entrambi i cicli avanzavano di uno. Il primo ciclo seguendo una sequenza numerata da 1 a 13. Il secondo seguendo una sequenza di nomi: Ahau, Imix, Ik, Akbal, Kan, Chicchan, Cimi, Manik, Lamat, Muluc, Oc, Chuen, Eb, Ben, Ix, Men, Cib, Caban, Etznab, Caunac.

La sequenza risulatante con cui venivano chiamati i giorni secondo il ciclo Tzolkin era quindi: 1 Ahau, 2 Imix, 3 Ik, 4 Akbal, eccetera. Arrivati a 13 Eb si riprendeva a contare da 1, ma la successione dei nomi continuava: 1 Ben, 2 Ix, 3 Men, eccetera. Allo stesso modo, terminata la serie dei nomi con il 7 Caunac, si ripartiva da Ahau senza azzerare la numerazione: 8 Ahau, 9 Imix, 10 Ik, e così via. (Quindi i giorni con lo stesso nome non si succedevano con una numerazione progressiva, come accade nei calendari in cui il giorno è indicato da un numero seguito da un nome che indica il mese. Ma secondo la posizione che occupavano nel ciclo di 13 giorni, la sequenza quindi era: 1, 8, 2, 9, 3, 10, 4, 11, 5, 12, 6, 13, 7.)

I giorni con lo stesso nome e lo stesso numero si ripresentavano quindi dopo un intero ciclo Tzolkin, cioè ogni 260 giorni (essendo 260 il minimo comune multiplo tra 13 e 20).

Il ciclo Haab

Il ciclo Haab, lungo 365 giorni, era un calendario civile legato al ciclo delle stagioni. Era composto da 18 "mesi" di 20 giorni, con i seguenti nomi: Pop, Uo, Zip, Zotz, Tzec, Xul, Yaxkin, Mol, Chen, Yax, Zac, Ceh, Mac, Kankin, Muan, Pax, Kayab, Cumku. A questi si aggiungevano 5 giorni chiamati Uayeb, con i quali si raggiungeva la durata di 365 giorni: questi 5 giorni erano considerati particolarmente sfortunati.

I giorni del mese erano numerati da 0 a 19: i maya infatti conoscevano lo zero, probabilmente secoli prima che venisse indipendentemente scoperto in India.

Le date del ciclo Haab e quelle del ciclo Tzolkin ritornavano a corrispondere tra loro ogni 52 cicli Haab, pari a 73 cicli Tzolkin, pari a 18980 giorni: 18980 è infatti il minimo comune multiplo tra 365 e 260. Il giorno iniziale di questo periodo era il 4 Ahau (Tzolkin) 8 Cumku (Haab).

Il Lungo computo

Non si usava numerare gli "anni" né del ciclo Tzolkin, né del ciclo Haab. Invece si utilizzava il Lungo computo: una numerazione progressiva dei giorni in un sistema di numerazione posizionale misto in base 13, 18 e 20. Precisamente si trattava di un numero di cinque "cifre": la prima (quella delle "unità") in base 20, la seconda (le "decine") in base 18, la terza e la quarta di nuovo in base 20, la quinta in base 13. Queste "cifre" si scrivono da sinistra a destra, come per i numeri arabi (quelli che usiamo normalmente); nella notazione moderna, si scrivono i numeri corrispondenti separati da punti, ad esempio 12.19.13.7.19 (corrispondente al 5 luglio 2006).

Il ciclo completo del Lungo computo era quindi di 20*18*20*20*13 = 1872000 giorni (circa 5125 anni), ed era multiplo del ciclo Tzolkin di 260 giorni. Le prime quattro cifre si contavano a partire da 0 (quindi la seconda andava da 0 a 17, le altre da 0 a 19), la quinta invece andava da 1 a 13. Il primo giorno era il 0.0.0.0.1(4 Ahau nel ciclo Tzolkin).

L'unità più piccola del Lungo computo era il giorno, detto K'in.

I periodi dopo i quali si ripeteva ciascuna cifra avevano i seguenti nomi:

* 20 giorni (prima cifra): uinal
* 360 giorni (seconda cifra, 18*20 = 360): tun
* 7200 giorni (terza cifra, 20*360 = 7200): k'atun
* 144000 giorni (quarta cifra, 20*7200 = 144000): b'ak'tun
* la quinta cifra si ripete dopo il ciclo completo di 1872000 giorni (13*144000 = 1872000).

Secondo i maya, ciascun ciclo del Lungo computo corrisponde ad un'era del mondo; il passaggio da un'era all'altra è segnata dunque da un cambiamento positivo preceduto da eventi più o meno significativi. Il ciclo attualmente in corso è iniziato il 6 settembre del 3114 a.C. ed è molto vicino al termine: il nuovo ciclo inizierà il 22 dicembre 2012.

Calcolo del calendario maya

Il programma GNU Emacs contiene la funzione di calcolo del calendario maya (e di diversi altri calendari). Occorre per prima cosa aprire il calendario con il comando "M-x calendar", oppure con il mouse selezionando "Display calendar" dal menu "Tools"; quindi si porta il cursore sul giorno di cui si vuole conoscere la data maya, e si dà il comando "p m" o "M-x calendar-print-mayan-date", oppure si preme il tasto mediano (o la rotellina) del mouse e si seleziona "Other calendars". È possibile anche cercare una specifica data del calendario maya ("g m l" per una data del Lungo computo). Si tenga presente che GNU Emacs usa il calendario gregoriano anche per le date precedenti al 15 ottobre 1582, e che non mostra le date antecedenti all'1 gennaio 1 (7.17.18.13.3 nel Lungo computo).

Curiosità

Nell'ultima puntata del serial televisivo di fantascienza X-Files viene rivelato che il 22 dicembre 2012 (giorno di inizio del prossimo Lungo computo) è la data programmata da un popolo di alieni per invadere la Terra. A proposito di presunte invasioni aliene: secondo alcuni teorici della Teoria della Cospirazione l'Elite Globale che governerebbe il mondo ha l'intenzione di utilizzare velivoli contraffatti come UFO per inscenare un attacco alieno, così che la popolazione mondiale si unisca attorno ad una sorta di Grande Fratello e ad una giunta globale corporativo-militare. Questo in stretta relazione con la tensione ed il timore di eventi catastrofici collegati alla fine del ciclo del Lungo Computo del Calendario Maya.

10 agosto, 2008

PROMEMORIA 10 agosto Notte di San Lorenzo


La notte del 10 agosto, ogni anno, gli occhi degli italiani nel mondo si rivolgono speranzosi al cielo, per cogliere al volo una stella cadente.
Se scientificamente la caduta delle stelle è da imputarsi al passaggio, all'interno dell'orbita visiva terrestre, degli asteroidi della costellazione Perseo (detti appunto Perseidi), culturalmente la pioggia di stelle è stata elaborata in modo più poetico.

Questa notte è infatti, da tempi immemori, dedicata al martirio di San Lorenzo, dal III secolo sepolto nell'omonima basilica a Roma, e le stelle cadenti sono le lacrime versate dal santo durante il suo supplizio, che vagano eternamente nei cieli, e scendono sulla terra solo il giorno in cui Lorenzo morì, creando un'atmosfera magica e carica di speranza.
In questa notte, infatti, si crede si possano avverare i desideri di tutti coloro che si soffermino a ricordare il dolore di San Lorenzo, e ad ogni stella cadente si pronuncia la filastrocca "Stella, mia bella stella, desidero che…", e si aspetta l'evento desiderato durante l'anno.


Nella tradizione popolare, le stelle del 10 agosto sono anche chiamate fuochi di San Lorenzo, poiché ricordano le scintille provenienti dalla graticola infuocata su cui fu ucciso il martire, poi volate in cielo. Anche se in realtà San Lorenzo non morì bruciato, ma decapitato, nell'immaginario popolare l'idea dei lapilli volati in cielo ha preso piede, tanto che ancora oggi in Veneto un proverbio recita "San Lorenzo dei martiri innocenti, casca dal ciel carboni ardenti"."San Lorenzo" martirizzato, in un dipinto do P.P. Rubens, Monaco, Alte Pinakothek

Questa tradizione è così radicata e evocativa che anche il grande poeta Giovanni Pascoli vi dedicò un canto, chiamato X agosto, in cui rievocò la morte del padre ucciso in un'imboscata proprio quel giorno.

