14 dicembre, 2011

PROMEMORIA 14 dicembre 1995 – Gli accordi di Dayton per la pace in Bosnia


Gli accordi di Dayton per la pace in Bosnia vengono firmati a Parigi tra il presidente bosniaco Alija Izetbegovic, il presidente serbo Slobodan Milošević e il presidente croato Franjo Tuđman

L'Accordo di Dayton, o più precisamente il General Framework Agreement for Peace (GFAP), fu stipulato il 21 novembre 1995 nella base Wright-Patterson Air Force di Dayton, Ohio (USA), con il quale venne messa la parola fine alla guerra civile jugoslava.
L'accordo prevede il passaggio, o meglio il ritorno, della Slavonia Orientale alla Croazia, appartenente fino alla fine della guerra alla Serbia. Viene riconosciuta ufficialmente la presenza in Bosnia Erzegovina di due entità ben definite: la Federazione croato-musulmana che detiene il 51% del Territorio bosniaco e la Repubblica Srpska (49%). Altra voce importante di questo accordo è la possibilità dei profughi di fare ritorno presso i propri paesi di origine. Vengono facilitate e privilegiate anche le possibilità di cooperazione tra gli stati che hanno sottoscritto l'accordo.
La guerra si concluse con la firma degli accordi stipulati a Dayton (Ohio), tra il 1 novembre e il 26 novembre 1995. Parteciparono ai colloqui di pace tutti i maggiori rappresentanti politici della regione: Slobodan Milošević, presidente della Serbia e rappresentante degli interessi dei Serbo-bosniaci (Karadžić era assente), il presidente della Croazia Franjo Tuđman e il presidente della Bosnia Erzegovina Alija Izetbegović, accompagnato dal ministro degli esteri bosniaco Muhamed "Mo" Sacirbey. La conferenza di pace fu guidata dal mediatore statunitense Richard Holbrooke, assieme all'inviato speciale dell'Unione Europea Carl Bildt e al viceministro degli esteri della Federazione Russa Igor Ivanov. L'accordo (formalizzato a Parigi, 14 dicembre 1995) sanciva l'intangibilità delle frontiere, uguali ai confini fra le repubbliche federate della RSFJ, e prevedeva la creazione di due entità interne allo stato di Bosnia Erzegovina: la Federazione Croato-Musulmana (51% del territorio nazionale, 92 municipalità) e la Repubblica Serba (RS, 49% del territorio e 63 municipalità). Le due entità create sono dotate di poteri autonomi in vasti settori, ma sono inserite in una cornice statale unitaria. Alla Presidenza collegiale del Paese (che ricalca il modello della vecchia Jugoslavia del dopo Tito) siedono un serbo, un croato e un musulmano, che a turno, ogni otto mesi, si alternano nella carica di presidente (primus inter pares). Particolarmente complessa la struttura legislativa. Ciascuna entità è dotata di un parlamento locale: la Repubblica Serba di un'assemblea legislativa unicamerale, mentre la Federazione Croato-Musulmana di un organo bicamerale. A livello statale vengono invece eletti ogni quattro anni gli esponenti della camera dei rappresentanti del parlamento, formata da 42 deputati, 28 eletti nella Federazione e 14 nella RS; infine della camera dei popoli fanno parte 5 serbi, 5 croati e 5 musulmani.

13 dicembre, 2011

PROMEMORIA 13 dicembre 1995 – A Verona precipita un Antonov An-24 in fase di decollo. A bordo c'erano 41 passeggeri.

A Verona precipita un Antonov An-24 in fase di decollo. A bordo c'erano 41 passeggeri – per la maggior parte italiani – e 8 membri di equipaggio. Nessun sopravvissuto.

12 dicembre, 2011

Verso un nuovo umanesimo. Economia e sostenibilità sociale

Verso un nuovo umanesimo. Economia e sostenibilità sociale

L'assessorato alle Politiche finanziarie e di bilancio organizza per martedì 13 dicembre la giornata di studio dal titolo “VERSO UN NUOVO UMANESIMO Economia e sostenibilità sociale”; l’incontro si terrà a Roma, dalle ore 9.00 alle 19.00, presso la Sala San Pio X (via della Conciliazione, 5).

Nella prima parte del convegno verranno analizzate le cause della profonda crisi a livello globale dell’attuale sistema economico e sociale, mentre nella seconda parte si parlerà della ricerca di un modello di società più armonico, che riporti al centro l’essere umano come persona e non solo come soggetto economico dedito alla produzione.

Questa riflessione sarà affidata ad un panel di esperti di alto livello, costituito da importanti economisti e sociologi di diversa impostazione culturale, che si confronteranno con la politica, chiamata a trovare la giusta sintesi per affrontare le grandi sfide del nostro tempo.

Prenderanno parte al convegno, tra gli altri, il Presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il Preside della facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” di Roma prof. Giuseppe Ciccarone, il sociologo Domenico De Masi, il Vicedirettore generale della FAO Alexander Muller e mons. MarioToso, Segretario del pontificio Consiglio Giustizia e Pace. Concluderà i lavori Antonio Rosati, assessore al Bilancio della Provincia di Roma.

Verso un nuovo umanesimo.
Economia e sostenibilità sociale

13 dicembre 2011
dalle 09.00 alle 19.00
Sala San Pio X
Via della Conciliazione, 5 - Roma

Info: 06.99929400 / 402
segreteria@greenaccord.org
www.greenaccord.org
www.greencanal.eu

PROMEMORIA 12 dicembre 1969 - Strage di Piazza Fontana nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano: 16 morti e 88 feriti

Strage di Piazza Fontana nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano: 16 morti e 88 feriti.

Tra il 1968 e il 1974 furono compiuti 140 attentati, tra i quali quello di Piazza Fontana, insieme alla strage di Bologna, avvenuta nel 1980, fu uno dei più sanguinosi. In particolare la Strage di piazza Fontana rappresenta l'inizio, di quella che secondo una diffusa teoria interpretativa, sarebbe la strategia della tensione.
L'esplosione avvenne alle 16:37[1]: una bomba esplose nella sede della Banca Nazionale dell'Agricoltura in piazza Fontana, provocando la morte di diciassette persone ed il ferimento di altre ottantotto.
Una seconda bomba fu rinvenuta inesplosa nella sede milanese della Banca Commerciale Italiana, in piazza della Scala, furono fatti i rilievi previsti, e successivamente fu fatta brillare[2] distruggendo in tal modo elementi probatori di possibile importanza per risalire all'origine dell'esplosivo e a chi avesse preparato gli ordigni. Una terza bomba esplose a Roma alle 16:55 dello stesso giorno nel passaggio sotterraneo che collegava l'entrata di via Veneto con quella di via di San Basilio della Banca Nazionale del Lavoro, ferendo tredici persone. Altre due bombe esplosero a Roma tra le 17:20 e le 17:30, una davanti all'Altare della Patria e l'altra all'ingresso del museo del Risorgimento, in piazza Venezia, facendo quattro feriti.
Si contarono dunque cinque attentati terroristici nel pomeriggio dello stesso giorno, concentrati, tra il primo e l'ultimo, in un lasso di tempo di soli 53 minuti, a colpire contemporaneamente le due maggiori città d'Italia, Roma e Milano.
Sebbene la vicenda sia tuttora oggetto di controversie, le responsabilità di questi attacchi possono essere ricondotte a gruppi eversivi di estrema destra, che miravano a un inasprimento di politiche repressive e autoritarie tramite l'instaurazione di un clima di tensione nel paese.

11 dicembre, 2011

"Suoni della Memoria": grande concerto in occasione della 5° Giornata Nazionale della Cultura Popolare


"Suoni della Memoria": grande concerto in occasione della 5° Giornata Nazionale della Cultura Popolare

Grande festa canora e visiva al Teatro Parioli domenica 11 dicembre dalle ore 11,30 organizzato dall’assessorato alle politiche culturali della Provincia di Roma in occasione della 5° Giornata Nazionale della Cultura Popolare.

Alla kermesse parteciperanno Simone Cristicchi che si esibirà insieme al coro dei Minatori di Santa Fiora, Lucilla Galeazzi insieme al gruppo Levocidoro con brani ripresi dalla tradizione canora della Provincia romana; l’Orchestra Roma forestiera, i poeti a braccio della Tolfa e gli zampognari dell’Alto Lazio”. Verrà inoltre proiettato il documentario “La Memoria Cantata” di Angelo Paoletti.

Parteciperà l’Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma Cecilia D’Elia e presenterà l’evento Piji – Pierluigi Siciliani (Radio Città Futura). Ingresso libero fino ad esaurimento posti.

Lo spettacolo fa parte del progetto "Suoni della Memoria" sostenuto dall’Assessorato alle politiche culturali della Provincia di Roma che ha l’obiettivo di recuperare, censire, valorizzare e digitalizzare il grande patrimonio immateriale delle tradizioni musicali e orali.

"Suoni della Memoria" si articola in un ricco calendario di eventi, che comprendono: presentazioni di libri DVD, lezioni concerto, workshop, spettacoli che coinvolgono musicisti, grandi interpreti e studiosi della musica popolare. Tutto il programma sul sito: www.provincia.roma.it/percorsitematici/cultura

Il progetto prevede la creazione di un portale nel quale verranno immessi e digitalizzati materiali di testimonianze sonore e orali della cultura popolare e della musica di tradizione sopravvissuto per la sola tenacia di artisti e studiosi appassionati. Del patrimonio immateriale di tradizione faranno parte non solo registrazioni audio di musiche e canzoni ma anche documentazioni video e audio di ogni tipo di testimonianza di cultura popolare orale.

"Suoni della Memoria” è un progetto che connette la cultura con le nuove tecnologie e unisce differenti generazioni e questi sono due obiettivi primari dell’attuale Amministrazione Provinciale - dichiara l’assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D’Elia –. E’ un progetto che ci fa capire quanto la cultura si vicina alla vita e alla storia delle persone. Un obiettivo a cui stiamo lavorando è digitalizzare il patrimonio musicale di tradizione, di cui il territorio della Provincia di Roma è particolarmente ricco. Questo non significa solo mettere al sicuro un tesoro finora sopravvissuto per la sola tenacia di artisti e studiosi appassionati ma dare un contributo a rafforzare il valore della condivisione. Avere a cuore i beni materiali e immateriali è importante per la nostra democrazia, per la qualità della nostra vita ma anche per nostra economia perché dal connubio tra cultura e nuove tecnologie stanno nascendo nuove opportunità occupazionali e di sviluppo”.

