28 dicembre, 2010

PROMEMORIA 28 dicembre 1973 - Aleksandr Solženicyn pubblica Arcipelago Gulag


Aleksandr Solženicyn pubblica Arcipelago Gulag
Arcipelago Gulag è un saggio di inchiesta narrativa edito in tre volumi scritto da Aleksandr Solženicyn nel quale si ripercorre, con lucidità e precisione, il periodo di dittatura comunista in URSS e il terrificante utilizzo della giustizia politica e dei campi di concentramento amministrati dal Gulag disseminati in tutta l'Unione Sovietica.
L'opera di Solženicyn unisce i tratti caratteristici dell'autobiografia, della ricerca storiografica e della critica incessante verso il potere sovietico, descrivendo minuziosamente, attraverso anche numerose testimonianze dei superstiti, il percorso carcerario dall'istruttoria ai lager speciali, dall'arresto causato da una delazione fino al termine della pena. Arcipelago Gulag ha avuto grande risonanza nell'opinione pubblica internazionale per aver fornito il più radicale e circostanziato ritratto dell'altra faccia dell'URSS post-rivoluzionaria.

Ricezione dell'opera in Italia
Concepito già nel 1958, Solženicyn dovette far trafugare il testo in Occidente poiché il KGB era riuscito ad entrare in possesso di una copia e a sequestrarla. L'autore riuscì a microfilmare il testo e a consegnarlo ad alcuni amici francesi. Arcipelago Gulag fu pubblicato in prima edizione a Parigi nel 1973, dando origine ad un vero e proprio sommovimento culturale.
L'opera uscì in Italia il 25 maggio 1974 per i tipi della Mondadori, ma non suscitò un analogo interesse da parte dei nostri intellettuali. Scarse furono le recensioni sui giornali. Solzenicyn non piaceva ovviamente alla sinistra, ma anche la destra non lo lesse, cercando soltanto di sfruttarlo per un uso esclusivamente politico. Quanto ai democratici di centro, essi subivano, secondo alcuni critici, la cosiddetta "egemonia culturale della sinistra", per cui preferirono non commentare né nel bene né nel male [1]. La stessa Mondadori non preparò l'uscita del libro con un adeguato battage pubblicitario, anzi fece precedere l'uscita dell'Arcipelago da un libro della scrittrice fiorentina Oriana Fallaci, che oscurò quasi completamente l'opera del molto meno noto scrittore russo. L'unica recensione di rilievo sui quotidiani fu quella di Pietro Citati sul Corriere della Sera del 16 giugno, che però lo considerò solamente il memoriale di un prigioniero scampato a una più dura sorte [2]. Nessuno, nel mondo intellettuale italiano, venne attratto dal suo modo di fare storia, che univa il metodo di ricerca storiografica (volto alla ricerca della verità) con l'utilizzo della prosa d'arte.

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