31 marzo, 2009

Tiburtina Valley: sbloccati da Regione 600 milioni per cassa integrazione e imprese danneggiate


Tiburtina Valley: sbloccati da Regione 600 milioni per cassa integrazione e imprese danneggiate
Alle circa 100 imprese della Tiburtina Valley colpite dall’esondazione del fiume Aniene dell’inverno scorso, andranno 600 milioni di euro messi a disposizione dalla Regione Lazio. Dell’intero finanziamento, valido per il biennio 2009-2010, 220 milioni sono regionali provenienti dal fondo sociale Europeo, che le aziende potranno utilizzare per la cassa integrazione dei dipendenti.

Mentre per fronteggiare i danni causati dall’alluvione le imprese potranno usufruire di una parte dei 10 milioni di euro anticipati dalla Regione per l’emergenza, in attesa della ripartizione dei fondi nazionali previsti dall’ordinanza del governo n.3734.

E’ quanto si è deciso al termine di un tavolo interistituzionale coordinato dalla Protezione civile regionale, riunito questa mattina presso l'Assessorato alla Piccola e Media impresa della Regione Lazio.

Al centro dell'incontro le azioni intraprese dalla Regione Lazio, assieme alle altre istituzioni locali, per sostenere le circa 100 imprese della Tiburtina Valley colpite dall’esondazione del fiume Aniene dell'inverno scorso.

"Con questi interventi stiamo mettendo in piedi una vera e propria rete di sostegno alle piccole e medie imprese della Tiburtina Valley, - ha dichiarato il presidente Piero Marrazzo -sia per quanto riguarda i danni subiti dalle strutture, sia sul versante degli ammortizzatori sociali. Per la cassa integrazione straordinaria come Regione Lazio abbiamo messo a disposizione delle piccolee medie aziende risorse per oltre 200 milioni di euro nel biennio 2009-10, contro i 17 milioni del 2008. E sul fronte dei danni, grazie a Banca Impresa Lazio abbiamo creato un sistema di garanzie in grado fornire l'accesso al credito a molte piccoleimprese che diversamente non potrebbero avere aiuto. Nei giorni della crisi, oltre al ripristino della normalità, vogliamo dare allenostreimprese la possibilità riprendere l'attività ordinaria".

La Regione è in grado di garantire da subito, anche con effetto retroattivo, alle piccole e medie imprese che ne faranno richiesta, la Cassa integrazione guadagni straordinaria (CIGS) in deroga nel periodo che va dal 1 gennaio al 31 dicembre 2009, come previsto dalla Legge finanziaria nazionale. Le imprese in difficoltà potranno accedere alla cassa integrazione straordinariainviando al numero di fax 06-51684041dell’assessorato al Lavoro una richiesta con i dati completi dell'azienda con l'indicazione del settore di attività per permettere il raccordo con i sindacati e le associazioni di settore.

Quanto ai danni subiti dalle aziende a beni mobili e immobilila Regione, in attesa della ripartizione dei fondi nazionali, ha deciso di anticipare i contributi alle imprese e grazie a una delibera della giunta regionale dello scorso 13 marzo, mette a disposizione del commissario delegato 10 milioni di euro per fronteggiare la prima emergenza. Di essi una parte verrà destinata a contributi alle imprese che verranno erogati a fondo perduto, con due diverse modalità. L’importo massimo del risarcimento per ciascuna impresa sarà di 25.000 euro. Per i danni fino a un massimo di25.000 euro la Regione anticiperà direttamente a ciascuna impresa il 50 per cento della somma richiesta.

Per le imprese che hanno subito danni maggiori la Regione offre inoltre la possibilità di ottenere un finanziamento a tasso agevolato garantito da Banca Impresa Lazio, in convenzione con alcune banche. Gli interessi derivanti da questi finanziamenti saranno assorbiti dalla Provincia di Roma e dal Comune di Roma, senza oneri per gli imprenditori.

Inoltre con un apposito decreto del commissario delegato, i cui contenuti sonosul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio e on-line sul sito internet della Protezione civile regionale, la Regione hapoi indicato alleimprese le istruzioni per presentare la necessaria documentazione da inviare tramite lettera raccomandata. A poter accedere ai fondi saranno le aziende che hanno fatto richiesta entro il 23 febbraio, come indicato dall'ordinanza di governo n.3734. La Regione sta comunque verificando la possibilità di far rientrare nel provvedimento anche quelle imprese che hanno presentato la loro richiesta fuori tempo massimo o in tempo ma ad altre amministrazioni locali.

All'incontro coordinato dal direttore della Protezione civile regionale Maurizio Pucci hanno partecipato oltre ai tecnici dell'assessorato alle Piccole e medie imprese, irappresentanti degli imprenditori della tiburtina Valley, i rappresentanti di Comune e Provincia di Romae di Banca impresa Lazio.

"Invitiamo le aziende a inoltrare le richieste di Cassa integrazione specificando il settore di appartenenza dell'azienda - ha ricordato Maurizio Pucci, direttore della Protezione civile regionale.Per quanto riguarda i danni subiti a causa dell'alluvione la Regione si muove nel solco dell'ordinanza governativaeha messo in piedi tutti gli strumenti necessari a garantire l'erogazione dei contributi: in entrambi i casi i fondi sono già disponibili".

PROMEMORIA 31 marzo 2005 Muore Terri Schiavo


Washington: Muore Terri Schiavo, dopo aver vissuto per 15 anni in coma vegetativo. Il 18 marzo il marito Michael aveva ottenuto dal Tribunale l'autorizzazione ad interrompere l'alimentazione artificiale della moglie, malgrado i genitori della donna fossero decisamente contrari. La lenta morte della donna diventa un grande caso mediatico sia negli USA che nel resto del mondo.
Terri Schiavo
Negli Stati Uniti fece scalpore il caso di Terri Schiavo, in stato vegetativo persistente (PVS) dal 1990, al cui marito Michael la corte suprema dello Stato della Florida diede nel 2005 il permesso di sospendere l'alimentazione forzata. Anche in quel caso si discusse sulla correttezza dell'uso del termine eutanasia. La sospensione della terapia in casi di coma irreversibile o PVS è prassi normale negli Stati Uniti: il caso nacque perché i genitori di Terri si erano sempre opposti alla richiesta del genero, imputandola solo al suo desiderio di liberarsi della moglie. Terri divenne, suo malgrado, oggetto di battaglia ideologico-politica tra i sostenitori e gli oppositori dell'eutanasia.
L'esame autoptico praticato sulla donna dopo la sua morte appurò che il cervello di Terri Schiavo pesava circa la metà di quello di una donna in salute della stessa età, che gran parte delle cellule era irrimediabilmente distrutta o danneggiata, e che essa era totalmente incapace di percepire alcun senso, tanto meno sentire o vedere.

30 marzo, 2009

Prolungamento Metro b2 da Rebibbia a Casal Monastero. Raggiunto un primo risultato!


Prolungamento Metro b2 da Rebibbia a Casal Monastero. Raggiunto un primo risultato!
Abbiamo ottenuto un primo successo ma continueremo a sollecitare l’amministrazione comunale affinché si arrivi al totale finanziamento del progetto della metro B2”. Così il Presidente del V Municipio Ivano Caradonna ha commentato la decisione della giunta Alemanno di confermare 160 milioni di euro per la realizzazione del nuovo tratto della metro B2 da Rebibbia a Casal Monastero. La notizia è arrivata dopo l’ultimo appello, lanciato ieri 26 marzo da Caradonna durante una conferenza stampa, rivolto al primo cittadino della capitale Gianni Alemanno, affinché ritornasse sui suoi passi proprio in merito alla decisione di cancellare dal bilancio 2009-2011 i fondi per la realizzazione del nuovo tratto della metro B2. “Una parziale vittoria per un progetto importante – ha aggiunto Caradonna – per il territorio del V Municipio e, soprattutto, per il distretto industriale di via Tiburtina. Ma non ci fermeremo qui – ha sottolineato Caradonna – perché l’amministrazione comunale deve completare il finanziamento del progetto, per il quale erano stati previsti 520 milioni di euro”.

PROMEMORIA 30 marzo 1283 - I siciliani cominciano la ribellione contro il re Carlo I d'Angiò, dando inizio ai cosiddetti Vespri siciliani


I siciliani cominciano la ribellione contro il re Carlo I d'Angiò, dando inizio ai cosiddetti Vespri siciliani.

La rivolta del lunedì di Pasqua
Tutto ebbe inizio all'ora del vespro del 30 marzo 1282, lunedì dopo la Pasqua, sul sagrato della Chiesa dello Spirito Santo, a Palermo. L'insurrezione dilagò immediatamente in tutta la Sicilia. A generare l'episodio fu - secondo la ricostruzione storica - la reazione al gesto di un soldato dell'esercito francese, tale Drouet, che si era rivolto in maniera irriguardosa ad una giovane nobildonna accompagnata dal consorte con la scusa di ricercarle armi nascoste sotto le vesti. La reazione dello sposo, a difesa della nobildonna, fu appunto la scintilla che dette inizio alla rivolta. Nel corso della serata e della notte che ne seguì i palermitani si abbandonarono ad una vera e propria "caccia ai francesi", presto trasformatasi in una autentica carneficina.
Si racconta che i siciliani, per individuare i francesi che si camuffavano fra i popolani, facessero ricorso ad uno shibboleth (cfr. Giudici 12,5-6), mostrando loro dei ceci e chiedendo di pronunziarne il nome; appena i francesi dicevano "siseró", anziché "ciciru", venivano uccisi

29 marzo, 2009

28 marzo, 2009

Festa di Primavera: la provincia guarda le stelle


Festa di Primavera: la provincia guarda le stelle

Dopo il successo delle passate edizioni torna anche nel 2009 la Festa di Primavera, un contenitore di eventi che, dal 27 marzo al 21 giugno, animeranno il territorio della provincia di Roma e che in questa edizione - in occasione dell'Anno internazionale dell'Astronomia – ha per tema l'osservazione delle stelle e la divulgazione delle scienze.

"La festa di primavera è un network di eventi culturali che quest'anno ha come titolo 'Eventi spaziali' - ha detto il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, presentando la manifestazione - Coinvolgeremo 60 Comuni del territorio in un lavoro coordinato dal consigliere Franco Posa e questa è l'ennesima sottolineatura dell'idea che sulla cultura non si taglia, ma si investe".

Nel programma si alterneranno cicli di conferenze sulla storia dell’Astronomia e sul pensiero di Darwin, in collaborazione con l'Università La Sapienza, l'Università di Roma Tre, il CNR, l'Accademia Nazionale delle Scienze e con presenze importanti, come, tra gli altri, il premio Nobel Rita Levi Montalcini, l’astrofisica Margherita Hack e l’astronauta Umberto Guidoni.
Un evento particolare si svolgerà a Zagarolo per ricordare Giuseppe Calandrelli, scienziato di fama internazionale nato a Zagarolo nel 1749, a cui viene intitolata la biblioteca.

"Sessanta comuni e oltre cento gli eventi, tra musica, danza, teatro, dibattiti e incontri - ha raccontato il consigliere provinciale Francesco Posa - Abbiamo una serie di appuntamenti con grandi star: riproporremo Darwin, il disco del Banco del Mutuo Soccorso; avremo Maurizio Crozza il 22 aprile a Civitavecchia in un incontro-scontro con l'astronauta Umberto Guidoni, e la musica napoletana di Miranda Martino. Questo è l'inizio di un percorso che faremo anno per anno con tema unificato".