Il progetto "Suoni della Memoria" prevede il forte coinvolgimento delle nuove generazioni attraverso la realizzazione di Concerti lezione e workshop nelle scuole della Provincia di Roma che hanno aderito al Progetto. Date e luoghi dei workshop saranno consultabili sul sito www.provincia.roma.it/percorsitematici/cultura.

Il progetto e le iniziative di spettacolo sono state realizzate in collaborazione con le associazioni ATCL - Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Circolo Gianni Bosio, Altrosund, LABnovecento e la casa editrice Squilibri specializzata nell’ambito di musiche di tradizione.

"Suoni della Memoria" fa parte di un progetto europeo di cui è capofila la Provincia di Lecce e finanziato nell’ambito del programma ELISA del Dipartimento degli Affari Regionali - Progetto Opportunità delle Regioni in Europa, che mira a valorizzare le tradizioni locali dei territori.

All'iniziativa hanno aderito oltre alla Provincia di Roma anche molti comuni del territorio come Castel Gandolfo, Genzano di Roma, Lanuvio, Ariccia, Sant’Oreste, e Zagarolo.

11 Dicembre h. 11,30
ROMA - Teatro Parioli, via Giosuè Borsi 20
Ingresso libero

PROMEMORIA 11 dicembre 1997 – Kyōto: alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, viene redatto un Protocollo.


Kyōto: alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, viene redatto un Protocollo che prevede la riduzione entro il 2012 delle emissioni dei cosiddetti gas serra del 5,2% rispetto al 1990. Il Protocollo entrerà in vigore se verrà ratificato da almeno 55 stati che rappresentino almeno il 55% delle emissioni dei paesi sviluppati
Il protocollo di Kyōto è un trattato internazionale in materia ambientale riguardante il riscaldamento globale sottoscritto nella città giapponese di Kyōto l'11 dicembre 1997 da più di 160 paesi in occasione della Conferenza COP3 della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). Il trattato è entrato in vigore il 16 febbraio 2005, dopo la ratifica anche da parte della Russia.
Il 16 febbraio 2007 si è celebrato l'anniversario del secondo anno di adesione al protocollo di Kyōto, e lo stesso anno ricorre il decennale dalla sua stesura.

10 dicembre, 2011

PROMEMORIA 10 dicembre 1948 – Approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani promossa dalle Nazioni Unite

Approvazione della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani promossa dalle Nazioni Unite

La Dichiarazione universale dei diritti umani è un documento sui diritti individuali, firmato a Parigi il 10 dicembre 1948, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri.
Storia e sviluppi della Dichiarazione

Documento storico molto importante prodotto dagli Alleati sull'onda dell'indignazione per le atrocità commesse nella Seconda guerra mondiale, la Dichiarazione fa parte dei documenti di base delle Nazioni Unite insieme al suo stesso Statuto del 1945.
Secondo gli Stati membri non democratici dell'ONU, in quanto Dichiarazione di principi dell'Assemblea generale, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani non è giuridicamente vincolante per gli Stati membri dell'organizzazione. Tuttavia ai diritti ed alle libertà in essa riconosciuti va attribuito un valore giuridico autonomo nell'ambito della comunità internazionale, dal momento che sono ormai considerati dalla gran parte delle nazioni civili alle stregua di principi inalienabili del diritto internazionale generale.
La Dichiarazione dei Diritti Umani è un codice etico di importanza storica fondamentale: è stato infatti il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano. Idealmente, la Dichiarazione è il punto di arrivo di un dibattito filosofico sull'etica e i diritti umani che nelle varie epoche ha visto impegnati filosofi di vario genere.
La dichiarazione è frutto di una elaborazione umana centenaria, che parte dai primi principi etici classico-europei e arriva fino al Bill of Rights (1689), alla Dichiarazione d'Indipendenza statunitense (4 luglio 1776), ma soprattutto la Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino stesa nel 1789 durante la Rivoluzione Francese, i cui elementi di fondo (i diritti civili e politici dell'individuo) sono confluiti in larga misura in questa carta.
Molto rilevanti infine, nel percorso che ha portato alla realizzazione della Dichiarazione, sono i Quattordici punti (del presidente Woodrow Wilson, 1918) e i pilastri delle Quattro libertà enunciati da Franklin Delano Roosevelt nella Carta Atlantica del 1941.
Un ruolo fondamentale per sbloccare quella coscienza etica che è alla base della Dichiarazione, infine, hanno certamente ricoperto i drammatici eventi e i milioni di morti della Seconda guerra mondiale.
Alla Dichiarazione, redatta, tra gli altri, da René Cassin, sono poi seguiti il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali e il Patto internazionale sui diritti civili e politici, elaborati dalla Commissione per i Diritti dell'Uomo ed entrambi adottati all'unanimità dall'ONU il 16 dicembre 1966.
La Dichiarazione è la base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo, e costituisce l'orizzonte ideale della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, confluita poi nel 2004 nella Costituzione europea.
Struttura della Dichiarazione

La Dichiarazione è composta da un preambolo e da 30 articoli che sanciscono i diritti individuali, civili, politici, economici, sociali, culturali di ogni persona. I diritti dell'individuo vanno quindi suddivisi in due grandi aree: i diritti civili e politici e i diritti economici, sociali e culturali.
Nel testo originale della Dichiarazione la parola "individuo" è ripetuta in molti articoli.
La Dichiarazione può essere suddivisa in argomenti:
il preambolo enuncia le cause storiche e sociali che hanno portato alla necessità della stesura della Dichiarazione;
gli articoli 1-2 stabiliscono i concetti basilari di libertà ed eguaglianza (già sanciti dalla Rivoluzione francese);
gli articoli 3-11 stabiliscono altri diritti individuali;
gli articoli 12-17 stabiliscono i diritti dell'individuo nei confronti della comunità (anche qui rifacendosi a un dibattito filosofico che va da Platone ad Hannah Arendt);
gli articoli 18-21 sanciscono le cosiddette "libertà costituzionali", quali libertà di pensiero, opinione, fede e coscienza, parola, associazione pacifica dell'individuo;
gli articoli 22-27 sanciscono i diritti economici, sociali e culturali dell'individuo;
i conclusivi articoli 28-30 stabiliscono le modalità generali di utilizzo di questi diritti, gli ambiti in cui tali diritti dell'individuo non possono essere applicati, e che essi non possono essere ritorti contro l'individuo.

09 dicembre, 2011

Al Teatro India l’ottava edizione del premio teatrale “Dante Cappelletti”


Al Teatro India l’ottava edizione del premio teatrale “Dante Cappelletti”

Sabato 10 e domenica 11 dicembre 2011, a Roma, presso il Teatro India, in Lungotevere Vittorio Gassman, a partire dalle ore 15.00, si terrà l’ottava edizione del Premio Tuttoteatro.com alle arti sceniche "Dante Cappelletti", istituito dall'Associazione culturale Tuttoteatro.com, con la direzione di Mariateresa Surianello.

Il Premio continua così il suo importante percorso per promuovere e sostenere progetti di spettacolo ancora inediti, e comunque mai allestiti in forma scenica, con il sostegno dell’Assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma e in collaborazione con il Teatro di Roma.

Sabato e domenica dunque si terranno le selezioni finali del Premio dedicato al critico teatrale Dante Cappelletti, scomparso nel 1996, studioso e docente universitario che ha saputo trasmettere l’importante ruolo che il teatro può e deve avere nell’indagine dei mutamenti contemporanei.

Il Premio Tuttoteatro.com "Dante Cappelletti", si conferma nel tempo come un’occasione importante di confronto e sostegno per i concorrenti, ma anche per il pubblico che avrà la possibilità di assistere ad una ricognizione sulla produzione contemporanea, scoprendo le urgenze espressive di chi vuole continuare ad osservare l’oggi e le sue continue mutazioni, attraverso il teatro, la danza, la musica e l’arte visiva. L’ingresso a teatro è libero.

“Il Premio - afferma l’assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D’Elia – rafforza il rapporto tra teatro e società valorizzando una nuova generazione di artisti. Molto innovative sono le modalità secondo le quali si svolge selezionando messe in scena ancora inedite. Il Premio è un’autorevole vetrina sul piano nazionale del teatro di ricerca che si conferma un forte snodo di contenuti, valori, riflessioni e visioni sul nostro presente.”

Tra i centoquattro progetti in concorso, la giuria, presieduta da Paola Ballerini (nipote di Dante Cappelletti) e composta da Roberto Canziani, Gianfranco Capitta, Massimo Marino, Renato Nicolini, Laura Novelli, Attilio Scarpellini, Mariateresa Surianello e Aggeo Savioli quale membro onorario, ha selezionato i seguenti progetti, che saranno mostrati al Teatro India in forma di studi scenici:

Sabato 10 dicembre
ore 15.00 - NYMPHA, MANE! - ErosAntEros
ore 15.40 - AFFIATATI – Progetto per una famiglia monca – Teatrialchemici
ore 16.20 - XXX PASOLINI – Fabio Massimo Franceschelli/OlivieriRavelli Teatro
ore 17.00 - LABBRA BLU – Adriano Mainolfi

Domenica 11 dicembre
ore 15.00 - PASSI – Tamara Bartolini
ore 15.40 - SALVE REGGINA! Storia di ‘ndrangheta smitizzata – Rosario Mastrota/Andrea Cappadona
ore 16.20 GIRO SOLO ESTERNI CON ANEDDOTI - Teatro Comunale di Occhiobello/Arkadis/Giulio Costa
ore 20.00 premiazione vincitore
ore 20.30 Atopos presenta VARIABILI UMANE spettacolo vincitore della VII edizione

Tra i sette finalisti la giuria sceglierà il vincitore che riceverà il premio di produzione.