09 agosto, 2008

Pechino 2008: la bandiera tibetana a Palazzo Valentini


La Provincia di Roma, in concomitanza con l'apertura dei Giochi olimpici di Pechino, isserà sulla facciata di Palazzo Valentini la bandiera del Tibet.

Si è svolto infatti venerdì mattina un incontro nella sede dell'Amministrazione provinciale con i rappresentanti dei monaci tibetani in visita in Italia in questi giorni.

Al termine dell'incontro è stato così deciso, come segno di vicinanza e di solidarietà verso il popolo tibetano, di alzare la bandiera nel giorno di apertura dei Giochi olimpici di Pechino 2008.

Parcometri, si cambia


Presentata, dopo l'approvazione in Giunta, la nuova disciplina della sosta a pagamento in vigore da settembre. Il piano destina a sosta libera 17.647 posti auto (con limite di tre ore di sosta) su un totale di 94.864, lasciandone a pagamento 77.217. La percentuale di parcheggi liberi è dunque del 18,6%. Ecco le principali novità:

Posti auto liberi e a pagamento: le zone a traffico limitato restano interamente tariffate. Nella zona A (centro storico) il rapporto sarà 80% dei posti a pagamento (strisce blu), 20% sosta libera (strisce bianche): saranno a pagamento i parcheggi su tutte le strade principali, escluse quelle di collegamento con altri quartieri. Nelle altre zone, comprese quelle "di particolare rilevanza urbanistica", la proporzione sarà 50% e 50% e ciò varrà non solo per i posti esistenti, ma anche per quelli che i Municipi chiederanno di istituire in futuro.

Tariffe: la tariffa ordinaria resta 1 euro l'ora. Nelle Ztl sale a 1,20 euro l'ora. Nei parcheggi "di prossimità" (zone non residenziali, poco servite dal trasporto pubblico) scatteranno le tariffe agevolate: 1 euro per le prime due ore, 2 euro per 12 ore, 3 euro per 16 (zone interessate: parte del Trionfale, Flaminio, parte del Tuscolano e una porzione limitata del quartiere Trieste). Sosta breve: 20 centesimi per 15 minuti. Tariffa ordinaria weekend: solo per alcune zone, dove si pagherà la tariffa ordinaria come nei feriali (dal lunedì al venerdì). Sosta gratuita davanti agli ospedali, con il limite di tre ore (lo stesso stabilito per tutti i parcheggi liberi) e disco orario per garantire la rotazione. Sosta gratuita per auto elettriche e ibride.

Altre novità: 1) sperimentazione – sei mesi, a partire dal momento in cui scatterà la nuova disciplina – di nuovi tipi di abbonamento: giornaliero con tariffa agevolata di 4 euro per 8 ore continuative (escluse le Ztl); mensile a 70 euro. 2) più posti "di cortesia" riservati a donne in gravidanza e madri di bambini fino a un anno di età; 3) più 'stalli' per ciclomotori e motocicli, fino al doppio di quelli previsti dal Piano Regolatore – con una disciplina che prevede la rotazione per fasce orarie, nell'uso degli stalli, tra auto e due ruote in relazione alla domanda –.

Fasce orarie parcheggi a pagamento: fatta eccezione per le zone dove sarà prevista la "tariffa weekend" (nelle quali si pagherà anche la domenica, vedi qui sopra), vengono confermate le fasce orarie già in vigore a seconda delle zone: 8-19, 8-23, 8-03.

Per saperne di più, vedere due schede dell'Ufficio Stampa del Campidoglio: alcune regole specifiche e i numeri dei parcheggi zona per zona.

PROMEMORIA 9 agosto 1991 - A Campo Calabro un commando mafioso uccide il magistrato Antonio Scopelliti


A Campo Calabro un commando mafioso uccide il magistrato Antonio Scopelliti.
Ha svolto la carriera di magistrato requirente, iniziando come Pubblico Ministero presso la Procura della Repubblica di Roma, poi presso la Procura della Repubblica di Milano. Procuratore generale presso la corte d'Appello quindi, Sostituto Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione. Seguì una eccezionale carriera, che lo portò ad essere il numero uno dei sostituti procuratori generali italiani presso la Corte di Cassazione. Si è occupato di vari maxi processi, di mafia e di terrorismo.

Il 9 agosto 1991, il giudice solo (così fu definito Antonino Scopelliti nell'unico saggio scritto dal giornalista Antonio Prestifilippo nel 1995, che ricostruisce lo scenario in cui è stato ucciso), in vacanza in Calabria, sua terra d'origine, presso Piale, sulla strada provinciale tra Villa San Giovanni e Campo Calabro, fu affiancato da un'altra vettura dalla quale vennero esplosi due colpi di arma da fuoco che raggiunsero il magistrato, finito poi con un colpo a bruciapelo di Walther P38.

Quando fu ucciso stava preparando, in sede di legittimità, il rigetto dei ricorsi per Cassazione avanzati dalle difese dei più pericolosi esponenti mafiosi condannati nel primo maxiprocesso a Cosa Nostra. Si crede che per la sua esecuzione si siano mosse insieme la 'ndrangheta e Cosa Nostra, dopo che il magistrato rifiutò 5 miliardi per sospendere il suo lavoro.

Come mandante fu condannato in primo grado Pietro Aglieri, successivamente assolto nel 1999 dalla Corte di Cassazione perché accusato da soli pentiti. Ad oggi non è stata ancora accertata la piena verità sul delitto del giudice Scopelliti.

Gli è stata dedicata una strada nel suo paese natale, Campo Calabro, ed una nella contigua Villa San Giovanni.

08 agosto, 2008

Incendi: operativo il piano della Provincia a tutela delle aree naturali


È operativo il piano di prevenzione e contrasto agli incendi boschivi predisposto dall'Amministrazione provinciale per tutelare le aree naturali protette della provincia di Roma. Previsto l'impiego di 37 uomini, operatori della Provincia e volontari di protezione civile che assicureranno la copertura del servizio h 24, e 5 automezzi adibiti a spegnere il fuoco.

La tutela delle aree riguarda Nomentum, Macchia di Gattaceca e Macchia del Barco, Monte Catillo, Monte Soratte, il Monumento naturale di Palude di Torre Flavia, e Villa Borghese di Nettuno, nei comuni di Fonte Nuova, Mentana, Monterotondo, Sant’Angelo Romano, Tivoli, Sant’Oreste, Cerveteri, Ladispoli e Nettuno.

Il Piano è stato attuato in stretta collaborazione con il Servizio di Protezione Civile in quanto competente in materia, con il Corpo della Polizia Provinciale ed in collegamento funzionale con la Sala Operativa Unificata Permanente (SOUP) della Regione Lazio, assicurando così una continua e più tempestiva gestione delle attività e delle urgenze.

Da segnalare che è stato istituito un numero verde (803.555) per il Pronto Intervento Incendio.

“Al fine di preservare aree di grande pregio naturalistico e ambientale - ha dichiarato l’assessore provinciale con delega alle aree naturali, Aurelio Lo Fazio - la Provincia di Roma ha predisposto un piano fortemente innovativo per migliorare gli interventi e rendere maggiormente efficiente il lavoro di operatori specializzati, volontari e cittadini, impegnati nella tutela del territorio”.

"Abbiamo pianificato e predisposto - ha aggiunto Lo Fazio – un piano di contrasto agli incendi che consenta interventi mirati e tempestivi con turni di presenza quotidiana e continuativa, in stretta collaborazione e sinergia con le associazioni di volontariato locali e dei Comuni” . “Una “rete” efficiente – ha concluso l’assessore Lo Fazio - pronta ad affrontare ogni situazione anche in emergenza”.