A presentare Festa di Primavera - manifestazione finanziata dalla Camera di Commercio di Roma – oltre al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e al consigliere provinciale, Francesco Posa, l’assessore alle Politiche della Cultura, Cecilia D’Elia.

La manifestazione offrirà anche un viaggio nella musica italiana e napoletana con Miranda Martino, sotto le stelle jazz con Anna Fattori e la sua band a Nettuno, brani di musica classica “Al Chiaro di Luna” da Haydn e Vivaldi a cura dell’orchestra giovanile Goffredo Petrassi, l’emozionante repertorio di Fabrizio De Andrè eseguito ad Ariccia da Mauro Pagani (storico leader della PFM) e dal gruppo ‘Il Testamento di Faber’, le magiche atmosfere dei “Luna Reverse” in un percorso musicale tra la terra e la luna diretto da Luigi Cinque in collaborazione con l’associazione Albatros di Palestrina. E ancora serate di musica e chiacchiere con ‘The Dark Side of the Moon’ e la Cover dei Pink Floyd, con il concerto dal vivo del Banco del Mutuo Soccorso a Frascati.

Il ricco programma di iniziative propone inoltre uno spazio dedicato sempre alla scienza con Caffé scientifici, letture animate, incontri, spettacoli, mostre organizzati in 18 biblioteche dei comuni della provincia.
E ancora tanto divertimento a Castel Gandolfo con ‘Ballando sotto le Stelle’: saranno organizzate serate di ballo con i centri per anziani della provincia con coppie di artisti famosi condotte dalla presentatrice televisiva Milly Carlucci.

C’è spazio per la moda con ‘Guardo alla luna diventare per una Stella’, concorso per giovani stilisti in collaborazione con "La Merceria", storico negozio di Roma rifugio di designer e giovani creativi.

Per completare il quadro anche 'Cucina delle Stelle', una gustosissima conferenza per palati tecnologicamente avanzati che avvicina le nuove scoperte della cucina molecolare.

A tutto questo si aggiungono un Planetario Itinerante, una simpatica astronave scientifica che può ospitare al suo interno circa 40 spettatori con le immagini di astri e pianeti e che viaggerà tra alcuni Comuni del territorio dei Monti Lepini e 22 serate di osservazione astronomiche per coinvolgere grandi e piccini nell'affascinante e impagabile mondo delle stelle.

La Regione investe sulla sicurezza scolastica con 90 milioni di euro


La Regione investe sulla sicurezza scolastica con 90 milioni di euro
Per rendere più sicure le scuole del Lazio la Regione Lazio mette a disposizione dei Comuni oltre 90 milioni in tre anni per realizzare interventi di edilizia scolastica e messa in sicurezza in 152 scuole dei comuni del Lazio Questi i fondi stanziati dalla Regione Lazio, guidata da Piero Marrazzo che ha voluto incentivare la spesa a favore della sicurezza nelle scuole.

I 90 milioni sommati al fondo triennale di 45 milioni elargiti un mese fa alle province per lo stesso fine, portano a quota 135 milioni l'investimento triennale regionale per gli edifici scolastici del Lazio.

“Il governo ha scelto di tagliare, noi invece continueremo a investire sulla scuola - ha detto il presidente Piero Marrazzo - l'abbiamo fatto in precedenza con 40 milioni di euro e lo continuiamo a fare oggi con 90 milioni per l'edilizia scolastica. L'economia si mette in moto anche con i lavori pubblici sulla scuola”. La Regione, ha aggiunto l'assessore ai Lavori pubblici Bruno Astorre, "interviene con una manovra anticiclica che rilancia l'economia e produce posti di lavoro. La situazione delle strutture del Lazio è critica, ma la stiamo affrontando con investimenti massicci. Entro la fine della legislatura contiamo di aver messo in sicurezza centinaia di scuole”. La delibera prevede anche il via libera ad un finanziamento straordinario di 4 milioni di euro per interventi urgenti.

PROMEMORIA 28 marzo 1959 La Cina blocca la rivolta popolare tibetana


La Cina blocca la rivolta popolare tibetana iniziata il 10 marzo e scioglie il governo del Tibet assumendone il totale controllo; il Dalai Lama ripara in esilio in India.
L' attuale Dalai Lama, il quattordicesimo, è Tenzin Gyatso, nato a Taktser, nell' Amdo, risiede in India dal 1959, a causa dell' occupazione cinese, e l' allora primo ministro indiano Jawaharlal Nehru si prodigò per garantire la sicurezza del religioso buddhista e dei suoi seguaci. In India, il Dalai Lama risiede a Dharamsala, nello Stato di Himachal Pradesh, nel nord del Paese. Nella stessa zona si è stabilita anche l' amministrazione del Centro Tibetano, meglio noto come Governo tibetano in esilio. Tenzin Gyatso ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 1989 per la resistenza non violenta contro la Cina.
In India i rifugiati tibetani hanno costruito molti templi, e s' impegnano per salvaguardare la loro cultura.

26 marzo, 2009

Viaggio della Memoria ad Auschwitz dal 29 al 31 marzo


Viaggio della Memoria ad Auschwitz dal 29 al 31 marzo

Dal 29 al 31 marzo il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, l'assessore provinciale alle Politiche della Scuola, Paola Rita Stella e il delegato della Provincia di Roma alla Memoria, Umberto Gentiloni guidano una delegazione di 240 studenti e 60 insegnanti nel Viaggio della Memoria in Polonia che prevede la visita ai campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz.

L’Amministrazione provinciale ha deciso di organizzare questo viaggio per portare i giovani di Roma e del territorio provinciale nei luoghi della più grande tragedia che l’umanità abbia mai conosciuto.

Un’esperienza significativa per conoscere e condividere da vicino la Memoria e per non dimenticare le vittime della persecuzione e dello sterminio razziale.
"Ci e' sembrato giusto e doveroso dedicare questo viaggio della memoria a Primo Levi, a novant' anni dalla sua nascita - ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti - a luglio la Provincia di Roma promuoverà una grande iniziativa culturale per riscoprire l'uomo, la sua storia, ma anche il grande intellettuale che si suicidò e ripropose il grande tema dei deportati nei campi di sterminio. Sarà un grande corso formativo. Dobbiamo ricordare capire e soprattutto non dimenticare''.

A testimoniare le atrocità vissute saranno presenti alcuni testimoni, sopravvissuti ai campi di concentramento: Shlomo Venezia, Sami Modiano, Piero Terracina. Sarà presente anche il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici e alcuni rappresentanti di Associazioni che lavorano nel mondo della deportazione: Aned, Anfim, Anpi e Anei.

Al viaggio organizzato dall’Amministrazione Zingaretti partecipano 240 ragazzi della Capitale e del territorio.

L’invito è stato rivolto agli istituti superiori di Roma e della provincia. Hanno aderito 60 scuole, 20 di Roma e 40 della provincia. Alla delegazione della Provincia di Roma partecipano la presidente del Consiglio provinciale Giuseppina Maturani e il vicepresidente Francesco Petrocchi.

Risparmio energetico: adesione della Provincia di Roma ad “Earth Hour 2009”


Risparmio energetico: adesione della Provincia di Roma ad “Earth Hour 2009”

La Provincia di Roma ha aderito all’iniziativa ‘Earth Hour 2009’, l’evento globale che il Wwf promuove in nome del risparmio energetico e che spegnerà le luci del pianeta sabato 28 marzo tra le 20.30 e le 21.30. Una giornata di mobilitazione internazionale per promuovere l’omonima campagna che mira a raggiungere 1 miliardo di persone in 1000 città.

Earth Hour, iniziata a Sydney nel 2007, coinvolgerà numerose città. Mosca, Los Angeles, Las Vegas, Londra, Hong Kong, Sydney, Manila, Oslo, Varsavia, Lisbona, Singapore, Istanbul, Città del Messico, Toronto, Dubai e Copenhagen spegneranno le luci dei monumenti, edifici e luoghi più importanti e riconoscibili del pianeta.

Saranno spente le luci di Palazzo Valentini, sede dell’amministrazione provinciale.

“La nostra adesione – afferma il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti – vuole favorire l’innovazione sostenibile e promuovere soluzioni che favoriscano la riduzione dei consumi energetici. Per questo vogliamo coinvolgere i 121 Comuni del territorio. Con la sfida dell'innovazione e della green economy, si attiverà un circolo virtuoso degli investimenti pubblici e privati in grado di creare in questi settori almeno 20 mila nuovi posti di lavoro nei prossimi cinque anni”.

Il 28 marzo è una data cruciale del 2009, definito dal WWF l'Anno del Clima. Ecco perché è importante lanciare questo segnale: è importante che anche tu partecipi a questo grande momento e spieghi a chi ti è vicino l’importanza del tuo gesto. Unisciti alle centinaia di migliaia di persone che hanno già aderito a questo evento.
Ulteriori informazioni relative all’iniziativa possono essere trovate collegandosi al sito: http://www.wwf.it/oradellaterra

A Palazzo Valentini inaugurazione della mostra "Tracce H2O"


A Palazzo Valentini inaugurazione della mostra "Tracce H2O"

Inaugurata oggi nella sala Egon Von Furstenberg e nella sala Stampa di Palazzo Valentini la mostra dell'artista Gino Tonello. La mostra, intitolata "Tracce H2O", comprende una trentina di opere dove il tema dominante è l'albero, visto come metafora dell'uomo e dei suoi confini interiori.

Orari per i visitatori: lunedì-venerdì 10.30-19, sabato 10.30-13. Ingresso libero.

In tutte le culture il segno che definiamo "traccia" rientra nell'ambito semiotico dei segni riconoscibili, quindi portatori di un significato che subito s'impone, anche se non immediatamente e compiutamente, risulta decriptabile, quindi utilizzabile, per qual possibile finalità.

Completerà e concluderà questa fase artistica la presentazione della video-installazione "LIFE", opera visiva che riassume tutta la ricerca stilistica degli ultimi anni.

PROMEMORIA 26 marzo 1511 Un terremoto con epicentro fra Friuli e Slovenia


Un terremoto con epicentro fra Friuli e Slovenia causa gravi danni, circa 10.000 morti e uno tsunami nel mare Adriatico che interessa Trieste e Venezia. Viene avvertito fin nelle Marche

25 marzo, 2009

Fosse Ardeatine: tre alberi a ricordo delle vittime della barbarie


Fosse Ardeatine: tre alberi a ricordo delle vittime della barbarie

Questa mattina l' assessore alle politiche della Scuola della Provincia di Roma Paola Rita Stella, in ricorrenza dell'eccidio delle Fosse Ardeatine - il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista, avvenuto il 24 marzo 1944 ai danni di 335 civili e militari italiani - ha partecipato al convegno ' La memoria delle Fosse Ardeatine nella figura di Manfredi Azzarita', un’iniziativa organizzata nell' Aula magna del Liceo Scientifico “Manfredi Azzarita” di Roma nell' ambito del progetto ' Identità, Diversità, Memoria'.