Anche quest’anno le finali del Premio sono pensate come una festa dedicata a Dante Cappelletti, un’occasione d’incontro e di confronto.

Domenica 11, alle 20.30 sarà presentato lo spettacolo vincitore della scorsa edizione del Premio: Variabili Umane della compagnia ATOPOS di Marcela Serli. Uno spettacolo che nasce da un laboratorio nel quale si è toccato alla radice il problema dell'identità biologica, civile ed emotiva della persona.

Nel foyer, come di consueto, saranno esposte le locandine delle passate edizioni del Premio, accanto all’opera Oro, composta di tre nuove tavolette, create da Massimo Staich nel corso dell’elaborazione dell’immagine 2011.

Si rende noto inoltre che sono state aperte a tutti le iscrizioni per la giuria popolare, presieduta da Giorgio Testa, rinnovando la collaborazione con il Centro Teatro Educazione (CTE). Attivo dal 1997 al 2010, il CTE è stata la struttura per l’educazione al teatro che l’ETI - Ente Teatrale Italiano ha promosso. Tra le sue attività la sperimentazione di una metodologia per la formazione del pubblico, mirata a “costruire comunità” a partire dall’esperienza condivisa del vedere teatro.

Al Teatro India da venerdì 9 a domenica 11 dicembre la compagnia ATOPOS, propone anche un Laboratorio sull’identità di genere diretto da Marcela Serli, con la collaborazione di Irene Serini e Davide Tolu, rivolto ad attori, danzatori e artisti dai diversi linguaggi espressivi, ma anche a tutti coloro che sono curiosi di sperimentare le proprie possibilità creative indagando sulla propria identità e in particolare sulle proprie componenti maschile e femminile.

PROMEMORIA 9 dicembre 1980 – John Lennon viene ucciso a New York


John Lennon viene ucciso a New York
Poche settimane dopo l'uscita del disco, la sera dell'8 dicembre 1980 alle 22.51, al termine di un pomeriggio trascorso al Record Plant Studio, mentre Lennon si accingeva a rincasare con la moglie e si trovava di fronte all'ingresso del Dakota Building (il lussuoso palazzo in cui risiedeva, sulla 72ª strada, nell'Upper West Side a New York), un venticinquenne malato mentalmente di nome Mark Chapman esplose contro di lui cinque colpi di pistola colpendolo quattro volte (il quinto colpo non andò a segno) mentre esclamava: «Hey, Mr. Lennon!». Uno dei proiettili trapassò l'aorta e Lennon fece in tempo a fare ancora qualche passo mormorando «I was shot...» [Mi hanno sparato] prima di stramazzare al suolo perdendo i sensi. Soccorso da una pattuglia di polizia, Lennon perse conoscenza durante la corsa verso il Roosevelt Hospital, dove fu dichiarato morto alle 23.07.
« Non ho paura di morire, sono preparato alla morte perché non ci credo. Penso che sia solo scendere da un'auto per salire su un altra. »
(John Lennon, 1969)
« Non rimpiango niente di quello che ho fatto, davvero, a parte forse di aver ferito altre persone. Non rinnego niente »
(John Lennon, 1971)
In una recente intervista del 10 giugno 2007, rilasciata a Radio BBC dalla moglie Yoko Ono, si è appreso che Lennon, la sera della sua uccisione, stava andando a salutare il figlio Sean. Il corpo di Lennon fu cremato e parte delle sue ceneri sparse nell'Oceano Atlantico e non si hanno notizie di una vera tomba dell'artista.
Julian, l'altro figlio di Lennon, non era nominato nel suo testamento. Yoko Ono propose di riconoscergli 20 milioni di sterline ma Julian li rifiutò asserendo che era una cifra esigua comparata a ciò che gli sarebbe spettato.

08 dicembre, 2011

PROMEMORIA 8 dicembre 1914 – viene combattuta la Battaglia delle Isole Falkland


Viene combattuta la Battaglia delle Isole Falkland
La battaglia delle Isole Falkland fu uno scontro navale della prima guerra mondiale, fra unità della Royal Navy britannica e della Kaiserliche Marine tedesca l'8 dicembre 1914. I britannici, scossi dalla disfatta alla battaglia di Coronel, inviarono massicce forze per distruggere la flotta di incrociatori tedeschi. Il risultato fu una vittoria che si rivelò decisiva per i britannici.
Fresco del successo della Battaglia di Coronel, al largo della costa del Cile, nella quale le superiori forze tedesche avevano affondato tra l'altro la nave ammiraglia Good Hope, l'Ostasiengeschwader tedesco («squadrone dell'Asia orientale») agli ordini dell'ammiraglio Maximilian von Spee, il cui bersaglio primario erano navi mercantili e trasporto truppe nell'Atlantico meridionale, fece rotta verso Port Stanley nelle isole Falkland. L'obiettivo era di fare un'incursione nella stazione radio britannica e il deposito di carbone.
All'insaputa di Spee uno squadrone britannico comprendente due veloci e moderni incrociatori da battaglia, l'HMS Invincible e l'HMS Inflexible, si stavano in quel momento rifornendo di carbone a Port Stanley. Erano stati inviati dall'ammiraglio John Arbuthnot Fisher, First Sea Lord, per vendicare la sconfitta di Coronel.
Gli incrociatori da battaglia britannici montavano otto cannoni da 12 pollici ( 305mm) ciascuno, mentre la SMS Scharnhorst e la SMS Gneisenau di Spee erano dotate di cannoni da 8.2 pollici (210mm). Le navi britanniche erano sensibilmente più potenti ed erano accompagnate a Port Stanley da altri cinque incrociatori, al comando del vice ammiraglio Doveton Sturdee. Si trattava degli incrociatori corazzati HMS Carnarvon, HMS Cornwall e HMS Kent e degli incrociatori leggeri HMS Bristol e HMS Glasgow.
La vecchia corazzata HMS Canopus restò a Port Stanley come piattaforma d'artiglieria e fu utilizzata come fortezza improvvisata.
Spee iniziò il suo attacco l'8 dicembre 1914, con l'obiettivo di rifornirsi successivamente di carburante più a nord nell'estuario del Rio de la Plata. Pur essendo consapevole della presenza di navi nella zona ipotizzò, erroneamente, che appartenessero alla Marina Imperiale Giapponese.
Gli incrociatori di Spee, Gneisenau e Nürnberg, si avvicinarono per primi a Port Stanley, dove furono sorpresi dal fuoco del Canopus e dalla vista della distintiva triplice alberatura degli incrociatori da battaglia. Il Kent stava già uscendo dal porto e gli venne ordinato di inseguirli.
Superato in potenza di fuoco e con l'equipaggio già esausto per le precedenti battaglie, la sconfitta parve inevitabile. Realizzando troppo tardi il pericolo e mancando l'opportunità d'oro di bombardare la flotta di Sturdee mentre era ancorata in porto, Spee ed il suo squadrone fuggirono verso il mare aperto, ma alle 10:00 vennero inseguiti dagli inglesi. Comprendendo che non poteva sfuggire ai veloci incrociatori da battaglia inglesi, Spee decise, poco dopo le 13:20, di accettare il combattimento con i suoi incrociatori corazzati per permettere agli incrociatori leggeri di sfuggire.
Nonostante un successo iniziale del Scharnhorst e del Gneisenau nel colpire l'Invincible (comandato da Edward Bingham) e quindi nel riprendere una fuga affrettata, gli incrociatori da battaglia si portarono alla distanza estrema di fuoco circa quaranta minuti più tardi.
L'Invincible e l'Inflexible ingaggiarono il Scharnhorst ed il Gneisenau, lasciando gli incrociatori Leipzig e Nürnberg.
Quattro incrociatori tedeschi furono affondati. La nave ammiraglia di Spee, lo Scharnhorst, fu il primo ad affondare dopo essere stato gravemente danneggiato dai colpi dell'Invincible e dell'Inflexible ed affondò alle 16:17 con tutto il suo equipaggio. Toccò quindi al Gneisenau che affondò alle 18:02. Il Nürnberg affondò alle 19:27 dopo un lungo inseguimento da parte dell'incrociatore leggero Kent, mentre gli altri due incrociatori leggeri Glasgow e Cornwall, inseguirono ed affondarono il Leipzig, affondandolo infine alle 21:23 più di 80 miglia a sud est delle Falklands.
Dieci marinai britannici furono uccisi durante la battaglia e 19 rimasero feriti, mentre nessuna nave inglese venne danneggiata gravemente. Al contrario 1.871 marinai tedeschi rimasero uccisi nel combattimento, incluso l'ammiraglio Spee ed i suoi due figli[1], mentre 215 sopravvissuti furono salvati e presi prigionieri sulle navi inglesi. La maggior parte di essi provenivano dal Gneisenau, cinque dal Nürnberg e 18 dal Leipzig. Nessuno dei 765 ufficiali e marinai del Scharnhorst sopravvisse.
L'unica nave tedesca a sfuggire fu l'incrociatore leggero Dresden, che vagò in mare aperto per altri tre mesi prima di arrendersi al largo delle Isole di Juan Fernández il 14 marzo 1915. L'equipaggio, dopo aver evacuato la nave, l'affondò facendo detonare il magazzino principale delle munizioni.
Come conseguenza della battaglia i raid commerciali tedeschi in alto mare da parte di navi da guerra regolari della Kaiserliche Marine terminarono. La Germania mise in servizio diverse navi mercantili armate come predoni fino alla fine della guerra (vedi per esempio Felix von Luckner). Questi predoni solitari non utilizzarono il principio della "flotta in essere" di von Spee.

07 dicembre, 2011

“Una società unita”: 12, 13 e 14 dicembre al Parco regionale dell’Appia Antica gli Stati Generali del Welfare


“Una società unita”: 12, 13 e 14 dicembre al Parco regionale dell’Appia Antica gli Stati Generali del Welfare

La Provincia di Roma organizza gli Stati Generali del Welfare.

Dal 12 al 14 dicembre, tre giorni di lavoro insieme a tutti gli attori del territorio: sindaci, presidenti di municipio, assessori e consiglieri dei vari livelli istituzionali, responsabili e operatori dei vari organismi del terzo settore, responsabili e operatori dei servizi sociali e sanitari del territorio, ordini professionali, sindacati e forze sociali.