“Il Personale. in servizio presso le Aree Naturali Protette - ha aggiunto l’assessore con delega alla protezione civile, Ezio Paluzzi - è stato opportunamente preparato con corsi di formazione specifici e dotato di dispositivi di prevenzione individuale e mezzi con modulo antincendio al fine di affrontare impegnative attività”.

Sanità: Corte dei Conti, Stato eroghi 5mld a Regione Lazio


L'erogazione da parte dello Stato alla Regione Lazio dei 5 miliardi nell'ambito del piano di rientro del deficit sanitario ''non appare piu' procrastinabile''.

E' quanto afferma, in una nota, la Corte dei Conti. Nella nota viene sottolineato che nel bilancio dell'Ente locale ''particolare attenzione e' stata dedicata alla situazione finanziaria della gestione sanitaria, relativamente alla quale e' stato contestualmente approvato uno specifico referto concernente il grado di attuazione del Piano di Rientro,e alla manovra complessiva per il rientro del disavanzo''.

Secondo quanto sottolinea la Corte dei Conti, ''dell'importo totale 3 miliardi sono relativi alla compartecipazione al gettito tributario e poco più di due a titolo di contributo straordinario per il debito pregresso nella gestione sanitaria''.

L'erogazione, per la Corte dei Conti, e' necessaria e non rimandabile ''anche e soprattutto per le gravi conseguenze sui pagamenti ai fornitori di servizi ed enti pubblici, tra cui particolarmente quelli da versare al Campidoglio, per fronteggiare i quali la Giunta regionale e' stata costretta a ricorrere ad onerose anticipazioni di cassa costate nel solo primo trimestre 2008 oltre 45 milioni di euro con una previsione di un analogo onere nel secondo semestre dell'anno”.

“Ho trovato nella comunicazione della Corte dei Conti conferma a quanto vado ripetendo da mesi sul tema dei trasferimenti dovuti dallo Stato alla Regione che rappresento – ha dichiarato il presidente Marrazzo - A difesa dei cittadini e delle imprese del Lazio, sono stato costretto ad alzare, anche contro la mia stessa indole, il livello e i toni del confronto al fine di ottenere ascolto non solo alla legittima richiesta sui trasferimenti dovuti, ma anche per sottolineare i gravi danni che la mancata erogazione dei fondi sta producendo giorno dopo giorno all’intero sistema regionale, a partire dal sistema delle imprese che forniscono servizi alla sanità regionale. Dopo questo pronunciamento torno quindi a chiedere che si proceda immediatamente allo sblocco, senza esitazioni. Spero infine che questo passaggio aiuti a ristabilire un clima di serenità nel confronto con il Governo, nell’interesse dei cittadini e del mondo produttivo del Lazio”.

La magia di "Giselle" alle Terme di Caracalla


Cinque coppie di ballerini di prestigio internazionale, per "Giselle", il titolo cult del repertorio romantico, con la coreografia firmata da Carla Fracci che giusto cinquant'anni fa (era il 5 luglio 1958 alla Scala) lo danzò per la prima volta, fino a diventarne l'interprete per eccellenza.

Ultimo appuntamento della stagione estiva sabato prossimo 9 agosto ecco Giselle alle Terme di Caracalla (le repliche domenica 10, martedì 12, mercoledì 13 e giovedì 14). Il Corpo di Ballo del Teatro conquista i riflettori con lo struggente racconto di una follia d'amore: la musica di Adolphe-Charles Adam segue la fanciulla invaghitasi del nobile Albrecht (lo crede un contadino) cui è promessa la ricca Bathilde. Quando i due si sposano, Giselle impazzisce e ne muore. Ma la sua passione salva l'amato da un sortilegio.

Il celebre balletto in due atti (soggetto di Théophile Gautier e Jules-Henri Vernoy de Saint-Georges) vide la luce il 28 giugno 1841. L'Opera di Roma l'ha rappresentato per la prima volta il 18 maggio 1911 con la compagnia dei Balletti Russi, l'ultima volta nel febbraio 2007.

La signora Fracci con la collaborazione di Gillian Witthingham ha ripreso e in alcuni casi ripristinato le coreografie storiche create nel tempo da Jean Coralli, Jules Perrot, Marius Petipa e Anton Dolin. Dirige l'Orchestra del Teatro il maestro Alessandro D'Agostini. Le scene (adattate per Caracalla da Dario Gessati) e i costumi sono di Anna Anni, il cui estro ha attraversato mezzo secolo di teatro.

Nei ruoli principali, oltre alle due étoile del Teatro Laura Comi e Mario Marozzi che assieme hanno legato il loro nome a questo spettacolo e si esibiranno alla "prima" il 9, sera dopo sera troveremo la russa Larisa Lezhnina (prima ballerina del Balletto nazionale olandese) e Giuseppe Picone il 10, l'ucraina Oksana Kucheruk e Igor Yebra (le due étoile del Balletto dell'Opéra di Bordeaux) il 12, Mara Galeazzi (prima ballerina del Royal Ballet di Londra) e Jean-Sébastian Colau (primo ballerino del Balletto di Lipsia) il 13 e infine gli americani Ashley Bouder e Jared Angle (primi ballerini del New York City Ballet) il 14. Disegno luci di Patrizio Maggi. La regia è affidata a Beppe Menegatti.

Biglietteria: Piazza Beniamino Gigli n°1; tel. 06 481 70 03 - fax 06 488 17 55
Apertura: dal martedì al sabato dalle 9 alle 17, domenica dalle 9 alle 13.30, lunedì chiuso. Sempre aperta da un'ora prima di ogni spettacolo nel Teatro dove si effettua la rappresentazione.
Prezzi dei biglietti: da 25 a 110 euro.
La vendita dei biglietti avviene anche presso tutti gli usuali punti di prevendita.
Prevendite telefoniche con carta di credito helloticket, numero verde 800 90 70 80,
da cellulari e dall'estero 0039 06 48078400.
Su internet: www.operaroma.it, www.amitsrl.com, www.helloticket.it

PROMEMORIA 8 agosto 1956 Disastro nella miniera di Marcinelle


In Belgio, nella piccola città mineraria di Marcinelle, scoppia un incendio nella miniera di carbone. Moriranno 262 lavoratori di 12 nazionalità diverse, la maggior parte (136) sono italiani.
Il disastro di Marcinelle fu una catastrofe avvenuta la mattina dell'8 agosto 1956 in una miniera di carbone situata a Marcinelle, nei pressi di Charleroi, in Belgio. L'incidente provocò 262 morti su un totale di 274 uomini presenti nella miniera. Per numero di morti nella storia dei minatori italiani emigrati, questa sciagura è la terza più cruenta disgrazia dopo quella di Monongah e il disastro di Dawson.

Antefatti

L'industria belga fu poco intaccata dagli effetti distruttivi della Seconda guerra mondiale, tuttavia il Belgio, paese non certo enorme, si ritrovò con poca manodopera disponibile. Questo fatto fece aumentare la richiesta di manodopera da parte del Belgio, soprattutto per il lavoro in miniera. Nacquero così ampi flussi migratori verso il Belgio, uno dei quali, forse il più importante, fu quello degli Italiani che lasciarono il proprio paese per le miniere belghe.

Il pozzo numero 1 della miniera di Marcinelle era in funzione sin dal 1830 ed era privo delle più elementari norme di sicurezza. Era provvisto di un canale di entrata e di uno di uscita. Gli ascensori erano azionati da grandi ruote poste all'esterno, in alto su grandi tralicci metallici. La maggior parte delle strutture all'interno del pozzo erano in legno e l'areazione era assicurata da grandi ventilatori posti all'esterno.