Nel corso della mattinata l’assessore Stella ha piantato tre alberi di mimosa nei giardini della scuola in ricordo del sacrificio del Capitano Manfredi Azzarita, del Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e del Carabiniere Alberto La Rocca, vittime della ferocia nazista.

"E' un gesto simbolico - ha spiegato l' assessore Stella - per mantenere vivo in tutti noi, e soprattutto nelle giovani generazioni, il ricordo e la memoria del sacrificio di uomini coraggiosi, vittime inermi della ferocia nazista, affinché non vengano dimenticati mai e perché questi orrori della storia non possano mai più ripetersi".

"La scuola può fare tanto per la costruzione di un patrimonio di idee, valori, ricordi e diritti condivisi - ha proseguito Stella - e attraverso l' opera dei docenti deve garantire gli strumenti
di comprensione e analisi che consentano alle nuove generazioni di crescere avendo consapevolezza della storia e degli orrori passati, per costruire un futuro di pacifica e civile
convivenza".

"In questa direzione - ha concluso l' assessore Paola Rita Stella - vanno i numerosi progetti dedicati alla memoria varati dalla Giunta Zingaretti e dall' assessorato alla scuola. Perché la memoria è un bene primario da trasmettere con passione e senza sosta agli studenti delle nostre scuole".

A Roma 'Familia', un secolo di foto e filmini di famiglia


A Roma 'Familia', un secolo di foto e filmini di famiglia

Ricostruire la storia della famiglia e del territorio della regione attraverso le immagini autoprodotte dai suoi abitanti: fotografie e filmini familiari e amatoriali. Questo l'obiettivo del progetto triennale 'Famiglie Laziali 2006-2008' - promosso dalla Presidenza della Regione Lazio e curato dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e dall'istituto per la storia del Risorgimento italiano (http://www.aamod.it/famiglielaziali). Il progetto, presentato ieri pomeriggio a Roma, vede il suo naturale compimento in una grande esposizione presso il Vittoriano dal titolo 'Familia. Fotografie e filmini di famiglia nella Regione Lazio', frutto di un lavoro durato due anni. La mostra di Roma - a cura di Gabriele D'Autilia, Laura Cusano e Manuela Pacella - conclude un ciclo di eventi espositivi che si sono tenuti, tra novembre e dicembre 2008, nelle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo. La mostra del Vittoriano propone un' accurata selezione delle fotografie raccolte negli ultimi due anni e un montaggio dei filmini familiari e delle videointerviste realizzate presso le scuole aderenti al progetto (a cura di Serena Barela e Fabrizio Moggia, Aamod). All'inaugurazione è stato presentato il portale web Familia (www.fotofamilia.it) dove sarà possibile consultare liberamente tutte le immagini raccolte nel corso della ricerca: circa 10.000 fotografie e 100 filmini amatoriali.

“Con la mostra ‘Familia’ – ha detto il Presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo – si chiude il cerchio attorno a un’iniziativa che è riuscita, grazie al suo valore e alla sua semplicità, a coinvolgere ed appassionare cittadini di tutto il Lazio. Dalla collaborazione tra la Regione Lazio, l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e l’Istituto per la storia del Risorgimento italiano è nato ‘Famiglie Laziali’, un progetto fondato sull’idea di condivisione di una storia che appartiene all’intera comunità del Lazio”. Marrazzo ha messo in luce l’attualità di questa iniziativa, perché “in un momento in cui – ha ricordato – l’Italia vive una crisi globale, l’identità, sia della famiglia sia del singolo, è uno degli elementi più importanti”. “Oggi – ha aggiunto – noi rischiamo di vivere il sistema globale e di perdere il valore locale, ossia la capacità di vedere nel mondo tanti ‘fiori’, rappresentati dalle splendide e irripetibili storie dell’essere umano”. “La Presidenza

della Regione Lazio – ha concluso – ha sostenuto questo progetto interessante e necessario. In questa Italia che a volte sembra voler superare il passato, anche importante come quello del periodo costituente, io ho creduto in questo progetto perché c’è un’attualità profonda: quella della memoria”.

“Con il progetto ‘Famiglie Laziali’- ha dichiarato Domenico Calopresti, regista e presidente della Fondazione Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico - grazie alla sensibilità della Presidenza della Regione Lazio, ci siamo dedicati anche a quelli che vengono definiti ‘archivi diffusi’, fonti preziose e ancora in gran parte inesplorate per gli storici e strumento di conoscenza straordinario per gli studenti delle scuole”. “E’ un altro Novecento – ha concluso Calopresti - quello che appare nelle fotografie e nei filmini privati, il Novecento del Paese reale, fatto di lavoro, di migrazioni, di momenti di gioia e di duri sacrifici, resi possibili dal sostegno della famiglia e che hanno quindi meritato di essere immortalati e conservati per le generazioni successive”.

Della mostra è anche disponibile il catalogo, ‘Familia. Fotografie e filmini di famiglia nella Regione Lazio’, edito dalla Gangemi Editore, che propone, oltre alle fotografie della mostra, un approfondimento sui temi relativi all'immagine familiare. Contestualmente all'esposizione del Vittoriano verrà allestita una mostra nei locali della galleria romana 10b photography (31 marzo-17 maggio 2009) dal titolo 'Familia. Gli album fotografici ritrovati'. In occasione dell'inaugurazione, che avverrà martedì 31 marzo 2009 alle 18,30, verrà proposta una ricerca guidata sul portale web Familia, uno strumento grazie al quale un grande patrimonio culturale sarà da oggi a disposizione di tutti gli utenti. L'obiettivo è quello di promuovere e incoraggiare gli studi sulle identità, il territorio e la famiglia.

PROMEMORIA 25 marzo 1957 A Roma si firma il trattato istitutivo del Mercato


Alle 18:46 a Roma si firma il trattato istitutivo del Mercato comune europeo (MEC): ne fanno parte Germania Ovest, Francia, Italia, Belgio, Olanda, Lussemburgo.
Il Mercato Europeo Comune (MEC) è precursore dell'Unione europea.
Creato a Roma il 25 marzo 1957.
Previsto dai Trattati di Roma - entrati in vigore il 1º gennaio 1958 - ha conosciuto un periodo transitorio di dodici anni, conclusosi il 31 dicembre 1969. Il mercato comune europeo è l'area dei paesi della comunità europea su cui si realizza la libera circolazione di merci, servizi, persone e capitali
Nonostante l'eliminazione delle barriere tariffarie, avvenute in Europa già negli anni '60, negli anni '80 la circolazione delle merci continuava ad essere rallentata e ostacolata dalla presenza di barriere e vincoli di tipo non tariffario. Con il termine "costo della non Europa" ci si riferiva alla perdita di benessere sociale determinata dalla mancata eliminazione di tali vincoli. La presenza di barriere non tariffarie era legata alla persistenza, nei diversi Stati membri, di norme tecniche diverse, alla presenza di normative differenziate che riguardavano i trasporti e le regolamentazioni dei mercati di capitali, alla scarsa trasparenza delle procedure per gli appalti pubblici, che segmentavano la domanda gestita dagli Stati su base nazionale, e da altri ostacoli di carattere amministrativo e doganale.

24 marzo, 2009

Zingaretti, Prestipino e Stella inaugurano impianti sportivi del Liceo Cannizzaro


Zingaretti, Prestipino e Stella inaugurano impianti sportivi del Liceo Cannizzaro

Il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, l'assessore a Sport, Turismo e Politiche Giovanili, Patrizia Prestipino e l'assessore alle Politiche della Scuola, Paola Rita Stella, hanno inaugurato questa mattina gli impianti sportivi del Liceo Scientifico Cannizzaro. Nell'istituto dell'Eur sono stati inaugurati un campo di calcetto in erba sintetica, un campo polivalente di pallacanestro e pallavolo, una pista per il salto in lungo e il salto triplo e una pista a quattro corsie per la corsa veloce ad ostacoli.

Durante la cerimonia di inaugurazione sono state scoperte due targhe dedicate a due studenti del Cannizzaro prematuramente scomparsi: Matteo Di Fazio e Carlo Munno.

Si tratta della quarta inaugurazione di impianti sportivi scolastici da parte della Provincia di Roma ed entro la fine del 2009 saranno 15 gli impianti sportivi scolastici realizzati ex novo o oggetto di riqualificazione. Obiettivo della Provincia è aprire questi impianti al territorio anche al di fuori dell’orario scolastico per incentivare la diffusione della pratica sportiva.

"Vogliamo investire sulla vostra intelligenza - ha dichiarato Zingaretti rivolgendosi agli studenti - come possibilità di ricchezza per il nostro futuro. Tagliare un solo euro alla scuola, alla ricerca e all' università è un sogno perso".

"La scuola è il luogo primario della formazione - ha affermato l'assessore Prestipino - e con la realizzazione di questi nuovi impianti sportivi dotiamo i ragazzi di spazi dove poter portare avanti le pratiche sportive come segno di aggregazione".

Dalla Regione 108 milioni per la ricerca


Dalla Regione 108 milioni per la ricerca

Via libera della Regione Lazio agli investimenti sulla ricerca per il triennio 2009-2011 con uno stanziamento complessivo di 107milioni e 875mila euro e con l’introduzione di una rilevante misura di sostegno ai giovani ricercatori del Lazio: di queste risorse, infatti, 22 milioni e 875mila euro saranno destinati ai progetti portati avanti dai ricercatori nelle 5 università pubbliche. E’ quanto prevede una delibera approvata dalla giunta regionale, su proposta dell’assessore allo Sviluppo Economico, Ricerca, Innovazione e Turismo, Claudio Mancini.

"La ricerca sta dentro le attività per superare la crisi – ha spiegato il presidente Marrazzo - Ci siamo impegnati perché nel 2009, 2010 e 2011 questi 108 milioni di euro siano spesi. E' questa la scommessa, perché non vogliamo andare a corrente alternata tra gli impegni e le spese della Regione. C'è una triangolazione che useremo ovunque per superare la crisi: Regione, parti sociali e il sistema coinvolto, che vuol dire di volta in volta banche, imprese, università".

Gli investimenti passano attraverso il “Fondo per la ricerca scientifica” (22 milioni e 875mila euro per il triennio) e il “Fondo per lo Sviluppo Economico, Ricerca e Innovazione” (85 milioni di euro sempre per il triennio) di cui 24 milioni di euro vanno ai cinque Atenei statali del Lazio per l’acquisizione di nuove attrezzature scientifiche per i loro laboratori, 21 milioni di euro sono per i parchi scientifici e altri 40 milioni di euro vanno ai Centri di Ricerca.

In particolare, attraverso il “Fondo per la Ricerca Scientifica” si introduce il nuovo settore di intervento, che consentirà di finanziare non soltanto i progetti portati avanti dagli organismi di ricerca in collaborazione con le piccole e medie imprese, ma anche quelli condotti dai ricercatori all’interno degli atenei pubblici, nei settori di interesse strategico individuati attraverso il Por (il Programma Operativo Regionale) e il Documento di Programmazione Economica e Finanziaria della Regione: l’aerospazio, le bioscienze, la ricerca applicata alle attività e ai beni culturali, le energie alternative e la multimedialità.

Per il supporto ai ricercatori, la Regione Lazio definirà i progetti da finanziare attraverso uno specifico accordo con il Crul, il Comitato dei Rettori delle Università del Lazio, che verrà attuato grazie convenzioni operative con i singoli atenei.