Insieme per riflettere e, soprattutto, per delineare un nuovo modello di welfare in grado di coniugare sviluppo sostenibile e coesione sociale. Per Una società unita, per una Capitale Metropolitana dei diritti e della solidarietà.

L’iniziativa - dal titolo “UNA SOCIETÀ UNITA”, organizzata a conclusione dell'Anno del Volontariato - si terrà presso il parco Regionale dell’Appia Antica.

Nel perseguire l’obiettivo primario di organizzare un sistema di offerta di servizi di qualità, occorre infatti ridisegnare il modello di governance, valorizzando certamente le risorse della società civile, nel rispetto, tuttavia, del principio che si possono delegare le funzioni ma non le responsabilità.

I lavori della ‘tre giorni’ saranno aperti da Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma; Giuseppina Maturani, presidente del consiglio provinciale di Roma; Claudio Cecchini, assessore alle politiche sociali della Provincia di Roma.

Sensazionali scoperte sotto la sede della Provincia di Roma


Sensazionali scoperte sotto la sede della Provincia di Roma

"Ci sono buone possibilità" che le scoperte archeologiche fatte sotto Palazzo Valentini appartengano al Tempio del divo Traiano e della consorte Plotina. Ad aprire a questa "ipotesi di lavoro molto ben fondata e ben costruita" è Eugenio La Rocca, archeologo e direttore degli scavi, che oggi insieme al presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, e a Piero Angela ha presentato il risultato dei lavori, oltre ad un nuovo allestimento in 3D che si aggiunge al percorso multimediale delle Domus Romane sotto Palazzo Valentini grazie a cui si potrà vivere la colonna Traiana come un film e vederla collocata nel suo contesto originario.

"Ovviamente - precisa La Rocca - ci sarà bisogno di ulteriori indagini per poter giungere ad un risultato finale. Ma già da ora possiamo dire che le scoperte sono talmente eccezionali, le strutture sono in asse con la colonna Traiana, sono colossali e sono stati trovati resti di colonne in granito grigio egiziano: tutto questo già indica che ci troviamo di fronte a un monumento di straordinaria importanza". Ovvero il Tempio del divo Traiano, un edificio elevato su un podio alto, il cui nucleo era costituito da una serie di ambienti voltati, seminterrati, tra loro comunicanti, in parte ancora conservati, costituiti da strutture murarie di eccellente livello esecutivo e di notevole consistenza.

Il podio era sostenuto da una possente platea in opera cementizia perfettamente orientata con le strutture del Foro traiano. Il tempio sarebbe stato dedicato da Adriano al suo predecessore Traiano, morto nel 117 dopo Cristo, chiudendo il lato Nord del Foro.

"Siamo orgogliosi - afferma il presidente Zingaretti - di aver concluso questo ciclo degli scavi sotto Palazzo Valentini, uno dei pochi luoghi al mondo dove si coniugano l' amore per l' archeologia e le nuove tecnologie. Non ci siamo soffermati solo sulla scoperta, ma l'abbiamo voluta valorizzare e renderla fruibile ed accessibile al pubblico. È un luogo che da oggi consegniamo alla città e, visto che si tratta di Roma, a tutto il mondo".

Piero Angela ha spiegato invece il nuovo percorso multimediale realizzato insieme a Paco Lanciano, grazie a cui da una parte si potrà vedere il ' film' raccontato dai bassorilievi della colonna Traiana, ovvero la campagna in Dacia, e da un'altra si potrà vedere grazie ad un ologramma la zona che circondava la Colonna, con la basilica Ulpia e le due biblioteche.

"La scoperta per noi profani è la colonna Traiana - conclude Piero Angela - poi c'è la scoperta archeologica importantissima di quello che probabilmente è il tempio di Traiano. Scopriamo un monumento che è, vedendolo da vicino, un film dell' epoca. La spirale attorno alla colonna è come un nastro cinematografico che racconta una campagna militare molto importante di Traiano che ha conquistato la Romania di oggi".

Va detto che le scoperte illustrate oggi scaturiscono dal lavoro degli archeologi della Provincia di Roma, impegnati dal 2006 negli scavi sotto la sede della Provincia di Roma. Gli archeologi hanno rinvenuto solo qualche mese fa i resti di una struttura colossale, complessa, adiacente il cortile della Colonna Traiana e orientata sull’asse del Foro, un monumento sicuramente pubblico di altissima valenza e significato.

Come detto non si può al momento stabilire con assoluta sicurezza l’identità del monumento. La suggestione – come già accennato – è che possa trattarsi di quel fantomatico tempio del divo Traiano, tanto a lungo cercato dagli studiosi della topografia di Roma imperiale, è comunque forte. La scoperta è avvenuta in seguito a un sondaggio condotto in occasione dell’allestimento della ex Sala mensa, attualmente reintitolata Sala Egon von Fürstenberg.

L’ipotetica ricostruzione, fatta da esperti accreditati, parla – come già illustrato – di un edificio elevato su un alto podio, il cui nucleo era costituito da una serie di ambienti voltati, seminterrati, tra loro comunicanti, in parte ancora conservati, costituiti da strutture murarie di eccellente livello esecutivo e di notevole consistenza, che i bolli laterizi rinvenuti permettono di inquadrare nella prima età adrianea.

Il podio era sostenuto da una possente platea in opera cementizia, caratterizzata da un’accurata tecnica esecutiva e perfettamente orientata con le strutture del Foro Traiano che, annegando al di sotto dei resti di edifici e di assi viari dell’epoca pre-traianea, rialzava l’area portandola al livello della grande piazza del Foro.

Una serie di setti murari in grandi blocchi di travertino, alternati a simili blocchi in peperino, anch’essi coerenti con l’orientamento del Foro Traiano, alloggiati sulla platea, dovevano sostenere l’enorme peso di colonne monolitiche in granito grigio di dimensioni colossali, pertinenti presumibilmente all’edificio, alcune delle quali sono state rinvenute a scavi appena avviati.

Ulteriori sondaggi sotto il palazzo potranno avvalorare la tesi che si tratti del Tempio di Traiano. Si sa infatti che l’imperatore Adriano dedicò il templum al suo predecessore defunto e alla sua consorte Plotina. Tale tempio, di cui sin dal Cinquecento si era ipotizzata l’esistenza, avrebbe completato e concluso verso Nord il magnifico ed enorme complesso del Foro Traiano.

L’impostazione della fondazione con una rete regolare di ambienti voltati in laterizio non ha confronti di simile portata. Tale peculiarità e la prossimità dell’edificio alla facciata del cortile della Colonna Traiana, dove è da presumere che fosse ubicato l’accesso al Foro di Traiano, sono tra i principali argomenti di serrata discussione tra gli esperti, ai quali è demandato il compito finale di trarre le dovute conclusioni da queste insperate scoperte.

Il prosieguo degli scavi nei sotterranei di Palazzo Valentini permetterà di avvalorare o smentire l’ipotesi e in tal modo ricostruire con sicurezza la realtà storica e archeologica del sito e di aggiungere un nuovo, importante tassello, alla conoscenza di uno dei punti nodali, ma anche dei più oscuri, nella topografia della Roma antica.

Attualmente l’impatto visivo dei ritrovamenti è comunque notevole: l’effetto delle gigantesche colonne di granito crollate nei vani sotterranei del palazzo della Provincia, non possono lasciare indifferenti, malgrado i molti elementi ancora irrisolti, come simbolo tangibile della memoria imperitura di Roma imperiale.

LA COLONNA TRAIANA TORNA A VIVERE IN 3D

Per rendere più accattivante l’area limitrofa al posto in cui sono stati effettuati i ritrovamenti, quindi proprio vicino alla Colonna Traiana, l’attuale percorso multimediale delle Domus Romane sotto Palazzo Valentini si è arricchito di un nuovo allestimento.

Questa volta l’equipe di Piero Angela e Paco Lanciano ha ideato una ricostruzione virtuale per offrire al visitatore le immagini e le emozioni di chi si trovava in questi luoghi duemila anni fa, descrivendo in particolare le storie impresse nella Colonna Traiana e i suoi segreti. Grazie a ricostruzioni virtuali di grafica computerizzata, infatti, la Colonna tornerà ad apparire nel contesto in cui si trovava all’epoca.

L’allestimento del primo spazio permette di raccontare la campagna di Traiano in Dacia e i singoli episodi descritti nei bassorilievi della Colonna coclide. Nella sala viene costruita una riproduzione a grandezza naturale della Colonna, che va da terra al soffitto, e che appare come una effettiva riproduzione tridimensionale della Colonna, di forma cilindrica e di diametro comparabile con l’originale. Sulla colonna vengono proiettate porzioni della colonna reale a scala 1/1.

In questo modo è possibile osservare le scene originali sulla struttura cilindrica e al tempo stesso seguirne la descrizione. Le immagini scorreranno come se il visitatore si muovesse su uno speciale ascensore che gira e ruota attorno alla Colonna, fermandosi ogni tanto davanti alle scene più rappresentative. Ad ogni sosta dell’ascensore il filmato dei bassorilievi si animerà sottolineando con effetti grafici le scene via via descritte.

Il filmato è realizzato in modo tale da dare l’impressione al visitatore di salire e scendere lungo la Colonna, per poterne osservare i dettagli a tutte le altezze.

Davanti alla colonna uno speciale vetro su cui è possibile proiettare immagini permette di visualizzare un viaggio nelle ricostruzioni virtuali del cortile della Colonna, tra la Basilica Ulpia e le Biblioteche, analogo a quanto realizzato per le Domus e per le Piccole Terme. Il modello e i rendering vengono realizzati con la collaborazione dell’ing. Capasso, come nei casi precedenti, e il filmato è proiettato con effetto immersivo.

La Colonna contiene un racconto avvincente e descritto con infinità di particolari. Questo racconto costituisce il filo conduttore del viaggio che faranno i visitatori alla scoperta dei suoi segreti dei bassorilievi, che raccontano, come in una serie di istantanee, la campagna di Traiano in Dacia, l’attuale Romania. Un racconto che permette di rivedere tutte le fasi di una campagna militare: dalla partenza al trionfo finale, attraverso le marce, i combattimenti, le tattiche e anche le atrocità di una guerra di duemila anni fa.