Corso degli eventi

Verso le ore 8.10, un ascensore a gabbia si ferma in profondità al livello 975 del pozzo di areazione. Incurante del fatto che quell'ascensore non era destinato a lui, l'addetto di turno decide di caricare su quell'ascensore i vagoncini pieni arrivati dai cantieri. A causa di un freno difettoso, il primo vagoncino caricato è bloccato da un carrello vuoto presente nell'ascensore, carrello che sarebbe dovuto essere spinto fuori dal compartimento dal carrello pieno. L'addetto agli ascensori non ha nemmeno il tempo di sbloccare a mano il meccanismo che l'ascensore si mette in moto bruscamente portando con sé i due vagoncini che sporgono. Risalendo, una putrella del sistema di invio trancia i fili telefonici e due fili dell'alta tensione, oltre alle condotte dell'aria compressa che servivano per gli strumenti di lavoro usati in fondo alla miniera: tutti questi eventi insieme provocarono un imponente incendio. Essendo avvenuto nel pozzo di entrata dell'aria, il fuoco e il fumo raggiunsero ben presto ogni angolo della miniera, alimentati anche dalle molteplici strutture in legno.

L'allarme venne dato alle 8.25 da un uomo risalito in superficie.

Alle 9.10 il pozzo di estrazione dell'aria era già inutilizzabile. I cavi delle gabbie di questo pozzo cedettero a poco a poco.

Due persone tentarono alle 9.30, senza equipaggiamento, di farsi strada attraverso un tunnel laterale. Il tentativo risultò vano. Il passo d'uomo venne allargato solo quattro ore e mezza più tardi e ciò permise di scoprire numerosi cadaveri.

Una spedizione scese poi verso le 15.00 attraverso il primo pozzo e scoprì tre sopravvissuti. Gli ultimi tre furono scoperti più tardi, da una spedizione diversa.

Il 22 agosto, alle 3 di notte, dopo la risalita, coloro che tentarono il salvataggio dichiareranno in italiano "tutti cadaveri". Alla fine persero la vita 262 uomini, di cui 136 italiani e 95 belgi. Solo una decina di minatori sopravvissero.

07 agosto, 2008

PROMEMORIA 7 agosto 1931 Ad Arezzo si disputa la prima edizione dell'era moderna della Giostra del Saracino


Ad Arezzo si disputa la prima edizione dell'era moderna della Giostra del Saracino.
La Giostra del Saracino è una rievocazione storica che si tiene nella città di Arezzo. Vi partecipano i quattro quartieri in cui è suddivisa la città, ovvero: il Quartiere di Porta Crucifera (conosciuto anche come Colcitrone), il Quartiere di Porta del Foro (conosciuto anche come San Lorentino), il Quartiere di Porta Sant'Andrea e il Quartiere di Porta Santo Spirito (conosciuto anche come Quartiere della Colombina).

Le origini della Giostra


La Giostra è una rievocazione storica in costume di stampo medievale che si svolge ad Arezzo da secoli, presumibilmente dal XIII secolo.

Si tratta di un antico gioco cavalleresco che affonda le sue origini nel Medioevo e che consiste nel colpire un bersaglio, posto sullo scudo del Buratto (un automa girevole che impersona il "Re delle Indie"), con un colpo di lancia al termine di una veloce carriera a cavallo. Il tutto senza farsi colpire dal mazzafrusto, imbracciato dal Buratto stesso, il quale viene azionato da un meccanismo a molla.

In principio probabilmente questo cavalcare contro un fantoccio era un esercizio militare, che lentamente assunse i connotati di manifestazione nella quale si sfidavano i cavalieri durante particolari celebrazioni o semplicemente per dimostrare la propria abilità. Di torneamenti e giostre visti in terra di Arezzo parla espressamente Dante Alighieri, all'inizio del XXII canto dell'Inferno, in alcune celebri terzine:
« Io vidi già cavalier muover campo,

e cominciar stormo a far lor mostra,
e tal volta partir per loro scampo;

corridor vidi per la terra vostra,

o Aretini, e vidi gir gualdane,
fedir torneamenti e correr giostra;

quando con trombe, e quando con campane,

con tamburi e con cenni di castella,
e con cose nostrali e con istrane; »


(Dante Alighieri, La Divina Commedia - Inferno, Canto XXII, 1-9)

Di giuochi con le lance (hastiludia), svoltisi nella città di Arezzo per festeggiare il felice esito di una missione diplomatica in terra di Francia, si parla invece in due lettere indirizzate alla curia avignonese nel novembre 1331 dai Tarlati, signori di Arezzo.

Nel Rinascimento questi spettacoli diventarono una grande attrazione; abbiamo notizie certe di "giostre ad burattum" per tutto il XVI secolo, durante la venuta di famosi personaggi in città o per importanti ricorrenze, come la manifestazione del 1535 dedicata a San Donato. Anche nel Seicento furono molto diffuse le giostre e, da quella del 1677 in onore a San Niccolò, abbiamo il primo regolamento scritto con tanto di tabellone a punti. Della giostra del 1684 invece ci fa un ampio e dettagliato resoconto Federigo Nomi, anghiarese, al quale è stata dedicata l’edizione del Settembre 2005, nella ricorrenza del III centenario della morte. Un altro famoso torneo fu quello per le celebrazioni petrarchesche del 1904, che si svolse sul tondo del Prato (il parco antistante la Fortezza Medicea) e dove a esibirsi giunsero i Dragoni di casa Savoia.

06 agosto, 2008

Marrazzo: "Ora il piano c'è e ha forza di legge"


“Ora il piano c’è e ha forza di legge. I provvedimenti approvati realizzano la quasi totalità delle misure indicate dal piano commissariale”. Così il presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, commissario per il piano di rientro sul deficit, ha aperto la conferenza stampa per la presentazione dell’assestamento di Bilancio 2008 approvato questa mattina dal Consiglio regionale.

Riforme strutturali, riduzione costi, copertura disavanzo e policlinici sono i quattro punti centrali degli interventi in materia sanitaria inseriti nella legge di assestamento di bilancio 2008. Una manovra che prevede l'imputazione,al di fuori del Fondo sanitario regionale, dei contributi erogati per lo svolgimento delle funzioni di didattica e ricerca dei policlinici pubblici e privati e l’aumento dei controlli sull’appropriatezza delle prestazioni dal 3 al 10%. Sul riassetto della rete ospedaliera, la norma prevede la sospensione delle iniziative in corso per la realizzazione o l'apertura di nuove strutture sanitarie pubbliche per il termine di 90 giorni, e comunque fino all'adozione di un Piano regionale per il riassetto della rete.

L'intervento più incisivo della Regione nella riduzione della spesa ospedaliera è quello che prevede la chiusura di tre strutture nella Capitale: il San Giacomo, il Nuovo Regina Margherita ed il Forlanini. Per il San Giacomo si "prevede la cessazione dell'attività ospedaliera entro il 31 ottobre 2008", mentre per il nuovo Regina Margherita "è prevista la cessazione della sola attività ospedaliera, lasciando margine ad iniziative di riqualificazione della struttura verso l'offerta territoriale (RSA, poliambulatori)". La manovra stabilisce anche il trasferimento dell'attività sanitaria del Forlanini al San Camillo. Un trasferimento "che sarà ultimato per rendere definitivamente disponibili gli immobili del primo entro il 31 dicembre 2008".

Nel presentare i provvedimenti per il rientro dal deficit della sanità previsti nella manovra, che contiene i dodici punti compresi nella delibera di nomina del commissario ad acta, l’assessore al Bilancio Luigi Nieri ha precisato: “Il debito della sanita' del Lazio e' tutto coperto”. Nieri ha riepilogato ''i numeri'' del debito ''trovato dalla giunta Marrazzo al 31 dicembre 2005''. Il debito iniziale era di 10,5 miliardi di euro, di questi - ha spiegato Nieri - 750 mln di debito transatto sono stati pagati nel 2005; 1.066 mln nel 2006 e 1.529 mln nel 2007. Ne sono restati 7,1 mld, all'1 gennaio 2008 (4 miliardi di debito transatto coperto con mutuo con lo Stato e 3,7 mld di debito non transatto coperto con decreto Prodi per 2 mld e 79 mln di euro e 800 mln di mutuo). ''Dal 2006 - ha sottolineato l'assessore al Bilancio - non accumuliamo più debito, i disavanzi non sono nascosti e sono invece tutti coperti, compreso quello del 2008 coperto con parte delle tasse e in parte con l'extragettito dell'ultimo triennio che proviene da una maggiore produttività delle imprese del Lazio''.