"Si tratta di un'iniziativa inedita nel Lazio e che ha pochi precedenti in Italia- ha spiegato l’assessore Mancini- Cofinanzieremo i progetti con le università, con ognuna delle quali sigleremo protocolli d'intesa. Ci auguriamo di poterli chiudere entro giugno in modo tale da far partire i progetti all'inizio del prossimo anno accademico. I fondi serviranno a stipulare varie forme contrattuali per i giovani ricercatori, dall'estensione dei dottorati di ricerca ai contratti biennali e triennali".

Per quanto riguarda il “Fondo per lo Sviluppo Economico, Ricerca e Innovazione”, vengono semplificate le modalità di gestione delle risorse, che sono destinate all’ammodernamento dei laboratori di ricerca e a progetti portati avanti dalle università pubbliche, dai parchi scientifici e dagli organismi di ricerca individuati dalla Regione: Asi (Agenzia Spaziale Italiana), Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), Infn (Istituto Nazionale di Fisica Nucelare), Iss (Istituto Superiore di Sanità),Enea (Ente per le Nuove Tecnologie, Energia e Ambiente), Inaf (Istituto Nazionale di Astrofisica), Indam (Istituto Nazionale di Alta Matematica “Francesco Severi”), Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), Insean (Istituto Nazionale Studi ed Esperienze Architettura Navale), Iscom (Istituto Superiore delle comunicazioni e delle tecnologie dell’informazione), Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale). Tutti i fondi saranno gestiti da Filas Spa, la società regionale dedicata al sostegno all’innovazione.

L’impegno da qui al 2011 segue gli interventi già finanziati per le annualità 2006-2008. Tra questi, in particolare, si ricordano:
24 milioni di euro assegnati alle 5 università pubbliche del Lazio per la dotazione di grandi attrezzature scientifiche e la riqualificazione dei laboratori di ricerca;
21 milioni di euro affidati ai Poli Tecnologici e ai Parchi Scientifici del Lazio per azioni di trasferimento tecnologico e innovazione;
15 milioni di euro destinati al progetto del Free Electron Laser, in collaborazione con Cnr, Infn, Enea e Università di Tor Vergata;
3 milioni di euro utilizzati per assegni di ricerca e progetti di ricerca industriale condotti in collaborazione da centri di ricerca e imprese;
10 milioni per il Distretto delle Bioscienze, già impegnati per progetti di ricerca e sviluppo;
32 milioni e mezzo per la ricerca in ambito sanitario;
4 milioni e mezzo affidati alla Fondazione Ebri di Rita Levi Montalcini e Polo delle Neuroscienze per progetti di ricerca e attrezzature scientifiche.

PROMEMORIA 24 marzo 1944 Eccidio delle Fosse Ardeatine


Eccidio delle Fosse Ardeatine: 335 prigionieri sono fucilati per rappresaglia all'attacco di via Rasella del 23 marzo.
L'eccidio delle Fosse Ardeatine è il massacro compiuto a Roma dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito a un attacco partigiano contro le truppe germaniche avvenuto il giorno prima in via Rasella. Per la sua efferatezza, l'alto numero di vittime, e per le tragiche circostanze che portarono al suo compimento, è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione.
Le "Fosse Ardeatine", antiche cave di pozzolana site nei pressi della via Ardeatina, scelte quali luogo dell'esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi, sono diventate un monumento a ricordo dei fatti e sono oggi visitabili.

Inquadramento storico
Dopo l'8 settembre 1943, l'armistizio di Cassibile, la fuga del Re Vittorio Emanuele III, e l'ingresso delle truppe tedesche dopo gli sfortunati combattimenti di Roma, i nazisti assunsero il controllo effettivo della città. Fin dai primi giorni dell'occupazione tedesca di Roma si costituirono nella capitale gruppi di resistenza, in particolar modo il Fronte Militare Clandestino ("Centro X") diretto dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e nuclei comunisti, ai quali il maresciallo Carboni aveva fatto distribuire armi fin dal 10 settembre.[1]
Sottoposta pro forma alla sovranità della RSI, con lo status di "città aperta", Roma era in realtà governata solo dai comandi germanici, e lo divenne anche formalmente dopo lo sbarco di Anzio, il 22 gennaio 1944, quando l'intera provincia romana venne dichiarata "zona di operazioni". Il feldmaresciallo Albert Kesselring, comandante del fronte meridionale, nominò capo della Gestapo di Roma, conferendogli direttamente il controllo dell'ordine pubblico in città, l'ufficiale delle SS Herbert Kappler, già resosi protagonista della razzia del ghetto ebraico e la successiva deportazione, il 16 ottobre 1943 di 1.023 ebrei romani verso i Campi di sterminio.
La campagna del terrore avviata da Kappler, con frequenti rastrellamenti ed arresti di antifascisti e semplici sospetti nei vari carceri romani (fra cui il più tristemente famoso fu quello di via Tasso), sgominò in breve quasi ogni gruppo della resistenza romana, che si ritrovò a perdere prima gli elementi militari, quindi quelli troskisti di "Bandiera Rossa". Anche gli aderenti a "Giustizia e Libertà" e al Partito Socialista e i sindacalisti socialisti (come Bruno Buozzi) subirono forti decimazioni negli arresti compiuti dalle varie polizie tedesche, da quella italiana e dalle bande italiane sotto controllo tedesco (come la Banda Koch). Solo i GAP comunisti mantenevano una buona efficienza operativa.
Il fatto che Roma venisse a trovarsi nelle immediate retrovie del fronte ingenerò la convinzione che la città fosse pienamente teatro di guerra. È in questo contesto che i quadri comunisti della Resistenza romana giunsero alla determinazione di reagire con le armi e di attaccare militarmente l'occupante con un'azione che avesse un forte valore simbolico: venne infatti scelta come data il 23 marzo, anniversario della fondazione dei fasci di combattimento.

L'attacco di via Rasella
Il 23 marzo 1944 ebbe luogo l'attacco contro l'11a compagnia del III battaglione dell'SS Polizei Regiment Bozen in via Rasella, ad opera di partigiani dei GAP Gruppi d'Azione Patriottica delle brigate Garibaldi, che dipendevano ufficialmente dalla Giunta militare che era emanazione del Comitato di Liberazione Nazionale. Quanto all'appartenenza del Polizeiregiment Bozen alle SS esistono versioni discordanti in quanto la denominazione, pur solo formale, del reparto in SS-Polizeiregimenter avvenne all'incirca un mese dopo l'attentato.[senza fonte] A onor del vero va anche ricordato che tale reparto fu scelto a caso dagli attentatori, non per eventuali responsabilità dei soldati che vi appartenevano.
L'attacco venne compiuto da 12 partigiani.[2] Fu utilizzata una bomba a miccia ad alto potenziale collocata in un carrettino per la spazzatura urbana, confezionata con 18 chilogrammi di esplosivo frammisto a spezzoni di ferro e dopo l'esplosione furono lanciate alcune bombe a mano. Vennero uccisi 32 militari dell'11 Compagnia del III Battaglione del Polizeiregiment Bozen[3] e un altro soldato morì il giorno successivo (altri nove sarebbero deceduti in seguito). L'esplosione uccise anche due passanti italiani, Antonio Chiaretti ed il tredicenne Pietro Zuccheretti.[4]

La rappresaglia
Alla notizia dell'attentato, il generale Kurt Mälzer comandante della piazza di Roma, accorso sul posto, parlò stravolto di una rappresaglia molto grave e dello stesso parere fu inizialmente Hitler.
Successivamente vari ragionamenti condussero a quantizzare la rappresaglia, e la decisione del comando nazista fu la conta di 10 ostaggi fucilati per ogni tedesco ucciso. La fucilazione di 10 ostaggi per ogni tedesco ucciso fu ordinata personalmente da Adolf Hitler, dopo aver vagheggiato apocalittiche proporzioni di 50 ad 1, la distruzione dell'intero quartiere (che comprende il Quirinale) e la deportazione da Roma di 1000 uomini per ogni tedesco ucciso. La convenzione dell'Aia del 1907 non fa un esplicito riferimento alla rappresaglia,[5] mentre la Convenzione di Ginevra del 1929, relativa al Trattamento dei prigionieri di guerra, fa esplicito divieto di atti di rappresaglia nei confronti dei prigionieri di guerra nell'Articolo 2.[6] Dal punto di vista internazionale l'argomento rappresaglia era contemplato nei codici di diritto bellico nazionali, in cui si faceva riferimento al criterio della proporzionalità rispetto all'entità dell'offesa subita, nella selezione degli ostaggi (non indiscriminata) e nella salvaguardia delle popolazioni civili. Alcuni di questi aspetti furono violati: nella selezione degli ostaggi poiché si procedette alla fucilazione anche di personale sanitario, infermi e malati ed inoltre poiché non risulta che venne eseguita da parte tedesca alcuna seria indagine per appurare l'identità dei responsabili dell'attacco, nè si attesero le 24 ore di consuetudine affinché gli stessi si consegnassero spontaneamente, condizioni necessarie per la legittimità dell'azione di rappresaglia. Com'è noto, infatti, non venne neppure affisso il consueto bando nelle pubbliche piazze, limitando l'affissione, secondo la testimonianza dell'ambasciatore Roberto Caracciolo, ai soli uffici tedeschi.[7]
Nella scelta delle vittime, furono privilegiati criteri di connessione con la resistenza militare monarchica e i partigiani, e di appartenenza alla religione ebraica, e se in un primo tempo si tendette ad escludere persone rastrellate al momento e/o detenuti comuni, successivamente, per raggiungere il numero di vittime volute, un certo numero di ostaggi fu poi costituito da reclusi condannati (o in attesa di processo) per delitti di natura non politica. Costoro furono prelevati, insieme a militari, membri attivi della resistenza e ad altri antifascisti, dal carcere romano di Regina Coeli, dove erano tenuti prigionieri. Nella consegna degli ostaggi, le autorità carcerarie romane frapposero ostacoli di ordine burocratico, nella speranza che gli autori dell'attentato si consegnassero entro le 24 ore, sospettando che i tedeschi avrebbero potuto vendicarsi ugualmente.[8] La strage iniziò infatti nemmeno 23 ore dopo l'agguato partigiano.
Delle salme identificate (322 su 335) si ricava che circa 39 erano ufficiali, sottufficiali e soldati appartenenti alle formazioni clandestine della Resistenza militare, circa 52 erano gli aderenti alle formazioni del Partito d'Azione e Giustizia e Libertà, circa 68 a Bandiera Rossa, un'organizzazione comunista trockijsta non legata al CNL, e circa 75 erano di religione ebraica. Altri, fino a raggiungere il numero previsto, furono detenuti comuni. Quindi circa metà dei giustiziati furono partigiani detenuti, di questi cinquanta furono individuati e consegnati ai nazisti dal questore fascista Pietro Caruso dietro minaccia da parte tedesca di procedere con un rastrellamento arbitrario del quartiere di Piazza Barberini.[9] Non mancarono tuttavia tra gli uccisi i rastrellati a caso e gli arrestati a seguito di delazioni dell'ultim'ora.