In un secondo ambiente viene realizzato un exhibit con effetto di un grande “ologramma” della zona che circonda la Colonna Traiana, in particolare del piazzale della Colonna, della Basilica Ulpia e delle due Biblioteche.

Questo exhibit, delle dimensioni di 2,5 metri per 2,5 metri per 3 metri ha la caratteristica speciale di mostrare in tre dimensioni sia come è oggi il territorio attorno alla Colonna, con le poche colonne della Basilica Ulpia in parte ricostruite, sia come era al tempo della costruzione del Foro di Traiano.

Si tratta di un effetto “olografico”, che permette ai visitatori di riconoscere lo spazio attualmente visitabile attorno alla Colonna e al tempo stesso di immaginare come poteva essere al momento della sua massima magnificenza. Un attento gioco di luci permette ai due panorami di apparire, sparire e compenetrarsi.

Anche in questo caso il commento di Piero Angela, accompagnato da musiche evocative appositamente scelte, è registrato in varie lingue. Tutto il sistema, realizzato con proiettori e riflettori, è analogo a quello delle precedenti sale ed è regolato automaticamente da una catena di computer, collegati a un computer centrale.

Alla conferenza stampa hanno partecipato - oltre al presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, al giornalista e scrittore Piero Angela e al direttore degli scavi prof. Eugenio La Rocca – il direttore scientifico del progetto Roberto Del Signore e l’archeologa della Provincia di Roma, Paola Baldassarri.

PROMEMORIA 7 dicembre 1988 – In Armenia un terremoto di magnitudo 6,9 della Scala Richter uccide quasi 25.000


In Armenia un terremoto di magnitudo 6,9 della Scala Richter uccide quasi 25.000 persone, oltre a provocare 15.000 feriti e 400.000 senzatetto.

06 dicembre, 2011

Dalla Provincia di Roma due milioni di euro per la formazione dei lavoratori

Dalla Provincia di Roma due milioni di euro per la formazione dei lavoratori

La Provincia di Roma ha pubblicato un avviso per la presentazione di proposte progettuali per la formazione continua dei lavoratori. Il bando mette a disposizione 2 milioni di euro provenienti dal Fondo Sociale Europeo, che serviranno a finanziare progetti e corsi di formazione per l' aggiornamento, la riqualificazione e la specializzazione di personale interno all' azienda tramite la formazione on demand e per realizzare interventi a sostegno delle fasce più fragili e a rischio di esclusione sociale o la formazione per persone con più di 40 anni che vogliono ricollocarsi sul mercato del lavoro. Il bando prevede anche corsi aziendali e multiaziendali per aumentare le competenze in funzione della ' stabilizzazione' contrattuale.

"Dal 2008 - sottolinea l' assessore al Lavoro e Formazione della Provincia di Roma, Massimiliano Smeriglio - l’Amministrazione provinciale ha investito oltre 60 milioni di euro per la realizzazione di bandi pubblici nel settore lavoro e formazione, coinvolgendo in percorsi di formazione più di 24 mila persone e oltre 700 aziende Questo nuovo avviso dà il via alla programmazione per il triennio 2011 - 2013 durante il quale aziende e enti di formazione potranno presentare all' amministrazione provinciale i propri progetti formativi, con particolare attenzione per le proposte dei settori della riconversione ecologica, mobilità sostenibile, innovazione tecnologica, beni culturali, moda e comunicazione audio-video, o progetti da realizzare in bacini produttivi in crisi".

I corsi dovranno essere strutturati secondo un sistema già sperimentato nello scorso triennio di servizi integrati di orientamento, formazione ed accompagnamento al lavoro. Le imprese potranno usufruire inoltre di assistenza tecnica da parte dell' Amministrazione provinciale per la progettazione e la presentazione degli interventi e di incentivi alla stabilizzazione di dipendenti con rapporti di lavoro atipici.

PROMEMORIA 6 dicembre 1975 – Si svolge a Roma la prima manifestazione nazionale del Movimento Femminista


Si svolge a Roma la prima manifestazione nazionale del Movimento Femministaù
Un'antesignana del movimento per l'emancipazione femminile fu Olympe de Gouges (1748-1793) che, con la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina del 1791, dedicato a Maria Antonietta, pose i suoi contemporanei di fronte al ruolo negato nello spazio pubblico alle donne. La de Gouges scontò il suo moderatismo politico filo-monarchico e girondino (fu denunciata dalle donne repubblicane di Parigi) finendo sulla ghigliottina nel 1793.
In quegli stessi anni, nel 1792, l'inglese Mary Wollstonecraft (1759-1797) scriveva nella sua A Vindication of the Rights of Woman (Rivendicazione dei diritti della donna) che "è ora di effettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne - è ora di restituirle la dignità perduta - e di far sì che esse, in quanto parte della specie umana, operino riformando se stesse per riformare il mondo".
Nata in una famiglia povera, la Wollstonecraft aveva studiato da autodidatta e si era resa economicamente indipendente. Comprese subito la grande importanza che la Rivoluzione francese poteva assumere per lo sviluppo dell'eguaglianza sociale e civile dei cittadini, difendendola nella sua A Vindication of the Rights of Men dagli attacchi del reazionario connazionale Edmund Burke e stabilendosi, alla fine del 1792, proprio in Francia. Qui convisse con lo scrittore e patriota statunitense Gilbert Imlay, dal quale ebbe una figlia, Fanny Imlay. Lasciata dal precedente compagno, ebbe una relazione con William Godwin e morì dando alla luce la futura scrittrice Mary Shelley. A causa della sua condotta di vita, per quanto possibile libera dai pregiudizi dell'epoca, lo scrittore Horace Walpole la definì «una iena in gonnella».

Le rivendicazioni della Wollstonecraft potevano corrispondere ai principi della rivoluzione guidata dalla borghesia francese. Secondo la Wollstonecraft solo le donne della classe media potevano elevarsi dalla condizione di subordinazione in cui erano tenute da un'educazione improntata sui falsi valori maschili, secondo i quali la donna sarebbe stata «naturalmente» inferiore all'uomo. Un'eguale educazione impartita fin dall'infanzia, senza distinzione di sesso, avrebbe invece eliminato alla radice tale problematica.[8]
Le tematiche dell'emancipazione sorsero, quindi, proprio nell'Inghilterra della Gloriosa rivoluzione e del parlamentarismo, negli Stati Uniti che si erano emancipati dalla madre-patria e avevano formulato la prima dichiarazione dei diritti dell'uomo inserita nella stessa dichiarazione d'indipendenza, e nella Francia, che aveva ripreso quella dichiarazione nel momento di dar vita alla grande Rivoluzione contro l'Ancien Régime.

05 dicembre, 2011

Una cultura innovativa – Talenti, Spazi e Idee per lo sviluppo

Una cultura innovativa – Talenti, Spazi e Idee per lo sviluppo

Martedì 6 dicembre, a partire dalle ore 17.00, a Roma - presso il Centrale Preneste Teatro, in Via Alberto da Giussano - si terrà l’incontro “ Una Cultura Innovativa – Talenti, Spazi e Idee per lo sviluppo”.

All’iniziativa, promossa dalla Provincia di Roma, prenderanno parte numerosi rappresentanti del mondo culturale, accademico, politico e istituzionale.

Interverranno:
Cecilia D’Elia, assessore alla Politiche culturali della Provincia di Roma;
Lisa Ferlazzo Natoli, regista teatrale;
Pietro Garau, urbanista;
Debora Pietrobono, operatrice teatrale;
Claudio Libero Pisano, Direttore del Centro Internazionale per l’Arte Contemporanea di Genazzano;
Christian Raimo, scrittore;
Marino Sinibaldi, giornalista;
Francesca Traclò, economista;
Daniela Vicari, regista e sceneggiatore,
Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma.

Per ulteriori informazioni: assessorato alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, telefono 06 67662448/2473.

PROMEMORIA 5 dicembre 1932 – Il fisico tedesco Albert Einstein ottiene un visto per gli USA