“I provvedimenti adottati – ha concluso Marrazzo - assicurano, rispetto al tendenziale 2008, l'equilibrio economico-finanziario e il rispetto dei livelli assistenziali”.

L'Africa al Palladium, a settembre


Teatro, danza, musica, scultura, cinema, letteratura. Più di venti nazioni presenti e un programma che parla soprattutto di donne e creatività femminile. Presentata in Campidoglio la settima edizione di "Festa d'Africa Festival", al teatro Palladium dal 16 al 21 settembre prossimi.

Il festival, curato dal CRT (Centro Ricerche Teatrali), promuove dal 2002 l'arte africana contemporanea per diffonderne il valore e le ragioni, con il presupposto che la conoscenza è premessa ineliminabile all'integrazione tra i popoli.

Le protagoniste di quest'edizione: Irene Tassembedo, coreografa del Burkina Faso, che in prima nazionale presenta "Le sacre du tempo"; la regista Fanta Règina Nacro con il suo "La nuit de la verité", che racconta la firma di un trattato di pace dopo una feroce guerra etnica; l'angolana Tasha Rodrigues e la malgascia Esha Tizafy.

In calendario anche un convegno dal titolo "Mai più senza i miei figli, l'immigrazione femminile in Europa", a cura della giornalista Ilda Bartoloni.

Per saperne di più, www.festadafricafestival.com.

PROMEMORIA 6 agosto 1945 Bombardamento atomico di Hiroshima


Seconda guerra mondiale, bombardamento atomico di Hiroshima: Una bomba atomica chiamata in codice Little Boy viene sganciata dal B-29 statunitense Enola Gay sulla città di Hiroshima in Giappone, alle 8:16 di mattina (ora locale). Esplose ad un altitudine di 576 metri con una potenza pari a 12.500 tonnellate di TNT uccidendo all'istante 80.000 persone (altre 60.000 moriranno entro la fine dell'anno a causa delle malattie causate dal fallout nucleare) e distruggendo circa l'80% dell' area edificata della città.
I bombardamenti atomici in Giappone sono due atti che rappresentano simbolicamente la conclusione della Seconda guerra mondiale.

Il mattino del 6 agosto 1945, l'Aeronautica militare statunitense lanciò la bomba atomica "Little Boy" sulla città giapponese di Hiroshima, seguita tre giorni dopo dal lancio dell'ordigno "Fat Man" su Nagasaki. Il numero di vittime dirette è stimato da 100.000 a 200.000[1], la maggior parte delle quali civili. Per la gravità dei danni diretti ed indiretti, e del fatto che si è trattato del primo utilizzo in guerra di tale arma, l'attacco atomico viene considerato fra gli episodi bellici più significativi dell'intera storia dell'umanità.

Il ruolo dei bombardamenti nella resa dell'Impero giapponese, così come gli effetti e le giustificazioni, sono stati oggetto di innumerevoli dibattiti. Negli Stati Uniti prevale la convinzione che i bombardamenti atomici siano serviti ad accorciare la Seconda guerra mondiale di parecchi mesi, ed abbiano inoltre salvato la vita a milioni di soldati (sia alleati sia giapponesi) e di civili, che sicuramente sarebbero morti nella prevista invasione del Giappone per via degli scontri armati sul suolo e dei bombardamenti a tappeto. In Giappone, l'opinione pubblica, invece, tende a sostenere che i bombardamenti siano crimini di guerra serviti ad accelerare il processo di resa del governo militare giapponese. Universalmente condivisa è comunque la presa di coscienza della gravità dell'evento, che non è più stato replicato.

05 agosto, 2008

Approvato l'assestamento di bilancio Regione Lazio


Il Consiglio regionale del Lazio, presieduto da Guido Milana , ha approvato, con 42 voti favorevoli e 15 contrari, la proposta di legge sull’assestamento del bilancio annuale e pluriennale 2008/2010 della Regione Lazio. Presente in Aula il presidente della Regione e commissario ad acta per il Piano di rientro dal disavanzo sanitario, Piero Marrazzo. Con l’unico articolo del maxiemendamento, composto da 91 commi, presentato nella notte, tra l’altro, viene definitivamente sancita la chiusura di tre ospedali di Roma, il San Giacomo, il Nuovo Regina Margherita e il Forlanini.

La legge d’assestamento prevede misure sulla farmaceutica, sulla centralizzazione di alcuni servizi delle Asl e delle aziende ospedaliere come il servizio tecnico, la tesoreria e la gestione del personale. Vengono prorogati fino al 30 giugno 2010 i contratti ai direttori generali delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere attualmente in carica, i quali però sono coinvolti nel raggiungimento degli obbiettivi di razionalizzazione del servizio e di contenimento della spesa. La Giunta Regionale verifica semestralmente i risultati conseguiti e il raggiungimento degli obiettivi connessi al piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario da parte dei direttori generali. La mancata realizzazione degli interventi è causa di decadenza dall'incarico. Per i controlli di appropriatezza della spesa sanitaria, la manovra aumenta quantità e qualità delle verifiche e, in caso di violazioni, dispone le conseguenti sanzioni.

Tutti i beni mobili e immobili destinati a fornire rendite patrimoniali e i beni artistico-monumentali appartenenti alla comunione delle Asl (Gepra) diventeranno proprietà della Regione Lazio, per poi essere valorizzati “al fine di contribuire all’azzeramento del disavanzo sanitario regionale”, come recita il comma 5 del maxiemendamento sull’assestamento di bilancio. Il provvedimento, dunque, disciplina il trasferimento alla Regione di tutti quei beni della Comunione delle Asl non destinati all’erogazione di servizi. La norma interviene anche per quei beni che appartengono ai comuni ma dovrebbero oggi essere di proprietà delle aziende sanitarie.

Approvata anche la norma relativa all’istituzione di due nuovi capitoli in bilancio denominati “Contributo regionale per la ricerca e la didattica dei policlinici universitari” (un capitolo per la parte corrente e uno per la parte capitale), finalizzati ad alleggerire, nel 2008 con uno stanziamento complessivo di 171 milioni, il disavanzo della spesa sanitaria.

L’assestamento del bilancio annuale 2008 e pluriennale 2008/2010 della Regione Lazio provvede all’aggiornamento al 31/12/2007 degli importi concernenti i residui attivi e passivi già iscritti in via presuntiva nel bilancio di previsione della Regione Lazio per l’anno 2008 e all’adeguamento della giacenza di cassa. Inoltre, provvede alla determinazione dell’effettivo risultato di gestione al 31/12/2007 che si chiude con un disavanzo inferiore di 147 milioni di euro rispetto a quanto previsto in bilancio di previsione 2008 e nelle variazioni dei relativi capitoli d’entrata e di spesa. Con la proposta di legge vengono anche apportate al bilancio di previsione specifiche variazioni tabellari.

Tra gli altri interventi previsti, il sostegno alle politiche per le famiglie e per la tutela dei migranti, l’adeguamento del costo del trasporto pubblico locale. A questi si aggiungono una serie di interventi mirati in materia di politica per la casa, di obbligo formativo, di associazionismo tra comuni e di opere in favore dello sviluppo dei piccoli comuni. E ancora: interventi per il sostegno alla nuove residenze universitarie, e per il rafforzamento delle politiche sociali e dell’immigrazione.

PROMEMORIA 5 agosto 1944 Olocausto Gli insorti polacchi liberano un campo di lavoro tedesco a Varsavia,


Olocausto: Gli insorti polacchi liberano un campo di lavoro tedesco a Varsavia, liberando 348 prigionieri ebrei.