L'esecuzione
Il massacro fu organizzato ed eseguito da Herbert Kappler, all'epoca ufficiale delle SS e comandante della polizia tedesca a Roma, già responsabile del rastrellamento del Ghetto di Roma nell'ottobre del 1943 e delle torture contro i partigiani detenuti nel carcere di via Tasso.
L'ordine di esecuzione riguardò 320 persone, poiché inizialmente erano morti 32 soldati tedeschi. Durante la notte successiva all'attacco di via Rasella morì un altro soldato tedesco e Kappler, di sua iniziativa, decise di uccidere altre 10 persone. Erroneamente, causa la "fretta" di completare il numero delle vittime e di eseguire la rappresaglia, furono aggiunte 5 persone in più nell' elenco ed i tedeschi, per eliminare scomodi testimoni, uccisero anche loro.
I tedeschi, dopo aver compiuto il massacro, infierendo sulle vittime, fecero esplodere numerose mine, per far crollare le cave ove si svolse il massacro e nascondere o meglio rendere più difficoltosa la scoperta di tale eccidio.
I sopravvissuti del Polizeiregiment "Bozen", si rifiutarono di vendicare in quel modo i propri compagni uccisi.[10]
L'esecuzione iniziò dopo sole 23 ore dall'attacco di Via Rasella, e venne resa pubblica ad esecuzione avvenuta. La stessa segretezza avvolse la notizia ufficiale dell'attentato subito dalle truppe occupanti, notizia diffusa assieme a quella della rappresaglia per ragioni propagandistiche secondo una direttiva del Minculpop.[11]

Processi ai responsabili dell'eccidio
Nel dopoguerra, Herbert Kappler venne processato e condannato all'ergastolo da un tribunale italiano e rinchiuso in carcere. La condanna riguardò i 15 giustiziati non compresi nell'ordine di rappresaglia datogli per vie gerarchiche. Colpito da un tumore inguaribile, con l'aiuto della moglie, riuscì ad evadere dall'ospedale militare del Celio e a rifugiarsi in Germania, ove morì pochi anni dopo. Anche il principale collaboratore di Kappler, l'ex-capitano delle SS Erich Priebke, dopo una lunga latitanza in Argentina, è stato arrestato, estradato in Italia ove, processato, è stato condannato all'ergastolo per la strage delle Fosse Ardeatine. Anche Albert Kesselring, catturato a fine guerra, fu processato e condannato a morte il 6 maggio 1946 da un Tribunale Alleato per crimini di guerra e per l'eccidio delle Fosse Ardeatine, ma la sentenza fu commutata nel carcere a vita. Nel 1952 fu scarcerato per motivi di salute e fece ritorno in Germania dove si unì ai circoli neonazisti bavaresi. Morì nel 1960 per un attacco cardiaco.

23 marzo, 2009

La Regione a sostegno della Tiburtina Valley


La Regione a sostegno della Tiburtina Valley

La giunta regionale ha approvato su proposta congiunta degli assessori Francesco De Angelis (piccola e media impresa) e Luigi Nieri (bilancio), l’intervento a favore delle imprese romane vittime dell'eccezionale ondata di maltempo che nell’ottobre dello scorso anno ha colpito la Capitale.

"Il provvedimento interessa le piccole e medie imprese che hanno subito danni a beni immobili e mobili. La delibera odierna assegna inoltre a Banca Impresa Lazio la gestione degli interventi di credito agevolato per la ristrutturazione di impianti e strutture, l'acquisto e il ripristino di macchinari e attrezzature, l'acquisto di scorte di materie prime e semilavorati.

“Complessivamente l'intervento della Regione consentirà di attivare finanziamenti per circa 30 milioni di euro" hanno precisato i due assessori regionali. "Inoltre, ha aggiunto l’assessore De Angelis, in questi giorni stiamo perfezionando - insieme alla Protezione Civile - il dispositivo che consentirà di anticipare contributi alle imprese danneggiate. Ciascuna impresa ammessa ai benefici potrà ricevere un contributo massimo di 25 mila euro a fondo perduto".

PROMEMORIA 23 marzo 2002 - Manifestazione a Roma organizzata dalla CGIL in difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori


Manifestazione a Roma organizzata dalla CGIL in difesa dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.
La Confederazione Generale Italiana del Lavoro (CGIL) è il più importante sindacato italiano; con oltre 5 milioni e mezzo di iscritti, che la rendono la maggiore organizzazione sindacale italiana. Fu costituita con il Patto di Roma, nel 1944, in sostituzione della disciolta Confederazione Generale del Lavoro (CGdL) nata nel 1906.
Quattro deleghe (mercato del lavoro e Libro bianco, previdenza, fisco e scuola) dalle quali deriverebbero centinaia di decreti e disegni di legge, sono lo strumento con cui il Governo Berlusconi vuole cambiare il diritto del lavoro nel nostro Paese, determinare la crisi del sistema previdenziale pubblico, cambiare il patto sociale che utilizza le risorse che vengono dalla leva fiscale per lo stato sociale, far tornare la scuola indietro di qualche decennio mentre si invoca la modernità.
Contro questo attacco del Governo, condiviso e concordato con Confindustria, il movimento sindacale italiano si è mobilitato chiedendo innanzitutto lo stralcio, dalla delega, della modifica all'articolo 18 dello Statuto e dell'arbitrato e di cambiare profondamente la scelta di decontribuzione previdenziale.

La richiesta di stralcio ha una ragione fondamentale: l'articolo 18 (quello sulla giusta causa di licenziamento), è un diritto individuale indivisibile della lavoratrice e del lavoratore. E' un diritto fondamentale di dignità, di certezza della propria integrità. Questo tipo di diritti, che non a caso sono esplicitamente ripresi nella Carta Europea di Nizza, non sono mediabili, non sono traducibili in moneta, parlano dell'unicità della persona, della sua libertà di agire, della sua dignità.

Queste sono le ragioni per le quali la Cgil giudica che non si possa trattare sotto ricatto: una trattativa senza stralcio è truccata perché presuppone che il Sindacato accetti di modificare l'articolo 18; se non lo farà, come si continua a ribadire da parte del Governo, sarà il Governo stesso a farlo, procedendo con la delega.

Queste ragioni, questa qualità dell'attacco ai diritti sono alla base della difficile ma necessaria, scelta della Cgil di continuare da sola la mobilitazione, confermando l'obiettivo dichiarato da tutto il Sindacato confederale.

Il 23 marzo la Cgil sarà a Roma con una manifestazione nazionale alla quale vogliamo partecipino lavoratori, lavoratrici, pensionati, pensionate, giovani, tutti coloro che credono, insieme a noi, che i diritti siano fondamento democratico di una società.

Le nostre controparti "urlano", in questi giorni, dell'isolamento della Cgil e del suo presunto arroccamento: gran bell'isolamento quello confortato dalle lotte delle lavoratrici e dei lavoratori, dalle mille forme che vengono scelte per dire alla Cgil, per chiedere alla Cgil di continuare a difendere i diritti, di non considerarli scambiabili! Gran bell'arroccamento quello che considera che i diritti non sono merce, e dunque non hanno prezzo.

Quelle che ci porteranno in piazza il 23 marzo, quelle che ci faranno scioperare il 16 aprile sono essenziali ragioni sindacali che dicono della qualità civile di un Paese, di una democrazia.

Per questo la Cgil Lombardia si rivolge a tutti coloro che hanno votato contro il referendum radicale del 2000 che voleva abrogare l'articolo 18, a tutte le donne e gli uomini che hanno a cuore la società dei diritti e che per questo manifestano, affinché partecipino alla manifestazione del 23 marzo a Roma, sotto le bandiere della Cgil.

22 marzo, 2009

A Palazzo Valentini convegno “Cittadini in Provincia, Cittadini in Europa”


A Palazzo Valentini convegno “Cittadini in Provincia, Cittadini in Europa”

Lunedì 23 marzo, alle ore 10,00, il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti nella sala del Consiglio di Palazzo Valentini, aprirà i lavori del convegno “Cittadini in Provincia, Cittadini in Europa”. L’incontro è stato promosso dall’Unione delle Province d’Italia (UPI) e dall’associazione di Enti Locali TECLA, con le Rappresentanze in Italia della Commissione Europea e del Parlamento europeo.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle iniziative di sensibilizzazione promosse sul territorio nazionale in vista delle imminenti elezioni europee del 6 e 7 giugno 2009 e della campagna lanciata dal Parlamento europeo in tutto il territorio dell’UE per spiegare ai cittadini, ed in particolare ai giovani, l’importanza di tale appuntamento, campagna che ha come slogan“usa il tuo voto”.

Proprio ai giovani che andranno a votare per la prima volta il prossimo 6 e 7 giugno è dedicata l’attenzione dei promotori, i quali hanno invitato ad essere presenti per l’occasione numerosi studenti delle ultime classi di istituti scolastici superiori. A loro si rivolge, altresì, il concorso “Europa alla lavagna”, iniziativa promossa dalla Rappresentanza in Italia della Commissione europea con il sostegno dell’UPI con l’obiettivo di stimolare la creatività dei giovani sui temi dell’Europa di oggi e di domani e che verrà presentata nel corso della mattinata di lavoro.

PROMEMORIA 22 marzo 1895 - Prima proiezione (privata) di un film da parte dei Fratelli Lumière


Prima proiezione (privata) di un film da parte dei Fratelli Lumière.
I fratelli Auguste Marie Louis Nicholas Lumière (Besançon, 19 ottobre 1862 – Lione, 10 aprile 1954) e Louis Jean Lumière (Besançon, 5 ottobre 1864 – Bandol, 6 giugno 1948) sono stati gli inventori del proiettore cinematografico e tra i primi cineasti della storia.

Il cinema dei Lumière
Con il cinematografo dei Fratelli Lumière del 1895 si può iniziare a parlare di cinema vero e proprio, composto da uno spettacolo di proiezione di fotografie scattate in rapida successione, in maniera da dare l'illusione di movimento, a un pubblico pagante radunato in una sala. Di pochi anni più antico era il kinetoscopio di Thomas Edison, con lo stesso procedimento di animazione delle immagini che scorrevano in rapida sequenza, però il modo di fruizione monoculare (e quindi non proiettato) lo rendeva antenato del cinema vero e proprio, l'ultima fase del precinema. La proiezione premetteva dopotutto un maggiore guadagno economico per via della fruizione collettiva, per cui si impose presto.
In realtà le invenzioni legate alle fotografie in movimento furono innumerevoli in quegli anni (si contarono nella sola Inghilterra circa 350 brevetti e nomi). Tra tutte queste l'invenzione dei Lumière aveva l'innegabile vantaggio dell'efficiente cremagliera, che trascinava la pellicola automaticamente a scatti ogni 1/25 di secondo, e una praticità mai vista, essendo una piccola scatoletta di legno, facilmente trasportabile, che all'occorrenza, cambiando solo la lente, si trasformava anche in macchina da proiezione.

21 marzo, 2009

La Regione sblocca 301 milioni per 5.765 nuove case


La Regione sblocca 301 milioni per 5.765 nuove case

Arriva dalla Regione Lazio il finanziamento di 301 milioni di euro per la costruzione di 5.765 alloggi di edilizia residenziale pubblica a Roma. La giunta regionale ha infatti approvato tre delibere che definiscono le procedure per la realizzazione delle nuove case nella Capitale e le 265 cooperative e imprese che potranno accedere ai fondi.