Il fisico tedesco Albert Einstein ottiene un visto per gli USA.
Nel 1921 ottenne il Premio Nobel per la Fisica per il suo lavoro del 1905 sulla spiegazione dell'effetto fotoelettrico. In quegli anni cominciò a dedicarsi alla ricerca di teorie di campo unificate, argomento che lo appassionò fino alla fine, assieme ai tentativi di spiegazioni alternative dei fenomeni quantistici; la sua concezione del mondo fisico mal si conciliava infatti con le interpretazioni probabilistiche della meccanica quantistica. Il più famoso tentativo in questo senso fu il paradosso EPR (Einstein-Podolsky-Rosen) elaborato con Boris Podolsky e Nathan Rosen.
Nell'ottobre 1933 si trasferì negli Stati Uniti a causa delle persecuzioni antisemite che già imperversavano. Quando Adolf Hitler salì al potere nel gennaio 1933 Einstein si trovava all'università di Princeton come professore ospite; nello stesso anno venne promulgata in Germania la "Legge della Restaurazione del servizio civile", a causa della quale tutti i professori universitari ebrei furono licenziati. Durante gli anni trenta fu poi condotta dai premi Nobel Philipp von Lenard e Johannes Stark una campagna che etichettò i lavori di Einstein come "fisica ebraica", in contrasto con la "fisica tedesca" o "ariana". Nel 1944, a Rignano sull'Arno, la moglie e le figlie di suo cugino Robert furono uccise, verosimilmente come rappresaglia contro di lui[9], da un reparto delle SS; la strage (a cui si aggiunse l'anno dopo anche la perdita del cugino, che si suicidò) colpì molto Einstein[10], che aveva rinunciato alla cittadinanza tedesca e svizzera diventando cittadino statunitense nel 1940, e che non rientrò più in Europa, rimanendo negli USA fino alla morte.
All'Institute for Advanced Study a Princeton proseguì le sue ricerche, studiando anche alcuni problemi cosmologici e le probabilità delle transizioni atomiche.
Negli ultimi anni di vita tentò di unificare le due forze fondamentali allora conosciute, cioè la gravità e l'elettromagnetismo, pur se si può notare che lo studio delle forze nucleare debole e forte era già iniziato; in particolare Enrico Fermi aveva già sviluppato negli anni trenta una teoria di base della forza debole. Nel 1950 descrisse la sua teoria di unificazione, poi rivelatasi parzialmente errata, in un articolo sulla rivista Scientific American.
Il 17 aprile 1955 fu colpito da una improvvisa emorragia causata dalla rottura di un aneurisma dell'aorta addominale, arteria che era già stata precauzionalmente rinforzata con un'operazione chirurgica eseguita dal dottor Rudolph Nissen nel 1948. Fu ricoverato all'ospedale di Princeton, dove morì nelle prime ore del mattino del giorno dopo (ore 1.15 del 18 aprile 1955).
Aveva espresso verbalmente il desiderio di mettere il proprio corpo a disposizione della scienza e Thomas Stoltz Harvey, il patologo che effettuò l'autopsia, di propria iniziativa rimosse il cervello e lo conservò a casa propria in un barattolo sottovuoto per circa 30 anni. Il resto del corpo fu cremato e le ceneri furono disperse in un luogo segreto. Quando i parenti di Einstein furono messi al corrente, acconsentirono a che il cervello fosse sezionato in 240 parti da consegnare ad altrettanti ricercatori; la parte più grossa è custodita nell'ospedale di Princeton.
Einstein operò una rivoluzione scientifica di tale portata da poter essere paragonata solo a quella di Isaac Newton. Tramite lo studio sull'effetto fotoelettrico e altri lavori dette impulso anche allo sviluppo della meccanica quantistica, ma non fu mai convinto della piena validità della teoria, non potendone accettare l'aspetto probabilistico (famosa è la sua frase, in polemica con Niels Bohr, "Dio non gioca a dadi".
Non si applicò soltanto agli studi di fisica teorica, ma vi è una parte della sua personalità collegata a un senso più pratico della scienza. Nel 1929 infatti lavorò assieme a Leo Szilard a un prototipo di macchina frigorifera ad assorbimento diffusione, realizzando un brevetto innovativo di un refrigeratore funzionante solo con una miscela di acqua, ammoniaca e butano, senza parti in movimento e con consumi elettrici bassissimi. Il brevetto, registrato negli Stati Uniti nel 1930[12], non fu mai commercializzato perché fu soppiantato commercialmente dal brevetto Servel-Electrolux per gli attuali frigoriferi domestici. Recentemente però sono stati fatti studi volti a un eventuale utilizzo pratico dell'idea alla base del brevetto Einstein-Szilard

03 dicembre, 2011

D'Elia presenta il progetto "Suoni della Memoria". Voci canti e tradizioni nell'era digitale


D'Elia presenta il progetto "Suoni della Memoria". Voci canti e tradizioni nell'era digitale

Il progetto "Suoni della Memoria" sostenuto dall’Assessorato alle politiche culturali della Provincia di Roma ha l’obiettivo di recuperare, censire, valorizzare e digitalizzare il grande patrimonio immateriale delle tradizioni musicali e orali.

"Suoni della Memoria" si articola in un ricco calendario di eventi, che comprendono: presentazioni di libri DVD, lezioni concerto, workshop, spettacoli che coinvolgono musicisti come Simone Cristicchi e grandi interpreti della musica popolare come Lucilla Galeazzi, Raffaello Simeoni, Otello Profazio, Alessandro Mazziotti.

Nei teatri e nelle piazze del territorio si esibiranno l’Orchestra di Roma Forestiera, la Scuola Popolare di Testaccio, i Poeti a braccio dell’Alto Lazio. Tutti gli eventi e spettacoli sono ad ingresso gratuito.

"Suoni della Memoria" confluirà in un momento di grande festa canora e visiva al Teatro Parioli di ROMA domenica 11 Dicembre dalle ore 11,30 in occasione della 5° Giornata Europea della Cultura Popolare.

Alla kermesse parteciperanno Simone Cristicchi che si esibirà insieme al coro dei Minatori di Santa Fiora, Lucilla Galeazzi con brani ripresi dalla tradizione canora della Provincia di Roma; i poeti a braccio della Tolfa, l’Orchestra “Roma forestiera”. Verrà inoltre proiettato il documentario “La Memoria Cantata” di Angelo Paoletti. Parteciperà l’Assessore alle Politiche Culturali Cecilia D’Elia e presenterà l’evento Piji – Pierluigi Siciliani (Radio Città Futura).

“Suoni della Memoria – dichiara l’assessore alle politiche culturali della Provincia di Roma Cecilia D’Elia – è un progetto che connette la cultura con le nuove tecnologie e unisce differenti generazioni e questi sono due obiettivi primari dell’attuale Amministrazione provinciale. È un progetto che ci fa capire quanto la cultura sia vicina alla vita e alla storia delle persone”.

“Un obiettivo a cui stiamo lavorando – aggiunge la D’Elia – è digitalizzare il patrimonio musicale di tradizione, di cui il territorio della provincia di Roma è particolarmente ricco. Questo non significa soltanto mettere al sicuro un tesoro finora sopravvissuto per la sola tenacia di artisti e studiosi appassionati ma dare un contributo a rafforzare il valore della condivisione. Avere a cuore i beni materiali e immateriali è importante per la nostra democrazia, per la qualità della nostra vita ma anche per la nostra economia perché dal connubio tra cultura e nuove tecnologie stanno nascendo nuove opportunità occupazionali e di sviluppo”.

Il progetto e le iniziative di spettacolo sono state realizzate in collaborazione con le associazioni ATCL - Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Circolo Gianni Bosio, Altrosund, LABnovecento e la casa editrice Squilibri specializzata nell’ambito di musiche di tradizione.

"Suoni della Memoria" fa parte di un progetto europeo di cui è capofila la Provincia di Lecce e finanziato nell’ambito del programma ELISA del Dipartimento degli Affari Regionali - Progetto Opportunità delle Regioni in Europa, che mira a valorizzare le tradizioni locali dei territori.

Al progetto hanno aderito oltre alla Provincia di Roma anche molti Comuni del territorio come Castel Gandolfo, Genzano di Roma, Lanuvio, Ariccia, Sant’Oreste, e Zagarolo.

PROMEMORIA 3 dicembre 1989 Bush e Gorbačëv, rilasciano dichiarazioni che indicano che la Guerra Fredda potrebbe giungere alla fine.


Guerra Fredda: in un incontro al largo della costa maltese, il presidente statunitense George H. W. Bush e il leader sovietico Michail Gorbačëv, rilasciano dichiarazioni che indicano che la Guerra Fredda tra le due nazioni potrebbe giungere alla fine

02 dicembre, 2011

PROMEMORIA 2 dicembre 1984 Nella città di Bhopal una nube di pesticidi provoca la morte di 3.000 persone.


Da una fabbrica di pesticidi di proprietà della multinazionale americana Union Carbide si sviluppò una nube di isocianato di metile, che si espanse su una zona densamente popolata dell'India, nella città di Bhopal. I morti sul momento furono circa 3000, ma il bilancio sale oltre i 15000 se si contano coloro che morirono nel periodo seguente per le conseguenze dell'intossicazione.
I suoi impianti produttivi dislocati in India sono stati protagonisti del disastro di Bhopal del 3 dicembre 1984, uno dei più gravi incidenti chimici della storia. Il disastro fu causato dalla fuga di 40 tonnellate di isocianato di metile (MIC), prodotti dalla filiale locale dell'azienda. Le stime variano e, se quelle ufficiali, aggiornate nel 1991, parlano di circa 3.800 morti e 11.000 disabili, le non ufficiali arrivano a quantificare circa 20.000 vittime e 120.000 casi di malattie croniche, accanto ai 150.000-600.000 (sempre stime non ufficiali) avvelenati nell'immediato e durante i periodi successivi. Gli effetti a lungo termine sulla popolazione, in termini di malattie croniche, probabilmente non potranno essere mai valutati appieno.

01 dicembre, 2011

Eroine di stile - la Moda italiana veste il Risorgimento


Eroine di stile - la Moda italiana veste il Risorgimento

Intellettuali, aristocratiche, donne del popolo, regine e religiose, combattenti e garibaldine. Donne di cuore e di cultura, di istinto e di passione. Con un unico sogno. Unitario. Solo donne, artefici di un Risorgimento dimenticato.

Sono le “Eroine di stile”, protagoniste della mostra allestita al Museo Nazionale Romano a Palazzo Altemps, in via di Sant'Apollinare. L’esposizione - dal 22 novembre 2011 al 22 gennaio 2012 - è promossa dalla Provincia di Roma per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica.

Un percorso tutto al femminile, tra storia e moda. Nomi illustri come quelli di Anita Garibaldi, Cristina di Belgioioso, la contessa di Castiglione, Maria Sofia di Borbone, ultima regina di Napoli. Ma anche personaggi di straordinaria tempra e carattere come Enrichetta Caracciolo, Clotilde di Savoia, le brigantesse Michelina Di Cesare, Filumena Pennacchio, Maria Oliverio.

Un omaggio al loro coraggio, all’ambizione, alla determinazione, firmato da grandi maestri della moda italiana quali Salvatore Ferragamo, Fendi, Max Mara, Roberto Cavalli, Laura Biagiotti, Valentino, Gianfranco Ferré, Armani, Prada, Ermanno Scervino, Emilio Schuberth, Galitzine, Romeo Gigli, Gattinoni, Sarli, Missoni, Prada, Emilio Pucci, Alessandro dell’Acqua, Walter Albini, Biki, Carosa, solo per citarne alcuni.

L’esposizione, promossa dalla Provincia di Roma, nell'ambito del Progetto ABC Arte Bellezza Cultura, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è a cura di Stefano Dominella.

PROMEMORIA 1 dicembre 1970 – Il parlamento italiano approva la legge che regola l'istituto del divorzio.