04 agosto, 2008

PROMEMORIA 4 agosto 1974 Tragedia dell'Italicus


San Benedetto Val di Sambro (Italia): sulla linea ferroviaria Firenze - Bologna, in prossimità dell'uscita dalla lunga galleria appenninica, in località San Benedetto Val di Sambro, un ordigno ad alto potenziale, a base di "termite", esplode nella ritirata della vettura numero 5 del treno Italicus, affollato di gente che si sposta per le vacanze estive. I soccorsi, difficilissimi nel buio del tunnel, estraggono dalle lamiere del treno 12 morti e 44 feriti. Tale attentato, noto come tragedia dell'Italicus, è riconducibile alla strategia della tensione

La strage

Una bomba ad alto potenziale esplose alle 1:23 nella vettura 5 dell'espresso Roma-Monaco di Baviera via Brennero. Nell'attentato morirono 12 persone e altre 48 rimasero ferite.

La strage sarebbe potuta essere di dimensioni maggiori, si ipotizza con centinaia di morti, se l'ordigno fosse esploso all'interno della galleria di San Benedetto Val di Sambro.

Aldo Moro era su quel treno il 3 agosto, in quanto doveva raggiungere la famiglia a Bellamonte, ma poi viene raggiunto da alcuni funzionari che lo fecero scendere per firmare alcune carte al Ministero.[1]

L'attentato venne rivendicato dall'organizzazione Ordine Nero attraverso un volantino che dichiara:
« Giancarlo Esposti è stato vendicato. Abbiamo voluto dimostrare alla nazione che siamo in grado di mettere le bombe dove vogliamo, in qualsiasi ora, in qualsiasi luogo, dove e come ci pare. Vi diamo appuntamento per l'autunno; seppelliremo la democrazia sotto una montagna di morti. »


I colpevoli della strage non sono mai stati individuati, ma la Commissione Parlamentare sulla Loggia P2 in merito ha dichiarato:
« Tanto doverosamente premesso ed anticipando le conclusioni dell'analisi che ci si appresta a svolgere, si può affermare che gli accertamenti compiuti dai giudici bolognesi, così come sono stati base per una sentenza assolutoria per non sufficientemente provate responsabilità personali degli imputati, costituiscono altresì base quanto mai solida, quando vengano integrati con ulteriori elementi in possesso della Commissione, per affermare: che la strage dell'Italicus è ascrivibile ad una organizzazione terroristica di ispirazione neofascista o neonazista operante in Toscana; che la Loggia P2 svolse opera di istigazione agli attentati e di finanziamento nei confronti dei gruppi della destra extraparlamentare toscana; che la Loggia P2 è quindi gravemente coinvolta nella strage dell'Italicus e può ritenersene anzi addirittura responsabile in termini non giudiziari ma storico-politici, quale essenziale retroterra economico, organizzativo e morale. »

(Relazione di maggioranza della Commissione Parlamentare sulla Loggia P2)

Ciò non si troverebbe in contraddizione con la rivendicazione di Ordine Nero, in quanto diversi storici[2] e la stessa Commissione Parlamentare hanno attribuito forti legami tra la loggia e diverse organizzazioni di estrema destra.

03 agosto, 2008

PROMEMORIA 2 agosto 1962 Traforo del Monte Binaco


Alle 2 del mattino cede l'ultimo strato di roccia del traforo del Monte Bianco tra Italia e Francia: verrà inaugurato 3 anni dopo.
Il traforo del Monte Bianco è un tunnel autostradale che collega Courmayeur, in Valle d'Aosta (Italia), a Chamonix, nel dipartimento francese dell'Alta Savoia, congiungendo la regione Rodano-Alpi alla Val d'Aosta. Queste due comunità hanno in comune importanti legami socio-linguistici e il fatto di fondare il loro sviluppo economico su di un turismo legato ad un territorio montano unico al mondo.

È stato costruito congiuntamente tra Italia e Francia; i lavori di costruzione ebbero inizio nel 1957 e terminarono nel 1965, l'anno dell'apertura. Il traforo è costituito da una galleria unica a doppio senso di circolazione e rappresenta una delle maggiori vie di trasporto transalpino.

Inizio dei lavori

Nel maggio del 1946, senza autorizzazioni, con scarsissime maestranze e con mezzi del tutto inadeguati, si diede inizio a quella che sarebbe poi divenuta un'opera senza precedenti: un tunnel autostradale di circa 12 Km, con carreggiata a due corsie larga 8 m e 2.500 m. di rocce e di ghiacciai sovrastanti. Tra innumerevoli ostacoli e aspri conflitti, fortemente deciso a sostenere il suo progetto, il conte Dino Lora Totino persevera nel suo intento e i lavori continuano anche negli anni successivi, fino a quando nel 1949, viene firmato un accordo in cui le due nazioni interessate si impegnarono a portare avanti la realizzazione della galleria autostradale.

I lavori non furono certo privi di difficoltà e costituirono un ingente sforzo finanziario e tecnico. Un grosso carro (Jumbo) a quattro ponti fu utilizzato per lo scavo della galleria. Si muoveva su appositi binari e veniva fatto indietreggiare ogni qualvolta brillavano le mine. Furono impiegati ingenti quantitativi di esplosivo e le cariche venivano sistemate nei fori ricavati da 18 martelli perforatori azionati ad aria compressa: la punta dei loro fioretti era in widia, una lega durissima formata principalmente da carburo di tungsteno e cobalto. La velocità massima di avanzamento fu di 9 m al giorno. In seguito ad un crollo parziale della volta, il carro (Jumbo) andò parzialmente distrutto e durante tutto il periodo di costruzione della galleria morirono 17 operai.

Le varie fasi dei lavori

La grandiosa opera fu motivo di orgoglio per entrambe le nazioni e mise fine all'isolamento delle valli sui versanti opposti del massiccio del Monte Bianco ed è ancor oggi una delle maggiori vie di trasporto transalpino. Ecco le varie fasi dei lavori che portarono alla sua realizzazione, elencate anno per anno fino alla catastrofe del 1999:

* 1946: nel mese di maggio l'ingegnere Dino Lora Totino, con il progetto riveduto ed aggiornato dall'ingegner Vittorio Zignoli, dà inizio ai lavori per il traforo della galleria.
* 1949: viene firmato un accordo tra le autorità italo-francesi con l'intento di proseguire l'opera.
* 1953, 14 marzo: viene firmata a Parigi una convenzione internazionale per la realizzazione e la gestione del tunnel sotto il Monte Bianco. Questo atto sarà ratificato dai rispettivi parlamenti: in Francia nel 1954, mentre in Italia nel 1957.
* 1957, 1° settembre: viene costituita la Società italiana per Azioni per il Traforo del Monte Bianco. In Francia si costituirà la S.T.M.B (Société du tunnel du Mont Blanc), che diverrà poi nel 1996 A.T.M.B (Autoroute et tunnel du Mont Blanc).
* 1959, 8 gennaio: gli italiani danno il via ai lavori, affidati alla Società italiana per Condotte d'Acqua di Roma.
* 1959, 30 maggio: i lavori iniziano anche sul versante francese.
* 1962, 4 agosto: gli operai delle due imprese che effettuano i lavori si incontrano abbattendo l'ultimo diaframma. Il traforo è perfettamente riuscito: sull'asse stradale lo scarto sara inferiore ai 13 cm.
* 1965, 16 luglio: Il presidente della Repubblica italiana Giuseppe Saragat e il presidente della Repubblica francese Charles De Gaulle, inaugurano il tunnel.
* 1965, 19 luglio: il tunnel viene aperto alla circolazione.
* 1973: sul versante francese viene aperta la prima sezione dell'autostrada Autoroute Blanche.
* 1978: è installata una rete di telecamere di sorveglianza, una ogni trecento metri; la capacita di alimentazione dell'aria nel Tunnel è portata a 900 m3 al secondo.
* 1980: il sistema di aerazione viene migliorato ulteriormente.
* 1990: nel quadro di un piano pluriennale di ammodernamento, sono messi in opera: una terza generazione di video sorveglianza con trasmissione dei dati tramite fibre ottiche; una rete di 18 rifugi pressurizzati, uno ogni 600 m e delle nicchie di sicurezza ogni 100 m; la sostituzione di alcuni elementi di sicurezza: estintori, gruppi elettrogeni, posti d'allarme.
* 1997: installazione di un nuovo sistema antincendio e avvio di un piano di studi per la realizzazione del rilevamento automatico degli incidenti, la gestione tecnica centralizzata dell'equipaggiamento di sicurezza e una nuova segnaletica con pannelli a messaggio variabile.