Dei 5.765 alloggi, 1.143 andranno a cooperative composte da Forze dell'ordine, forze armate e cittadini.Il provvedimento è stato illustrato dall'assessore Mario Di Carlo nel corso della conferenza stampa “Politiche della Casa: Un intervento shock per rilanciare l'economia e sostenere le fasce sociali più deboli”, tenutosi presso la sede della giunta regionale.

“Per l'inizio dei lavori – ha detto l’assessore Di Carlo - abbiamo stabilito un termine di 13 mesi dalla data di pubblicazione nel Burl. Le aree dove costruire sono già state individuate, ora il Campidoglio deve renderle disponibili procedendo con gli espropri”. L’assessore ha sottolineato che per il Comune “si tratta di un operazione a costo zero e che evitare rallentamenti e' un vantaggio per tutti, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione che aspettano una casa”.

Il Campidoglio avrà 13 mesi di tempo, dalla data di pubblicazione sul Burl, per concedere le aree e successivamente la Regione convocherà le Conferenze di servizio necessarie a verificare la fattibilità degli interventi e rimuovere eventuali impedimenti.

PROMEMORIA 21 marzo 1956 e 1999 Oscar per il cinema a due italiani


1956 - Anna Magnani riceve l'Oscar come migliore attrice per il film La rosa tatuata.
1999 - Roberto Benigni riceve 3 Oscar con il film La vita è bella.
Anna Magnani il 21 marzo 1956 è la prima interprete italiana nella storia degli Academy Awards a vincere il Premio Oscar come migliore attrice protagonista, conferitole per l'interpretazione di Serafina Delle Rose nel film La rosa tatuata, del 1955, don Burt Lancaster, per la regia di Daniel Mann. Per lo stesso ruolo, vincerà anche un BAFTA quale attrice internazionale dell'anno e il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico.
Roberto Benigni con il film riceve sette nomination all'edizione degli Oscar del 1999, portandone a casa tre nella notte del 21 marzo 1999, quello per la miglior colonna sonora a Nicola Piovani, quella come miglior film straniero e quella per il miglior attore protagonista. Benigni è il primo attore non anglosassone a vincere in questa categoria, ed è anche l'unico attore - insieme a Laurence Olivier - ad aver vinto tale premio in un film diretto da se stesso, ed il quinto a vincerlo per una commedia. È anche stato il quarto nella storia a ricevere nello stesso anno le nomination come attore, regista e sceneggiatore, dopo Orson Welles, Woody Allen e Warren Beatty.
Proprio il momento della consegna del premio da parte di Sophia Loren (memorabile l'annuncio della Loren "ROBERTO!") ed è rimasta memorabile anche l'esplosione di gioia dell'attore toscano che, divertendo ampiamente il pubblico americano, abituato alla formalità della notte degli Oscar, all'annuncio del suo nome balzò sui braccioli e gli schienali delle sedie della sala per raggiungere il palco, passando sopra le teste dei divi di Hollywood presenti. Proprio questa gag improvvisata e il discorso di ringraziamento in un inglese stentato lo resero particolarmente simpatico ed apprezzato negli Stati Uniti. Dopo aver ricevuto le nomination, Benigni incontrò l'allora presidente della repubblica italiana Oscar Luigi Scalfaro e, stringendogli la mano, esclamò: Ora ho l'Oscar nelle mie mani!. Oltre a questo, il film fa incetta di premi: 5 Nastri d'Argento, 9 David di Donatello, e il prestigioso Gran Premio della Giuria al 51° Festival di Cannes, con uno scatenato Benigni che si distende ai piedi di un estasiato Martin Scorsese, presidente.
Subito dopo quel successo colossale e probabilmente irripetibile, sceglie di comparire in un film per famiglie di produzione francese Asterix e Obelix contro Cesare, diretto da Claude Zidi, accanto a Gérard Depardieu nella parte di Obelix, a Christian Clavier nella parte di Asterix e alla modella Laetitia Casta, interpretando Detritus, il perfido consigliere di Giulio Cesare.

20 marzo, 2009

Marrazzo ricorda don Peppe Diana: "Camorra problema serissimo nel Lazio"


Marrazzo ricorda don Peppe Diana: "Camorra problema serissimo nel Lazio"

E’ nella regione Campania a Casal di Principe che il presidente del Lazio Piero Marrazzo ha voluto concludere “La settimana per la legalità” il progetto dedicato alle scuola per combattere la criminalità organizzata. E con un patto per dire no alle mafie, simbolicamente sancito tra Lazio e Campania, attraverso il gemellaggio con due scuole laziali e quella di Casal di Principe, Marrazzo ha partecipato anche al corteo per ricordare l’assassinio del sacerdote don Peppe Diana ucciso dalla camorra in chiesa nel 1994.

“Mi sento figlio di Casal di Principe, di questa terra – ha detto Marrazzo sfilando in corteo tra le lenzuola bianche appese alle finestre in memoria di don Peppe Diana – e dire che la camorra, la mafia, la 'ndrangheta si battono nel momento in cui c'e' una grande capacità di solidarietà e di stare insieme. Loro ti colpiscono quando sei isolato, lo dicevano anche Falcone, Borsellino, tutti coloro che sono rimasti soli”.

Marrazzo ha poi ricordato che ''la camorra è un problema serissimo che riguarda assolutamente il Lazio'” e nel momento del gemellaggio con l’istituto Guido Carli di Casal di Principe ha sollecitato gli studenti a non avere paura: “Questi ragazzi vogliono recuperare l'identità di casalesi, un nome troppo spesso unito al clan. Oggi dimostriamo insieme che non abbiamo paura”.

“Per uno che ha le radici in Campania come me – ha detto Marrazzo – per un figlio di un giornalista che ha dedicato la vita a raccontare la camorra e che è stato condannato a morte dalla mafia, credo che oggi non c'e' solo la speranza ma c'e' l'orgoglio di vivere in un Paese che ha sempre degli scatti' e dimostra di non avere paura. Perché 'non va mai abbassata la guardia''.

Presenti al corteo in memoria di don Peppe Diana anche il governatore della Campania, Antonio Bassolino, don Luigi Ciotti dell’Associazione Libera, il sindaco di Casal di Principe, Cipriano Cristiano insieme ad altri rappresentanti delle istituzioni e tanti i cittadini che lungo le strade salutano il corteo.

Anche la camera dei Deputati oggi ha voluto ricordare con un lungo applauso la figura di don Peppe Diana, assassinato dai Casalesi quindici anni fa, sottolineando il valore della sua opera.

PROMEMORIA 20 marzo 1916 - Albert Einstein pubblica la sua teoria della relatività


Albert Einstein pubblica la sua teoria della relatività.
In fisica, col termine relatività si fa riferimento genericamente alle trasformazioni matematiche che devono essere applicate alle descrizioni dei fenomeni nel passaggio tra due sistemi di riferimento in moto relativo. L'espressione teoria della relatività è usata per riferirsi ad una delle particolari teorie, l'accoppiata delle einsteniane teoria della relatività speciale e generale che Einstein ha elaborato tra il 1905 e il 1913, le quali hanno come elemento fondante un particolare principio di relatività.

Evoluzione della teoria della relatività
Gli antichi greci cominciarono a interrogarsi sulla natura, sul suo ordine (cosmo) e sulla possibilità dell'esistenza di princìpi e leggi di natura. Quasi tutti i filosofi dell'antichità, tra cui Eraclito, Parmenide, Zenone, Leucippo, Democrito, Platone ed Aristotele, si occuparono di questioni che almeno in parte sono inerenti a quella che oggi viene chiamata fisica, parola che ha origine greca e che sta a rappresentare "le cose della natura". Nella fisica di Aristotele si trovano quelle che si potrebbero considerare come le prime teorie, benché inesatte, sul moto dei corpi; egli, comunque, non fu precursore del principio di inerzia, scoperto 20 secoli dopo da Galileo e la cui enunciazione formale è ascrivibile a Newton.
Scienza, interpretò le intuizioni originali presenti a livello geometrico negli scritti di Galileo, le assimilò e le fece proprie, originando così la forma matematica e fisica della meccanica, si trovò di fronte al principio di relatività e gli divenne manifesto che la sua adozione implicasse in modo necessario un riferimento in cui il primo principio della dinamica, ossia il principio di inerzia di Galileo, dovesse avere piena validità. Il vero problema tuttavia era e rimane dove collocare tale sistema di riferimento: risolse il dilemma asserendo che tutti gli spazi relativi si riferissero ad uno spazio assoluto, il solo esistente invariato e immutabile, e che l'immutabilità dello spazio assoluto fosse nient'altro che l'espressione dell'esistenza di un tempo assoluto, che scorre uniformemente, pervadendo tutto lo spazio assoluto.
La soluzione di Newton fu brillante e diventò un paradigma destinato a durare per secoli. Già Galileo, tuttavia, con i suoi tentativi di misurare la velocità della luce su base terrestre, esprimeva dubbi non risolti per l'epoca su come si dovesse intendere il principio di relatività e quindi il principio di inerzia ad esso strettamente correlato. Questi dubbi rimasero sopiti, offuscati dal fulgore del grande successo della meccanica newtoniana, fino al 1905.
Con l'avvento delle equazioni di Maxwell, delle trasformazioni di Lorentz e infine della teoria della relatività di Einstein viene meno il concetto, fino ad allora dato per scontato, di tempo assoluto. La teoria ristretta parte dall'assunto che se la velocità della luce è una costante allora il tempo e lo spazio sono delle variabili. Il tempo e lo spazio sono legati insieme a formare quello che viene chiamato spaziotempo. Quando ci si muove rispetto ad un sistema di riferimento il tempo rallenta e la massa aumenta in maniera crescente man mano che ci si avvicina alla velocità della luce. Da qui si deduce il motivo per cui la teoria della relatività ristretta dice che non è possibile superare, o anche solo raggiungere, la velocità della luce; il tempo si fermerebbe e la massa diventerebbe infinita. La relatività generale postula invece l'uguaglianza della massa gravitazionale e della massa inerziale, e ne ricava la "forma" dello spaziotempo, ovvero la sua metrica generale.
Si dice "teoria" della relatività non perché sia una semplice teoria ancora da confermare, ma semplicemente perché questo è il nome dato alla sua nascita e da allora non è mai stato modificato. Nonostante abbia dei limiti, in quanto considera continui la materia e lo spaziotempo e tralascia la meccanica quantistica, resta una delle teorie più precise mai verificate sperimentalmente.

19 marzo, 2009

Sette anni fa veniva ucciso dalle B.R. Marco Biagi


Marco Biagi (Bologna, 24 novembre 1950 – Bologna, 19 marzo 2002) è stato un giuslavorista italiano, più volte consulente del Governo italiano, assassinato dalle Nuove Brigate Rosse.

Biografia
Laureatosi in giurisprudenza a Bologna è stato esperto di diritto del lavoro e professore presso le Università di Pisa, Università della Calabria, Università di Ferrara e infine all'Università di Modena e Reggio Emilia; a partire dagli anni '90 ebbe numerosi incarichi governativi come consulente ed esperto di diritto del lavoro:
nel 1997 fu rappresentante del Governo italiano nel Comitato dell'Unione Europea per l'occupazione e il mercato del lavoro;
nel 1998 fu consigliere degli allora ministri Antonio Bassolino e Tiziano Treu;
nel 2001 fu consulente dell'allora ministro del lavoro e delle politiche sociali, Roberto Maroni.
Molto conosciuto, soprattutto in Giappone, per la sua conoscenza del diritto del lavoro comparato e per i suoi studi sul mondo del lavoro nei paesi orientali.