Il parlamento italiano approva la legge che regola l'istituto del divorzio. La legge porta il nome dei primi firmatari, Loris Fortuna e Antonio Baslini.
Nonostante i mutamenti nelle strutture sociali e nel costume che si svilupparono nel dopoguerra, l'Italia (soprattutto grazie all'influenza delle gerarchie della Chiesa Cattolica sul potere politico) rimase a lungo senza una legislazione sul divorzio. Mentre le persone facoltose potevano rivolgersi al Tribunale ecclesiastico della Sacra Rota, oppure far delibare in Italia sentenze di divorzio pronunciate da tribunali di Paesi dove la legislazione locale consentiva il divorzio anche di cittadini stranieri (segnatamente il Messico e la Repubblica di San Marino), il resto dei coniugi che si separavano doveva rassegnarsi a non poter regolarizzare le unioni con i/le loro nuovi compagni/e ed i figli nati da esse, i quali fino alla riforma del Diritto di famiglia continuarono a subire discriminazioni.
Nel 1965, in concomitanza con la presentazione alla Camera dei Deputati di un progetto di legge per il divorzio da parte del deputato socialista Loris Fortuna, iniziava la mobilitazione del Partito Radicale per sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'istituzione del divorzio in Italia. Soprattutto dopo il 1969, insieme alla Lega italiana per l'istituzione del divorzio (LID), il partito si mobilitava con grandi manifestazioni di massa e una continua azione di pressione sui parlamentari laici e comunisti ancora incerti.
Il 1º dicembre 1970, nonostante l'opposizione della Democrazia Cristiana, e con i voti favorevoli del Partito Socialista Italiano, del Partito Comunista Italiano, del Partito Radicale, del Partito Liberale Italiano e della sinistra, il divorzio veniva introdotto nell'ordinamento giuridico italiano con la legge 1 dicembre 1970, n. 898 - "Disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio" (la cosiddetta legge Fortuna-Baslini), risultato della combinazione del progetto di legge di Loris Fortuna con un altro pdl presentato dal deputato liberale Antonio Baslini; nello stesso anno il Parlamento approvava le norme che istituivano il referendum con la legge n.352 del 1970, proprio in corrispondenza con le ampie polemiche che circondavano l'introduzione del divorzio in Italia.
Gli antidivorzisti quindi si organizzarono per abrogare la legge attraverso il ricorso al referendum: nel gennaio del 1971 veniva depositata in Corte di Cassazione la richiesta di referendum da parte del "Comitato nazionale per il referendum sul divorzio", presieduto dal giurista cattolico Gabrio Lombardi, con il sostegno dell'Azione cattolica e l'appoggio esplicito della CEI e di gran parte della DC e del Movimento Sociale Italiano.
Dopo un'iniziale contrarietà circa l'uso dello strumento referendario in materia di diritti civili, il Partito radicale e il partito Socialista si schieravano a favore della tenuta del referendum e partecipavano alla raccolta delle firme necessarie, mentre lo stesso non fecero gli altri partiti laici, che tentavano di modificare la legge in Parlamento (compromesso Andreotti-Jotti), sia per evitare ulteriori strappi con il Vaticano, sia per l'incognita di un referendum sul cui risultato parte del fronte divorzista era pessimista.
Dopo il deposito presso la Corte di Cassazione di oltre un milione e trecentomila firme, la richiesta superava il controllo dell'Ufficio centrale per il referendum e il giudizio di ammissibilità della Corte Costituzionale.
Il 12 maggio 1974, con il Referendum abrogativo del 1974, meglio conosciuto come Referendum sul divorzio, gli italiani furono chiamati a decidere se abrogare la legge Fortuna-Baslini che istituiva in Italia il divorzio: partecipò al voto l'87,7% degli aventi diritto, votarono no il 59,3%, mentre i sì furono il 40,7%: la legge sul divorzio rimaneva in vigore.
Successivamente la normativa fu modificata dalle leggi 436/1978 e 74/1987. In particolare, con quest’ultima si ridussero i tempi necessari per giungere alla sentenza definitiva di divorzio e si diede al giudice la facoltà di pronunciare una sentenza parziale che dichiarasse in tempi brevissimi lo scioglimento definitivo del vincolo ovvero il divorzio, separatamente dalla discussione sulle ulteriori condizioni accessorie dello scioglimento ovvero sulle questioni economiche, l'affidamento dei figli e altro. In tale modo si volle evitare che vi fossero cause instaurate al solo fine di procrastinare lo scioglimento del vincolo matrimoniale.

30 novembre, 2011

Ambiente: la Provincia di Roma a Bruxelles per il Patto dei Sindaci


Ambiente: la Provincia di Roma a Bruxelles per il Patto dei Sindaci

“Come ogni anno la Provincia di Roma partecipa alla sessione plenaria del Patto dei Sindaci di cui è Struttura di Supporto per i Comuni dal giugno 2009. Per la nostra amministrazione il Patto dei Sindaci è un impegno concreto visto che la sfida della lotta ai cambiamenti climatici è centrale per la nostra agenda di governo, caratterizzata dall’adozione di un Piano di azione molto vasto in tema di sostenibilità ambientale, energetica e sui trasporti". Lo afferma l’assessore alle Politiche del Territorio e alla Tutela ambientale della Provincia di Roma, Michele Civita, che ha preso parte alla sessione plenaria del Patto dei Sindaci oggi a Bruxelles in rappresentanza dell’amministrazione provinciale.

“La Provincia di Roma ha approvato, tra i primi enti locali in Europa, il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (SEAP) – ricorda l’assessore – con il quale ci proponiamo di coordinare tutte le azioni che abbiamo messo in campo per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni inquinanti, coerentemente con la Strategia dell’UE 20-20-20".

Aggiunge l'assessore Civita: "Sono 29 i Comuni della Provincia di Roma che hanno aderito al Patto, per 500mila abitanti coinvolti. Grazie al supporto tecnico della Provincia di Roma sono stati realizzati i primi 16 bilanci di Co2 in altrettanti Comuni e, sulla base di questi, saranno predisposti i relativi Seap comunali. Grazie all’attività di supporto messa a disposizione della Provincia saranno attivati i fondi Bei per attuare in concreto quelle azioni utili a favorire il risparmio energetico, a partire dagli edifici pubblici attraverso interventi di efficientamento energetico su uffici e scuole della Provincia e su quelli dei Comuni che aderiscono al Patto dei Sindaci. Abbiamo già installato 212 tetti fotovoltaici su 185 scuole a gestione provinciale in project financing".

Conclude Civita: "L’obiettivo che ci siamo dati è quello di rendere strutturali per il governo del territorio le politiche per il risparmio, per l’efficientamento energetico e per la riduzione delle emissioni inquinanti attraverso il ricorso progressivo alle fonti rinnovabili”.

PROMEMORIA 30 novembre 1943 – Seconda guerra mondiale: Conferenza di Teheran


Seconda guerra mondiale: Conferenza di Teheran – Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Josif Stalin giungono ad un accordo sull'invasione dell'Europa prevista per il giugno 1944; nome in codice Operazione Overlord
La Conferenza di Teheran (28 novembre - 1º dicembre 1943) è stata la prima occasione nella quale si riunirono i cosiddetti "tre Grandi" della Seconda guerra mondiale: Stalin, per l'Unione Sovietica, F.D. Roosevelt, per gli Stati Uniti d'America, e Churchill per la Gran Bretagna.
In tale conferenza essi si accordarono sull'appoggio ai partigiani di Tito in Jugoslavia, sulla data e sulle modalità esecutive della Operazione Overlord (Sbarco in Normandia), sull'entrata in guerra dell'URSS contro il Giappone dopo la sconfitta della Germania, sulla creazione, dopo la guerra, dell'ONU, vennero presi accordi per l'invasione della Francia, si delinearono i confini della Polonia, che permisero all'URSS di spostare le proprie frontiere europee ad ovest per ragioni di sicurezza.

29 novembre, 2011

"Nilde, una donna della Repubblica". Omaggio a Nilde Iotti


"Nilde, una donna della Repubblica". Omaggio a Nilde Iotti

Palazzo Valentini rende omaggio a Nilde Iotti, a undici anni dalla sua scomparsa.

Mercoledì 30 novembre 2011 si terrà la giornata dedicata al ricordo di Nilde Iotti, al suo impegno politico e istituzionale, al suo ruolo di protagonista della vita della Repubblica Italiana come prima donna Presidente della Camera dei Deputati: dal 1979 al 1992.

L'evento, organizzato dalla Presidente del Consiglio Provinciale di Roma, Giuseppina Maturani, dall'Assessore alle Politiche Culturali della Provincia di Roma, Cecilia D'Elia, in collaborazione con la Fondazione Iotti, On. Livia Turco, si terrà presso l'Aula Consiliare “Giorgio Fregosi” di Palazzo Valentini.

Nel corso dell'iniziativa verrà presentato lo spettacolo del Teatro dell'Orsa, 'Nilde, una donna della Repubblica', con Monica Morini, Claudia Catellani al pianoforte, regia Bernardino Bonzani.

Il recital delinea le tappe del suo percorso umano, culturale, politico e istituzionale. Un momento importante per far rivivere nella società di oggi, soprattutto ai giovani, il suo stile e il suo senso della politica, basato sui valori di libertà, solidarietà e giustizia sociale.

Lo spettacolo, accompagnato da immagini di repertorio, offrirà ai giovani ulteriori elementi di conoscenza e di riflessione sugli eventi storici, politici e istituzionali che hanno caratterizzato la vita della nostra Repubblica di cui Nilde Iotti è stata una protagonista.

Alle 9.30 l'appuntamento è con gli studenti di alcuni Istituti Superiori di Roma ed alle 21,30 l'incontro è aperto al pubblico.

A Palazzo Incontro la mostra "Italia a colori 1861 - 193


A Palazzo Incontro la mostra "Italia a colori 1861 - 1935"

Da venerdì 18 novembre 2011 a domenica 8 gennaio 2012, presso Palazzo Incontro (via dei Prefetti 22, Roma) si tiene la mostra Italia a colori 1861 – 1935.