Inaugurazione


Il 16 Luglio 1965 il presidente della Repubblica italiana, Giuseppe Saragat, ed il presidente della Repubblica francese, Charles De Gaulle, con una cerimonia di inaugurazione, celebrano la fine dei lavori e l'apertura del tunnel alla circolazione, anche se in realtà avverrà tre giorni dopo (il 19 luglio). Per celebrare l'evento, le poste italiane e francesi emettono due francobolli commemorativi.

La sua gestione, su base paritetica, è divisa tra due società concessionarie: l'italiana Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco S.p.A. (S.I.T.M.B), creata il 1 settembre 1957 e la francese Autoroute et tunnels du Mont-Blanc (A.T.M.B), creata il 30 aprile 1958.

02 agosto, 2008

Trasparenza, da oggi on-line curricula e retribuzioni dei dirigenti regionali


La Regione Lazio a trasparenza totale. Da oggi pomeriggio, sul sito istituzionale, accedendo alla sezione ‘Focus on’, sono visibili curricula, retribuzione e obiettivi di servizio di cinquanta tra direttori generali, capi dipartimento e dirigenti di strutture direttamente alle dipendenze del segretariato generale della Regione.

“Abbiamo aperto le porte del Palazzo ai cittadini: saremo la prima Regione italiana a trasparenza totale - ha dichiarato il Presidente della Regione Piero Marrazzo - grazie a un uso innovativo della tecnologia e a una cultura della partecipazione che vogliamo sia la cifra distintiva della nostra esperienza di governo. Con la pubblicazione on line dei dati sulle direzioni regionali - ha sottolineato il Presidente - facciamo un passo fondamentale nel percorso di condivisione delle scelte e di massima trasparenza sulla gestione della cosa pubblica”.

“Il cammino intrapreso dalla Regione Lazio – ha dichiarato il Senatore Pietro Ichino - è doppiamente importante: per un verso perché anticipa i contenuti della legge sulla ‘Trasparenza e Valutazione nelle amministrazioni pubbliche’, che ha iniziato proprio in queste settimane il suo iter parlamentare; per l’altro verso, perché mostra come un’ amministrazione, determinata a procedere su questo terreno, possa farlo senza bisogno di una legge che la obblighi”.

Il progetto, realizzato dalla società LAit, è stato presentato presso la sede della Regione Lazio dall’Assessore regionale alle Risorse Umane, Demanio e Patrimonio, Marco Di Stefano, e dal segretario generale Francesco Gesualdi. “Presentiamo un lavoro che parte da lontano - ha spiegato Di Stefano - perché quando siamo arrivati in Regione nel 2005 abbiamo subito puntato a ripristinare un’istituzione in cui prevalga la meritocrazia e l’eccellenza”.

L’iniziativa, che fa parte di un progetto complessivo avviato dalla Regione nel 2007, in collaborazione con l’Università di Milano, per raggiungere un miglioramento della performance dell’amministrazione, prevede la messa on line anche delle informazioni sul resto del personale attraverso dei report pubblicati per ciascuna direzione, a intervalli di tempo mensili o trimestrali. In seguito, verranno pubblicate anche tutte le determine dirigenziali.

“Siamo la prima Regione italiana a realizzare un progetto di trasparenza di questo tipo - ha aggiunto Gesualdi - che nel resto d’Europa si applica solo in Svezia e in Inghilterra, e che noi dovremmo completare entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di raccontare a cittadini e associazioni tutto ciò che avviene in Regione”.

PROMEMORIA 2 agosto 1980 Strage di Bologna


Italia: alle ore 10.25 una bomba esplode alla stazione di Bologna causando 85 morti. La strage di Bologna è riconducibile alla cosiddetta strategia della tensione.
La strage di Bologna è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra, verificatosi sabato 2 agosto 1980.

Alle 10.25, nella sala d'aspetto di 2° Classe della Stazione di Bologna Centrale,un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplode uccidendo ottantacinque persone e ferendone oltre duecento.

Per Bologna e per l'Italia è stata una drammatica presa di coscienza della recrudescenza del terrorismo.

L'ordigno

La bomba era composta da 23 kg di esplosivo: una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta Compound B, potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina ad uso civile). L'esplosivo, di fabbricazione militare, era posto in una valigetta sistemata a circa 50 cm d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'ala ovest della stazione, allo scopo di aumentarne l'effetto.

La detonazione si udì nel raggio di molti chilometri e causò il crollo di un'ala intera della stazione investendo in pieno il treno Ancona-Chiasso in sosta al primo binario e il parcheggio dei taxi antistante.

La vicenda giudiziaria



Subito dopo l'attentato, il governo presieduto da Francesco Cossiga, e le forze di polizia attribuirono lo scoppio a cause fortuite, ovvero all'esplosione di una caldaia nel sotterraneo della stazione.

Non appena apparvero più chiare le dinamiche e fu palese una matrice terrorista, attribuirono la responsabilità della strage al terrorismo nero.

Già il 26 agosto dello stesso anno la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessanro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.

Tornando a Cossiga, è significativo come, il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato mal indicato dai servizi segreti. Attorno a questa strage, come era già avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppò tutto un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 si giunse ad una sentenza definitiva di Cassazione il 23 novembre 1995: vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.

Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: nove anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.

Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.

Ipotesi alternative

A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dell'attentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei presunti esecutori materiali della strage.

* Stando quanto riportato dai media nel 2004 e ripreso nel 2007 , Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà, capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin, ipotizza un coinvolgimento palestinese (a mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Iliz Ramirez Sanchez, noto come "comandante Carlos") dietro l'attentato. Inoltre, nel 2008 Cossiga ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera, in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sia da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia. Si dichiara oltresì convinto dell'innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.

* Dalla sua cella, a Parigi, il terrorista rosso Ilic Ramirez Sanchez afferma che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione.

* Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana e principale accusatore di Fioravanti) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito», aprendo nuovi spiragli ed ipotesi.

01 agosto, 2008

"PianoInnovazione": la Provincia per la diffusione delle reti Wi-Fi e per la lotta al Digital Divide


Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, presso la Sala Di Liegro di palazzo Valentini, ha presentato il "PianoInnovazione", un progetto dell'Amministrazione provinciale per la diffusione della Banda Larga delle reti Wi-fi e per contrastare il Digital divide.

Il progetto, che verrà realizzato nei prossimi 5 anni per una spesa complessiva di circa 7 milioni di euro, prevede tre direzioni d'intervento:
1) la realizzazione di aree pubbliche con accesso Wi-fi ad internet da parte dei cittadini dei Comuni della provincia di Roma;
2) la diffusione della Banda Larga in tutte le abitazioni della provincia di Roma attraverso lo sviluppo del piano "ZeroDD";
3) l'apertura di 50 centri di creatività e innovazione sul territorio Provinciale.

"Questi tre progetti – ha detto Zingaretti – sono stati fortemente voluti dalla nostra amministrazione per combattere concretamente il digitale divide e favorire l'accesso ad internet".
“Il 'PianoInnovazione – ha spiegato il presidente Zingaretti – oltre a lottare contro le discriminazioni del diritto all'accesso alla rete rientra nel progetto di modernizzazione della nostra Provincia, di competitività e crescita".