L'omicidio Biagi
Prima di morire, Marco Biagi aveva scritto cinque lettere in cui si diceva preoccupato per le minacce che riceveva. Il testo delle lettere, indirizzate al presidente della camera Pierferdinando Casini, al ministro del lavoro Roberto Maroni, al sottosegretario al lavoro Maurizio Sacconi, al prefetto di Bologna ed al direttore generale di Confindustria Stefano Parisi è stato pubblicato dal quindicinale Zero in condotta e poi riportate da Repubblica.[1]
Il 19 marzo 2002 venne ucciso, a 51 anni, da alcuni militanti delle Nuove Brigate Rosse, in un agguato a Bologna in via Valdonica, sotto casa sua, mentre rientrava verso le ore 20.
La rivendicazione a firma delle Nuove Brigate Rosse, presenta per gli esperti impressionanti analogie con quella del precedente delitto di Massimo D'Antona.[2]
Il Ministero dell'Interno (in quel periodo diretto dal Ministro Claudio Scajola, di Forza Italia) aveva privato Marco Biagi della scorta, richiesta da Biagi solo pochi mesi prima proprio per timore di attentati da parte dell'estremismo di sinistra. Dopo che gli fu tolta la scorta ne fece nuovamente richiesta al Ministero del Lavoro, presso cui operava, in quanto non si sentiva sicuro e riceveva minacce di continuo. Questa non gli fu accordata. I colpevoli stessi ammisero che avevano deciso di colpire proprio lui in quanto era un personaggio di grande visibilità e allo stesso tempo poco protetto.
Nel 2005 cinque terroristi brigatisti furono condannati all'ergastolo come responsabili del suo omicidio: Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi, Marco Mezzasalma, Diana Blefari Melazzi e Simone Boccaccini.

Capitello d'oro: il Festival internazionale del Cinema archeologico


Capitello d'oro: il Festival internazionale del Cinema archeologico

Sarà presentato giovedì 19 marzo, alle ore 11:30, nel corso di una conferenza stampa, il Festival internazionale del Cinema archeologico “Capitello d’oro”, giunto quest’anno alla quarta edizione.

Alla presentazione - che si terrà nella Sala della Pace di Palazzo Valentini - interverranno: Cecilia D’Elia, assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma; Stefano De Caro, direttore Generale per i Beni archeologici del Ministero per i Beni e le Attività culturali; Marisa Ranieri Panetta, curatrice del Festival; Vincenzo Vita, presidente della giuria; Filiberto Zaratti, assessore all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio.

La manifestazione si svolge sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica ed è promossa dalla Presidenza e dall’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma; dall’Assessorato all’Ambiente e Cooperazione tra i Popoli della Regione Lazio; dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Direzione Generale per i Beni Archeologici e Direzione Generale per il Cinema.

Il Festival internazionale del Cinema archeologico si terrà a Roma venerdì 27 sabato 28 e domenica 29 marzo 2009 presso l’Auditorium Parco della Musica (Viale Pietro de Coubertin).

Per informazioni: Ufficio Stampa Erica Battaglia 346 7931434 – 349 5886585 erica_battaglia@yahoo.it

Al via la Festa dei Musei, delle Biblioteche e degli Archivi del Lazio


Al via la Festa dei Musei, delle Biblioteche e degli Archivi del Lazio

Una ‘quattro giorni’ dedicata ai musei, gli archivi, le biblioteche e gli altri enti culturali del Lazio, ‘custodi’ di civiltà e identità, a presidio dei Comuni della Regione. E’ “movimENTI CULTURALI’, la prima Festa regionale dei Musei, delle Biblioteche e degli Archivi del Lazio, organizzata e promossa dall’Assessorato alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio con la collaborazione di Sviluppo Lazio, presentata oggi presso lo spazio dell’Ex GIL, a Roma, fra piazza di Porta Portese e Viale Trastevere.

“Io vorrei coniugare cultura e crisi - ha dichiarato il Presidente della Regione, Piero Marrazzo, intervenuto all’iniziativa - e questi appuntamenti potrebbero essere i nostri ‘pozzi petroliferi’, essere finalmente visti non solo come un elemento residuale della politica come spesso accade, ma al contrario come una di quelle risorse su cui poi fare conto per ripartire. E’ importante - ha aggiunto - aver utilizzato, in questo periodo di crisi, il termine ‘festa’ che evoca la speranza e la voglia di non rinunciare all’elemento che caratterizza la vita di ogni uomo, e cioè la capacità di guardare comunque avanti”.

L’appuntamento coinvolgerà da oggi fino al 21 marzo 178 tra musei, biblioteche, archivi storici ed enti. Di questi ‘luoghi del sapere’, 105 saranno presenti nello spazio dell’Ex GIL, con presentazioni di attività e progetti, interventi in dibattiti, workshop, proiezioni e momenti di spettacolo. Altri 73 hanno programmato attività culturali sul territorio: visite guidate, letture, incontri con autori, laboratori espressivi per i più piccoli.

Per Marrazzo, l’evento dovrà avere un respiro ampio: “Questa festa non è una festa come tante, non è una festa di ordinaria celebrazione di attività importantissime che si svolgono nelle istituzioni culturali della nostra regione. Io voglio pensare - ha detto - che sia straordinaria, per il patrimonio culturale messo in campo e per il periodo che stiamo vivendo. Dove andare a ricercare il senso comune - si è chiesto Marrazzo - se non nella lettura, nella visione, nella custodia di questo patrimonio, non solo per conservarlo, ma per rioffrirlo alla società?”. Dunque, la cultura contro la crisi: “La cultura con il suo valore di coesione, non solo sociale, ma che ci aiuti anche a ritrovare il senso che ci unisce questo paese e aiuti ad affrontare una crisi che sarà grave come quella del ‘29, come quella del dopoguerra”.

Nell’ambito della festa, sarà possibile effettuare visite guidate in 32 istituti culturali del Lazio dall’Accademia nazionale delle Scienze all’Istituto italiano di paleontologia umana a Roma, dalla Fondazione Caetani di Sermoneta (Latina) al Centro ricerche per la storia dell’Alto Lazio di Viterbo. Tutti gli appuntamenti della festa e le relative informazioni si possono consultare sul sito Internet dell’Assessorato regionale alla Cultura, www.culturalazio.it.

Soddisfatta dell’iniziativa l’assessore regionale alla Cultura, Giulia Rodano: “E’ la prima volta - ha dichiarato - che viene organizzata una Festa regionale dei servizi culturali del Lazio, un’opportunità molto importante per riconoscere il lavoro quotidiano e prezioso che gli operatori svolgono e che per tanti territori della nostra regione rappresenta una vera e propria porta d’accesso alla cultura”. Servizi offerti grazie all’impegno finanziario messo in campo dalla Regione, come ha ricordato Rodano, che nell’occasione ha aperto anche la discussione, con i rappresentanti degli enti locali presenti, sul Piano regionale dei servizi culturali 2010-2012: “Non è un caso - ha sottolineato - che, nonostante le note ristrettezze di bilancio, ci siamo impegnati per incrementare, progressivamente, gli investimenti nei servizi culturali. Tant’è che, negli ultimi sei anni, gli investimenti in ambito museale sono aumentati dell’80% per quanto riguarda l’organizzazione museale regionale (OMR) e di ben il 241% per quanto concerne i sistemi museali. I risultati - ha concluso - stanno assumendo rilevanza numerica in termini di servizi erogati: i musei dell’organizzazione museale regionale sono passati da 91 a 132 unità, e le biblioteche dell’organizzazione bibliotecaria regionale sono ora arrivate a ben 239 unità”.

PROMEMORIA 19 marzo 1981 Incidente durante un test dello Space Shuttle Columbia


Incidente durante un test dello Space Shuttle Columbia: tre morti e cinque feriti. Lo Space Shuttle Columbia (designazione NASA OV-102) fu il secondo orbiter costruito nell'ambito del programma Space Shuttle dopo l'Enterprise. Fu però il primo a volare nella missione STS-1 compiuta tra il 12 e il 14 aprile 1981.
Il 1º febbraio 2003 il Columbia si disintegrò nell'atmosfera durante il volo di rientro dalla sua ventottesima missione (STS-107). Tutti e sette gli astronauti perirono nell'incidente.
La costruzione del Columbia iniziò nel 1975, a Palmdale (California). Venne chiamato così in onore della nave capitanata da Robert Gray che esplorò il Pacifico nord occidentale e divenne il primo vascello americano a circumnavigare il globo. Il nome Columbia, inoltre, ricorda il modulo lunare della missione Apollo 11. Completata la costruzione l'orbiter venne portato al Kennedy Space Center il 25 marzo 1979.
Il 19 marzo 1981, prima del lancio inaugurale, due tecnici rimasero uccisi e quattro feriti durante un test a terra sull'orbiter.
Il primo volo del Columbia fu comandato da John Young (un veterano dello spazio proveniente dai programmi Gemini e Apollo) e pilotato da Robert Crippen, mai stato nello spazio in precedenza, ma appartenente all'equipaggio di supporto per missioni Skylab e Apollo-Sojuz.
Nel 1983, il Columbia venne lanciato per la prima missione (STS-9) con 6 astronauti a bordo, incluso il primo non-americano a bordo di uno Shuttle, Ulf Merbold. Il 12 gennaio 1986 il Columbia decollò con il primo astronauta ispanico, Franklin Chang-Diaz. Il 5 marzo 1998 la NASA nominò il tenente colonnello Eileen Collins come comandante di una futura missione Columbia, missione che rese Collins la prima donna a comandare uno Space Shuttle.

18 marzo, 2009

Zingaretti inaugura il festival della matematica a Roma


Zingaretti inaugura il festival della matematica a Roma

Contribuire al Festival della Matematica è il nostro piccolo contributo alla necessità di reagire alla crisi, continuando ad investire sul valore aggiunto di Roma che è la sua grande creatività''.

Lo ha detto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, presentando il Festival della Matematica che si terrà dal 19 al 22 marzo all’Auditorium Parco della Musica.

La prima sessione del Festival 2009 si è tenuta a New York, dove, all’Istituto Italiano di Cultura e alla prestigiosa Italian Academy alla Columbia University, per due giorni, il 10 e l’11 marzo, si è parlato il linguaggio matematico, in tutta la sua verità e bellezza.
Sotto l’alto Patronato del Presidente della Repubblica, la manifestazione, promossa dalla Provincia Roma, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma, con la direzione scientifica di Piergiorgio Odifreddi, si svolgerà ora nella Capitale.

“Probabilmente - ha aggiunto Zingaretti - uno dei motivi della crisi che stiamo vivendo è forse aver pensato poco a ciò che stava accadendo e per riprendersi c'e' bisogno di tornare a pensare. Simbolicamente il Festival della Matematica rappresenta un incitamento a rimettersi a riflettere ed è una straordinaria occasione di vitalità per Roma''.