Centoquaranta immagini - molte delle quali inedite nel nostro Paese - scattate dall’Unificazione agli anni Trenta del Novecento, quando comincia a diffondersi l’uso della pellicola fotografica, raccontano luoghi, persone, paesaggi e la vita quotidiana degli italiani di questo periodo.

L’inaugurazione dell’esposizione si è tenuta venerdì 18 novembre, alle ore 12.00. All'appuntamento è intervenuto il presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti.

La mostra è stata promossa dall'Amministrazione provinciale di Roma, nell’ambito del Progetto ABC e del Progetto Storia e Memoria della Presidenza dell'Ente di Palazzo Valentini.

L’esposizione è a cura di Reinhard Shultz e del Progetto Storia e Memoria della Presidenza della Provincia. L’organizzazione dell’evento è di Civita, in collaborazione con Enel

“Italia a colori 1861 – 1935” si rivolge a un pubblico di tutte le età, per offrire al visitatore un approccio per molti aspetti inedito. Spesso, infatti, le immagini o i ricordi del nostro passato - più o meno recente - si associano al bianco e nero che meglio riflette la distanza dagli eventi e la complessità delle memorie.

Si tratta di un viaggio nella nostra storia; una storia nella quale l’evoluzione e la sperimentazione delle tecniche fotografiche si incrociano e si sovrappongono con i cambiamenti rapidi e tumultuosi che una giovane nazione, l’Italia, conosce nel volgere di pochi decenni.

Le foto a colori presentate in questa mostra permettono non solo di osservare frammenti di una Roma e di un’Italia passata, ma anche di sentire più vive e reali quelle stesse immagini che, tramite l’utilizzo del colore, sembrano assumere una nuova forma.

L’esposizione raccoglie una prima parte di immagini ad albume o in fotocromia (in cui la colorazione avveniva successivamente allo scatto), mentre, per il periodo successivo al 1907, sono presentate le fotografie scattate direttamente a colori attraverso la tecnica tricromica o autocromica.

La maggior parte dei fotografi presentati hanno pubblicato le loro fotografie sull’Italia nella rivista National Geographics (tra questi Luigi Pellerano, Secondo Pia e Ferdinando Fino, ma anche Hans Hildenbrand di cui alcune immagini scattate durante la prima guerra mondiale sono state già presentante dalla Provincia di Roma nel 2009, in occasione della mostra “La guerra a colori. 1914-1918”).

Orario d’ingresso della mostra: 10-19. Lunedì chiuso. Biglietto: Intero 6€, ridotto 4€

Informazioni e prenotazioni: 06 32810; www.fandangoincontro.it

PROMEMORIA 29 novembre 1982 - Invasione sovietica dell'Afghanistan: l'Assemblea Generale ONU vota Risoluzione ONU 37/37.


Invasione sovietica dell'Afghanistan: l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite passa la Risoluzione ONU 37/37, che dichiara che le truppe dell'Unione Sovietica devono ritirarsi dall'Afghanistan.
Tra la fine del 1977 e l'inizio del 1978 l'Afghanistan era stato teatro di diverse manifestazioni e sollevazioni di popolo, le quali erano volte a chiedere un miglioramento delle condizioni sociali e civili della popolazione afghana. Il livello della tensione salì nell'aprile del 1978, quando M.A. Haybar, uno dei principali dirigenti del Partito Democratico Popolare dell'Afghanistan (partito progressista emanazione della classe lavoratrice afghana), fu assassinato. A seguito di questa uccisione si intensificarono le misure repressive del governo guidato da Mohammed Daoud Khan, fino alla rivolta del 27 aprile 1978, quando il P.D.P.A. chiamò il popolo e i propri militanti all'insurrezione generale. Il sommovimento coinvolse per prima la capitale Kabul, ma ben presto si estese alle altre principali città del paese; la quasi totalità delle truppe dell'esercito si schierò a favore dei dimostranti, e la stessa cosa fecero gli studenti nelle città. Nelle campagne la rivoluzione fu invece accolta con indifferenza, se non con sospetto, dalla popolazione rurale. In pochi giorni, il governo rivoluzionario, guidato da Nur Mohammad Taraki, prese la guida del paese, dando vita alla Repubblica Democratica Afghana. Durante la rivoluzione, rimase ucciso lo stesso ex capo di governo Mohammed Daoud.
Il P.D.P.A., partito socialista filo-comunista, mise in atto un programma di governo socialista che prevedeva principalmente una riforma agraria che ridistribuiva le terre a 200mila famiglie contadine, ed anche l'abrogazione dell'ushur, ovvero la decima dovuta ai latifondisti dai braccianti. Inoltre fu abrogata l'usura, i prezzi dei beni primari furono calmierati, i servizi sociali statalizzati e garantiti a tutti, venne riconosciuto il diritto di voto alle donne e i sindacati legalizzati. Si svecchiò tutta la legislazione afghana col divieto dei matrimoni forzati, la sostituzione delle leggi tradizionali e religiose con altre laiche e marxiste e la messa al bando dei tribunali tribali. Gli uomini furono obbligati a tagliarsi la barba, le donne non potevano indossare il burqa, mentre le bambine poterono andare a scuola e non furono più oggetto di scambio economico nei matrimoni combinati.
Si avviò anche una campagna di alfabetizzazione e scolarizzazione di massa e nelle aree rurali vennero costruite scuole e cliniche mediche.
La laicizzazione forzata della società afgana portò ben presto ad uno scontro fra il regime del P.D.P.A. e le autorità religiose locali, le quali cominciarono ad incitare la jihad dei mujaheddin contro il regime dei comunisti atei senza Dio. In verità Taraki rifiutò sempre l'idea di definire il suo nuovo regime come "comunista", preferendo aggettivi come rivoluzionario e nazionalista. Gli stessi rapporti con l'Unione Sovietica si limitarono ad accordi di cooperazione commerciale per sostenere la modernizzazione delle infrastrutture economiche (in particolar modo le miniere di minerali rari e i giacimenti di gas naturale). L'U.R.S.S. inviò anche degli appaltatori per costruire strade, ospedali e scuole e per scavare pozzi d'acqua; inoltre addestrò ed equipaggiò l'esercito afghano. Il Governo rispose agli oppositori con un pesante intervento militare e arrestando, mandando in esilio ed eliminando molti Mujaheddin.

28 novembre, 2011

PROMEMORIA 28 novembre 1989 – Rivoluzione di velluto –Partito Comunista della Cecoslovacchia annuncia che rinuncerà al monopolio del potere politico


Guerra Fredda: Rivoluzione di velluto – Di fronte ai manifestanti il Partito Comunista della Cecoslovacchia annuncia che rinuncerà al monopolio del potere politico
Il termine Rivoluzione di velluto (in ceco sametová revoluce, in slovacco nežná revolúcia) (17 novembre - 29 dicembre 1989) si riferisce alla rivoluzione non violenta che rovesciò il regime comunista cecoslovacco.
Cominciò il 17 novembre 1989 con una manifestazione studentesca pacifica a Bratislava. Il giorno dopo (giornata internazionale degli studenti) una manifestazione analoga e non violenta fu caricata violentemente dalla polizia a Praga. Quell'evento scatenò una serie di dimostrazioni popolari dal 19 novembre alla fine di dicembre, e uno sciopero generale di due ore il 27 novembre. Entro il 20 novembre i dimostranti pacifici riunitisi a Praga passarono da 200.000 a quasi mezzo milione.
Mentre tutti gli altri regimi "dell'Est europeo" stavano cadendo e la protesta saliva nelle strade, il Partito Comunista Cecoslovacco annunciò che avrebbe rinunciato al proprio monopolio sul potere politico. Il 5 dicembre fu rimosso il filo spinato al confine con la Germania Ovest e l'Austria. Il 10 il presidente comunista Gustáv Husák nominò un governo in buona parte non comunista e si dimise. Lo slovacco Alexander Dubček fu eletto presidente della Camera mentre il ceco Václav Havel fu nominato presidente della Repubblica cecoslovacca.
Nel giugno 1990 si tennero le prime elezioni democratiche dal 1946, che diedero alla Cecoslovacchia il primo governo non comunista in oltre 40 anni.
Il termine "Rivoluzione di velluto" fu inventato da un giornalista dopo gli eventi, raccolto dai media mondiali e usato, in seguito, nella stessa Cecoslovacchia.

27 novembre, 2011

Porta Futuro: accordo tra Provincia di Roma e Sky


Porta Futuro: accordo tra Provincia di Roma e Sky

Un'intesa per la promozione di percorsi di formazione e di avvicinamento al mondo del lavoro nei settore del cinema, della tv, dell’audiovisivo e della comunicazione, con particolare riferimento alla Scuola d’Arte Cinematografica ‘Gian Maria Volonté’ e all’Istituto per la cinematografia e la tv ‘Roberto Rossellini’. È il protocollo che il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e l’amministratore delegato di Sky Italia, Andrea Zappia, hanno firmato a Porta Futuro.

La Provincia di Roma, dal canto suo, si impegnerà a diffondere i prodotti audiovisivi creati da Sky Italia in promozione delle azioni di politica attiva per il lavoro e la formazione dei giovani del territorio.

“Noi – ha spiegato il presidente Zingaretti – ci siamo dati due grandi obiettivi: qualificare la spesa pubblica e puntare sul merito. L’incontro con Sky nasce dalla nostra voglia di cercare novità. L’obiettivo è restringere quello spazio di solitudine di chi cerca lavoro e di chi impresa vuole innovare ma non trova l’appoggio delle istituzioni”.
“In questi tre anni – ha aggiunto Zingaretti – abbiamo cercato di rivoluzionare la formazione professionale, avvicinandola al mondo del lavoro ed individuando partner sensibili. Con Porta Futuro abbiamo voluto inventare un luogo in cui, incontrandosi, chi cerca lavoro può trovare delle opportunità”.

Secondo Andrea Zappia “c’è una grande affinità tra le idee di Sky e quelle della Provincia di Roma, come i temi dell’innovazione e del merito. Sky per crescere ha bisogno di persone formate, e Porta Futuro in questo può rappresentare un’ ottima opportunità. Vogliamo sviluppare ricchezza e valore per tutte le persone coinvolte con noi, dipendenti e clienti”.