Rete Wi Fi
Per contrastare il Digital divide e favorire l'accesso ad internet, l'Amministrazione Zingaretti doterà nei prossimi mesi le principali aree pubbliche e i più importanti luoghi di ritrovo del territorio provinciale di un'infrastruttura centrale di gestione che prevede la presenza di quaranta Hot Spot (aree dove un provider di accesso per rete wireless, http://it.wikipedia.org/wiki/Wireless, consente di collegarsi).
Gli Hot Spot realizzati, di proprietà della Provincia, costituiranno il primo nucleo autorevole di una rete federata a cui possano connettersi anche reti di privati o di altre istituzioni. L'idea di base è quella di unire le risorse e condividere i benefici con altre reti pubbliche di biblioteche, istituzioni, centri sociali, centri sportivi e ricreativi.
Questa rete non sarà semplicemente un punto di collegamento a internet, ma fornirà accesso attraverso le stesse antenne e la stessa rete fisica a reti di servizio per le amministrazioni e alla rete di ateneo delle Università di Roma. Infatti, attraverso un accordo che la Provincia intende sottoscrivere con le quattro università pubbliche di Roma (La Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre e Iusm) questi hot spot permetteranno agli studenti di collegarsi alla rete wi-fi della propria università anche senza venire a Roma. Una prima fase del progetto sarà dedicata allo studio del territorio per individuare le localizzazioni di almeno altri 400 punti ( indicativamente 1-2 per ognuno dei 50 Comuni fino a 3000 abitanti, 2-3 per ognuno dei 30 Comuni tra i 3000 e i 10000 abitanti e una media di 5 per gli altri 40 Comuni maggiori).
Per gestire la rete, l'Amministrazione provinciale avrà come partner "ProvinciAttiva" (società per azioni con capitale sottoscritto dalla Provincia di Roma che si occupa dello sviluppo dell'intero territorio provinciale), che assisterà la Provincia nella gestione del progetto e nei rapporti con il territorio.
Per quanto riguarda la connettività e l'installazione degli hot spot si servirà di aziende del settore che verranno individuate con gare ad evidenza pubblica.
Sono in corso di definizione anche rapporti di collaborazione con gli atenei romani , in particolare con la Facoltà di Ingegneria de La Sapienza, che avrà il ruolo di advisor scientifico, per le questioni legate all'irradiamento elettromagnetico. Inoltre con Cnr (area ricerche Rm1) e il consorzio interuniversitario Caspur, la Provincia sta mettendo a punto progetti per la gestione e l'integrazione delle reti.
La Provincia si pone l'obiettivo di installare 40 punti entro il 2008 ed altri 400 Hot Spot entro due anni.

Zero Digital Divide
L'Amministrazione provinciale assumerà un ruolo decisivo per lo studio e per il monitoraggio del Digital divide promuovendo un tavolo informale a cui prenderanno parte diversi Stakeholders (operatori grandi, medi e piccoli di diverse tecnologie), associazioni di utenti, consumatori, rappresentanti e referenti delle istituzioni. Il tavolo provvederà, nel corso del mandato, a mettere a punto e a tenere aggiornata una mappatura reale della copertura di banda larga nel territorio della provincia. Fornirà un sito in modalità interattiva web in cui gli utenti potranno segnalare le diverse situazioni percepite. La Provincia di Roma, in seguito al lavoro svolto dal tavolo, programmerà interventi a supporto dell'infrastrutturazione del territorio per portare la banda larga nelle case, anche attraverso sussidi all'investimento per gli operatori e con l'uso di tecnologie alternative (Hyperlan wireless, Wi-Max, power-line ecc). Gli operatori volta per volta saranno individuato con bandi di gara.

50 CC (centri di creatività e innovazione)
"I centri di creatività e innovazione" rappresentano una parte Piano sul Digital divide. L'idea prende spunto da altre esperienze come quelle dei "pontos de cultura", sviluppati in Brasile da Gilberto Gil, e dagli "Espaces publics numériques" parigini, e prevede la realizzazione su tutto il territorio della provincia di Roma di una rete di 50 centri di alfabetizzazione e promozione della cultura e della formazione attraverso le moderne tecnologie. Ogni centro avrà a disposizione un budget per tre anni da utilizzare per la dotazione tecnologica e per finanziare le attività culturali.
Il piano promosso dalla Giunta provinciale mira a creare veri e propri luoghi di aggregazione tecnologici, ognuno con diverse vocazioni e attività culturali e sociali, nei quali l'alfabetizzazione informatica costituisca il passaggio necessario alle attività specifiche. L'idea di base è quella di riutilizzare alcuni spazi e riqualificarli per permetterne l'uso a tutti i cittadini. La Provincia, dopo avere effettuato un censimento dei luoghi potenzialmente utilizzabili, ha già individuato alcune possibili location come i centri provinciali di formazione professionale, centri per l'impiego, centri servizi immigrazione, laboratori di educazione ambientale, case cantoniere, centri di accesso e diffusione dell'innovazione tecnologica e alcune biblioteche comunali nel territorio provinciale. Ogni 'centro di creatività e innovazione' sarà "animato" da un'istituzione, un'associazione o una parrocchia a cui sarà affidata la gestione delle attività secondo diverse modalità di compensazione non necessariamente economiche. Nei nuovi centri i cittadini potranno avere un facile accesso ad Internet, potendo così sviluppare le potenzialità della Rete per 'fare' cultura in ogni sua forma artistica: musica, video, grafica, programmi speciali per bambini e per ragazzi.

Inaugurate, dopo 40 anni di abbandono, le gallerie ipogee ristrutturate del Policlinico Umberto I


Il presidente Marrazzo nelle gallerie ipogee ristrutturate31/07/08 - “Quello di oggi è solo un piccolo passaggio che può diventare un grande modello”. Con queste parole il presidente Piero Marrazzo, è intervenuto all’inaugurazione delle gallerie ipogee del Policlinico Umberto I di Roma, ristrutturate dopo i lavori di messa a norma. “Vorrei ricordare – ha continuato Marrazzo – che per quarant’anni giornalisti, magistrati, poliziotti e carabinieri sono andati nelle gallerie ipogee denunciando la situazione esistente. Avevo chiesto di dimostrare ai romani che si poteva fare una ristrutturazione all’Umberto I”. Le gallerie ipogee costituiscono il collegamento sotterraneo tra i padiglioni del Policlinico. La loro ristrutturazione, avviata nel 2007, è stata portata a compimento in soli 100 giorni nel 2008.

Le gallerie, con i loro 1.760 metri di lunghezza, sono il connettivo coperto del complesso degli edifici del Policlinico, per un totale di 10mila metri quadrati di pareti e 4.600 metri quadrati di soffitti e pavimenti, 20mila chilometri di tubazioni. Sono poi previsti cablaggi informatici, telefonici e ottici a servizio di più di 50 edifici, l'illuminazione, anche d’emergenza, il sistema di videosorveglianza con circa 100 videocamere. Durante le opere di rimozione sono stati eliminati più di 200 telai con altrettante porte sia in ferro sia in legno.

A partire da adesso prenderà il via la seconda parte dei lavori per la predisposizione di sottogallerie in cui troveranno definitivamente posto cavi e tubazioni. La fine della seconda fase dei lavori è prevista per la prossima primavera.

“Vorrei ringraziare l’imprenditoria privata – ha detto Marrazzo – per il rispetto dei tempi richiesti. Il mio obiettivo è quello di tenere insieme un sistema. Per questo motivo, in primo luogo, chiederò al governo, al Presidente Berlusconi e ai ministri competenti di rilanciare il percorso di ristrutturazione dell’Umberto I. In secondo luogo, dovremo affrontare tutti gli altri nodi fermi sul campo, perché il Lazio presenta tutta una serie di problematiche. L’obiettivo è di tenere insieme il sistema grazie alla riduzione della spesa e all’abbattimento del deficit, ma non all’assalto dei crediti essenziali di assistenza. Il sistema – ha concluso il governatore del Lazio – potrà reggere, se saremo tutti uniti verso la meta”.

Alla cerimonia dell’inaugurazione hanno partecipato anche il rettore dell’Università La Sapienza di Roma, Renato Guarini, che ha testimoniato “quell’attenzione che l’Università ha per la facoltà di Medicina e per il Policlinico in particolare”. “Questa giornata – ha affermato – è una tappa importante per il percorso di rilancio del Policlinico, percorso che è frutto della collaborazione avuta dalla Regione e dal Presidente Marrazzo. L’impegno è di proseguire in questa direzione ringraziando anche le donne e gli uomini che lavorano a tutti i livelli in questa struttura”.