Dopo aver ricordato che l'anno scorso il Festival portò All’Auditorium 60mila visitatori, Zingaretti ha sottolineato ''l'eccellenza della qualità dell'edizione 2009” che fa prevedere un aumento delle presenze.

“Ribadisco - ha concluso Zingaretti – che il nostro è un piccolo contributo che diamo con gioia alla ripresa e al rilancio dell'attività culturale, sociale e ricreativa della città”.

Servizi sociali: nel Lazio 2.462 strutture per 330mila persone


Servizi sociali: nel Lazio 2.462 strutture per 330mila persone

Una rete articolata nel territorio, che poggia su 2.462 strutture, la maggior parte delle quali dedicate ad anziani e minori, e che serve un’utenza di circa 330.000 persone. E’ la rete sociale della Regione Lazio, decollata negli ultimi anni (il 40% dei servizi è nato tra il 2001 e il 2006, ben il 21% tra il 2004 e il 2006), efotografatadal ‘Primo Rapporto sui servizi sociali del Lazio’, realizzato dalla Fondazione Censis con il coordinamento della Direzione Regionale Servizi Sociali – Area Sistema Informativo sociale. Il rapporto, presentato questa mattina presso la sede della Regione Lazio, dal presidente Piero Marrazzo e dal presidente del Censis, Giuseppe De Rita, fornisce un quadro dettagliato dell’offerta sociale nell’intero territorio laziale. La parte del leone la fanno, come è naturale che sia, Roma e provincia, dove si concentrano oltre il 60% delle strutture regionali (963 strutture presenti nel Comune di Roma e 633 in provincia). In provincia di Latina, invece, ci sono 260 sportelli che erogano servizi socio assistenziali, in quella di Frosinone 257, in quella di Viterbo 195, in quella di Rieti 154. L’offerta di servizi si concentra sui minori (1.099 strutture dedicate) e sugli anziani ( (1.042). Gli altri sportelli sono dedicati ad adulti con disabilità (181), donne in difficoltà (48), persone con problematiche psico-sociali (41), immigrati (20), persone con patologie invalidanti come l’Alzheimer (14).

“Questo Rapporto – ha sottolineato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo – costituisce uno strumento molto importante per la nostra Regione. E ci fa capire che, per guardare oltre la crisi, dobbiamo guardare alla parola sicurezza, non intesa solo come microcriminalità, ma declinata al plurale, ossia alle ‘sicurezze’ ‘’. Marrazzo ha ribadito che ora ‘’bisogna sapere governare e programmare e dobbiamo portare l’Italia, le regioni, i territorio fuori dalla crisi insieme”. “Siamo la regione – ha detto ancora - che ha realizzato il sostegno al reddito, la politica della casa, stanziando per il solo territorio regionale per l’edilizia 550 milioni di euro, la stessa cifra che il Governo ha messo a disposizione per tutta Italia”. Inoltre, ha ricordato “abbiamo stanziato 10 milioni l’anno per sostenere il mutuo prima casa”. Marrazzo non nasconde però, che bisogna fare di più. “Per i servizi sociali abbiamo investito – ha spiegato – oltre 223 milioni di euro in tre anni, ma questo non basta più, se non riallineiamo la nostra programmazione a ciò che ci chiede il territorio. Occorre un approfondimento trasversale perché la crisi significherà un appesantimento di richieste di servizi sociali alle strutture”. “Mancano assistenza domiciliare e Rsa – ha ricordato Marrazzo – a cui, negli anni precedenti, sono state preferite le strutture per acuti, anche se una giorno di assistenza domiciliare costa 150 euro e un giorno di assistenza per acuti ne costa 1.000. Ci sono forze che resistono e sono quelle che non hanno voglia di guardare a tutto questo. Occorre più offerta sociosanitaria sul territorio, ma non quella di chi difende posizioni di rendita”.

“Una Regione che negli ultimi 6 anni ha fatto passi da gigante, attrezzandosi bene”. Così Giuseppe De Rita, presidente del Censis, sintetizza i numeri del Rapporto. “Chi come me – ha sottolineato De Rita – combatte con sociale misero e di poche cifre, questa è una realtà a cui guardare con interesse”. “Per la prima volta in Italia – ha aggiunto – l’intervento sociale fa pelle pelle con il territorio, si ramifica con il territorio sia in termini di gestione sia in termini di presenza. E questa è una cosa che va considerata”. Inoltre per il sociologo, il fatto che la maggior parte di servizi sia dedicata a minori e anziani, è testimonianza importante per “chi ha pensato che il sociale possa essere legato solo a eventi straordinari, a emergenze, invece che essere legato a una dimensione fisiologica del sistema”. Insomma, un sistema sociale che si muove in una “dimensione di comunità”. Rimane da lavorare, conclude De Rita “sulla capacità di programmazione, in equilibrio tra la voglia di eccellenza, che contraddistingue chi opera nei servizi sociali, e i conti con pochi soldi”.

“Siamo in grado grazie al Censis – ha sottolineato l’assessore regionale alle Politiche Sociali, Anna Salome Coppottelli – di avere la foto della situazione dei nostri servizi sociali al 31 maggio 2008. Da questo rapporto siamo in grado di poter trarre le linee per la programmazione”. Coppottelli non nasconde anche le criticità evidenziate: “La precarietà degli operatori nelle nostre strutture – ha elencato - i bambini nelle case famiglia, la scarsità dei servizi per persone con patologie emergenti e correlate all’anzianità, come l’Alzheimer che rappresenta il 54% di tali patologie, o quelli per le donne in difficoltà, e la mancanza di asili nido”.

PROMEMORIA 18 marzo 1944 - Seconda guerra mondiale: Strage di Monchio, Susano e Costrignano


Seconda guerra mondiale: Strage di Monchio, Susano e Costrignano; vengono uccisi per rappresaglia 136 civili dall'esercito tedesco.
La strage di Monchio, Susano e Costrignano fu una rappresaglia commessa dalle truppe naziste in Italia il 18 marzo 1944, contro la costituzione delle prime brigate partigiane sull'appennino modenese. Tutti i fatti sono avvenuti in frazioni del comune di Palagano, ma all’epoca questo territorio era parte del comune di Montefiorino.

Gli avvenimenti
Dopo alcuni scontri avvenuti il 9 marzo 1944 tra formazioni partigiane e truppe nazifasciste in cui rimasero uccisi sette fascisti nei pressi di Savoniero, il 16 ed il 17 marzo altri scontri avvennero nei pressi del Monte Santa Giulia dove si erano ritirati i partigiani; qui rimasero uccisi un ufficiale ed alcuni soldati tedeschi.
A questo punto venne fatto intervenire l'ufficio germanico di collegamento per l'Emilia che fece affluire sull’Appennino modenese un reparto di paracadutisti della divisione corazzata Hermann Göring comandato dal capitano Kurt Cristian von Loeben, accompagnato da reparti della G.N.R. di Modena che si piazzarono a Montefiorino e circondarono la valle del Dragone.
Alle prime luci dell'alba del 18 marzo iniziarono un intenso cannoneggiamento su Monchio, Susano e Costrignano, frazioni del comune poste sull'altro fianco della valle del Dragone. Gli abitanti abbandonarono le case più esposte al tiro dei cannoni e tra il terrore generale cercarono riparo nelle cantine delle abitazioni più riparate. Molti trovarono rifugio con le famiglie nei dirupi aperti dai torrenti che dai monti scendono verso il Dragone o nei boschi, protetti da grosse querce o negli avvallamenti protetti da dossi. Fu impossibile raggiungere altre borgate perché le granate esplodevano in modo incessante, impedendo ogni via di fuga.
Verso le 7 gli automezzi delle truppe tedesche iniziarono a muoversi da Montefiorino e Savoniero per circondare i paesi colpiti, formando una lunga colonna di autocarri, camionette, mezzi cingolati ed autoblinde. I reparti si erano divisi le borgate e le frazioni da rastrellare; non appena giunti sul posto assegnato lanciavano in aria razzi luminosi per informare l'artiglieria di spostare il tiro su zone non ancora raggiunte. Quando tutti i reparti raggiunsero i loro obiettivi cessò il cannoneggiamento.
Da questo momento inizia il vero e proprio sterminio: tutte le case incontrate vennero razziate e depredate di provviste alimentari, di oggetti di valore e date alle fiamme; pure gli animali migliori vennero razziati, gli altri bruciati vivi nelle stalle. Le persone, tutti umili cittadini, passati per le armi nei luoghi in cui venivano sorpresi. Una buona parte degli uomini incontrata fu usata per trasportare armi, munizioni e beni razziati verso Monchio, dove nel pomeriggio fu giustiziata. Il primo borgo interessato fu Susano che al tempo contava 250 persone, furono sterminate intere famiglie, compreso lo straziante caso della famiglia Gualmini: tutti gli otto componenti uccisi, compresi i bambini di 7, 5 e 4 anni. Poi mentre si terminava a Susano, altri reparti si abbatterono sulle prime borgate di Costrignano. Tutte le case vennero perquisite, le donne ed i bambini furono spinti sulla strada verso Susano e qui trattenuti sotto la minaccia delle armi fino a sera. Gli uomini vennero usati per trasportare armi e munizioni, alcuni vennero uccisi direttamente sul posto con le mitragliatrici. Anche a Monchio si ripeterono le stesse scene degli altri due paesi. Qui di particolare importanza la testimonianza del parroco del paese Don Luigi Braglia che sulla strage scriverà:
« Sono le sette del mattino quando comincia il saccheggio e l’orribile strage. Entrano nelle case, spezzano le stoviglie e mandano in frantumi i vetri con i grossi fucili; fanno uscire le donne e i bambini, fanno una scorreria nelle camere, rubano qua e là ciò che loro aggrada, scaricando gli uomini che avevano nel frattempo tenuti fermi sotto la minaccia delle armi e quindi li avviano alla piazzetta in prossimità del cimitero vecchio dove vennero passati per le armi »
(Don Luigi Braglia)
Alla fine di questa tragica giornata si conteranno 129 cadaveri: 71 a Monchio, 34 a Costrignano e 24 a Susano cui si devono aggiungere 7 civili uccisi senza apparente motivo nei giorni immediatamente prima e dopo la strage che portano il totale a 136 morti. Tra questi poveri morti sono da segnalare la presenza di 6 bambini di età inferiore ai dieci anni, 7 ragazzi tra i dieci ed i sedici, 7 donne di cui una all’ultimo mese di gravidanza, 20 anziani ultra sessantenni di cui uno semi paralizzato.
Inspiegabilmente questa strage, che può tristemente essere considerata la prima di massa di quel periodo, è caduta nel più profondo degli oblii. È una tragedia nota solo localmente e solo ora, dopo molti decenni, la Presidenza della Repubblica ha avviato la procedura formale per verificare la possibilità di conferire al comune di Palagano la medaglia d'oro al merito civile.

Il parco della resistenza del monte di Santa Giulia

Punto di riferimento storico della strage di Monchio e della successiva Repubblica di Montefiorino è il "Parco della Resistenza del monte di Santa Giulia" istituito dalla Provincia di Modena per il notevole valore ambientale e di diversificazione della flora. Il parco, che si estende per circa ventisette ettari totalmente ricoperto di boschi prevalentemente con castagni, querce e carpini alternati a prati e pascoli, ha un alto valore didattico rivolto ai cittadini e alle scuole.